Articoli & Rubriche Riflessioni Sulle orme di Paolo in ricordo della sua conversione - 25 Gennaio

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  • luigien : Santa Scolastica, perciò, sarà in questi giorni l'apostola della carità fraterna. Ella ci spingerà all'amore dei nostri simili, che Dio vuole risvegliare in noi, mentre noi c'industriamo a ritornare a lui. La solennità pasquale ci chiamerà a uno stesso banchetto, dove ci nutriremo della medesima vittima della carità. Prepariamo subito la veste nuziale, perché colui che ci invita vuole vederci tutti uniti nella sua casa (Sal 67).
  • marypoppins : Buona e santa giornata a te, Monica carissima!!! Sia Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.....
  • monika07 : buongiorno a tutti fratelli e sorelle in Cristo ringraziamo il Signore per questo nuovo giorno e per il cibo che vorra' donarci. Gesu' ti amo, monika
  • luigien : Santa Apollonia E per quello inaudito coraggio con cui al primo impulso dello spirito santo, vi slanciaste spontaneamente in mezzo al fuoco, senza che i carnefici vi trascinassero dentro, otteneteci dal Signore la grazia di secondare prontamente le divine ispirazioni e di sostenere, non solo con rassegnazione, ma ancora con allegria tutte le croci che Egli si degnerà di inviarci. Gloria
  • antoi49 : O Signore, Dio nostro, Tu allieti i nostri occhi con le meraviglie del creato, sorgi anche nel nostro spirito come sole di giustizia e di verità. Una serena giornata a tutti.
  • rafael.8 : Grazie Alessandra, serena e santa notte anche a te!
  • Alessandra11 : Serena notte a tutti, una preghiera per chi si trova in qualsiasi tipo di difficoltà. Ho detto al mio Angelo Custode di portarvi una carezza, di farvi sentire la sua protezione. Ciao...
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  • luigien : Credo che Gesu e il figlio di Dio. Credo che Gesu e morto per i miei peccati. Il libro delle noveneLe preghiere del mondo. Un'antologia delle più belle invocazioni a Dio, dai popoli privi di scrittura fino ai nostri giorniCredo che Gesu e risorto per la mia redenzione! Ti prego Gesu Si il Signore della mia vita, Ti prego Gesu Si il Redentore della mia vita, Ti prego Gesu Si il Guaritore della mia vita! Gesu, Tu Sei il Signore della mia vita, Gesu, Tu Sei il Red
  • luchino1980 : Buona giornata a tutti con S Pio da Pietrelcina: "Non temere, io ti farò soffrire, ma te ne darò anche la forza"mi va ripetendo Gesù.

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Sulle orme di Paolo in ricordo della sua conversione - 25 Gennaio Stampa E-mail
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Breve profilo spirituale della figura di Paolo

Di P. Augusto Drago                        

Dal 18 al 25 Gennaio di ogni anno si celebra la settimana di preghiera per l'unità della Chiesa. Essa trova il suo culmine proprio il 25 Gennaio quando il calendario liturgico ci invita a celebrare la festa della Conversione di San Paolo Apostolo.


 
La data è quanto mai appropriata. Essa, infatti, si presenta come un cammino che, nella sua valenza ecumenica, trova il suo culmine, quasi come una significativa parabola, nella figura di Saulo di Tarso, divenuto Paolo l’apostolo delle genti che, con appassionato amore per Cristo, ha dato tutta la sua vita per costruire nel mondo giudaico e no, la Chiesa di Cristo.
Egli è l’apostolo delle genti, che predica ed annuncia l’opera unificante di Cristo, il quale ha fatto di due (Giudei e gentili) una sola cosa, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne (Ef 2, 14).
Paolo è l’apostolo dell’unità della Chiesa.
Mi sembra bello in questo contesto, presentare un profilo spirituale dell’Apostolo. Chi ha poca dimestichezza con i dinamismi della vita spirituale, può giungere a pensare, secondo uno stereotipo culturale, che il mistico non sia un persona di azione.
Proprio per questo, non pochi pensano, che Paolo sia stato solo un uomo di azione: sempre in viaggio ad annunciare il mistero e il Vangelo di Cristo, fortemente attivo sulla scena dell’edificazione delle varie comunità ecclesiali, sempre preso e coinvolto dai vari problemi, spesso anche dottrinali, che in esse venivano suscitati.
Era un uomo dal carattere forte e tenace, che spesso gli procurava dei “guai”. Insomma il “vecchio” fariseo che era in lui, ogni tanto veniva fuori e lo portava ad esprimersi in termini alquanto sostenuti.
Chi dovesse conoscere Paolo solo in questi termini, non ha nemmeno sfiorato con un dito né i suoi scritti, né tanto meno conosciuto la spiritualità che in essi, l’apostolo, esprime proprio in rapporto alla sua vita.
In questa breve pagina, vorremmo sfatare tale visione, assolutamente fuorviante, di Paolo.

Tutti dicono giustamente, che per Paolo ogni inizio fu a Damasco. Con minore esattezza, si dice che a Damasco, Paolo fu convertito. Se proprio si vuol parlare di conversione, infatti, bisogna precisare che non si convertì da una vita di peccato, perché in Fil 3,6 egli stesso dice di essere irreprensibile nell’osservanza della legge.

