Articoli & Rubriche Omelie domenicali XXVI Domenica T.O - Anno A - 25 Settembre 2008

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  • ico arrica : O Dio rafforza la nostra fede.
  • angelika : buona giornata a tutti preghiamo per la convertire il cuore dei nostri fratelli e sorelle
  • maria81 : Buongiorno a tutti,oggi voglio pregare per tutte le persone che sono tristi per i loro cari in ospedale perche' anche loro soffrono tanto,Vergine Madre stai vicino a loro.
  • maria luigia : Sorelle e fratelli carissimi, stamani prego per tutti quelli che affrontano una dura prova, soffusi di tristezza e di scoramento per l'ingrata vita, che ci tortura. Affidiamoci nella preghiera a Maria, madre di grande misericordia: che ci insegni ad avere cieca fiducia in Dio. La vera gioia nasce dalla certezza di essere amati sempre, in ogni momento, dal Signore DIO. Mi affiderò completamente a Lei e mi lascerò avvolgere dal suo amore. AMEN, M.Luigia
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevò a Te
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevo a Te.
  • giona29 : vi chiedo una preghiera per me che devo andare in ospedale per una visita
  • marypoppins : Cara Amelia...il Signore voglia accettare la mia umile preghiera anche per le tue intenzioni. coraggio!
  • 35amelia : cari fratelli e sorelle, vi chiedo con tutto il cuore di unirvi a me nella preghiera,e a quanti già lo fanno, per una famiglia molto provata dalla malattia, e che il capo famiglia si sta spegniendo sempre più. Il dolore ci abbatte, ma se rimaniamo uniti a Gesù che ha vinto la morte, sicuramente riusciremo ad affrontare la situazione con un altro spirito, anche se la morte è difficila da accettare. Vi ringrazio tutti quanti e DIO ci benedica.
  • dorina : Signore Gesù fa ch'io possa essere nelle tue mani liquida penna, e che l'inchiostro attinga al Soffio del tuo Spirito

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XXVI Domenica T.O - Anno A - 25 Settembre 2008 Stampa E-mail
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Prima Lettura: Ezechiele 18,25-28

Salmo: 24

Seconda Lettura: Filippesi 2,1-11

Vangelo: Matteo 21,28-32

 

Vi sarà tolto il Regna e sarà dato ad altri

Con sublime capacità lirica oggi la Parola di Dio traccia la drammatica storia dell'umanità nei rapporti con Dio. E' una storia ben individuata in tempi e persone, e al tempo stesso è storia profetica, perché descrive situazioni comuni ad ogni epoca, di incredulità e di rifiuto, a fronte di una costante premura di Dio.
E' la storia di un grande sogno nato nel cuore di Dio, attuato con tappe e premure ben calibrate e pazienti, ma sempre snobbato dall'uomo. Pur deluso, Dio non s'è lasciato scoraggiare e ha perseguito il suo progetto con fantasia e tenacia, aprendolo a tutti i popoli fino agli estremi confini della terra.

1) UN SOGNO FALLITO


"Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l'aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica". Il riferimento è ad Israele, eletto per essere l'inizio e il lievito del popolo di Dio, oggetto di gesti grandiosi di salvezza, tuttavia incapace di corrispondere a Dio con frutti di fedeltà e giustizia. Una vigna, precisa Gesù, che "il padrone circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli". - "Che cosa dovevo fare ancora alla mi vigna - si lamenta il Signore -, che io non abbia fatto?". Ebbene: Israele l'ha deluso. "Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi".

Non solo non ha dato i frutti sperati, ma con arroganza e prepotenza si è opposto al padrone della vigna, pretendendone una gestione autonoma, ricercandone il possesso contro il legittimo proprietario. "Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro l'uccisero, l'altro lo lapidarono". E' la tragica vicenda dei profeti e degli uomini di Dio, inascoltati, perseguitati e uccisi. Dio, sconcertato, ha ritentato ugualmente il dialogo più volte: "Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono allo stesso modo", fino alla decisione più sorprendente, e certamente definitiva: "Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio!". "Egli - dice Paolo - non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi" (Rm 8,32). "Costui è l'erede - dissero quei vignaioli -; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero". Siamo al rifiuto totale di Dio. Il venerdì santo: Ammazzato anche Dio! Un grande sogno fallito.

