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"Chi osserverà [questi
precetti] e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei
cieli" (Mt 5, 19).
Gesù,
attorniato dalla folla, sale sulla montagna e proclama il suo celebre discorso.
Le prime parole, "Beati i poveri in spirito, beati i mansueti…",
indicano già la novità del messaggio che egli è venuto a portare.
Sono parole
di vita, di luce, di speranza che Gesù consegna ai suoi discepoli perché ne
siano illuminati e la loro vita acquisti sapore e significato.
Trasformati
da questo grande messaggio, essi sono invitati a trasmettere ad altri gli
insegnamenti ricevuti e tradotti in vita.
"Chi osserverà [questi
precetti] e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei
cieli"
La nostra
società ha bisogno, oggi come mai, di conoscere le parole del Vangelo e
lasciarsi trasformare da esse. Gesù deve poter ancora ripetere: non adiratevi
con i vostri fratelli; perdonate e vi sarà perdonato; dite la verità al punto
da non aver bisogno del giuramento; amate i vostri nemici; riconoscete che
avete un solo Padre e che siete tutti fratelli e sorelle; tutto quello che
volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. È questo il
senso di alcune delle molte parole del "discorso della montagna",
che, se vissute, basterebbero per cambiare il mondo.
Gesù invita
noi ad annunciare il suo Vangelo. Ma prima di "insegnare" le sue
parole, ci domanda di "osservarle". Per essere credibili dovremmo
diventare "esperti" del Vangelo, un "Vangelo vivo". Solo
allora potremo esserne testimoni con la vita e insegnarlo con la parola.
"Chi osserverà [questi
precetti] e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei
cieli"
Quale il
modo migliore di vivere questa Parola? Far sì che sia Gesù stesso ad
insegnarcelo, attirandolo a noi e tra noi col nostro reciproco amore. Sarà Lui
a suggerirci le parole per avvicinare le persone, ad indicarci le strade, ad
aprirci i varchi per entrare nel cuore dei fratelli, per testimoniarlo ovunque
ci troviamo, anche negli ambienti più difficili e nelle situazioni più
intricate. Vedremo il mondo, quella piccola parte di mondo dove viviamo,
trasformarsi, convertirsi alla concordia, alla comprensione, alla pace.
L’importante
è tenere viva fra noi la Sua
presenza con il nostro amore scambievole, docili ad ascoltare la Sua voce, la
voce della coscienza che sempre ci parla se sappiamo far tacere le altre.
Lui ci insegnerà come
"osservare" con gioia e creatività anche i precetti
"minimi", così da cesellare con perfezione la nostra vita d’unità.
Che si possa ripetere di noi, come un giorno dei primi cristiani: "Guarda
come si amano, e l’un per
l’altro è pronto a morire". Che il Vangelo è capace di generare una
società nuova lo si potrà vedere da come i nostri rapporti vengono rinnovati
dall’amore.
Non
possiamo tenere per noi il dono ricevuto: "Guai a me se non annuncio il
Vangelo", siamo chiamati a ripetere con
Paolo. Se ci lasciamo guidare dalla voce interiore scopriremo possibilità
sempre nuove per comunicare, parlando, scrivendo, dialogando. Che il Vangelo torni a brillare, attraverso
le nostre persone, nelle nostre case, nelle nostre città, nei nostri Paesi.
Fiorirà una nuova vita anche in noi; la gioia crescerà nei nostri cuori; il
Risorto risplenderà meglio… ed Egli ci considererà "grandi nel suo
Regno".
Lo dimostra in modo eccellente la
vita di Ginetta Calliari. Arrivata in Brasile nel 1959, col primo gruppo dei
Focolari, rimane scioccata dal brusco impatto con le gravi disuguaglianze del
Paese. S’impegna nell’amore reciproco, vivendo le Sue Parole. Diceva:
"Egli ci aprirà la strada". Col passare del tempo, insieme a lei si
sviluppa e consolida una comunità che oggi accoglie centinaia di migliaia di
persone di ogni ceto ed età, abitanti delle favelas
ed appartenenti a classi agiate, che si mettono al servizio dei più poveri. Si
sono così potute concretizzare opere sociali che hanno cambiato il volto delle favelas in diverse città. Un piccolo
"popolo" unito che continua a mostrare che il Vangelo è vero: la dote
che Ginetta si è portata con sé quando è partita per il Cielo.
Chiara
Lubich
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