Di Padre Augusto Drago
Con la celebrazione della Domenica delle Palme, la santa Quaresima arriva al suo culmine. Da quel momento inizia la Santa Settimana. Rivivremo, con fedeltà cronologica, tutto il mistero che avvolge la Rivelazione della Salvezza, che Gesù è venuto a portare a compimento attraverso la sua Morte in Croce, la sua sepoltura e la gloriosa Risurrezione dai morti.
All’interno di questa grande settimana, ha un posto privilegiato il Triduo Pasquale che rappresenta l’intera realtà della santa Pasqua del Signore, celebrata sacramentalmente in tre giorni: il Venerdì Santo, in cui si celebra la Passione e la morte del nostro Salvatore; il Sabato Santo, che ci richiama il suo riposo nel sepolcro; la Domenica, il giorno della sua gloriosa risurrezione.
Ogni giorno del Triduo richiama l’altro e si apre sull’altro: liturgicamente sono giorni correlati strettamente tra loro.
Il Centro gravitazionale dei tre giorni è la grande Veglia della notte tra il Sabato e la Domenica. In questa santa Veglia, la Chiesa riunita in preghiera e celebrando l’Eucaristia, attende con le lampade accese il ritorno glorioso del suo Signore
Le Norme generali su l’Anno liturgico, al numero 19, precisano che il triduo pasquale ha inizio con la santa Messa della Cena del Signore, nel tardo pomeriggio del Giovedì santo e termina con la celebrazione dei Vespri della Domenica di Risurrezione.
Nella presente riflessione, intendo fermarmi a riflettere sulla Grande Veglia della notte tra il Sabato e la Domenica, perché riveste, con tutta la sua simbologia e il suo contenuto mistagogico, un’importanza straordinaria, soprattutto dal punto di vista della storia della salvezza.
La Grande Veglia
La veglia pasquale, nella notte in cui il Signore è risorto, è chiamata nell’ambito della tradizione patristica e liturgica, La Madre di tutte le veglie. Così la definì sant’Agostino. E’ la notte santa in cui il Signore risorge. La Chiesa sua Sposa, aspetta vegliando, il risveglio dal sonno della morte dello Sposo. Nell’attesa celebra i suoi sacramenti, in modo particolare il santo Battesimo, a cui i catecumeni si erano preparati durante la Quaresima, mediante apposite catechesi o mistagogie.
Nelle Norme generali su l’anno liturgico al numero 21 e seguenti, si afferma: “Per antichissima tradizione, questa è la notte di veglia in onore del Signore (Esodo 12,42). I fedeli portano in mano, secondo l’ammonizione del Vangelo, la lampada accesa. In tal modo assomigliano a coloro che attendono il Signore al suo ritorno, in modo che, quando Egli verrà, li trovi ancora vigilanti e li faccia sedere alla sua mensa (Luca 12, 35-38). Questa è la notte in cui si celebrano i grandi sacramenti dell’iniziazione cristiana: Battesimo, Cresima ed Eucaristia, che sono il cuore pulsante della liturgia di questa grande Veglia, e rendono presente il Cristo Risorto e comunicano ai fedeli la grazia salvifica del mistero pasquale.”
- 2. Preludio biblico: la Pasqua giudaica
La veglia pasquale ha profonde radici veterotestamentarie, ed in particolar modo nel libro dell’Esodo. La notte dell’uscita di Israele dall’Egitto fu una notte di veglia. Dopo aver consumato il rito della prima pasqua, il popolo vegliò in attesa che gli venisse dato l’ordine di partire. “Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dalla terra di Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione” (Esodo 12, 42). Il termine “pasqua” indica dunque “il passaggio” dalla schiavitù verso la terra della libertà, la terra promessa.
Durante la veglia, gli Israeliti, celebrando il rito pasquale, consumando l’agnello e spargendone il sangue sugli stipiti delle porte, facevano memoria della salvezza operata da Dio negli eventi dell’Esodo. Diventerà un memoriale che celebrerà per tutte le generazioni in avvenire ciò che il Salmo 114, sia pure in maniera poetica, descriverà:
Quando Israele uscì dall’Egitto,
la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,
Giuda divenne il suo Santuario,
Israele il suo dominio.