Dove sta il mistero di questo accanimento dell'uomo contro Dio? Forse in quella parola: "Avremo noi l'eredità". Noi in fondo abbiamo abbastanza stima del progetto di Dio, crediamo nei valori proposti da Lui: giustizia, amore, sicurezza, .. immortalità; e quando ci mancano ne sentiamo nostalgia e bisogno. Ma il punto è il peccato d'orgoglio: essere noi i padroni e non voler riconoscere nessuno più in alto di noi. L'uomo, si dice, è il solo artefice della sua storia e del suo destino! Una tragedia, già iniziata con Adamo che voleva "essere come Dio", e arrivata fino alla nostra società secolarizzata che mette l'uomo al posto di Dio. Neanche l'esperienza del fallimento ci fa ravvedere: "La renderò un deserto, non sarà più potata né vangata e vi nasceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandare la pioggia". Non è la fotografia dei nostri tempi? Un vero deserto il nostro, con .. guerre, mafia, violenze, sbando e insicurezza: "toglierò la sua siepe, demolirò il muro di cinta e verrà calpestata".


2) UN SOGNO PERSEGUITO


Sembra tutto finito, fallito questo sogno di Dio. Ma non è così. Dio non rinuncia mai. Dio è così fantasioso, onnipotente e tenace che valorizza anche il nostro male per trarne un bene. Dice Gesù con affermazione potente: "Non avete mai letto nelle Scritture: la pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri". Pietro, il giorno di Pentecoste, proclamerà con forza: "Gesù di Nazaret, dopo che voi l'avete inchiodato in croce e l'avete ucciso, Dio lo ha risuscitato sciogliendolo dalle angosce della morte. Sappia dunque con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso" (At 2,24.36). Quando gli uomini uccidono il Figlio di Dio, credono di far fallire il suo piano; al contrario - senza saperlo - lo fanno giungere al suo compimento. E' dalla croce di Cristo che nasce il nuovo Israele, la Chiesa.

Solo che chi ci va di mezzo siamo noi. Chi non ci sta, è messo da parte. Gesù oggi è spietato: "Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare". Gesù non fa complimenti. Non vuoi? hai da fare? non ti interessa?... vai! Ce ne sono centomila che prenderanno il tuo posto e meglio di te! Il Regno di Dio va avanti lo stesso e con più novità e freschezza: "I pubblicani e le prostitute vi passano avanti..!". Domenica prossima, in una parabola d'invito al Regno come a un banchetto di nozze, Gesù dirà ancora: "Il banchetto è pronto, ma gli invitati non ne erano degni: andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze", cioè "poveri, storpi, ciechi e zoppi" (Lc 14,21). Quale grande responsabilità abbiamo noi cresciuti fin da piccoli nella Chiesa! Spesso forse snobbiamo la fede come...una minestra riscaldata!

Il rimedio per la salvezza c'è. Gesù un giorno ha detto: "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto" (Gv 15,5). Questa è la sorpresa di Dio. Ha voluto lui in persona diventare quella vigna capace di fare frutti buoni; lui è diventato uomo per realizzare finalmente nel mondo un uomo riuscito secondo il sogno di Dio! Lui, oltre che esempio, è fonte di energia affinché ognuno di noi possa diventare come lui. "Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano" (Gv 15,1-6). Essere legati alla vite, riceverne la linfa vitale, non è un generico e sentimentale credere in Dio, ma connettersi a Lui, concretamente, valorizzando la sua Parola e l'Eucaristia. E' vivere nella Chiesa. Essa "è la vite feconda che in tutta la terra prolunga i suoi tralci, e, appoggiata all'albero della croce, si innalza al regno di Dio" (Prefazio).


Con molta trepidazione preghiamo: "Dio degli eserciti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato" (Sal. resp.). La vigna è ognuno di noi, la nostra famiglia, la Chiesa, luoghi della nostra salvezza. Il Signore si aspetta frutti buoni da noi quando verrà la stagione del raccolto. Ad ognuno di noi il Giudice supremo in quel giorno possa dire: "Venite benedetti, ricevete in eredità il regno, perché ho avuto fame e mio avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere... L'avete fatto a me" (Mt 25,31-46).

don Romeo Maggioni


 

 

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