|
«Nessuno prende in odio la sua carne, ma la nutre e la cura» (Ef 5, 29)
Questa brevissima citazione, relativa al famoso brano della morale coniugale di San Paolo in Ef 5, 21-33 (Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore… E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei), mi permette di rispondere a questa domanda:
Perché la Chiesa dice di “No” ai rapporti prematrimoniali?
Di per sé la formulazione più corretta suonerebbe così: Perché la Chiesa dice di “Sì” all’amore sacramentale?
Non si tratta di un semplice gioco di parole, è piuttosto un chiaro riferimento alle priorità che intendiamo dare a tale confronto. Il Matrimonio, infatti, non può essere considerato “un atto formale” in cui due persone dichiarano il loro amore reciproco davanti a Dio e basta! Il Matrimonio è un sacramento, è uno spingersi verso Dio attraverso l’amore reciproco di due persone.
La Chiesa dice “no” ai rapporti prematrimoniali non per limitare o
impedire qualcosa di bello che (non dimentichiamolo) è dentro la
creazione stessa di Dio, ma per CUSTODIRE le due persone che si amano.
La sessualità è una grande potenzialità dell’amore, essa deve condurre
la coppia al DONO di se stessi fino alla FECONDITA’.
Questo dono reciproco di se stessi, nell’atto specifico dell’amore
coniugale, è un dono che Dio ha pensato di offrirci proprio nel giorno
del nostro matrimonio, in cui il “Sì” dell’amato e dell’amata diventano
un unico “Sì” rivolto a Dio.
La vera sessualità (dono di sé all’altro e fecondità) va, così,
lentamente educata perché dietro la giustificazione del sentimento e
dell’emozione forte si può nascondere l’egoismo o un dono di sé ancora
parziale ed imperfetto.
C’è una integrità una “verginità” (nell’uomo e nella donna) che ha
bisogno di essere compresa e rispettata. Ecco la necessità di tale
attesa!
Una volta non era così, ma oggi molti giovani hanno paura di stringere
legami duraturi con la persona della quale si sono innamorati. Non
sembrano molto disposti a pronunciare seriamente quella particolare ed
intramontabile espressione che fa dire l’uno all’altra: “Ti amerò per
sempre”. I problemi della nostra società, la difficoltà di trovare un
lavoro dignitoso e duraturo, la drammatica esperienza del divorzio
vissuta da alcuni dei loro genitori, hanno in qualche modo scoraggiato
i nostri giovani a compiere scelte decisive e definitive come quella
del matrimonio. Si preferisce allora fare esperienze d’amore a breve
termine e libere da ulteriori responsabilità.
L’amore, però, (quando è vissuto seriamente) è per sempre! Dire io ti
amerò per sempre significa non essere in grado di misurare il tempo se
non con termini di “eternità”. Ma può l’uomo spingersi a tanto, così da
promettere addirittura un amore eterno? L’eternità non è forse
l’essenza stessa di Dio?
E se io fossi cristiano perché il mio cuore – anche se non sempre me ne
rendo conto – è il luogo dove è custodita (come in uno scrigno) una
preziosa promessa? Una promessa che dice all’uomo: tu non morirai mai!
I nostri ragionamenti possono affermare la non esistenza di Dio, non è
così però per il nostro cuore che “vede” la concretezza, la carne di
quella promessa e non può tradirla anche con il più fine dei nostri
ragionamenti! Dire ad un’altra persona “io ti amo” è come dire che lei
per te ha un valore eterno, significa dire all’amata: tu non morirai
mai! Quando ci si innamora non siamo soliti fare tanti calcoli, non ti
fermi a misurare la tua capacità d’amore verso l’altra persona, anzi
accade tutto il contrario! Accade cioè che quando ti innamori il tuo
cuore è talmente carico di gioia che tutta la felicità accumulata in un
solo istante trascorso con colei o colui che ami trabocca come un
torrente in piena. Chi potrà fermare la forza di quell’amore e la
speranza in esso contenuta? (Purtroppo te stesso, nel momento in cui
produrrai mille ragionamenti per giustificare il fatto che hai deciso
di non amare più!).
A Dio interessi TU!!! A Dio interessa tutto di te, persino il tuo corpo
e il corpo di colei che ami di più al mondo. Il tuo corpo è sacro, è un
tempio capace di accogliere un altro corpo (quello della moglie o del
marito) ma soprattutto è stato fatto per accogliere il Corpo
eucaristico di Cristo!
Michelangelo Nasca
|