Padre Augusto Drago
Il dono di un grande sogno
Nell’ultimo incontro di questa settimana che ha dato uno slancio davvero impensabile alla mia vita, Fratel Dino esordisce con una domanda che trovo riportata nel mio quaderno di appunti...
E’ l’ultimo giorno dei miei santi Esercizi.
Ho bisogno di fare sintesi, per potere racchiudere il tutto nel sacrario del mio cuore, quasi come un prezioso frammento di eternità.
Mi disse, quasi a volermi interrogare con domande mozzafiato: “L’eclisse della fede, il calo della presenza dei cristiani, soprattutto nel mondo occidentale, è segno di fine o segno dei tempi? Ci stiamo avviando verso una dolce morte o stiamo per assistere ad un parto nella vecchiaia e nella sterilità? Se si continua così, infatti, tra pochi decenni rimarrà appena una minutissima presenza di cristiani impegnati”. Lo guardai con occhi un po’ stralunati. Umanamente non potevo dargli torto. Ma, pensavo dentro di me: perché comincia a parlarmi di questo, proprio nell’ultimo giorno dei miei esercizi? Non dovrebbe darmi gli ultimi “ritocchi” per aiutarmi a vivere al meglio ciò che mi era stato detto nei giorni precedenti? Non capivo.
Il santo eremita sembrava leggermi nei pensieri, quindi riprese a parlare: La nostra fede vince il mondo e quindi i calcoli logici non sono sempre realistici, ma a due condizioni, tuttavia: la prima è che la vita secondo il vangelo non sia mai assoggettata allo spirito del mondo, la seconda è che viva e si nutra di fede.
Capii allora che, più di una esortazione finale, fratel Dino voleva consegnarmi un mandato.
“Dobbiamo renderci conto di quante contaminazioni pagane siano entrate nella vita del cristiano oggi. Tutte contaminazioni spiegate come un doveroso confronto con il mondo e la sua cultura. Bisogna dialogare con il mondo! Giusto e vero! Ma il dialogo non può mai essere assunzione di valori mondani. Con una comprensione sbagliata della nozione di dialogo, si sono spalancate le porte della cittadella di Dio a tutte le storture della cultura mondana. La fede è diventata più presunta che vissuta, mentre invece i comportamenti, i regolamenti, le strutture, le opere, i personaggi, le logiche senza fede, l’insistenza sull’idolo del numero e dell’efficienza ad ogni costo…tutto ha cospirato a rendere più debole, molto più debole, l’annuncio chiaro e netto del Vangelo, la forza della fede, il senso della sacralità e santità della vita…
“Allora il Dio dell’universo ci ridusse a pochi”, si legge nelle Scritture, ci ha resi sterili, vecchi ed emarginati, per farci scoprire la nostra identità e farci tornare a pensare solo secondo Dio e non secondo gli uomini. Allora il Signore ci ridusse ad un piccolo resto, per farci comprendere che dobbiamo ritornare a credere, sine glossa, alla sua Parola e non alle nostre risorse. Dobbiamo re- imparare ad affidarci alla potenza dello Spirito più che alla nostra pretesa efficacia organizzativa!.
Occorre svegliarsi! Chi non si sveglia ora, non avrà più tempo di risvegliarsi. Questo infatti è un tempo di martirio e di testimonianza per chi crede, è il tempo sorgivo della vita cristiana. E lo è proprio perché è notte nel mondo!
Custos, quid de nocte? Quanto tempo rimane ancora prima che la notte finisca? Il mattino viene, la luce del giorno sta lì. Siamo noi che non ce ne accorgiamo? Siamo talmente accecati da continuare a vivere come se fosse ancora notte?
A questo punto il santo eremita fissò il mio volto. Ne sentii tutta la forza e il respiro della sua anima che emanava il profumo del desiderio di Dio. Mi parlò con voce di fuoco, come il profeta Elia, e mi disse: “Dipenderà da te se vuoi che il Regno venga e lo Spirito Santo diventi l’anima della nostra Comunità. Non ti accorgi che sono entrati già lupi rapaci che si vestono come agnelli? Il recinto delle pecore è minacciato! Molti hanno la veste di Pastori, ma Pastori non sono: troppo indaffarati a far carriera nella Chiesa, ovile del Signore, e dimentichi della salvezza delle pecore per le quali il Salvatore ha dato la sua vita. Ma tu, vivi dentro lo spirito delle beatitudini, dentro l’orizzonte del Regno che viene. Sii profeta dell’aurora! Questa deve essere la misura dei tuoi progetti e delle tue scelte. Se vivrai così, allora il mattino spunterà! Certo, ci sarà un prezzo che dovrai pagare. Ma ricorda quel che aveva detto Gesù: Prendi la mia croce ogni giorno e seguimi !”
