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Re:quesito nuovo 1 Anno, 9 Mesi
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Caro Enzo, giustissimo quello che dici riguardo le immagini dei santi e le statue che vediamo nelle nostre Chiese, o che possediamo in casa. Ma qui si sta parlando delle icone che hanno un profondo significato teologico. “Dio è presente nell'icona come il sigillo nella sua impronta” diceva S. Teodoro Studita.
Chi realizza un icona non può essere paragonato a chi realizza una statua di un santo, o un quadro. Non è un artista che realizza un opera che vuole ispirare i sentimenti più svariati in chi la guarda.
Le icone si pregano, contemplano: non si guardano.
“Ciò che il Vangelo ci dice con la parola, l'icona ce l'annuncia coi colori e ce lo rende presente”.
Rappresentando Gesù Cristo, la Madre di Dio, gli angeli o i santi, l'iconografo li rende misteriosamente presenti e questo distingue nettamente l'icona da un quadro.
Infatti l'icona non si dipinge ma “si scrive” (iconografo è colui che scrive immagini): come la Parola scritta, l'icona insegna la verità cristiana, è una teologia in immagini. Ascoltare e vedere, la Parola e l'icona, sono dunque alla base di una conoscenza vissuta da chi è capace di assaporare.
L'icona diventa l'occasione di un incontro personale, nella grazia dello Spirito, con colui che essa rappresenta. Più il fedele guarda le icone, più si ricorda di colui che vi è rappresentato e si sforza d'imitarlo; ad esse il fedele testimonia rispetto e venerazione, ma non l'adorazione, che è dovuta unicamente a Dio.
Non si può guardare un'icona con gli occhi dei sensi: non se ne riceverebbe niente. In essa è rappresentato mondo trasfigurato. Questa realtà spirituale ci viene rappresentata con un linguaggio simbolico che, rivolto all'inconscio dell'uomo,può lasciare indifferenti (quando addirittura non disturba) l'uomo carnale, l'uomo che dirige il suo sguardo costantemente verso il basso, nell'ingenua presunzione di voler capire tutto. La capacità di contemplare un'icona è un dono gratuito che proviene da Dio e genera nell'uomo conversione. E' puro dono dello Spirito se ad un certo momento la sola presenza dell'icona apre una breccia nel cuore: ci vorranno anni, magari, ma prima o poi un'icona parla.
La strada per la comprensione di un'icona non è dunque quella delle scienze e delle arti, ma la strada aperta dallo Spirito Santo.
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Re:quesito nuovo 1 Anno, 9 Mesi
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Le icone si pregano, contemplano: non si guardano.
Cara Myriam, d'accordo con tutto quanto dici, ma: le icone, le immagini, le statue, per quanto artistiche possano essere, non si pregano.Sono solo un mezzo per la devozione cristiana. Solo una cosa possiamo pregare, adorare, presente in mezzo a noi: Gesù eucaristico.
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enzo66
(Utente)
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Re:quesito nuovo 1 Anno, 9 Mesi
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Caro Enzo, dici bene!
Ma le icone non sono per nulla paragonabili alle immagini che troviamo nelle nostre chiese. Non hanno nulla a che vedere! Dicono i Padri: "L'Icona è il visibile dell'Invisibile!".
L'icona chiede non solo di essere guardata, contemplata, ma chiede soprattutto d'essere pregata. Ma non perché è un icona, un immagine rappresentata, ma per quello che contiene di Invisibile. Essa sostiene il cuore mediante lo sguardo. Non seduce, non distoglie lo sguardo dal suo radicamento nel cuore. Lo sguardo si posa sull'Icona per raccogliersi in quella profondità del cuore che è incline a pregare.
Va da sé che la priorità nella preghiera la si deve dare a Gesù Eucaristia, vivo e presente!
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Re:quesito nuovo 1 Anno, 9 Mesi
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Per maggior chiarezza teologica e pastorale riporto quando scritto nel catechismo della chiesa cattolica:
Le sacre immagini
1159 La sacra immagine, l'icona liturgica, rappresenta soprattutto Cristo. Essa non può rappresentare il Dio invisibile e incomprensibile; è stata l'incarnazione del Figlio di Dio ad inaugurare una nuova « economia » delle immagini:
« Un tempo Dio, non avendo né corpo, né figura, non poteva in alcun modo essere rappresentato da una immagine. Ma ora che si è fatto vedere nella carne e che ha vissuto con gli uomini, posso fare una immagine di ciò che ho visto di Dio. [...] A viso scoperto, noi contempliamo la gloria del Signore ».96
1160 L'iconografia cristiana trascrive attraverso l'immagine il messaggio evangelico che la Sacra Scrittura trasmette attraverso la parola. Immagine e parola si illuminano a vicenda:
« In poche parole, noi intendiamo custodire gelosamente intatte tutte le tradizioni della Chiesa, sia scritte che orali. Una di queste riguarda la raffigurazione del modello mediante una immagine, in quanto si accordi con la lettera del messaggio evangelico, in quanto serva a confermare la vera e non fantomatica incarnazione del Verbo di Dio e procuri a noi analogo vantaggio, perché le cose rinviano l'una all'altra in ciò che raffigurano come in ciò che senza ambiguità esse significano ».97
1161 Tutti i segni della celebrazione liturgica sono riferiti a Cristo: lo sono anche le sacre immagini della santa Madre di Dio e dei santi, poiché significano Cristo che in loro è glorificato. Esse manifestano « il gran numero di testimoni » (Eb 12,1) che continuano a partecipare alla salvezza del mondo e ai quali noi siamo uniti, soprattutto nella celebrazione sacramentale. Attraverso le loro icone, si rivela alla nostra fede l'uomo creato « a immagine di Dio », e trasfigurato « a sua somiglianza »,98 come pure gli angeli, anch'essi ricapitolati in Cristo:
« Procedendo sulla via regia, seguendo la dottrina divinamente ispirata dei nostri santi Padri e la Tradizione della Chiesa cattolica – riconosciamo, infatti, che lo Spirito Santo abita in essa – noi definiamo con ogni rigore e cura che, a somiglianza della raffigurazione della croce preziosa e vivificante, così le venerande e sante immagini, sia dipinte che in mosaico o in qualsiasi altro materiale adatto, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, sulle sacre suppellettili, sui sacri paramenti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l'immagine del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, o quella dell'immacolata Signora nostra, la santa Madre di Dio, dei santi angeli, di tutti i santi e giusti ».99
1162 « La bellezza e il colore delle immagini sono uno stimolo per la mia preghiera. È una festa per i miei occhi, così come lo spettacolo della campagna apre il mio cuore a rendere gloria a Dio ». 100 La contemplazione delle sante icone, unita alla meditazione della Parola di Dio e al canto degli inni liturgici, entra nell'armonia dei segni della celebrazione in modo che il mistero celebrato si imprima nella memoria del cuore e si esprima poi nella novità di vita dei fedeli.
