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Sine dominico non possumus! - La Domenica: il senso del Mistero Stampa E-mail
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Padre Augusto Drago

Il senso del mistero

Mistero della fede”, proclama il Celebrante, subito dopo la Consacrazione.

Forse l’abitudine a ripetere, o a sentire ripetere tale acclamazione, ha in qualche misura indurito le nostre orecchie. Come si dice? Vi abbiamo fatto il callo…!

Se così fosse, allora è bene fermarci un istante e riflettere insieme.

 

Il beato Giovanni Paolo II, nella lettera enciclica Ecclesia de Eucaristia, del 17 aprile del 2003, al numero 6 scrive: “Bisogna ravvivare il nostro stupore davanti al mistero”. Questa espressione di Giovanni Paolo II mi ha sempre tormentato, non mi ha lasciato mai in pace!

Personalmente, io ho conosciuto la lotta contro l’abitudine, contro la “noia” di recitare sempre le stesse formule. Per questo, prima di ogni celebrazione, chiedo sempre un rinnovato dono dello Spirito, perché mi dia di sentire nel cuore il fascino della Bellezza sempre antica e sempre nuova, del mistero amoroso di Dio!”

Non so se anche voi abbiate avuto lo stesso turbamento. Mi auguro di sì! Questo tipo di turbamento, infatti, è sempre buono, se ci porta a desiderare appassionatamente la contemplazione della novità perenne che ogni mistero di Dio racchiude dentro di sé.

Dio non solo si fa Uomo, ma si fa Pane! Questo è il mistero di cui siamo chiamati a stupirci. La forma dello stupore è sempre quella della lode e dell’adorazione.

Uno scrittore del secolo V, a cui viene dato erroneamente il nome di Dionigi l’Areopagita, affermava che l’Eucaristia è la perfezione della perfezione, il sacramento dei sacramenti. Infatti nel Battesimo, l’acqua, l’olio rimangono tali senza alcun cambiamento di sostanza, e così vale anche per la materia degli altri sacramenti. Nell’Eucaristia invece, il Pane rimane nella sua apparenza, ma ha cambiato radicalmente la sua sostanza: esso diviene Gesù in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Stupore e meraviglia! La mente umana è incapace di entrarvi dentro.

Il Mistero ci provoca…

Come avvenne già nel mistero dell’Incarnazione, così nel mistero dell’Eucaristia, Dio si rivela nascondendosi.

Il nascondersi, è il modo consueto del rivelarsi di Dio all’uomo. Ciò spiega perché la ragione, da sola, non può e non sa accedere alla suprema realtà di Dio.

La ragione vuole capire, l’Eucaristia invece vuole essere accettata nello stupore del suo essere mistero, attraverso la lode e l’adorazione.

Come risuonano forti e potenti le parole del santo dottore di Ippona, sant’Agostino! Credo ut intelligam! Credo per potere comprendere!  Nel nostro difficile tempo, alla cultura imperante fatta di relativismo etico ed intellettuale, impregnata di razionalismo, vorrei ripetere il grido di una scrittrice, Susanna Tamaro, “Ridateci il mistero nella vita!. Tale grido io lo cambierei così: Ridateci il mistero eucaristico!”

Dall’incapacità di stupirsi davanti al Mistero, nascono alcuni seri pericoli che riguardano la comprensione e l’intelligenza spirituale dell’Eucaristia. Il Santo Padre Giovanni Paolo II li denunzia con forza nella lettera enciclica già citata, e li riprende poi, sia pure in maniera sommaria, nella Lettera Apostolica Mane nobiscum Domine del 7 ottobre 2004 scritta all’inizio dell’anno eucaristico. Tali pericoli o deviazioni posso essere così riassunti:

  • Mancanza e perdita del significato relativo all’adorazione eucaristica.
  • La sottolineatura della convivialità eucaristica a discapito del mistero, che nel suo significato più profondo, ci rimanda realmente al sacrificio di Gesù sulla Croce: la sua Passione , la sua Morte e la sua Resurrezione. In altri termini la sua Pasqua.

  • Tanti abusi durante la celebrazione fino a dissacrare il mistero.La dissacrazione della Domenica, intesa come Pasqua settimanale del Signore e giorno santo, in cui l’Assemblea dei fedeli proclama la fede nel Suo Signore.