Rimasi quasi atterrito da queste parole che mi venivano poste sulle spalle, a suggello di una settimana che, in crescendo, non avevo immaginato che si potesse concludere con un mandato così urgente e al tempo stesso schiacciante, a motivo della mia pochezza e fragilità. Mi vennero in mente, lo ricordo benissimo, le parole di Paolo: “Abbiamo questo tesoro in vasi di creta…” (2Corinti 4,7). Ma non ebbi il tempo di formulare bene questo concetto e fermarlo nella mente. Fratel Dino riprese subito a parlare: “Rilancia la speranza, anche a costo di accettare la solitudine che nasce dal non essere capito, di essere considerato un sempliciotto o addirittura un povero illuso. Non avveniva forse la stessa cosa per i profeti e per i veggenti? E’ tempo che il tuo cuore si svegli. Prendi in mano l’arpa e la cetra del canto nello Spirito Santo, perché vuoi svegliare l’aurora! Allora conoscerai il trasalir di gioia per l’azione dello Spirito Santo. Non ti affannare per entrare nel numero di quei saggi ed abili che tutto cospira a moltiplicare, ai quali i segreti del Regno rimarranno per sempre nascosti. Sii povero, mite, affamato di santità, puro di cuore: insomma sii uno di quelli, grazie ai quali, il mondo conoscerà la pace di Dio.
Fratel Dino smise di parlare. Poi si racchiuse in preghiera, mentre io aspettavo, quasi inebetito, che cosa avrebbe potuto dirmi ancora. Attesi a lungo con il cuore in tumulto, finché non trovai pace anch’io nella preghiera. Quando egli finalmente ritornò, mi trovò in ginocchio ed in lacrime. Stavo infatti chiedendo al Signore la grazia di poter essere in grado di assumere sulle mie fragili spalle, il mandato che mi era stato consegnato.
“Alzati” mi disse, “ devo consegnarti un sogno. Il sogno che Dio ha per la sua Sposa che è la Chiesa.
Ancora oggi rivedo la scena, come se stesse per accadere proprio adesso. Srotolò un foglio di pergamena e poi, mi disse: “Leggi! Questo foglio è per te: è la consegna di un sogno che dovrai impegnarti a realizzare”.
Presi, con le mani tremanti quel foglio di pergamena e, rimettendomi nuovamente in ginocchio cominciai a leggere, mentre fratel Dino, con un affettuoso cenno di saluto, si accomiatava da me.
Fratello, sorella, il sogno che mi è stato consegnato, adesso lo trasmetto anche a te. Lo ritrovo arrotolato dentro una scatola posizionata sulla libreria dietro ai libri ed accanto al quaderno. Ve lo consegno con la stessa commozione nel cuore con cui mi fu consegnato. Spero che possiate accoglierlo in preghiera, come lo accolsi io, quando fratel Dino me lo consegnò.
Un Sogno!
Sogno comunità cristiane deboli, consapevoli che la loro forza stia soltanto nella potenza dello Spirito.
Sogno Comunità cristiane povere, dove non ci sia altra preoccupazione che la fedeltà al Vangelo e ai poveri.
Sogno Comunità cristiane vicine a Dio, che abbiano come unico punto di riferimento la fede e vivano in una preghiera ininterrotta giorno e notte.
Sogno Comunità cristiane che siano vicine agli uomini e che raccolgano, come pietre preziose, le gioie e le speranze, i dolori e le angosce di ogni persona che passa loro accanto e che magari non conoscono.
Sogno Comunità cristiane unite dalla comune chiamata e dalla fedeltà alla lieta notizia del Vangelo, Comunità che sappiano essere anticipo della pienezza del Regno e che sappiano essere fedeli alla missione di preparare, come i profeti, la Chiesa ed il mondo, alla venuta del Signore.
Sogno comunità cristiane che sappiano vivere nella provvisorietà, poiché passa la figura di questo mondo ed aspettiamo il Signore Gesù, il quale, quando verrà, inaugurerà i cieli e la terra nuova dell’Amore.
Sogno comunità cristiane, che sappiano anticipare i tempi della pienezza, vivendo ogni giorno, come se già fossero nella pienezza.
Sogno fratelli e sorelle che siano spinti dall’Amore di Cristo ad andare verso chi sta nella notte, verso chi non si sente fratello di nessuno, verso chi sperimenta abbandono ed indifferenza.
Sogno Comunità cristiane, capaci di comunicare, con semplicità, la grandezza dell’Amore del Padre ai fratelli e alle sorelle, ovunque sparsi nel mondo.
Sogno persone e Comunità che sappiano vivere alla luce aurorale del Regno presente e futuro e che spargano fasci di luce sul mondo, sulla storia, su uomini e donne che vedono solo la notte e sono tentati a non credere che possa essere ancora possibile l’arrivo del giorno.
Sogno cristiani con le braccia alzate e fiammeggianti, che riescano ad aspettare la notte nella certezza e nella speranza che il mattino verrà. E a chi chiedesse loro: Sentinelle, quanto resta della notte?” sappiano rispondere: “Ecco, il giorno arriverà tra poco, perché noi già lo vediamo!”
Sogno infine una Chiesa che non ami visibilità, che non sia attratta dal desiderio di potenza e di mondanità, ma che, ad imitazione del suo Sposo, il Divino Agnello, sia più povera e sobria, ricca solo di pastori desiderosi di dare la propria vita per la salvezza del gregge.
Così sia, Amen!
Fratello e sorella, tu che mi hai seguito in questa bella, stupenda e sconvolgente settimana, se puoi, sentiti coinvolto in questo programma di vita, in questo progetto evangelico. E prega per me, affinché io sappia compiere ciò che il Signore mi ha chiesto e continua a chiedermi, tormentandomi dolcemente il cuore e l’anima.
Grazie !
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