Notizie dalla Chiesa Attualità La pillola Ru486: quando si banalizza la vita

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La pillola Ru486: quando si banalizza la vita Stampa E-mail
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C'è una triste tendenza che si sta imponendo poco alla volta in alcuni frammenti della cultura contemporanea:  la banalizzazione. Dalla vita alla morte tutto sembra sottoposto a un mero processo semplificativo che tende a rinchiudere ogni cosa in un affare privato senza alcun riferimento agli altri. 
 
In questo modo, però, la coscienza si assopisce e diventa progressivamente incapace di giudizio serio e veritiero.
 
L'applicazione della pillola Ru486 a tecnica abortiva è stata una via di ripiego per recuperare i capitali investiti dopo la verifica del fallimento per la sperimentazione che era stata prefissata. Già questo "banale" particolare la dice lunga sullo scopo di alcune ricerche che vengono fatte nei laboratori.
 
Dimenticare che la scienza e la ricerca tecnologica devono avere come loro primo scopo quello di promuovere la vita e la sua qualità comporta un inevitabile slittamento con la conseguenza di porre al primo posto la sete di guadagno e non la salvaguardia della natura. I proclami sulla neutralità della scienza rimbombano in alcuni momenti particolari con il solo scopo di accreditare un prodotto piuttosto che per ricordare il valore fondamentale che la ricerca possiede. Non si può divenire complici di queste situazioni, denunciate con coraggio da Benedetto XVI nella sua ultima enciclica Caritas in veritate, quando in gioco vi è la vita umana.
 
Fermarsi alla sola analisi del rapporto costi e benefici per introdurre nel mercato la Ru486 è una posizione molto pilatesca sulla quale si dovrà riflettere per non cadere in altrettante forme di ipocrisia. Dovrà pur esserci un'autorità in grado di considerare i gravi rischi a cui le donne sono sottoposte nel momento in cui fanno ricorso a questo farmaco.
 
Come ci si può sottrarre davanti al fatto che troppi casi di morte si sono verificati dopo l'assunzione di questo trattamento?
 
Come non considerare gli aspetti etici che questa pillola comporta?
 
Come trascurare l'impatto che avrà sulle giovani generazioni di ragazze che ricorreranno sempre più facilmente a questo uso?
 
Gli interrogativi non sono affatto ovvi e obbligano a una risposta che si faccia carico di fornire argomenti per non rincorrere i soliti luoghi comuni. I sofismi, in questo caso, possono servire per una forma di personale soddisfazione, ma non convincono sulla drammaticità della situazione che deve essere affrontata.
 
Inutile tergiversare. La Ru486 è una tecnica abortiva perché tende a sopprimere l'embrione da poco annidato nell'utero della madre. Che il ricorso all'uso di questa pillola sia meno traumatico che sottoporsi all'operazione è tutto da dimostrare. Il primo trauma nasce nel momento in cui non si vuole accettare la gravidanza ed è proprio qui che si deve intervenire per aiutare la donna a comprendere il valore della vita nascente.
 
L'embrione non è un ammasso di cellule né un po' di muffa come qualcuno ha avuto l'ardire di definirlo; è vita umana vera e piena. Sopprimerla è una responsabilità che nessuno può permettersi di assumere senza conoscerne a fondo le conseguenze. L'assunzione della Ru486, quindi, non rende meno traumatico l'aborto, solo lo rinchiude ancora di più nella solitudine del privato della donna e lo prolunga nel tempo.
 
È necessario ribadire che quanti vi fanno ricorso stanno compiendo un atto abortivo diretto e deliberato; devono sapere delle conseguenze canoniche a cui vanno incontro, ma soprattutto devono essere coscienti della gravità oggettiva del loro gesto. L'aborto è un male in sé perché sopprime una vita umana; questa vita anche se visibile solo attraverso la macchina possiede la stessa dignità riservata a ogni persona. Il rispetto dovuto verso l'embrione non può essere da meno di quello riservato a ognuno che cammina per la strada e chiede di essere accolto per ciò che è:  una persona.
 
La Chiesa non può mai assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società. È chiamata a rendere sempre presente quell'annuncio di vita che le permette di essere nel corso dei secoli segno tangibile del rispetto per la dignità della persona. Il cammino che si deve percorrere diventa in aalcuni momenti più faticoso perché è difficile far comprendere che la via da seguire per mantenere il primato dell'etica non è quella di fornire con molta tranquillità una pillola, ma piuttosto quella di formare le coscienze.
 
Questo compito è arduo perché comporta non solo l'impegno in prima persona, ma la capacità di farsi ascoltare e di essere credibile. La nostra opposizione a ogni tecnica abortiva è per affermare ogni giorno il "sì" alla vita con quanto essa comporta. Ciò significa ribadire il nostro richiamo all'urgenza educativa perché i giovani comprendano l'importanza di fare propri dei valori che permangono come patrimonio di cultura e di identità personale. Non potremo mai abituarci alla bellezza che la vita comporta dal suo primo istante in cui fa sentire di essere presente nel grembo di una madre fino al momento estremo in cui dovrà lasciare questo mondo.
 
