Di Padre Augusto Drago
La maternità è segno di vita donata. E’ bello iniziare il nuovo anno sotto l’auspicio di questo segno: donare vita, cullare la vita, amare la vita, essere moltiplicatori di Vita.
Ma è ancora più bello perché contempliamo questo immenso dono in Maria, Madre di Dio e Madre nostra. E’ come se Maria fosse la chiave che ci apre le porte del nuovo anno.
Possiamo entrare dentro il mistero della sua Maternità divina, racchiuso nel suo cuore? E’ un compito difficile ed arduo. E’ dato solo a chi ha occhi capaci di vedere anche nel buio della notte, a chi ha raggiunto la capacità di scrutare gli insondabili misteri di Dio!
Qualcuno ci è riuscito, in qualche modo. Ricordo, a proposito, una bellissima testimonianza di un padre della Chiesa che, a riguardo, è molto intuitiva. Si tratta di Basilio di Seleucida ( †459). Egli in una sua omelia sulla Theotòkos, parlando dei sentimenti di Maria nei riguardi di “quel Figlio”, scriveva: Quando Maria contemplò quel divino Infante, io immagino, che, vinta dall’amore e dal timore, parlasse così tra sé: Che nome posso trovare che si convenga a Te, figlio mio? Uomo? Ma la tua concezione è divina. Dio? Ma tu hai assunto la natura umana incarnandoti! Che farò dunque per te? Ti nutrirò di latte o ti celebrerò come un Dio? Avrò cura di te come una madre, o ti servirò come una serva? Ti abbraccerò come un figlio o ti supplicherò come un Dio? Ti offrirò del latte o ti porterò degli aromi?.
Sentimenti che mettono in tensione il cuore di Maria: quali atteggiamenti dovrà avere nei confronti di quel Figlio che porta in sé il mistero stesso della Vita? Dovrà trattarlo da Dio o da uomo?
Guidata dallo Spirito Santo, Maria sa vivere pienamente i due sentimenti, li sa fondere insieme nell’intreccio di una Maternità umana e spirituale, terrena e celeste al tempo stesso.
Maria accoglie liberamente il Figlio nell’amore e mette tutta se stessa nella sua maternità: riceve nel corpo e nel cuore il Verbo di Dio. Nel corpo lo accoglie come uomo, nel cuore, come Figlio di Dio.
Don Tonino Bello, nel suo saggio Maria, donna dei nostri giorni, scrive: “Maria fu discepola e Madre del Verbo. Discepola perché si mise in ascolto della Parola e la conservò per sempre nel cuore. Madre perché offrì il suo grembo alla Parola, e la custodì per nove mesi nello scrigno del corpo. Consacrò i suoi giorni nella gestazione di una creatura che non le avrebbe risparmiato preoccupazioni e fastidi. E poiché il frutto benedetto del suo seno era il Verbo di Dio che si incarnava per la salvezza dell’umanità, capì di aver contratto con tutti i figli di Eva un debito di accoglienza che avrebbe pagato con cambiali di lacrime”.
La maternità comporta, inoltre, tutte le cure che ogni figlio richiede, sin dalla nascita, per la sua crescita e il suo sviluppo: umano, affettivo, culturale, spirituale e pratico. Tutto questo in Maria è accentuato dal fatto che Ella è Madre e Vergine, il che significa che l’umanità di Gesù viene unicamente da lei, un dono esclusivo della Madre al Figlio. Di lui si prende cura materna, ben sapendo che quel Figlio era il Figlio di Dio! Il suo servizio materno diventa un atto di servizio a Dio e di adorazione del suo Figlio-Signore.
Maria impara dal suo Figlio stesso, come il Figlio impara dal servizio che gli presta la Madre, tutto ciò che gli serve per crescere in umanità. Il nutrire la vita diventa allora un atto di servizio a Dio e all’uomo.
All’inizio di quest’anno nuovo che ci è donato, la Liturgia ci offre questa stupenda Icona di Maria, Madre di Dio.
Impariamo da Lei a vivere i giorni di questo nuovo anno nel segno di una “maternità” che si traduce per noi in un impegno di servire e custodire la Vita nella sua duplice dimensione, quella umana e quella divina. Ogni Vita, infatti, è un dono di Dio e porta l’impronta del Verbo, per mezzo del quale tutte le cose sono state create.
Fratelli e sorelle, l’augurio che vi faccio con tutto il cuore per questo nuovo anno di grazia è questo: che possiate essere servitori ed amanti della Vita, soprattutto quanto questa è minacciata, negata, vissuta come negazione e distruzione di se stessa!
Siate moltiplicatori di vita attraverso una “maternità” del cuore che vi renda fecondi della fecondità stessa dell’Amore.
Non c’è fecondità, infatti, senza Amore.
Come Dio è fecondo in noi, dandoci la Vita per mezzo dello Spirito, così divenite anche voi: e dipingerete nel mondo il Volto della vera Bellezza!
Prendevi cura di coloro che soffrono, di coloro che hanno perso la speranza, degli ammalati: alimentate in tutti la fede e la speranza della Vita. Siate “madri” di questa povera umanità.
Auguri di un anno fecondo di grazia e di Vita!
Sotto la tua protezione
cerchiamo rifugio,
santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta!
N.B. Questa, è la più antica preghiera a Maria, a noi pervenuta. Scritta in Egitto all’inizio del secolo IV.
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