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Giorno 27 luglio, a Bologna ha terminato il suo passaggio terreno Raoul Grassilli. Per i piu' giovani probabilmente e' un nome sconosciuto, per molti che come me hanno oltrepassato la soglia dei 50 anni, ed hanno rivolto l'occhio e l'orecchio a determinate espressioni artistiche, rappresenta un caro ricordo. Personaggio essenziale, alieno dagli aspetti frivoli e mondani dell'esistenza, e' stato un attore eccellente, forse grande, in una parentesi felice del teatro e della televisione italiana. Uomo dallo sguardo purissimo, la maschera velata da un alone di tristezza esistenziale, la sua sola presenza fisica costituiva gia' garanzia di una potenza scenica superba. Vorrei qui ricordare alcune grandi produzioni televisive che lo videro protagonista (non so quanti di voi hanno avuto la fortuna di vedere questa bella televisione di una volta): "Il caso Mauritius", "I Grandi Camaleonti", " Le mie prigioni". Questo intervento oltre a ricordare un degno artista, rappresenta anche un richiamo nostalgico per la televisione dalla sua nascita fino agli anni settanta, mezzo massmediatico che ci ha dilettato con il grande teatro e molti grandi personaggi. Ad un certo punto, che coincide con un ulteriore imbarbarimento della nostra societa', sciatta banalita' e violenza a tutto campo l'hanno fatta da padroni, ed in una societa' che in tutte le sue espressioni tende quasi sempre ad emarginare le minoranze, coloro che avrebbero voluto il bello, l'edificante non hanno piu' avuto diritto di cittadinanza. Ciao Raoul, ora che sei nel Regno prega per noi da Lassu', molti da quaggiu' pregheremo per te!
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