Di Padre Augusto Drago
- Credo la Chiesa
Nel Simbolo della nostra fede, Il Credo, (detto anche Niceno/ Costantinopolitano, perché sancito dal Concilio di Nicea prima e da quello di Costantinopoli poi), l’articolo riguardante la Chiesa, recita: “Credo la Chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica”. Questo articolo viene immediatamente dopo la professione di fede riguardante lo Spirito Santo: ”Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita…” Tale sequenza unitaria già la troviamo nelle più antiche professioni di fede. Tertulliano, a riguardo affermava: “Poiché la testimonianza della fede e la garanzia della salvezza, hanno come cauzione le Tre Persone della santa Trinità, necessariamente vi si trova aggiunta la menzione della Chiesa. Infatti, ove sono i Tre, Padre, Figlio e Spirito Santo, là si trova anche la Chiesa, la quale è il corpo dei Tre”.
Cosa significa questo? Disegnata dal Padre fin dall’eternità, concepita da Cristo sulla Croce, uscita dal suo fianco squarciato, la Chiesa viene alla luce nel giorno di Pentecoste, il giorno in cui lo Spirito viene effuso, e con il quale la terra è rinnovata. Da allora inizia il suo cammino dentro la storia, guidata ed assistita dalla Presenza dello Spirito Santo, che le assicura l’inseparabilità dallo Sposo che è Cristo, e l’assoluta dipendenza dalla sua fonte originaria che è il Cuore del Padre.
Per questo io credo la Chiesa!
Essa è continuamente santificata dallo Spirito, che a sua volta la rende feconda e santificante al tempo stesso.
Uno è lo Spirito, una è la Chiesa, come uno è il suo Capo, che è Cristo.
Santo è lo Spirito, santa è la Chiesa, rivestita dallo splendore del Cristo Risorto.
Cattolico è lo Spirito perché tutta la terra è piena di Lui, cattolica è la Chiesa perché è mandata ad annunciare il suo Signore, Gesù Cristo, universalmente a tutti gli uomini di ieri, di oggi e di domani.
Apostolico è lo Spirito perché è l’anima della missione della Chiesa. Apostolica è la Chiesa, non solo perché perpetua ciò che gli apostoli ci hanno trasmesso sul piano della Rivelazione, ma perché essa stessa è in stato di missione permanente.
Nel suo Mistero, la Chiesa non è una realtà di questo mondo, e pertanto sfugge a tutte le misurazioni e a tutte le possibili analisi. Essa è un mistero di fede, anzi, per dirla con sant’Alberto Magno, è la sintesi di tutti i misteri, e pertanto chiede di essere assimilata all’ineffabile liturgia del silenzio.
Per questo credo la Chiesa!
Infatti, come scrivevano i Padri medievali, Chi crede in Dio, confessa Dio nella santa Chiesa !
E’ dunque nella Chiesa, colonna e base della Verità, come scrive Paolo nella 1Timoteo 3,15, che è possibile credere rettamente in Dio, ed è sempre in essa e con essa, che Gli si dona gloria. Essa è il luogo scelto dal Signore perché vi sia invocato il suo Nome, è il tabernacolo mirabile, il santuario incrollabile in cui si adora la Trinità. Essa è la Casa del Dio vivente, la “camera del tesoro”, in cui gli apostoli hanno deposto il loro tesoro che è Cristo, è il permanente miracolo, che annuncia l’avvento dell’Agnello immolato, la splendida volta celeste in cui i santi, come stelle, cantano la gloria del Redentore.
Certo, non è possibile credere la Chiesa allo stesso modo in cui si crede in Dio, tuttavia è nella fede della Chiesa, presa nella sua realtà totale, che ci è dato di credere e di confessare il mistero della Trinità. Quando si parla della fede della Chiesa mi riferisco in modo particolare a quella confessata da Pietro (Matteo 16,16) e continuata nella fede degli apostoli che ce l’hanno trasmessa.
