Articoli & Rubriche Omelie domenicali XV Domenica del T.O - 10 Luglio 2011

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  • ico arrica : O Dio rafforza la nostra fede.
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  • maria luigia : Sorelle e fratelli carissimi, stamani prego per tutti quelli che affrontano una dura prova, soffusi di tristezza e di scoramento per l'ingrata vita, che ci tortura. Affidiamoci nella preghiera a Maria, madre di grande misericordia: che ci insegni ad avere cieca fiducia in Dio. La vera gioia nasce dalla certezza di essere amati sempre, in ogni momento, dal Signore DIO. Mi affiderò completamente a Lei e mi lascerò avvolgere dal suo amore. AMEN, M.Luigia
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevò a Te
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevo a Te.
  • giona29 : vi chiedo una preghiera per me che devo andare in ospedale per una visita
  • marypoppins : Cara Amelia...il Signore voglia accettare la mia umile preghiera anche per le tue intenzioni. coraggio!
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  • dorina : Signore Gesù fa ch'io possa essere nelle tue mani liquida penna, e che l'inchiostro attinga al Soffio del tuo Spirito

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XV Domenica del T.O - 10 Luglio 2011 Stampa E-mail
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Prima Lettura: Isaia 55,10-11
Salmo: 64
Seconda Lettura: Romani 8, 18-23
Vangelo: Matteo 13, 1-23

