Di Padre Augusto Drago Nell’inno Veni Creator, nel terzo e quarto stico della terza strofa, rivolti allo Spirito di Dio, cantiamo: Irradia i tuoi sette doni, suscita in noi la Parola. Con questa invocazione comprendiamo subito che cosa significhi parlare nello Spirito.
La parola non è riducibile ad un insieme di fonemi. Essa è fatta per comunicare, per condividere, per esprimersi, per rapportarsi e creare comunione. Nel mistero della vita Trinitaria, la seconda Persona è chiamata Verbo, cioè Parola. E’ la Parola generata dal Padre prima di tutti i secoli e che si è fatta carne per svelarci, Lui Parola, il mistero dell’Amore trinitario.
Il Verbo fatto carne venne a porre la sua tenda in mezzo a noi (Gv 1, 14) per svelarci il Volto di Dio: Dio nessuno lo ha mai visto, il Figlio unigenito che è Dio, ed è nel seno del Padre, è Lui che lo ha rivelato (Gv 1, 16). La Parola eterna del Padre si fà in tal modo Parola umana. Solo così poteva parlare e comunicare con l’uomo.
Il suo parlare con parole umane è un parlare spiritualmente. Comunica, infatti a noi il mistero del Padre, condivide con noi l’Amore che, in quanto Parola, ha dentro la sua stessa essenza.
La Parola vera è quella dell’Amore e in quanto tale, ne è anche portatrice. Ogni altra parola che non è verità, non può chiamarsi tale perché non porta con sé il profumo dell’Amore.
Come all’interno della Vita intima di Dio, la Parola generata dal Padre è il Tu, a cui l’Io del Padre comunica Se stesso ed il suo Amore, ciò per mezzo dello Spirito Santo, così allo stesso modo avviene per noi.
Il parlare nello Spirito è il parlare di Gesù e come Gesù, comunicato a noi dallo Spirito Santo. Chi parla spiritualmente è di conseguenza una persona spirituale (cf 1Cor 2,16). Parla nello Spirito chi parla solo per creare comunione. Parla nello Spirito chi trasmette verità. Parla nello Spirito chi sa spandere il profumo dell’amore. Parla nello Spirito chi sa rivelare se stesso a se stesso e agli altri, rimanendo in atteggiamento di dono. Parla nello Spirito chi trasmette serenità e pace. Parla nello Spirito chi sa creare comunione ed affabilità. Parla nello Spirito chi non cerca più le proprie ragioni, ma sa mettersi in ascolto. Senza ascolto infatti non c’è parola autentica! Ogni altro modo di parlare è carnale. Genera infatti divisioni, sparge odio, risentimenti, erige difese, rifiuta l’ascolto. Enzo Bianchi, nel suo commento ai cinque libri dell’Antico Testamento che formano i meghillôt, si introduce con un apologo preso in prestito dalla cultura hassidica.
Lo riporto per intero: Benjamin seppe che Yonatan stava per partire. Andò a trovarlo ed informatosi delle sue intenzioni, gli disse: “Vai dunque laggiù?...come sarai lontano! Rispose Yonatan: Lontano da chi, lontano da dove? Deve essere stata triste la sorte di un Ebreo praticante, essere in esilio, vagare da una terra ad un’altra in una diaspora continua. Egli è uno che vaga sempre senza avere una meta precisa. Non ha più un luogo, né un tempio, né una tenda da cui sentirsi vicino o lontano. Lontano da chi, lontano da dove?
Come sarebbe bello se nessuno di noi assomigliasse a quell’ebreo hassidico. Come sarebbe segno di ricerca ed aspirazione il potersi chiedere seriamente, a partire da chi o da che cosa, noi misuriamo il nostro essere vicini o lontani!
In qualità di autentici cristiani per vocazione, abbiamo scelto come unico Signore, Gesù. Come Terra Promessa, il Paese trinitario. Come luogo dove abitare, il Cuore sponsale del Divino Agnello.
A partire da questi irrinunciabili punti di riferimento, che costituiscono il nord magnetico della nostra vita, dobbiamo misurare il nostro essere lontani o vicini. Se i punti di riferimento sono altri da questi, allora dobbiamo porci seriamente la domanda: “ma che razza di cristiano sono?”. Forse appartengo alla fitta schiera dei tanti cristiani anonimi e senza volto che riempiono, quando capita, le nostre chiese e le nostre assemblee? Non possiamo celebrare la nostra vita come “festa” di Dio e per Dio, se in realtà siamo distanti da questi essenziali punti di riferimento!
La vita cristiana o è intrisa di spiritualità, o non è più sale della terra e luce del mondo come dice Gesù. Egli non sà che farsene di uomini e donne, per i quali o per le quali, l’essere cristiani è come un abito da indossare solo per certe occasioni e non per sempre!
Parlare nello Spirito, da questo punto di vista, significa nutrire nel cuore la nostalgia del Regno, nostalgia struggente di Lui e di nient’altro.
Il salmo 137, esprime meravigliosamente i tratti di questa “inquieta” nostalgia: Se ti dimentico Gerusalemme, si paralizzi la mia destra. Mi si attacchi la lingua al palato , se lascio cadere il tuo ricordo, se non metto Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia (Sal 137, 5-6). Questo era il canto degli esiliati in terra di Babilonia. Il ricordo nostalgico di Gerusalemme, della terra santa e del Tempio li proiettava nella speranza di un futuro di gioia e di pace.
Chi ha desiderio, nostalgia di qualcosa o di qualcuno, ne parla, ne soffre, ha il cuore rivolto verso l’oggetto del desiderio. Soprattutto ne parla, comunica, racconta agli altri la propria nostalgia di Dio. Allora parla spiritualmente colui che sa comunicare agli altri, oltre che al suo cuore, il desiderio del Regno, il desiderio del Volto trinitario che la Parola affascinante ed irresistibile di Gesù ha dipinto nel nostro cuore, con i colori indelebili dello Spirito e che ci rappresentano la primavera senza fine di Dio.
Da questo punto di vista, com’è il nostro parlare?
La bocca parla secondo quello che ha nel cuore! Beati noi se avremo nel cuore l’anelito alle cose celesti. Cercate le cose di lassù, ci ricorda Paolo, dove è Cristo seduto alla destra di Dio. Rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra… (Col 3,1-2). Infine è importante scandagliare il mistero del silenzio. Non quello che è assenza di parola, chiusura in sè stessi, incomunicabilità, chiusura agli altri. Parlo del Silenzio come fonte da cui nasce la Parola. Esso è la più potente forma del parlare nello Spirito. Esso è cuore che, nel tumulto delle cose, fà spazio alla preghiera. Esso è ascolto dell’altrimenti inascoltabile mistero di Dio. Esso è risposta amorosa ai colloqui con lo Spirito che, unico, ci f comprendere le cose della vita e della storia. Esso mette a tacere i pensieri negativi che turbano e deturpano il sacrario dell’Incontro che è il cuore. Esso è l’arte sublime dell’ascolto di Dio e dei fratelli. Esso è il ponte che ci unisce a Dio e ai fratelli. Esso è l’unica parola capace di raccontare l’irraccontabile mistero di Dio che si manifesta in noi. Se dunque c’è qualcosa che dobbiamo chiedere al Signore, per una buona crescita nella vita spirituale, questa è la capacità di parlare nello Spirito. Sempre!
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