Articoli & Rubriche Riflessioni "E il Verbo si fece carne"

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  • veronica78 : preghiamo per chi nel mondo,sta pensando di compiere un gesto come quello che ha ucciso Melissa,che l'amore del Signore possa entrare nei loro cuori chiusi e far cambiare loro idea!
  • maria luigia : Sorelle e fratelli carissimi,con l'aiuto di S.Rita da Cascia e per intercessione di Maria, sempre Vergine,affrontiamo anche oggi il nostro piccolo calvario, con Fede e grande Speranza. Nella preghiera siamo nel giusto e Gesù ci esaudirà nelle piccole cose terrene. Che oggi sia per tutti un nuovo giorno lieto e positivo, nella tristezza dei danni del terremoto e della strage di Brindisi.Buona giornata.
  • marypoppins : Sant'Emidio, protettore nel terremoto, prega per noi!Amen!
  • marypoppins : Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!».
  • maria luigia : Carissimi fratelli e sorelle, a tutti una serena buona notte. Non abbiate paura del terremoto, del diluvio di pioggia. Il Signore ci protegge.AMEN
  • Myriam : Preghiamo con te Giona
  • giona29 : vi chiedo una preghiera per la mia famiglia che sta passando un periodo difficile nella malattia
  • astrea : Maria tieni sotto il tuo manto Melissa e consola quei genitori in lacrime.
  • maria luigia : S.Pio da Pietrelcina, Tu che hai consolato molti tuoi figli, consola i genitori della povera Melissa, volata in cielo per la barbarie assassina di peccatori incivili. Rendi la loro vita meno dolorosa, meno assillata, più religiosamente commossa. Fai un miracolo S.Pio: quella madre in lacrime e quel padre distrutto dal dolore consolali, facendo loro sentire il caldo affetto di Maria, Madre gloriosa. AMEN
  • eco47 : Buona Domenica a tutti!

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"E il Verbo si fece carne" Stampa E-mail
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“A chi ho pensato quando, bambino pieno di freddo, giacevo nella mangiatoia, se non a voi? Di che ho parlato nella luce del Tabor con Mosé ed Elisa se non della mia passione per voi? E per che cosa mai mi sono trascinato lungo le quattordici interminabili stazioni se non per voi? E la mia stessa divinità e l’abbraccio del Padre mio, per chi li ho mai lasciati se non per voi? Voi volete seguirmi? Volete essere chiamati miei discepoli. Allora vi guidi il sentimento che animò me: quando io, Dio per essenza, non ci ho proprio tenuto con spasimo di essere eguale a Dio, ma svuotai me stesso e mi annientai, presi figura di schiavo, divenni simile agli uomini, discesi vestito di vesti umane quotidiane al di sotto di me, in obbedienza fino alla morte, fino alla morte di croce” (H.U. von Balthasar).

Non sono di certo parole da leggere come un qualsiasi rimprovero, né tanto meno vogliono puntare l’indice contro qualcuno. Il mistero della Incarnazione di Cristo ripropone piuttosto il senso della nostra vocazione; quella vocazione che ogni anno, maldestramente, cerchiamo di ricondurre presso la grotta di Betlemme… là, dove tutto ha avuto inizio!
Le parole di von Balthasar, citate prima, sono un invito alla sequela di Cristo. Non c’è una strada da seguire in alternativa a quella battuta da Gesù stesso, né possiamo abbreviarne il tragitto per mezzo di artificiose scorciatoie! Ma c’è ancora di più: la strada da percorrere non è geograficamente rintracciabile, poiché coincide con la persona stessa di Cristo. Dio ha scelto la concretezza della carne per rivelarsi all’uomo e questo fa del cristianesimo il più grande paradosso religioso di tutti i tempi.

Una delle conclusioni alle quali giunge Jacob Neusner – il grande erudito ebreo citato da Papa Ratzinger nel suo libro Gesù di Nazaret – riguarda l’assurdo accostamento tra la Parola di Dio contenuta nelle sacre scritture e la persona di Cristo.

«Così – disse il maestro – è questo che il saggio Gesù aveva da dire?».
Risposi: «Non precisamente, ma quasi».
Allora mi domandò: «Che cosa ha tralasciato?».
E io: «Nulla».
Ribatté il maestro: «Che cosa ha aggiunto allora?».
E io: «Se stesso».
Lui: «Oh…!».

(Jacob Neusner, Un rabbino parla con Gesù)

Oggi, alcuni (anche tra coloro che si professano teologi cristiani) cercano di spiegare molti aspetti marginali dell’esistenza di Cristo, soffermandosi sulla datazione storica del 25 dicembre o sulla possibilità che Cristo sia nato in un’altra località rispetto al povero e sperduto paesello di Betlemme. Nessuna di queste perplessità potrà mai superare l’avvenimento principale della nostra fede, “il fatto” cioè che un Dio per farsi carne abbia scelto la misera condizione umana e sia venuto ad abitare in mezzo a noi e che, nel presente, nell’oggi della nostra vita quotidiana ritorni a mendicare la debole e vacillante attenzione dell’uomo.

Michelangelo Nasca

 

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