Il seme della Parola di Dio
 
Uno dei pilastri su cui si fonda la fede di ciascuno e si misura l'efficacia della Parola di Gesù nelle scelte della vita è dato da come la si ascolta.
Quella che noi chiamiamo 'predica della Messa festiva', a volte, si ha l'impressione che dia fastidio, fino al punto di misurare i tempi e - Dio ci perdoni - scegliere la Messa sul metro della brevità della 'predica' o attendere, con ansia e orologio alla mano, il momento della Parola, che dovrebbe essere la luce per la vita.
Siamo talmente sommersi dalle tante parole, che ovunque hanno il senso del 'frastuono', del 'non senso', che abbiamo perso la capacità di ascoltare, di approfondire.
Siamo diventati solo dei 'fruitori'.
Basta vedere cosa ci offrono i mezzi di comunicazione.
In prima serata, il tempo lo dedicano al 'divertimento', non importa se morale o immorale, e solo in tarda serata offrono programmi con spunti di riflessione.
Così, senza che ce ne accorgiamo, lasciamo che il campo della nostra anima, assetato di verità e amore, venga sommerso da malefiche "spine, rovi e sassi" 'Il nulla' - come se noi fossimo gente solo da far divertire, non fare pensare - e magari, riempire il nulla con banalità, o, peggio ancora, con ciò che fa deviare dalla bontà e dalla verità, che dovrebbero essere "il sale" della nostra vita.
Leggendo il Vangelo, invece, si ha come l'impressione viva che Gesù percorra tutte le regioni della Terrasanta, offrendo a tutti la sola 'buona Novella' del Regno di Dio. Una grande pioggia di luce su un mondo che si è sempre distinto per l'esaltazione del 'nulla', che ha l'impressione di avere tra le mani, dopo aver tanto faticato.
Ma ascoltiamo il Maestro che oggi parla a noi.
Troveremo che la sua Parola è di un'attualità che sconcerta. L'importante sarà, alla fine, almeno sapere di quale natura è 'il nostro campo'.
"In quei giorni Gesù uscì di casa e si sedette in riva al lago. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca, si pose a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte parabole. E disse: Ecco, il seminatore uscì a seminare.
E mentre seminava, una parte del seme cadde sulla strada e venero gli uccelli e la divorarono. Un'altra parte cadde in un luogo sassoso. dove non c'era molta terra: subito germogliò, perché il terreno non era molto profondo. Ma spuntato il sole, restò bruciata e, non avendo radici, si seccò. Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono.
Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi da intendere, intenda'.
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: 'Perché parli loro in parabole?'.
La risposta di Gesù pare calzi bene sull' atteggiamento di tanti fratelli nella fede, che ostentano indifferenza nei confronti della Parola.
'Parlo loro in parabole perché pur vedendo non vedono e pur udendo non odono e non comprendono. Così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: 'Voi udrete, ma non comprenderete; guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi e io li risani'. Ma beati voi, perché i vostri occhi vedono e i vostri orecchi sentono".
Viene da chiederci: noi a quale categoria apparteniamo? Siamo i ciechi o i sordi?
O siamo gente che vede e ascolta e merita di essere chiamata 'beata'?
All'ulteriore domanda degli apostoli, poi Gesù dà la spiegazione della parabola del seminatore. Vale la pena di ascoltarLo, perché ci aiuta a guardarci dentro e interrogarci su quale tipo di 'campo', cade in noi la Parola di Gesù.
"Voi dunque intendete la parabola del seminatore:
- tutte le volte che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il maligno e ruba tutto ciò che è stato seminato nel suo cuore: è il seme seminato lungo la strada;
- quello seminato nel terreno sassoso è l'uomo che ascolta la parola e subito l'accoglie con gioia, ma non ha radici in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione, a causa della parola, egli ne resta scandalizzato;
- quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma le preoccupazioni del mondo e l'inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto;
- quello seminato in terreno buono è colui che ascolta la parola e la comprende: questi dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta". (Mt. 13, 1-23)
cerchiamo insieme di entrare.
Cerchiamo insieme di entrare nella Parola di Gesù, che può aiutarci a diventare 'terreno buono', qualora ci fossimo resi conto di non esserlo.
- la strada: è quel terreno 'piatto', calpestato da tutti, ormai insensibile ad ogni cenno di vitalità. Non è più in grado di comprendere le bellezze della Verità: un'assuefazione, un'insensibilità che dovrebbe farci paura. La constatiamo noi stessi, giorno per giorno ed in modo preoccupante. Quante volte si rimane 'agghiacciati' di fronte alla durezza di cuore. Addirittura capita di sentirci deridere, quando accenniamo alla gioia di vivere la Verità, alla serenità che ci viene dal conoscere interiormente che la Parola è la Luce e il pane della nostra difficile quotidianità. 'Tu credi ancora a Dio e a quello che dicono i preti??!!'. Queste parole, così apparentemente 'sicure', non riescono, tante volte, a nascondere la nausea di una vita al buio della Verità di Cristo, ma riflettono un'insensibilità peggiore della morte. Lo sanno tante volte i papà e le mamme di fronte ai figli che sembrano aver fatto 'piazza pulita' della ricerca della Parola. È proprio vero che 'viene il maligno e la ruba'.
- A volte il buon seme ha più fortuna: non trova una strada totalmente calpesta, ma un terreno sassoso, ossia trova, in chi ascolta, spazi di bontà che sono apertura a Dio. Tanto è vero che la Parola prende subito vita. È l'uomo che ascoltandola si entusiasma, ma ci sono quei maledetti sassi, che impediscono alle radici di affondare. È una gioia superficiale. Basta una difficoltà e il piccolo seme, che si era affacciato al sole dell'anima, si affloscia e, della gioia che si era conosciuta nell'accogliere Dio che ci parla, rimane nulla. Si torna alle recriminazioni, al deserto di prima. Come è vera questa descrizione di Gesù, anche ai nostri tempi. Quante testimonianze noi tutti potremmo raccogliere in proposito. Quante volte ci siamo chiesti con dolore: 'Come mai quella persona, che sembrava rinata, magari dopo un corso di Esercizi, un incontro di preghiera, un pellegrinaggio, è ricaduta nell'incredulità?'.
- C'è poi un terreno, invaso dalle spine, che è più aperto alla luce della Parola. Il seme riesce a passare attraverso il groviglio di spine, ma poi il groviglio non perdona. E queste 'spine' Gesù le chiama "le preoccupazioni del mondo e delle ricchezze". Oggi, in un tempo di ricerca di benessere, come è facile imbattersi in terreni spinosi, poco adatti per la crescita della Parola. Mi trovavo un giorno in una parrocchia della ricca Svizzera e la lettura del Vangelo era quella del giovane ricco, che rifiuta l'invito di Gesù. I fedeli erano per lo più persone benestanti. Non ebbi nessuna esitazione nel proporre la necessità di mettersi tutti in discussione davanti al 'guai a voi ricchi, è più facile che un cammello entri per la cruna di un ago che un ricco in Cielo'. Ascoltarono tutti senza dare segni di fastidio. Alla fine ricordo il carissimo parroco preoccupato: temeva si fossero offesi. Venne un signore e accostandomi mi ringraziò dicendomi, scrollando il capo: 'Bella predica, vescovo, speriamo che l'abbiano capita! '. Una battuta che la diceva lunga sulla superficialità con cui ci si accosta alla Parola di Dio. E chissà quanti assomigliano a quel 'signore benestante'!
- Ma quando il 'terreno è buono' si verifica sempre quello che afferma oggi il profeta Isaia:
"Così dice il Signore:'Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano, senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della Parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto, senza avere operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata". (Is. 55, 10-11)
A questo punto sento davvero il dovere di dire grazie, ma tante grazie, al Signore che mi ha fatto dono della Sua Parola, non solo, ma mi ha fatto Suo seminatore.
Quante gente ho incontrato! Quante volte ho potuto vedere la verità del Vangelo subito dimenticata, perché chi ascoltava subito dimenticava o voleva dimenticare, per la semplice ragione che la Parola non si combinava con il suo stile di vita; così come quante volte ho visto cristiani e non mettersi in discussione alla luce della Parola, nella verità.
Da parte mia sono sempre comunque stato felice di essere un seminatore.
Sono felice di seminare la Parola del Vangelo ogni settimana per voi che, da quello che scrivete, avete ricevuto la grazia del 'buon ascolto' che dà una gioia a volte incontenibile. Un vero dono.
Sappiamo tutti, sommersi da parole che sono solo 'rumore vuoto, se non inganno', come sia una vera grazia poter ascoltare Dio.
C'è chi viaggia con il Vangelo in tasca: 'il mio amico che mi aiuta a vivere nella luce e a non essere catturato dalle facili tenebre' - mi diceva un signore.
C'è chi si sa ritagliare un tempo, anche se breve, per fare posto durante il giorno alla Parola, che illumini la strada difficile della giornata.
Non resta che prestarci come "terreno buono" per ottenere, se non il cento per cento, almeno il trenta! Vorrà dire che Dio è passato, e non inutilmente.
Grazie, carissimi, che con me cercate di togliere 'sassi e spine', per diventare 'terreno buono', Gesù vi benedica!
mons. Antonio Riboldi
 

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