Senza la Chiesa, io non potrei dire oggi ciò che già Paolo affermava: “Ho ricevuto ciò che io vi trasmetto…” (1Corinti 15, 3). La Chiesa tramanda ciò che a sua volta ha ricevuto: per questo la Verità delle cose rivelate giunge fino a me, oggi.
Per questo la fede della Chiesa, è forza ardente, colonna e base della Verità. Si tratta di una fede sempre piena, sempre uguale, sempre serena, perseverante, mai esitante o dubbiosa, ma vivente e vivificante, a cui si accende e nella quale si inserisce la lampada della fede di ogni individuo. Si tratta, infine, di una fede che, sotto la molteplicità delle formule, si propone sempre come realtà totale, come un corpo unico.
Credo la Chiesa!
E’ stato detto che nessuno può aver Dio per Padre, se non ha la Chiesa come Madre!
In realtà, la Chiesa è nostra Madre, perché ci ha generato alla vita e perché non cessa di alimentarci e di accompagnarci nel progredire del nostro cammino.
La Chiesa è nostra Madre, perché ci ha dato e continua a darci Gesù, nostro Salvatore. Henri de Lubac scriveva nel suo libro Paradosso e mistero della Chiesa: “In quali sabbie si sarebbero persi, non dico il ricordo di Gesù Cristo o il suo nome, ma la sua viva influenza, l'azione del suo Vangelo e la fede della sua Persona divina, senza la visibile continuità della sua Chiesa? Se la prima comunità cristiana, nel fervore della sua fede e del suo amore, non avesse costituito l'ambiente apportatore dello Spirito che suscitò gli evangelisti, se questa comunità, di generazione in generazione, non si fosse conservata spiritualmente identica...; se non fossero sorti, al momento opportuno, uomini di Chiesa, grandi dottori, capi intrepidi ed umili testimoni a conservare letteralmente inalterato il dogma nel suo rigore e nella sua semplicità... se i grandi Concili non avessero fissato per sempre l'ortodossia cristologica... cosa sarebbe oggi il Cristo, per noi? Senza la Chiesa, il Cristo svanisce, o si frantuma o si annulla. Il Salmista guardava verso Sion e vedeva una Madre delle genti, si che davvero egli poteva dire legittimamente che tutti là erano nati.
“Di te si dicono cose stupende, città di Dio…e danzando canteranno: tutti là sono nati” (Salmo 87). Anche oggi la Chiesa è sempre Madre. La forza di generare nuovi figli non si affievolisce. Lungi dal ripiegarsi su se stessa, la Chiesa guarda al mondo, accogliente e serena. E quando il suo compito materno appare non solo immenso, ma impossibile e scoraggiante, tanto più essa confida nel suo Sposo”
Amo la Chiesa perché è mia madre!
- 2. Una Chiesa sempre da riformare
Il mistero della Chiesa, così grande e ripieno di Spirito Santo, tuttavia è affidato a vasi di creta, come affermava san Paolo (2Corinti 4,7).
Vasi di creta, a motivo della debolezza e, perché no del peccato degli uomini che Dio sceglie a dirigere la barca di Pietro. Sono, in particolar modo i pastori, ai quali è data la responsabilità di far progredire la Chiesa nel cammino, attraverso il mondo, verso la sua pienezza.
Ciò tocca da vicino l’aspetto “umano” della Chiesa. L’assioma “Ecclesia semper reformanda” ( = la Chiesa è sempre da riformare) tocca precisamente questo aspetto.
La Chiesa è nel mondo ma non del mondo. Ma non è sempre così purtroppo: dal suo punto di vista umano, corre sempre il rischio di mondanizzarsi e di far perdere al Mistero, tutta la sua carica di freschezza, di autenticità e di assoluta originalità. Da questo punto di vista la Ecclesia semper reformanda diventa Ecclesia convertenda, vale a dire una Chiesa bisognosa di continua conversione, perché non perda mai la capacità di guardare e rispecchiarsi, per mezzo dello Spirito, nel suo Sposo che è Gesù Cristo.
