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“Però questa fede era in me ora più salda, ora più fievole. Tuttavia credetti sempre che esisti e ti curi di noi, pur ignorando quale concezione bisognava avere della tua sostanza e quale sia la strada che conduce o riconduce a te. […] Mentre andavo così riflettendo, tu (Dio) mi eri vicino, udivi i miei sospiri, mi guidavi nei miei ondeggiamenti, mi accompagnavi nel mio cammino attraverso l'ampia strada del mondo” (S. Agostino, Le Confessioni).
Possiamo riconoscerci anche noi in questa descrizione! Le “Confessioni” di Sant’Agostino catturano il lettore non solo per la dinamicità e l’attualità degli argomenti trattati, ma anche per l’inesauribile capacità dell’autore di sottoporre il proprio cuore ad un’infinità di interrogativi. Come Agostino bisogna portare con sé un grande desiderio di conoscenza e di verità per iniziare ad intraprendere il cammino della conversione e riconoscersi appartenenti a Dio.
Nel Salmo 119 leggiamo infatti: «Io sono tuo: salvami, perché ho
cercato il tuo volere» (119, 94). Ciascuno di noi appartiene a Dio. Ma
anche di fronte a questa intuizione (quella cioè di appartenergli) Dio
è capace di sorprenderci! Egli, infatti, anticipa questa singolare
esclamazione «Io sono tuo» e la iscrive nel primo dei dieci
comandamenti: «Io sono il Signore, tuo Dio»!
“Prima che noi possiamo dire «Io sono tuo», Egli ci ha già detto «Io
sono tuo». […] Con la sua incarnazione ha detto: io sono tuo. E nel
Battesimo ha detto a me: io sono tuo. Nella sacra Eucaristia lo dice
sempre di nuovo: io sono tuo; perché noi possiamo rispondere: Signore,
io sono tuo. Nel cammino della Parola, entrando nel mistero della sua
incarnazione, del suo essere con noi, vogliamo appropriarci del suo
essere, vogliamo espropriarci della nostra esistenza, dandoci a Lui che
si è dato a noi. «Io sono tuo». Preghiamo il Signore di poter imparare
con tutta la nostra esistenza a dire questa parola” (Benedetto XVI).
Michelangelo Nasca
In foto: Mosè con le tavole della Legge, Philippe de Champaigne, 1650 circa. San Pietroburgo, Ermitage.
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