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  • marypoppins : Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!».
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Ritorniamo nel Cenacolo! Stampa E-mail
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la_discesa_dello_spirito_santo2.jpgRiflessione sulla Pentecoste tratta da uno scritto di Salvatore Martinez (RnS).

Sin dal suo sorgere, il Rinnovamento ha coltivato e promosso la “spiritualità del Cenacolo”. “Ritornare nel Cenacolo” significa riscoprire, alla luce dello Spirito, il cuore della nostra fede, risentire vive le ragioni “eucaristiche e pentecostali” dello Spirito.

Un approfondimento utile alla diffusione dell’esperienza eucaristica e pentecostale rappresentata dal Roveto ardente, secondo il desiderio manifestato da Giovanni Paolo II al RnS.

Un legame indissolubile esiste tra le due feste di Pasqua e Pentecoste...

Il tempo intercorrente che le separa, quei «cinquanta giorni» (cf At 2, 1) di cui ci parlano le Scritture, non sono un tempo accessorio nella vita della Chiesa. Non c’è vera Pasqua senza la Pentecoste! Compimento del mistero pasquale è la Pentecoste. Se la Pasqua è la definitiva e piena rivelazione del mistero di Cristo (cioè come abbiamo ottenuto la salvezza), la Pentecoste è la definitiva e piena rivelazione del mistero dello Spirito (cioè come riceviamo e partecipiamo agli altri, giorno dopo giorno, l’esperienza di Gesù che ci salva). Due momenti che hanno la loro preparazione, il loro anticipo in un medesimo luogo. Un luogo privato, la stanza di una casa: è il Cenacolo di Gerusalemme. Per spettatori un esiguo numero di privilegiati discepoli. Due i momenti preparatori degli altrettanti eventi “pubblici” (risurrezione di Gesù ed effusione dello Spirito Santo sulla folla radunata nella piazza) che seguiranno. Sono: l’Eucaristia e la discesa dello Spirito sugli apostoli e Maria come lingue di fuoco.

Nel Cenacolo, coessenzialità sacramentale e carismatica

In quel Cenacolo, con l’istituzione dell’Eucaristia, la Chiesa è sacramentalmente costituita; in quel Cenacolo, con le lingue di fuoco della Pentecoste, la Chiesa è carismaticamente inviata a tutte le genti. Il Rinnovamento è e sempre sarà luogo “pasquale e pentecostale insieme”, “sacramentale e carismatico insieme”. Un gruppo, una comunità del RnS che non è questa continua tensione tra il suo “essere e divenire Chiesa” – azione sacramentale e carismatica insieme, profilo coessenziale alla costituzione dogmatica della Chiesa, come ebbe a definirlo Papa Giovanni Paolo II nel 1998 – non è ancora e mai sarebbe il vero Rinnovamento sognato da Gesù, da lui procuratoci con la sua morte, la sua risurrezione e l’effusione dello Spirito.Un invito, allora: ritorniamo nel Cenacolo! Tante volte ripetiamo questa espressione, ma sembra che spesso ci si fermi al limitare della porta di quella «stanza al piano superiore» (Lc 22, 12). Bisogna entrarvi, stare “dentro”, nel cuore del mistero. Occorre lasciarsi introdurre dallo Spirito nel “segreto”, sempre rivelato per grazia e per corrispondenze di fede, della Pasqua e della Pentecoste. Perché molti non sentono il desiderio di evangelizzare? Perché non gustano la bellezza del corpo di Cristo, che è comunione eucaristica, inondazione d’amore, intimità profonda con il cuore amante di Dio? Un cuore cristiano che non è eucaristico, non sarà mai pentecostale. Un cuore che non vive la comunione con Dio e con i fratelli di cammino (Eucaristia), non sarà mai capace di cercare la comunione con il prossimo e con chi non crede (Evangelizzazione). Un cuore che non è il cuore della Chiesa, non sarà mai il cuore della Chiesa nel mondo. Ogni nostro incontro di Rinnovamento – la Convocazione nazionale, come la riunione del più piccolo gruppo d’Italia – è un invito dello Spirito a ritornare nel Cenacolo, per esperimentare la grazia dell’adorazione, della comunione, della preghiera carismatica, delle celebrazioni d’amore da tributare a Gesù vivo.

