Quando si è capito che il fine della nostra vita personale deve essere Dio e che bisogna orientare qui i propri pensieri per imparare la Verità, è necessario tenere ben presente lungo il cammino due grandi direttive: l'umiltà e il disinteresse. Sono questi i termini che individuano e caratterizzano la strada del Regno di Dio. «Quando sei invitato a nozze, non metterti al primo posto; quando dai un pranzo od una cena, non invitare chi ti può rendere il contraccambio» dice il Signore.
Tutta la nostra vita personale può essere distinta in due tempi: quando tu ricevi e quando tu doni. Quando tu ricevi: sii umile. Quando tu doni: sii disinteressato.
Quando ricevi: non pretendere, non ritenere di avere diritto, non crederti qualcuno, poiché non riceveresti con cuore buono, cioè con il cuore attento a Dio. Ogni cosa va ricevuta come «dono », e non come diritto, dalle mani di Dio: è questa la condizione per essere dalla parte della Verità.
La prima condizione per lasciar entrare la luce del sole in casa è di non chiudere le imposte della finestra.
Dice il Signore: «quando sei invitato a nozze, non metterti al primo posto, ma va e fermati all'ultimo posto». Con convinzione.
Siamo tutti invitati a nozze, perché il Regno di Dio al quale tutti siamo chiamati e nel quale è tutta la nostra vita, è simile a quel re che fece le nozze di suo figlio e mandò ad invitare molti.
Siamo tutti invitati alla Verità, ma è necessario essere umili, perché è Dio che chiama, ed è Dio che destina, ed è Dio che riempie la nostra anima di luce e ci dà la vita. Ma come riempirebbe la nostra anima se questa fosse già occupata dal pensiero dei nostri diritti, delle nostre pretese, della nostra figura? In tale caso essa infatti non può ricevere.
Bisogna imparare a lasciarci riempire da Dio: per questo bisogna mantenere vuota la nostra anima: coscienti della nostra povertà e del nostro nulla. Bisogna cioè convincerci che proprio non c'è nulla di cui ci possiamo vantare e che tutto ciò di cui ci vantiamo, ed a cui crediamo aver diritto, è un danno per noi e per la nostra anima, un furto che facciamo a Dio. «Che cosa c'è di tutto ciò che hai che tu non lo abbia ricevuto?». Ricevi dunque ogni cosa come dono del Signore e cerca di conoscerlo un po' di più, perché
tutto ciò che Dio manda è per farci conoscere il suo Spirito, la sua Verità, la sua Presenza.
Ma, ripetiamo, la condizione per alzare i nostri occhi a Colui che ogni giorno ci dà i suoi doni, è l'umiltà. L'umiltà non pretende mai: accetta tutto, è attenta a tutto, cerca di capire la volontà di Dio in tutto, ma non pretende niente. Non pretende nulla per sé e non pretende nulla dagli altri. Invece accade che ognuno pensa a cambiare il mondo, a cambiare gli altri, ad adeguare gli altri a sé, e nessuno pensa a cambiare sé stesso.
Il mondo cambierà veramente solo quando noi la pianteremo di volerlo cambiare e incominceremo a cambiare noi stessi.
L'umiltà è alla base dell'amore e quindi della vera vita. Coloro che pensano ai loro diritti, al loro posto, a ciò che essi meritano, non hanno capito la grammatica dell'amore, quindi non sanno amare. «Chi cerca di salvare la sua vita, la perde; chi invece la perde per amore, la salva», dice il Signore.
Bisogna imparare a perdere tutto, perché bisogna imparare a fare il vuoto per Dio: «date via quello che avete». Nel mondo vince veramente solo chi sa perdere. Possederemo veramente solo ciò che avremo saputo dare via.
Viene quindi naturale la seconda direttiva: il disinteresse, che caratterizza il secondo tempo di cui è composto il nostro operare. «Quando dai un pranzo od una cena - dice il Signore - non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i parenti, né quelli del tuo quartiere, perché essi potrebbero invitarti a loro volta, e il tuo dono ti sarebbe reso. Ma quando fai un pranzo, invita i poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi e sarai fortunato, perché essi non sono in stato di renderti il contraccambio, che ti sarà reso al momento della risurrezione dei giusti».
Ecco, quando tu operi fallo senza calcolo; anzi: «…e non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra», cioè non compiacertene nemmeno con te stesso, affinché tu possa restare nel Signore e chi riceve da te possa conoscere un po' di più il Signore.
Offri dunque senza alcuna ricompensa; sia la tua opera gratuitamente pura, perché nel tuo operare non si deve vedere te, ma Dio. Allora sarai figlio della Verità.
tratto dal sito Pensieri su Dio, link: scritti sul Vangelo...