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Recentemente nel nostro forum si è parlato di new age e di autori di questa corrente. Mi pare utile riprendere il discorso qui per cercare di fare un pò di chiarezza su questa corrente di pensiero che a molti appare innocua, come altre, ma che pian piano cambiano il nostro modo di pensare senza che ce ne rendiamo conto.
Il termine New-Age è conosciuto ormai da molte persone; numerosi sono i prodotti venduti sotto questa etichetta, così come pure i luoghi in cui è possibile procurarseli. Entrando in una qualsiasi libreria ci si imbatterà quasi certamente in un settore dedicato alla medicina alternativa, alle psicotecniche e alle filosofie orientali; sicuramente in questo settore la stampa New-Age giocherà la parte del leone. Lo stesso discorso può essere fatto per i negozi di dischi, dove l’etichetta New-Age contraddistingue addirittura un intero genere musicale. Ma non basta, dal momento che il New-Age è un sistema religioso basato sul relativismo -- si serve infatti a piene mani di elementi di religioni diverse e a volte tra loro incompatibili -- in molti casi esso fa proprie idee già accettate dal mondo occidentale e molto diffuse, come per esempio la credenza nell’astrologia, e se ne serve per crearsi una facciata che possa attirare numerosi consensi.
Proprio in virtù di una diffusione così ampia e di un simile modo di radicarsi nella mentalità occidentale, non è infrequente il caso che si possa entrare in contatto con le idee di questo movimento senza nemmeno saperlo e che si possa farle proprie senza comprenderne appieno le conseguenze ultime.
New Age, Meditazione Orientale e Medicine Alternative
Papa Giovanni Paolo II: "Il New Age è soltanto un nuovo modo di praticare la gnosi, cioè quell'atteggiamento dello spirito che, in nome di una profonda conoscenza di Dio, finisce per stravolgere la sua Parola sostituendovi parole che sono soltanto umane" (Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza, Milano 1994, p.99)
Card. J. Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, relazione svolta in Messico alla presenza della Conferenza Episcopale della America Latina: "...Vi è però anche una reazione espressamente antirazionalista all'esperienza che «tutto è relativo», e che si riassume nell'etichetta polivalente del New Age. Qui la via di uscita dal dilemma della relatività non viene individuata in un nuovo incontro di un Io con un Tu o con un Noi, ma nel superamento del soggetto, nel ritorno estatico nel processo cosmico. Come già la gnosi antica, questa via ritiene di essere in sintonia con tutto ciò che la scienza insegna e pretende inoltre di valorizzare le conoscenze scientifiche di ogni genere (biologia, psicologia, sociologia, fisica). (...) Questo rinnovarsi delle religioni e dei culti precristiani, che oggi viene praticato in molte maniere, trova diverse spiegazioni. Se non vi è una verità comune, che ha valore proprio perchè è vera, il cristianesimo diventa solo un prodotto importato dall'esterno, un imperialismo spirituale, che bisogna scuotersi di dosso al pari di quello politico. Se nei sacramenti non si realizza un incontro di tutti gli uomini con l'unico Dio vivente, essi diventano dei riti privi di contenuto, che non ci dicono e non ci danno nulla, o tutt'al più ci fanno percepire il numinoso che è presente in tutte le religioni. (...) Ma soprattutto, se la «sobria ebbrezza» del mistero cristiano non ci può rendere ubriachi di Dio, bisogna allora evocare l'ebbrezza reale delle estasi efficaci, la cui passione ci eccita e ci rende dei almeno per un attimo, ci fa sentire per un momento il gusto dell'infinito e ci fa dimenticare la miseria del finito. Quanto più si rende manifesta l'inutilità degli assolutismi politici, tanto più diventa forte l'attrattiva dell'irrazionalità, la rinuncia alla realtà del quotidiano" (L'Osservatore Romano,1 novembre 1996).
Card Paul Poupard, Presidente dei Pontificio Consiglio della Cultura rispondendo ad una domanda a proposito delle «riduzioni» che il New Age cerca di apportare ai grandi concetti del cristianesimo, rispondeva i una intervista del 1993 così: "Nel mio libro "Felicità e fede cristiana", c'è una parte dedicata a questo problema, dove elenco le riduzioni che si annidano nella spiritualità del New Age. Le riassumo in sette punti:
1)l'illuminazione interiore prende il posto della fede, che è obbedienza di tutto il nostro essere a Dio;
2)la liberazione dei proprio potenziale creativo prende il posto della salvezza;
3)la preghiera si trasforma in un viaggio nelle profondità dell'io;
4) una "vaga armonia" con l'universo rimpiazza il richiamo concreto all'impegno sociale;
5) la teologia è spodestata dalla psicologia o dalla teosofia.
6) La Rivelazione si trova più nel cuore della persona che nella storia;
7) e, infine, tutte queste riduzioni-sostituzioni sfociano in un vago ed ingenuo ottimismo.
Questo potrà forse servire come si suol dire, a "sentirsi meglio" per qualche tempo. Ma non certo a dare risposte valide a problemi tragici quali la sofferenza, la morte, e neanche all'amore, la vera gioia, la pace profonda... Per noi cristiani la salvezza è liberazione dal peccato che è dentro l'uomo. Cristo, solo Lui, è il liberatore, colui che opera la redenzione. Ciascuno di noi però collabora a questa redenzione, prima di tutto avvertendo dentro di sè, il senso dei peccato. Se non si parte dal sentirsi peccatori, si nega di fatto, la redenzione di Cristo. Oggi più che mai si deve affermare che il peccato è il primo e più grande male dell'uomo! E’ il peccato che ci porta ad essere cattivi, violenti, disonesti. Da questo peccato ci dobbiamo convertire giorno per giorno. Con un serio impegno dobbiamo quotidianamente cercare di cambiare vita, rialzandoci prontamente quando cadiamo, chiedere aiuto alla grazia divina… il discorso diventa completamente diverso. Non si parte dal sentire dentro di sè il peccato, anzi, viene eliminato il peccato, in tutte le sue forme, e quindi la necessità di una conversione personale. La serietà della vita umana, che è il cuore dei messaggio di Cristo, viene completamente dissolta perchè c'e una banalizzazione della libertà e della responsabilità personali. Non c'è bisogno del redentore nè della croce e della resurrezione di Cristo. Nel New Age tutto è improntato alla dolcezza e al sentimentalismo, all’armonia, alla calma, all'accordo con se stessi. Ora, ci si salva quando si ha l'accordo con Dio, non con se stessi, o meglio, ognuno di noi troverà l'accordo con sè stesso solo quando lo avrà con Dio. Se la salvezza non è intesa cosi, si finisce - come la il New Age - per scadere in una sorta di benessere egoista, frutto di un ottimismo ingenuo. Anche lo sviluppo della coscienza, di cui il New Age spesso parla, non fa affatto riferimento a una coscienza intesa in senso morale ma in senso psicologico, come unità interiore con se stessi e col cosmo intero. Credo, quindi, che iI divario fondamentale tra la salvezza cristiana e quella dei New Age stia nel fatto che per noi cristiani la salvezza è opera di un Altro, viene dal di fuori. Per il New Age è l'uomo stesso che è ad un tempo redento e redentore, salvato e salvatore." (Alessandro Oliviero Pennesi, Il Cristo del New Age, LEV, Città del Vaticano 1999, p.88).
Tratto da GRIS (Gruppo di ricerca e informazione socio religiosa)
Per chi volesse approfondire l'argomento sul sito del GRIS si possono trovare altri articoli sul new age
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