Per questo motivo dinnanzi alla superficialità che spesso incombe permane immutato l'impegno per la formazione, così da cogliere giorno dopo giorno l'impegno per vivere la sessualità, l'affettività e l'amore con gioia e non con preoccupazione, ansia e angoscia.
 
di Rino Fisichella
Arcivescovo presidente
della Pontificia Accademia per la Vita


(©L'Osservatore Romano - 31 Luglio 2009)
 
 
La pillola Ru486 è incompatibile con la legge sull'aborto - di Marco Bellizi

La commercializzazione della pillola abortiva Ru486 comporta forti dubbi di incompatibilità con la legge 194, che in Italia regola fra l'altro l'interruzione volontaria di gravidanza. E sembra contrastare con due pareri che il Consiglio superiore della sanità ha già espresso circa i rischi di somministrazione della pillola stessa. In tali pareri si affermava che i rischi per la salute della donna sono analoghi in caso di aborto chirurgico e di aborto chimico solo se in quest'ultimo caso viene garantito il ricovero ospedaliero. Circostanza praticamente impossibile da rispettare.
 
Lo conferma a "L'Osservatore Romano" il sottosegretario al ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Eugenia Roccella, che alla vigilia della decisione dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) di commercializzare la pillola aveva richiamato l'attenzione sulle 29 donne morte a seguito dell'assunzione della Ru486. Alle quali fra l'altro andrebbero aggiunte le altre due decedute dopo l'assunzione della seconda pillola, che, contenendo prostaglandina, induce gli spasmi della gravidanza e l'espulsione del feto.
 
"Mi chiedo - dice il sottosegretario - come farà l'Aifa a garantire l'applicazione del protocollo. L'aborto attraverso la Ru486 è un metodo intrinsecamente domiciliare ed è difficile ricondurlo alla legge 194. Su questo punto chiederemo chiarimenti.
 
Dove questa incompatibilità si è già verificata, come in Francia, alla fine la legge sull'aborto, che era molto simile a quella italiana, è stata modificata". In base al protocollo dell'Aifa si dovrebbe poter verificare dunque che la donna rimanga in ospedale per il periodo di tempo previsto. In alcune regioni italiane, come l'Emilia Romagna, la somministrazione della Ru486 avviene invece in day hospital. "E nel 90 per cento dei casi, da prassi, le donne vengono rimandate a casa", rivela il sottosegretario. È bene precisare che, una volta assunta la pillola, l'aborto può completarsi anche dopo 15 giorni. In qualche caso più raro anche oltre. E naturalmente in qualsiasi momento, a loro rischio, le donne possono firmare per uscire dall'ospedale.

L'aborto procurato con la pillola Ru486 non è, secondo le ricerche, meno invasivo dell'aborto chirurgico, né meno pericoloso. Anzi. Sempre più frequentemente all'assunzione della prima pillola e della prostaglandina fa seguito l'assunzione di routine di antibiotici, per l'insorgenza di infezioni maggiori, e di antidolorifici. C'è inoltre il rischio che la paziente, una volta a casa, possa sottovalutare la pericolosità dei sintomi che accusa.

Per le donne, sostanzialmente, si tratta di un passo indietro nella tutela della salute. Non a caso - spiega il sottosegretario Roccella, che nel 2006 ha pubblicato insieme con Assuntina Morresi il libro La favola dell'aborto facile. Miti e realtà della pillola Ru486 (Milano, Franco Angeli) - "le prime a battersi contro l'uso della Ru486 negli Stati Uniti sono state delle femministe".

E lo stesso accade in molte parti del mondo, anche in luoghi dove di solito non si accusa lo Stato di essere condizionato dalle autorità religiose. Critiche alla pillola abortiva si registrano in Australia. Movimenti femministi sono stati attivi in Germania e in Gran Bretagna (dove fra l'altro si sono registrati cinque dei 29 decessi dovuti alla Ru486).

Non si tratta, dunque, di uno scrupolo tutto italiano. In Italia, però - ricorda Roccella - "abbiamo dei buoni risultati riguardo al numero degli aborti, che è in calo. E sono in calo anche fra le minorenni. Ho i miei dubbi che la decisione dell'Aifa vada nella stessa direzione. Il pericolo che si voglia aprire con questa decisione un altro fronte, che ha come obiettivo la 194, c'è. La promozione della pillola è stata tutta politica, tutta basata sul fatto fra l'altro che si tratta di un metodo meno invasivo e meno doloroso, quando invece tutta la letteratura scientifica dimostra il contrario. Noi abbiamo fornito all'Aifa tutta la documentazione che ci aveva trasmesso la ditta produttrice affinché valutasse tutto. La risposta dell'agenzia non ci ha soddisfatto, perché rimangono delle zone oscure sulle quali continueremo a chiedere chiarimenti al comitato tecnico-scientifico. Però solo l'Aifa in presenza di novità può tornare sulle decisioni prese. E in base a quanto ci hanno risposto le 29 morti non erano per loro una novità".

(©L'Osservatore Romano - 31 Luglio 2009)
 
 
 
 

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