Il Cenacolo, luogo "che si prepara"

Quella «stanza al piano superiore», a ben vedere, dovrebbe essere per ogni cristiano il luogo più caro e “visitato” spiritualmente. È nel Cenacolo, infatti, che vengono scritte le ultime “pagine d’amore” della missione terrena di Cristo: sono i cosiddetti discorsi dell’ultima ora di Gesù, il suo “testamento spirituale” (cf Gv 13-17). È nel Cenacolo che si consumano i cinquanta giorni d’attesa, tra Pasqua e Pentecoste, voluti da Gesù per gli apostoli e sua Madre: un luogo che Gesù «desiderò ardentemente» (cf Lc 22, 14), che chiese agli apostoli di «preparare con cura» (cf Lc 22, 7-13). Cosa può voler dire l’espressione di Gesù “preparate il Cenacolo con cura”? Duplice è il luogo: interiore ed esteriore. Il nostro cuore (sede interiore) e il contesto storico-ambientale (sede esteriore), sono i due luoghi dove sempre ogni opera del Signore si compie. Profondo il significato: la nostra fede pasquale e pentecostale non può conoscere approssimazioni. La vita cristiana non s’improvvisa! Non ci si porta nel Cenacolo – figura della Chiesa – stancamente, svogliatamente, dimenticandosi che il verbo “attivo e imperativo” usato da Gesù (preparate) impegna tutta la nostra volontà. Così, sempre lo auspichiamo, deve poter accadere nel “Cenacolo” che il RnS rappresenta nella Chiesa. I nostri gruppi e comunità hanno bisogno di questa “cura spirituale”. Anche del RnS dobbiamo poter dire che “ciò che si compie è ciò che si prepara”, perché “nulla avviene per caso”. Un conto è la libera, non programmata, irruzione dello Spirito nella nostra storia; un altro è la preparazione remota e attenta – in preghiera, nel discernimento – che ci permette di vivere adeguatamente ogni nostro nuovo incontro con Cristo vivo. Un certo, improduttivo fatalismo, talvolta fa pronunciare espressioni del tipo “ci penserà il Signore”, mentre noi si è intenti a pensare e a fare altro.

Il Cenacolo e la profezia del Roveto ardente

Il Cenacolo è luogo eucaristico e pentecostale al contempo. Ogni Chiesa, ogni comunità – in linea di continuità con il Cenacolo storico di Gerusalemme – sempre incarna questa verità. Protagonista lo Spirito Santo: egli rende un “pane” il Corpo vivente del Figlio di Dio; e un “insieme di uomini e donne” il suo Corpo mistico. Due azioni miracolose: “invisibile” la prima; “visibile” la seconda, ma inscindibili e ricorrenti da duemila anni. Chi ha scritto pagine memorabili su questo “indissolubile legame” tra Pasqua e Pentecoste è stata, nel secolo scorso, la nostra amata e beata Elena Guerra da Lucca. «La Chiesa istituì la festa del Sacramento eucaristico dopo la solennità di Pentecoste, onde i fedeli, caldi ancora dei santi ardori del Cenacolo, fossero meglio disposti a celebrare le feste eucaristiche. È cosa lodevole congiungere alla Comunione la devozione allo Spirito Santo; giacché Eucaristia e Pentecoste sono due prodigi d’amore e Dio li volle uniti anche relativamente al luogo dove si effettuarono, che fu la medesima stanza: il “Cenacolo”. Chi va, dunque, al Cenacolo per godere dei doni eucaristici, procuri procuri di arricchirsi anche dei doni del Paraclito» (beata Elena Guerra , in Ossequi e Preghiere). Quanto bisogno ha la Chiesa di essere continuamente “arricchita” dai doni dello Spirito! Per questo non possiamo tardare il nostro ritorno al Cenacolo, luogo in cui la nostra fede carismatica si ravviva. Noi cristiani non possiamo credere se non quando Cristo ci si rivela: ecco perché non c’è “luogo profetico” più significativo ed esplicativo del Cenacolo. Come non ringraziare il Signore per il dono del Roveto ardente, esperienza di adorazione eucaristica nello Spirito, un’iniziativa che fa rivivere nel cuore dei credenti lo stesso ardore che esperimentarono gli apostoli nel Cenacolo!

Cristiani e al contempo non credenti?

Si può essere cristiani e non credenti. I più, nel mondo, sono cristiani senza Cristo, “cacciato” ancor prima che dalla storia dal loro cuore. Cristiani e non credenti, come dire: “affamati senza fame”; “ricchi senza denaro”. Cristiani senza Cristo: se si trascura o ancor peggio si rifiuta l’opera dello Spirito Santo, le sue miracolose manifestazioni. Nessuno può divenire vero credente senza la comunicazione di Gesù che lo Spirito ci regala, in una conoscenza intima, in una comprensione interiore, in un’unione profonda con il nostro Signore. «Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene» (Rm 8, 9). Nessun luogo, più del Cenacolo, è il luogo dell’invocazione e della ricezione dello Spirito. La fede in Dio ha inizio laddove s’incontra Gesù nello Spirito Santo. Un incontro tanto efficace, quanto più è vissuto con le categorie dello Spirito. Solo così s’instaura in noi «il regime nuovo dello Spirito Santo» (cf Rm 7, 6), un cammino che l’apostolo Paolo tanto raccomandava ai primi cristiani. Prepariamo la stanza... Ritorniamo nel Cenacolo: è tempo di Pentecoste, è tempo di Rinnovamento!

FONTE

 

Link correlati:

Novena-allo-Spirito-Santo-in-preparazione-alla-Pentecoste

Riflessione-sui-sette-doni-dello-Spirito-Santo-di-Giovanni-Paolo-II

 

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