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La meditazione
Di Padre Augusto Drago
Chi desiderasse davvero cercare il Volto di Dio nel proprio cammino di vita spirituale, attraverso l’ascesi e la contemplazione, dovrebbe trovare un modo diverso dalla preghiera solita. Occorrerebbe una preghiera personale in cui le vie confluiscano, alla fine, in quella via al Padre, che è Gesù Cristo.
Nella ricerca di questa via ognuno si lascerà condurre, non tanto dai suoi gusti personali quanto dallo Spirito Santo, il quale lo guida, attraverso Cristo al Padre.
Siamo tutti viandanti e pellegrini alla continua ricerca del Volto della Bellezza di Dio. Ed è bello sapere che Gesù, via al Padre, è la strada tracciata che possiamo seguire, sospinti dal desiderio di cercare il suo Volto. Il Salmo 27, 8 ci presta le parole che la nostra anima e il nostro cuore vorrebbero esprimere: Il mio cuore ripete il tuo invito: Cercate il mio Volto! Il tuo Volto Signore io cerco.
Bramosia di Dio!
Tuttavia, per chi si impegna seriamente su questa strada, verranno comunque tempi in cui gli sembrerà di vagare in un deserto e di non "sentire" nulla di Dio, malgrado tutti i suoi sforzi. Quando capitano tali momenti, occorre sapere che queste prove non vengono risparmiate a nessuno. Mantenere la preghiera in questi periodi non infrequenti, è espressione della fedeltà a Dio, alla presenza del Quale si vuole rimanere a tutti i costi, anche quando non si è ricompensati da alcuna consolazione soggettiva.
In questi momenti, apparentemente negativi, diventa chiaro ciò che, chi prega, cerca realmente: se cerca Dio oppure se cerca solo se stesso, o le consolazioni di Dio.
L'Amore, e quindi il desiderio di Dio, unico oggetto della preghiera, è una realtà della quale non ci si può "impossessare" con nessun metodo o tecnica; anzi dobbiamo aver sempre lo sguardo fisso in Gesù Cristo “la via” nel quale l'amore divino è giunto per noi sulla croce, a tal punto che Egli si è assunto anche la condizione di allontanamento dal Padre (Mc 15,34). Dobbiamo dunque lasciar decidere a Dio la maniera con cui Egli vuole farci partecipi del suo Amore. Noi non possiamo mai cercare di metterci allo stesso livello dell'oggetto contemplato, ovvero dell'Amore libero di Dio.
A questo livello la preghiera si fa meditazione.
Attraverso il silenzio interiore, chiudiamo le porte della nostra anima alle cose del mondo e discorsivamente lasciamo che Dio dipinga in noi, nel profondo del cuore, nella nostra storia di oggi il suo Volto che ci apre alla gioia di vivere.
La preghiera si fà vita nella misura in cui la vita si fà preghiera: essa infatti ci aiuta a vedere il Volto di Dio in noi, e in tutte le cose. In altri termini è necessario vivere la preghiera e pregare la vita.
Questo significa meditare!
Attraverso il silenzio, entriamo nel mistero di noi stessi, delle cose e cominciamo a cercare in esse il Volto dell’Amato.
Per meditare bene occorrono alcune cose indispensabili.
Primo fra tutte il cuore.
Esiste in ciascuno di noi un luogo dove la meditazione è già presente in maniera misteriosa e reale. Questo luogo, come fà notare Jean Lafrance, è il cuore. Già lo aveva detto san Paolo: Cristo abita per mezzo della fede nei nostri cuori (Efesini, 3,17). Possediamo dentro di noi ciò che cerchiamo fuori di noi. Un autore medievale, Ugo da san Vittore, in riferimento all’apparizione del Risorto alla Maddalena, mette in bocca a Gesù le seguenti stupende parole rivolte all’appassionata cercatrice: Tu mi possiedi dentro di te e non lo sai, e per questo cerchi fuori. Io allora mi mostrerò fuori per ricondurti dentro di te, così che tu trovi dentro ciò che cerchi fuori.
Occorre tornare al proprio cuore. Soltanto chi vi fà ritorno si ritrova nel cuore di Dio.
Per questo, chi cerca con passione il Volto di Dio per scrutarne la Bellezza e la Maestà, deve prima volgere lo sguardo al proprio spirito, perché inutilmente eleva lo sguardo alla visione di Dio chi non è capace di vedere sè stesso.