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enzo66
(Utente)
Gold Boarder
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Re:quesito nuovo 1 Anno, 9 Mesi
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Caro Enzo,
ti ringrazio per la precisazione dal Catechismo della Chiesa Cattolica, ma penso che non ci siamo capiti.
Qui si parla della icone ortodosse, russe, rumene e via dicendo, che appartengono alla tradizione della Chiesa ortodossa cristiana.
I cristiani ortodossi condividono con i cattolici l’essenziale della fede cristiana, in realtà i contrasti sono più di natura politica (soprattutto il primato del papa di Roma) che dottrinali. A partire dal Concilio Vaticano II il cammino di avvicinamento tra le due chiese ha fatto grandi passi, soprattutto con Papa Giovanni Paolo II. Ma questo esula dalla nostra discussione.
Quindi il Catechismo della Chiesa cattolica si riferisce alle immagini della nostra tradizione cristiana e che siamo abituati a vedere nelle nostre parrocchie: il Scaro Cuore di Gesù, l’Immacolata, S. Giuseppe, S. Antonio, ,S. Padre Pio ecc. e comunque non mi pare di aver detto qualcosa di contrario a quanto afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica.
Per i cristiani ortodossi, che condividono la nostra stessa fede, celebrano i nostri stessi Sacramenti e via dicendo, l’icona ha un significato molto profondo: la loro contemplazione ha ancora oggi un valore salvifico pari a quello della lettura delle sacre Scritture.
Il senso dell’importanza del messaggio iconografico viene rimarcato anche nel Nuovo catechismo della Chiesa Cattolica dove si riprende l’antica tradizione orientale citando espressamente San Giovanni Damasceno, il grande difensore delle immagini sacre al tempo dell’iconoclastia che, nel “De sacris imaginibus orationes”, scriveva:
“Un tempo Dio, non avendo né corpo, né figura, non poteva in alcun modo essere rappresentato da un ‘immagine. Ma ora che si è fatto vedere nella carne e che ha vissuto con gli uomini posso fare una immagine di ciò che ho visto di Dio. A viso scoperto, noi contempliamo la gloria del Signore. .. a somiglianza della raffigurazione della Croce preziosa e viva, così le venerande e sante immagini, sia dipinte che in mosaico o in qualsiasi altro materiale adatto, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, sulle sacre suppellettili, sui sacri paramenti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse le immagini del signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, o quella dell’immacolata Signora nostra, la santa Madre di Dio, dei santi angeli di tutti i santi e giusti.”
Si guarda all’icona ammirandola, la si medita e si prega attraverso di essa. Una delle funzioni dell’icona è stata soprattutto quella di catechizzare il popolo sui misteri della vita di fede attraverso le immagini.
La realizzazione dell’icona coinvolge pertanto l’iconografo non solo sotto l’aspetto estetico ma anche e soprattutto sotto quello teologico e religioso tant’è vero che nel lavoro pittorico una componente importantissima è sempre stata quella della preghiera, dai primi secoli fino ad oggi. Il pittore di icone prima di mettersi al lavoro pone anche il suo spirito verso il mistero divino recitando le sue preghiere, come l’antica orazione di seguito riportata:
“Tu, divino Signore di tutto ciò che esiste, illumina e dirigi l’anima, il cuore e lo spirito del tuo servo, guida le sue mani, affinché possa rappresentare degnamente e perfettamente la tua immagine, quella della tua Santa Madre e di tutti i Santi per la gloria, la gioia e il decoro della tua santa Chiesa.”
Detto questo, non credo che chi oggi realizza una statua o una immagine di un Santo o della Madonna o di Gesù, si lasci coinvolgere esteticamente e teologicamente. Spesso si vedono in giro cose non proprio belle. Il senso del bello e del sacro si è un po’ perso. Cosa diversa per le opere dei grandi pittori e scultori del calibro di Michelangelo.
Ti ringrazio per la precisazione dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
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Re:quesito nuovo 1 Anno, 7 Mesi
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Ciao,
L'immagine esprime dei sentimenti è vero, ma sono sentimenti di amore. L'amore è fatto di tante cose, ... ma soprattutto è donarsi ai figli, al prossimo, a Dio che ci ha creato. Un sentimento di tristezza è diverso dalla preoccupazione di una mamma per la propria creatura. Il senso dell'icona è la tenerezza, la misericordia, il dono di se per il proprio figlio.
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Massimo73
(Utente)
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