Il mare vide e si ritrasse,
il Giordano si volse indietro,
le montagne saltellarono come arieti,
le colline come agnelli di un gregge
…
Da allora e per sempre, la Pasqua divenne la Festa delle feste: la festa della libertà e della letizia.
“Quando poi sarete entrati nella terra che il Signore vi darà, come ha promesso, voi osserverete questo rito. Quando i vostri figli vi chiederanno: che significato ha per voi questo rito? Voi rispondere: E’ il sacrificio della Pasqua per il Signore, il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostre case” (Esodo 12, 25- 27). Il memoriale, celebrato sempre il 14 del mese di Nisan, (marzo-aprile), aveva un carattere attualizzante. Ciò che veniva celebrato si rendeva presente nel rito, non come ricordo storico, ma come oggi della salvezza di Dio.
- 3. La veglia pasquale cristiana
Dall’annunciò alla realtà. Cristo è la nostra Pasqua, grida con entusiasmo Paolo: “Cristo, nostra Pasqua è stato immolato” (1Cor 5,7). La veglia pasquale cristiana celebra appunto questa realtà. Se Cristo è la nostra Pasqua, ciò significa che Egli è il nostro passaggio dalla morte alla vita, dal peccato alla salvezza, dalla terra al cielo. Egli è Colui per il quale avviene il nostro Esodo, ed insieme Colui che è il nostro Esodo!
Al passaggio di Cristo dalla morte alla vita gloriosa deve corrispondere il passaggio dei credenti. Questo passaggio, la notte della grande veglia, viene cantato e celebrato dal preconio pasquale, l’inno Exultet, che in una delle sue strofe recita:
Questa è la vera Pasqua,
in cui è ucciso il vero Agnello,
che con il suo sangue consacra le case dei fedeli.
Questa è la notte
In cui hai vinto le tenebre del peccato
con lo splendore della colonna di fuoco.
Questa è la notte
che salva su tutta la terra i credenti in Cristo
dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo,
li consacra all’amore del Padre,
e li unisce alla comunione dei santi.
Questa è la notte
in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,
risorge vincitore dal sepolcro.
O notte veramente gloriosa,
che ricongiunge la terra al cielo
e l’uomo al suo Creatore!
Fin dal terzo/quarto secolo, la Comunità cristiana si riuniva la sera del sabato santo, intrattenendosi per tutta la notte in letture, canti, catechesi, amministrazione del Battesimo, e poi verso l’alba si celebrava l’Eucaristia. I fedeli partecipavano alla Veglia, non tanto per assistere ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, quanto piuttosto, per impegnarsi realmente come membri attivi di una comunità di fede.
Poi, nel corso dei secoli, la grande Veglia si arricchisce nei vari testi e nei vari simboli, anche se in qualche periodo ha subìto delle trasformazioni non sempre felici, fino a decadere, negli ultimi tre secoli, dal suo profondo significato mistagogico. C’è voluta prima la riforma (parziale) di Pio XII nel 1952, e poi la riforma del Concilio Vaticano II, per ricondurre la Veglia al suo significato primitivo: “Notte di Veglia per il Signore!”.
- 4. La struttura attuale
La prima cosa da osservare è che, con la riforma, la Chiesa, ha riportato la celebrazione della Messa pasquale alla verità oraria, cioè dalla notte del Sabato alla domenica, e ad una maggiore espressività dei riti.
La Veglia è composta da quattro parti:
- La liturgia della luce, o lucernario.
- La liturgia della Parola.
- La liturgia dell’acqua battesimale.
- La liturgia eucaristica, ossia la liturgia della Vita del Risorto.