Né si convertì da una religione ad un’altra. Al contrario, egli sentiva che a Damasco la sua fede giudaica era giunta al suo compimento, avendo raggiunto il Messia delle Scritture e delle profezie. Si può, in un certo senso, dire che si era convertito dalla legge mosaica al Cristo. Sulla via di Damasco, infatti, Dio gli rivelò il suo Figlio (Gal 1,16) e in lui l’èschaton, il mondo nuovo e ultimo, che sostituirà quello attuale. La sublime conoscenza del Cristo e della potenza della sua risurrezione, ha in tal modo rivoluzionato la vita di Paolo, azzerando in lui ogni motivo di vanto.

Per capire l’impatto di Damasco sulla psicologia di Paolo, il paragone più adatto è quello dell’innamoramento, il quale fà giungere, da tutto un giro di pensieri, interessi e affetti, alla ricerca totalizzante della sola persona amata, divenuta d’improvviso centro della propria esistenza. Ma la rivelazione di Damasco, non riguarda il solo Paolo.

Il suo incontro con il Risorto comporta, infatti, almeno due affermazioni inaudite per l’intera umanità. La prima: “Qualcuno – il Cristo – ha vinto la morte per sé e per tutti”.

La seconda: “Questo mondo è oramai superato perché ha avuto inizio la nuova creazione, e il Cristo ne è la prima pietra, la pietra fondante”. Poiché ogni essere umano ha il diritto di sentirsi annunciare queste due notizie di rilevanza assoluta per l’antropologia e per la cosmologia, oramai a Paolo sarà impossibile tacere: “L’annuncio evangelico è per me una necessità. Guai a me se non evangelizzassi!” (1Cor 9,16).

Selezionato fin dal seno di sua madre, come il profeta Geremia e come il Servo del Signore (Gal 1,15; cf. Ger 1,5; Is 49,1), a differenza di loro egli è profeta e apostolo dei tempi escatologici e della rivelazione definitiva. Per questo si sente debitore del vangelo a giudei e a non giudei, a greci e a barbari (1Cor 9,19-23; Rm 1,14), anche se poi concorderà con Giacomo e Pietro una suddivisione del campo apostolico, lasciando ad essi il mondo della circoncisione e facendosi volentieri, lui, carico del mondo della non circoncisione. È così che da Damasco cominciò l’andirivieni di Paolo sulle rotte marine e sulle vie di terraferma del vasto impero romano.

Ma il suo viaggio fu anzitutto un viaggio interiore. Egli seppe uscire dai privilegi del giudaismo di cui andava fiero e dai diritti che aveva come apostolo, per farsi tutto a tutti.

Sua patria non furono più né Tarso né Gerusalemme, ma l’intero mondo.

Fra tutti gli autori del Nuovo Testamento, l’Apostolo è colui che ci ha parlato di più della sua vita spirituale e dell’esperienza mistica che essa comporta. Pensiamo solo ad alcune formule che Paolo utilizza:

  • La vita che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2,20).
  • Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me (Gal 2,20).
  • Per me vivere è Cristo (Fil 1,21).
  • Per grazia di Dio sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana (1Cor 15,10).
  • Completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo Corpo che è la Chiesa (Col 1,24).

In queste semplici proposizioni c’è una grande ricchezza di vita spirituale e mistica.

L’apostolo parla in termini di esperienza, infatti utilizza la prima persona: parla di sé e della sua vita interiore, parla di ciò che vive. Egli ha vissuto ciò che scrive e lo fà con accenti così personali, che bisogna riconoscere in lui una vita eccezionale dal punto di vista dell’esperienza cristiana che, per sua natura, è mistica. L’unione a Cristo crocifisso e risorto per Paolo non è una semplice espressione buttata lì, giusto per dire qualcosa di bello o di originale: al contrario, ne parla in termini appassionati, che solo un amore vissuto può esprimere. Per l’apostolo, il nucleo centrale della sua predicazione, è la Croce. Nella prima lettera ai Corinti ne parla in termini di sapienza, come luogo in cui Dio rivela il suo agire di salvezza (1Cor 1,18 e seg). Nella stessa lettera, parlando della sua missione, afferma: venendo in mezzo a voi io ritenni di non sapere altro che Cristo e Cristo crocifisso, e i suoi discorsi si basarono non sulla sapienza umana, o sulla sublimità di parole, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza (1Cor 2, 2-5). La Pasqua non è più una semplice festa: essa è una persona, Gesù Cristo (1Cor 5,7), nella cui morte, per mezzo del battesimo, si sente immerso, e come Cristo è risorto dai morti per la gloria del Padre, così ora camminiamo in novità di vita: compiantati a Lui nella sua morte per esserlo anche nella la sua resurrezione (Rom 6, 4-5).

Paolo dunque prima di agire, predicare, fondare Comunità ecclesiali, vive in profondità il mistero di Cristo, la cui conoscenza diventa amore appassionato: Cristo è il suo spazio vitale, dentro il quale e con il quale costruisce una storia nuova: quella della salvezza. L’agire è conseguenza dell’essere.

Quale insegnamento ci dona Paolo? Semplicemente questo: nessuno può avere la pretesa di fare alcunché per Cristo o per la Chiesa, senza aver prima vissuto la propria vita in Cristo e per Cristo.

 

 

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