Nell’articolo precedente, abbiamo presentata la stupenda testimonianza dei martiri di Abitene. Ciò che affascina in essa, è il fatto che tutti, anche i più giovani, pur consapevoli che riunendosi per celebrare l’Eucaristia domenicale, sarebbero andati incontro ad un pericolo mortale, non solo non disertano l’appuntamento settimanale con il Signore e i fratelli, il Dominico, ma lo vivono in un clima di gioia, e di festa e di fraternità. Essi sono convinti di non poter vivere senza il Dominicum, cioè senza il Cristo morto e risorto.

Gli Atti dei martiri, accostando la frase di Emerito (sine dominico non possumus!)  a quella di Gesù: “senza di me non potete far nulla” (Giovanni 15, 5) sottolineano che senza Cristo, la vita dell’uomo è incomprensibile e senza senso.

Il mistero e il fascino della Domenica

La celebrazione dell’Eucaristia domenicale, è il giorno del Risorto, il giorno primo ed ultimo, giorno radioso e splendido del trionfo di Cristo, come canta l’inno della liturgia delle Ore alle Lodi del Tempo ordinario.

Nel giorno della Domenica, il Mistero che si celebra diventa più palpabile e più carico di Bellezza. Si coglie subito che è il giorno del Risorto, si avverte la voce della Chiesa, rappresentata dalla Comunità Cristiana, che incontra e riconosce il Signore, presente nella Parola e nell’Eucaristia. E’ il giorno in cui si rafforza la speranza nella resurrezione e la certezza che il Signore è in mezzo al suo popolo, e che rinnova il suo Sacrificio da cui proviene la salvezza del mondo.

Nel mistero eucaristico domenicale, c’è la radice ed il principio di una nuova storia, nella quale rifulge per tutti e per sempre “il giorno di luce che non si spegne più!”.

Qui, nel giorno della Domenica, si avverte con maggiore visibilità, che l’Eucaristia è il farmaco delle nostre infermità, il seme della nostra immortalità, la fonte della nostra gioia:

O Sacro Convito
in cui Cristo è nostro cibo,
si perpetua il memoriale della sua Pasqua,
l'anima nostra è colmata di grazia,
e ci è dato il pegno della gloria futura.

Così canta san Tommaso di Aquino il quale con queste parole ci offre un meraviglioso riassunto dell’Eucaristia!

Teresa di Lisieux, toccata dall’infinito amore gratuito espresso in questo Sacramento, esclama dal profondo del cuore: “O Gesù lasciami dire con incontenibile gratitudine che il Tuo amore raggiunge la follia!

Il cuore della Domenica sta nella celebrazione eucaristica, che nell’assemblea riunita e festosa, esprime il mistero di comunione della Chiesa convocata ed inviata. Quindi possiamo dire che la Domenica, proprio a motivo della celebrazione del mistero eucaristico è:

  • Il giorno dell’Eucaristia o della frazione del Pane

  • Il giorno del Signore

  • Il giorno della Chiesa

  • Il giorno della festa e della gioia

  • Il Giorno della missione

  • Il giorno della carità

Il giorno dell’Eucaristia, o “della frazione del Pane”. Infatti Gesù Cristo stesso, “la notte in cui fu tradito, prese il Pane, lo spezzò, lo diede ai suoi apostoli e disse: Questo è il mio Corpo che è dato per voi…” Alla sera del Sabato spezzò il pane per i discepoli di Emmaus, dopo averli confortati lungo il cammino. Spiegando loro tutto ciò che nelle Scritture si riferiva a Lui. E discepoli lo riconobbero allo spezzar del Pane (Luca 24,27).

Il giorno del Signore, giorno da Lui voluto e da Lui stesso consacrato con il più grande mistero della Resurrezione dai morti. Pertanto il cristiano ha bisogno della domenica per ritrovare, non solo la propria identità, ma anche il suo “posto” nella Casa del Padre.

Tutto questo non può essere vissuto come un obbligo. Dal precetto si può anche esentarsi, ma dal bisogno, no!