Poi bisogna saper stare alla presenza del Signore.
Dio sta davanti alla porta del nostro cuore e resta lì. Aspetta ansiosamente con più “impazienza” di noi. Egli ci aspetta mille volte più ardentemente di quanto noi aspiriamo a Lui.
Ma cosa significa tornare al proprio cuore, se non trovare la strada della nostra casa? Spesso siamo troppo fuori da noi stessi, come dei poveri alienati, in una continua fuga alla ricerca disperata di qualcosa che possa farci dimenticare le nostre frustrazioni, i nostri fallimenti o l’immagine negativa che abbiamo di noi stessi. Abbiamo paura ed una strana fobia di abitare noi stessi. L’abbandono del cuore, come luogo esistenziale della nostra abitazione, rappresenta la più tragica abdicazione della propria identità e della propria umanità.
Dobbiamo convincerci che esiste una circolarità tra vita e preghiera meditata. La vita, il nostro vissuto personale fà appello alla meditazione e quest’ultima fà appello alla vita.
Perché meditare allora?
Non per fuggire dalla vita o dalla nostra storia. Nemmeno per raggiungere le profondità di noi stessi per trarne energie pacificatrici ed operose, come avviene in certi tipi di meditazione trascendentale, praticate oggi da tante tendenze spiritualizzanti. Non per immergerci in una totalità, che tutto avvolge e dove i contrasti si placano e si esalta la comunione cosmica e l’unità del tutto, come avviene nello yoga o nello zen.
La meditazione serve per incontrare il Tu di Dio dentro di noi, il Tu del Padre nel Figlio per mezzo dello Spirito Santo. Per incontrare il suo Volto che ridona bellezza armonia ed unità alla nostra esistenza.
Per questo la meditazione è dono ed esercizio. Dono perché ci è dato dallo Spirito Santo, il divino iconografo, che dipinge in noi il Volto della Tenerezza. Esercizio perché impegna le nostre facoltà: la mente e il cuore.
Alla luce di quanto fin qui è stato detto, possiamo ora chiederci: ma cosa è la meditazione? Semplicemente questo: fare entrare un evento di Gesù nella nostra vita oppure il contrario. Ciò può avvenire solo in uno stato di preghiera e di silenzio. Una preghiera discorsiva, affettiva e contemplativa al tempo stesso.
Preghiera discorsiva prima di tutto.
Parliamo con Dio della nostra vita e lasciamo che Lui parli a noi della sua Vita. Entriamo in un evento di Gesù raccontato nel Vangelo e ci identifichiamo con il personaggio che più si avvicina alla situazione esistenziale che stiamo vivendo. Lasciamo che ciò che Gesù sta facendo lo faccia anche in noi.
Preghiera affettiva in secondo luogo.
Sempre discorsivamente, parliamo con il Signore e Gli manifestiamo tutto l’affetto del cuore e Gli chiediamo di poter vivere sempre uniti a Lui e al Padre.
Preghiera contemplativa poi.
Ci fermiamo ad ammirare i misteri di Dio e, come san Francesco, Gli diciamo: Tu sei …, ed aggiungiamo quello che in quel momento Lui è per noi e soprattutto quello che Egli è in sé.
Alla fine di questo processo di preghiera meditativa, senza sapere come e perché, ci troveremo in uno stato comunionale con noi stessi, con Dio e con gli altri. Ritroviamo l’armonia e l’unità del nostro essere immerso nel Volto della Bellezza di Dio.
Certo, ci vuole un po’ di tempo per fare una preghiera così. Ma Dio vuole il suo tempo nella nostra vita, un tempo che non può essere toccato da nessuno.
Per tutti abbiamo tempo. Perché solo al Signore dobbiamo riservare le briciole? Se così fosse non diciamo più, per favore, che vogliamo amare il Signore: infatti per ciò che si ama o per chi si ama troviamo sempre il tempo!
Dio ha sempre tempo per noi.
Ad un Dio che sempre ha tempo per noi, dobbiamo rispondere con la pienezza del nostro tempo, messo al servizio della sua Signoria.
L’esito finale della meditazione.
Essa ci aiuta a rimanere nel presente, nel nostro oggi, con mente serena ed in atteggiamento di dono.
In tal modo vivremo pacificati con noi stessi, con gli eventi della vita, belli o buoni che siano, con gli altri, perché finalmente “Cammineremo alla presenza del Signore nella terra dei viventi“ (Salmo 116,9).
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