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«Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù» (Lc 23, 26). «Poi, a tutti, diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”» (Luca 9, 23).
L’immagine del pellegrinaggio interiore ci suggerisce una delle tante strade che possiamo percorrere per accostarci al mistero della Pasqua. Il Cireneo, in tal senso, è un esempio di sequela non indifferente. Egli, nonostante la costrizione del potere romano, si ritrova accanto a Gesù per aiutarlo a portare la Croce. Chi aveva voluto che accadesse ciò? Perché proprio lui e non un altro? A volte ci piombano addosso delle situazioni difficili da superare, numerose e aggrovigliate situazioni che ostacolano la nostra vita, che non comprendiamo ma soprattutto che non abbiamo cercato. Eppure ci stanno mettendo alla prova, chiedono di essere “portate” come una croce, chiedono di essere vissute con la logica dell’amore, quella stessa “folle” logica dell’amore che muove un Dio ad offrire la vita per gli altri!
Un uomo proveniente dalla campagna, probabilmente un notabile possidente terriero, si trova misteriosamente coinvolto nella passione di Cristo. Egli è costretto dal soldato romano a compiere un gesto di grande umiliazione: portare la croce di un condannato! Il Cireneo forse incontrava Gesù per la prima volta e probabilmente non conosceva gli insegnamenti di colui che tutti chiamavano Rabbi; ma nel momento in cui obbedisce al comando dei romani diventa, senza volerlo, l’immagine del vero discepolo. Simone di Cirene, così, caricato della croce, inizia a seguire lo sventurato compagno di viaggio. Gesù è il vero maestro che precede i discepoli di ogni tempo nella faticosa salita verso il Calvario, indicando loro – attraverso le misteriose tracce dell’obbedienza – la strada da percorrere.
Anche noi, talvolta, ci ritroviamo a portare una croce che non abbiamo scelto. La sofferenza di una persona a noi cara si posa sulle nostre spalle e ti ritrovi, come in una sorta di pellegrinaggio, a camminare per le vie del dolore. Eppure anche questo è amore, amore puro bagnato dalle lacrime della sofferenza che scorrono veloci sul volto di chi sta davvero male e che offrono a te, il Cireneo del terzo millennio, l’opportunità di raccoglierle perché quel dolore non vada perduto.
Perché Signore! Perché proprio a me il carico di questa croce?
«Non limitarti a chiedere “Perché?”. Abbi il coraggio di sciogliere la barca e andare al largo. Solo gli uomini che osano solcare i mari e seguire le vie del vento trovano risposte» (Anonimo).
Michelangelo Nasca
Breve commento all’immagine scelta per questo post:
(Tintoretto, 1565, Venezia) Il volto del Cireneo e quello di Cristo sono rappresentati in asse, uno sopra l’altro. Anche i lineamenti del volto appaiono simili. In entrambi il capo è inclinato e gli occhi sono chiusi; nel loro viso si legge una certa rassegnazione (forzata per il Cireneo, consapevole quella di Cristo). L’idea del Tintoretto sembrerebbe quella di voler sovrapporre le due immagini, divise e unite dal peso della croce.
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