Il Giorno della Chiesa, è il giorno dell’Assemblea cristiana, convocata dal Risorto e riunita dal suo Santo Spirito. Nell’ “Eucaristia, comunione tra noi” (documento preparatorio al cinquantesimo Congresso Eucaristico internazionale che si terrà a Dublino dal 10 al 17 luglio del 2012), si legge tra l’altro: “Quando ci raduniamo, è la Chiesa che si riunisce in un determinato luogo. Scrivendo intorno alla partecipazione della Cena del Signore, san Paolo usa una frase nella quale riecheggia la parola greca ekklěsia (= Chiesa). La frase è: quando vi radunate in assemblea…[1Corinti, 11,18.20]. La parola ekklěsia richiama a sua volta quella ebraica qahal che indica la santa assemblea del popolo di Dio”. Gesù Cristo sempre precede la sua Chiesa. Egli è Colui, che in maniera invisibile ma reale, presiede la celebrazione e raduna il suo popolo sacerdotale. Egli è lo Sposo della Chiesa sua Sposa, che ci invita a partecipare nuovamente al banchetto–memoriale, in cui si rende efficacemente presente l’evento della salvezza. Il canto che il popolo di Dio innalza durante la Messa, fonde le voci di tutti in una sola voce, trasformando i presenti in un cuor solo ed in un’anima sola.

Giorno della gioia e della festa, “Alla Domenica siate sempre lieti, perché colui che si rattrista in giorno di Domenica fa peccato”: così si legge nella Didascalia degli Apostoli (secolo II d.C.), forse con un po’ di enfasi!  Ma, in questa prospettiva, la gioia della Domenica è inerente alla celebrazione della Pasqua settimanale del Signore: in essa, Gesù guarì la tristezza dei discepoli di Emmaus allo spezzare del Pane, e ridiede il sorriso agli apostoli che, paurosi, stavano chiusi nel cenacolo. Ma è anche il giorno della festa: in esso, come già per il Sabato ebraico, non si lavora: è il giorno del riposo nel Signore che acquista una dimensione profetica, perché afferma la superiorità dell’uomo sull’ambiente che lo circonda, anticipando il mondo nuovo, dove saremo liberati definitivamente da ogni servitù dei bisogni, e si godrà in eterno della libertà dei figli di Dio..Si pregusta, in tal modo,  la Comunione con Dio.

Ma oggi a che cosa è ridotta la Domenica?

Giorno della missione: l’Eucaristia non è solo un rito, è soprattutto una scuola di vita, che al termine della celebrazione ci dice: “Ora che siete nutriti di Cristo, andate ad annunziarlo ad ogni fratello con la vostra parola e con la vostra testimonianza: Ite Missa est! Si esce dalla chiesa con questo saluto, che è un invito ed una chiamata ad una particolare missione: annunziare a tutti con il proprio esempio e con una gioia contagiosa, che Cristo è risorto e vive ancora oggi, come sempre, in mezzo a noi, nel Mistero della sua Parola e della sua Eucaristia”.

Vuoi sapere se davvero hai vissuto ciò che hai celebrato? Osserva se sei uscito dalla celebrazione come vi sei entrato. Se sei uscito con la stessa tristezza e con la stessa noia esistenziale con cui vi sei arrivato, allora non hai celebrato nulla! Se invece esci dalla Chiesa più libero, più carico di gioia, di speranza, e ti accorgi di  guardare il mondo con gli occhi di Cristo, allora sì, il mistero si è compiuto in te!

Giorno della carità, ossia della solidarietà. Nell’Eucaristia, Gesù si è fatto solidale con l’uomo. Adesso è l’uomo, divenuto eucaristico, che si fa solidale con il proprio fratello. Non solo si porta la santa Comunione agli ammalati, ma si occupa il tempo libero accostando il fratello bisognoso, creando nuovi ponti di umanità, portando a chi è nella tristezza, la speranza e la gioia…Ci sono tanti modi per poter esprimere la solidarietà, basta affidarsi alla fantasia dello Spirito: visitare agli ammalati, aiutare i poveri, creare nuove amicizie nel Signore…Questo significa vivere l’Eucaristia in maniera piena, per essere portatori di quella gioia di cui Gesù ci parla: “Questo io vi ho detto, perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Giovanni, 15, 11).

Fratello, sorella, lasciati affascinare dal mistero della Domenica, lasciati stupire dal mistero Eucaristico.

Entra anche tu nel cuore del Mistero, sospinto dal desiderio di incontrare il vero Volto di Dio e dell’uomo tuo fratello.

 

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