La liturgia della Luce, suggestiva nel cuore della notte, si svolge fuori della chiesa. Il Celebrante benedice il fuoco alla cui fiamma viene acceso il Cero Pasquale, simbolo del Cristo che risorge. Poi in processione si entra in chiesa, dove tutte le luci sono spente. Il Celebrante,canta per ben tre volte “Lumen Christi”. A lui l’intera assemblea risponde “Deo gratias”. E mentre si procede verso l’altare, man mano si accendono prima le candele che ogni fedele tiene in mano, poi le luci della chiesa ed infine le luci dell’Altare. Il Cero viene collocato in un luogo accanto all’Altare e subito il Sacerdote o il Diacono, intona il bellissimo inno (del secolo VIII) Exultet, chiamato preconio pasquale cioè “annuncio solenne”. L’inno proclama la gloria della resurrezione di Cristo, che è il vertice di tutta la storia della salvezza, iniziata dopo il peccato di Adamo, figurata poi dall’Agnello della Pasqua ebraica, dall’esodo, dal Passaggio del Mar Rosso, dalla colonna di fuoco che accompagnava il popolo nel deserto, ed in ultimo realizzata e compiuta da Cristo morto e risorto. Uno dei momenti “forti” dell’inno, canta: “O felice colpa di Adamo che meritò di avere un così grande Redentore…”
La Liturgia della Parola contiene nove letture: sette dell’Antico Testamento e due del nuovo. Questo secondo momento, in progressione, si presenta come una istruzione catechetica, che illustra i segni ed i simboli dell’intera storia della salvezza e che ora si è interamente compiuta in Cristo, gloriosamente risorto. Gesù è il Compimento: Egli, come scrive il Santo Padre Benedetto XVI nel suo libro su Gesù di Nazareth, è interamente attraversato dalla Parola, che in Lui perfettamente e totalmente si compie.
La liturgia dell’acqua battesimale. Fin dai primi secoli, la Chiesa ha collegato con la Veglia Pasquale l’amministrazione del Battesimo, che Paolo presenta nella lettera ai Romani, come immersione nella morte di Cristo per risorgere con Lui a vita nuova (Romani 6, 3-11). Vengono cantate le litanie dei santi, si benedice l’acqua lustrale e si invoca su di essa, in forma epicletica, la discesa dello Spirito Santo, perché santifichi quell’acqua che diverrà la materia del sacramento della rinascita e della vita nuova.
Poi, tutta l’assemblea, rinnova la rinuncia a Satana ed emette la meravigliosa professione di fede. La veglia Pasquale deve rinnovare e rinforzare la fede in Gesù, Via, Verità e Vita.
Infine abbiamo la celebrazione dell’Eucaristia, con la quale si celebra l’inno più alto e più significativo di rendimento di grazie a Dio, per le sue meraviglie che non cessano mai di stupirci e davanti alle quali, siamo chiamati ad assumere un atteggiamento di adorante ossequio.
Con la Pasqua ebbe inizio la vera Eucaristia, in cui, sino alla fine del mondo, la Chiesa proclamerà “Cristo vero Agnello che hai tolto i peccati del mondo, Cristo che morendo hai distrutto la morte, e risorgendo hai ridato a noi la vita…! (Dal Prefazio pasquale)
Così inizia, da questa notte santa, il “giorno fatto dal Signore in cui ci rallegriamo ed esultiamo” (Salmo 119, 24)., giorno di vita senza tramonto, in cui siamo sempre chiamati a cercare le cose di lassù, dove si trova il Cristo, seduto alla destra di Dio (Filippesi 3, 1).
- 5. Conclusione
Ecco la grande notte… Che cos’è diventata la più grande festa dell’Anno liturgico, questa Veglia pasquale che nell’antichità è stata designata come “la festa delle feste”, “la solennità delle solennità”?
Non mancano, è vero, le persone e le Comunità che hanno ricevuto e ricevono un considerevole aiuto ed un’intensa gioia spirituale dalla Veglia pasquale. Per alcuni, almeno, questa notte santa è l’occasione per riscoprire l’immensa ricchezza della Liturgia e la sua forza vitale. Tuttavia, non possiamo nasconderci però, che molti sono scoraggiati dalla durata della celebrazione, forse perché non riescono a muoversi agevolmente nel mondo dei simboli, delle reminiscenze e delle allusioni di ogni genere, che la liturgia ha seminato a profusione. Questo potrebbe essere un motivo in più per procedere con attenzione, con cura, con passione e pazienza. Pastoralmente parlando, sarebbe una cosa molto bella se, i pastori d’anime spiegassero ai fedeli come e che cosa si celebra in questa Veglia. Non basta invitare a venire: occorre spiegarne la Bellezza.
Fratelli e sorelle, non scoraggiatevi per questo! Preparatevi con cura e con vera “devozione del cuore”, e lo Spirito Santo vi farà comprendere i segni di una liturgia che porta in sé tutti i caratteri della Bellezza di Dio in Cristo.
Rivestitevi di Lui ed anche la vostra bellezza apparirà al mondo come segno della sua presenza vittoriosa sul peccato e sulla morte!
|