Che la Chiesa si trovi in ogni tempo immersa in questa umana situazione, ce lo conferma anche san Paolo, quando afferma: Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per Lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la Parola e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa ed immacolata (Efesini 5,25b-27). Dunque la Chiesa ha sempre bisogno di essere purificata, perché quando il suo Sposo e Signore verrà, la possa trovare santa ed immacolata e di essa e per essa, gioire nel presentarla al Padre.
Oggi, anche a motivo dell’amplificazione che ne fanno i media, gli occhi di tutti sono puntati come dei riflettori, sulla Chiesa. Ne vengono messi in discussione i pronunciamenti, i comportamenti, ne vengono messi in piena visibilità gli scandali di qualunque tipo, che purtroppo, mai sono mancati all’interno dell’apparato ecclesiale.
La Chiesa, nel suo cammino attraverso la storia, ed oggi in particolare, si trova sempre in una urgente necessità di conversione e di riformazione di se stessa.
La mancanza di vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa, la caduta sul piano morale, la mondanizzazione attraverso una ossessiva ricerca di visibilità e di protagonismo di non pochi pastori, l’indurimento del cuore, la mancanza di preghiera, i personalismi e i carrierismi, offuscano sempre di più la bellezza del suo Mistero.
Che cosa significa questo? Ricordo una lontana lettera Pastorale del Cardinale Montini (allora Arcivescovo di Milano) divenuto poi Paolo Vi, del 22 Febbraio 1962 dal titolo Pensiamo al Concilio. In essa, tra l’altro, scrisse: Dobbiamo cercare di precisare a noi stessi questo concetto di riforma, perché è molto importante per comprendere le finalità del Concilio ed anche perché tale concetto opera variamente e fortemente, nella mentalità moderna. Da dove nasce il concetto di riforma? Nasce da due radici: l’osservazione di un male ed una reazione ad esso, variamente concepita. Ma qui nasce una speciosa obbiezione: vi può essere male nella Chiesa? Non è essa la Chiesa santa ed infallibile? La risposta è facile per chi sa ravvisare nella Chiesa l’opera di Dio: quest’opera è santa e santificante nel suo principio divino, lo Spirito Santo, Ma l’opera di Dio si realizza in uomini di questo mondo, i quali possono essere fallibili e caduchi, anche se sostenuti dalla grazia…La riforma perciò, è uno sforzo perenne nella Chiesa che tende ad avvicinare l’idea divina alla realtà umana, e questa a quella. Da questo punto di vista la Chiesa deve trovarsi in uno stato continuo ed instancabile riforma….”
Queste profetiche parole oggi acquistano un valore ed un richiamo di grandissimo rilievo. La Chiesa è invitata ad un perfezionamento, che non deve avere mai né tregua né limite. Per questo dovremo mettere la nostra vita, soprattutto se siamo pastori d’anime, in uno stato di continua tensione morale. La riforma deve essere nel continuo programma della Chiesa la quale, in questo processo, è chiamata a ritrovare la sua sorgente, la sua natura, il suo mistero.
Fratelli e sorelle, io credo la Chiesa!
Io amo la Chiesa, io prego per la Chiesa e per i suoi pastori!
Desidero con tutto l’ardore del mio cuore che, quando verrà nella Gloria il Signore, Egli possa trovare la sua Sposa nello splendore della sua Bellezza.
Io non mi scandalizzo dei suoi mali, mi addoloro.
Io non mi faccio influenzare dal pensiero mondano e laicista, che condanna la Chiesa nei suoi pastori che commettono abomini, ma supplico e chiedo perdono per essi.
Io amo e continuo ad amare questa Chiesa!
Anche se peccatrice, è sempre santa ed immacolata, perché tale l’ha resa il Signore nel lavacro del suo sangue sparso sulla Croce. E prego affinché la sua Santità sia resa visibile dallo Spirito Santo, al mondo intero.
Credo la Chiesa.
Le porte degli inferi non prevarranno su di essa, perché è, e rimarrà sempre la casa fondata sulla roccia: cade la pioggia, straripano i fiumi, soffiano i venti e si abbattono su di essa: ma non cadrà! (Cf. Matteo 7,25)
Vieni Signore Gesù! Amen.
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