Articoli & Rubriche Omelie domenicali Domenica di Pasqua - Anno A - 24 Aprile 2011

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  • angelika : buona giornata a tutti preghiamo per la convertire il cuore dei nostri fratelli e sorelle
  • maria81 : Buongiorno a tutti,oggi voglio pregare per tutte le persone che sono tristi per i loro cari in ospedale perche' anche loro soffrono tanto,Vergine Madre stai vicino a loro.
  • maria luigia : Sorelle e fratelli carissimi, stamani prego per tutti quelli che affrontano una dura prova, soffusi di tristezza e di scoramento per l'ingrata vita, che ci tortura. Affidiamoci nella preghiera a Maria, madre di grande misericordia: che ci insegni ad avere cieca fiducia in Dio. La vera gioia nasce dalla certezza di essere amati sempre, in ogni momento, dal Signore DIO. Mi affiderò completamente a Lei e mi lascerò avvolgere dal suo amore. AMEN, M.Luigia
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevò a Te
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevo a Te.
  • giona29 : vi chiedo una preghiera per me che devo andare in ospedale per una visita
  • marypoppins : Cara Amelia...il Signore voglia accettare la mia umile preghiera anche per le tue intenzioni. coraggio!
  • 35amelia : cari fratelli e sorelle, vi chiedo con tutto il cuore di unirvi a me nella preghiera,e a quanti già lo fanno, per una famiglia molto provata dalla malattia, e che il capo famiglia si sta spegniendo sempre più. Il dolore ci abbatte, ma se rimaniamo uniti a Gesù che ha vinto la morte, sicuramente riusciremo ad affrontare la situazione con un altro spirito, anche se la morte è difficila da accettare. Vi ringrazio tutti quanti e DIO ci benedica.
  • dorina : Signore Gesù fa ch'io possa essere nelle tue mani liquida penna, e che l'inchiostro attinga al Soffio del tuo Spirito
  • luigien : Preghiera a S. Ubaldo. Ti preghiamo, o Signore, di concederci benignamente il tuo aiuto, e per l'intercessione del Beato Ubaldo, tuo Confessore e Pontefice, stendi sopra di noi la tua protezione contro le molteplici insidie del nemico. Pater - Ave - Gloria

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Domenica di Pasqua - Anno A - 24 Aprile 2011 Stampa E-mail
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Prima Lettura: Atti 10,34.37-43

Salmo: 117

Seconda Lettura: Colossesi 3,1-4

Vangelo: Marco 16,1-8

Gesù Cristo è risorto. Alleluia!
 
La Chiesa - dopo il silenzio del Venerdì e Sabato Santo - inizia la grande, irripetibile solennità della Resurrezione di Gesù, con la Veglia pasquale.
La Veglia è l'attesa, meravigliosa attesa, del grande evento che Dio ha preparato per noi.
Un evento che è come un gettarsi alle spalle, in un atto di amore, che solo Dio può esprimere, il peccato dell'uomo, di tutti gli uomini, di ciascun uomo: un atto di amore, che è stato possibile con il dono ineffabile del Figlio Gesù che, fattosi uomo, si è addossato i nostri 'no' al Padre, da Adamo ad oggi, per poi soffrire la terribile 'nostra nudità' che fa tanto male e non ha futuro.
Una solitudine insopportabile, senza speranza di futuro, che hanno conosciuto gli Apostoli alla cattura e morte di Gesù.
Che senso ha ancora vivere? - avranno pensato dopo la morte del Maestro - Chiamati da Lui, avevano vissuto con Lui l'irripetibile avventura di Dio tra gli uomini, a stretto contatto per tre anni. Avevano conosciuto il significato e la bellezza della quotidianità con Lui; avevano conservato lo stupore della Sua bontà, a volte miracolosa; avevano certamente sperimentato la pace che si prova nel condividere con Lui tutto, povertà, incomprensioni, ma soprattutto 'era bello stare con Lui'. Non si aspettavano, umanamente, che quel meraviglioso essersi incontrati con Gesù, dovesse avere un tale tragico epilogo. Gesù, il Profeta, proveniente da Dio, indiscutibilmente, che sapeva provare compassione di tutti, aveva aperto speranze a chi non ne aveva più, operando, se occorreva, miracoli; con Lui avevano percorso tutta la Galilea, la Samaria, la Giudea, portando la Buona Novella del Regno di Dio, persino il demonio ne era atterrito.
Lui l'aveva detto, con discrezione, che ci sarebbero stati giorni di sofferenza, fino a dare la vita, ma...sarebbe risorto il terzo giorno. Non potevano accettare una tale idea: Lui patire e essere messo in croce? Chi avrebbe mai potuto mettere le mani addosso alla stessa Bontà? Meritava l'applauso, se non altro perché, in questo mondo di contraddizioni e senza futuro vero, Lui era coerente con ciò che affermava. Ed invece per proclamare la verità della vita, le vie dell'amore, 'senza se e senza ma', aveva conosciuto il disprezzo, l'annientamento, come se la Sua presenza altro non fosse che un lampo di bontà, irripetibile sì, ma non accolto.
L'uomo sembrava - e sembra - non finisca di stupire per il suo rifiuto, non solo di Dio, ma di un Dio che è la sola Luce del mondo, il solo Senso della vita! Ancora oggi, e sempre.
Tutto era accaduto, come predetto! Lo smarrimento era totale, offuscava anche le certezze della fede in Lui, non permetteva di 'guardare oltre' la propria sofferenza.
Ma Gesù, puntualmente, come aveva promesso, di colpo 'Il terzo giorno' - quello che sarà per sempre 'il giorno del Signore', la domenica - spazza via ogni paura, svela la ragione della sua vita tra di noi, della sua morte, e risorge. Una realtà inimmaginabile, divina!
La Chiesa celebra 'quella notte' con la stupenda Veglia pasquale.
La inizia con l'accensione del cero pasquale, segno del ritorno per sempre della Luce, cantando 'Cristo Luce del mondo'. E il cero pasquale, come a confermare che quella luce non si spegnerà mai, anche ai nostri giorni, resterà sempre sull'altare.
Segue il canto, con le parole di S. Agostino, che esprime l'immensa gioia per questa 'nuova creazione', a cui tutti siamo invitati, risorgendo con Cristo: 'Questa è la notte in cui Cristo spezza i vincoli della morte, risorge vincitore del sepolcro. Nessun vantaggio per noi essere nati se non ci avesse redenti. O immensità del Tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà, per riscattare lo schiavo, ha sacrificato il Figlio... O notte veramente gloriosa, che ricongiunge la terra al cielo, e l'uomo al suo Creatore!'
E nella Veglia la Chiesa fa memoria della storia dell'uomo con Dio: il continuo voltafaccia dell'uomo e il pressante amore del Padre, che non si rassegna a perderlo.
Lo scontro tra due amori: quello di Dio, Padre, incredibile, fedele, che ci vuole tutti nella gloria, e l'uomo con il suo amore, fragile ed egoistico, che sembra trovi gusto a cancellare quasi anche le impronte di Dio. Può essere la nostra storia, se non vegliamo.
Il grande Paolo VI ci offre un quadro del disorientamento dell'uomo, che ha difficoltà o non vuole entrare nella Luce della Resurrezione: "Il vento del sospetto umano, le ondate dell'opinione pubblica, le suggestioni della moda culturale e pratica fanno di noi canne sbattute di cui parla il Vangelo. E così la nostra professione di fede resta timida, incerta, calcolatrice e sfuggente, quando addirittura non ceda alla simpatia, se non anche alla professione, di altre idee dilaganti, a quelle specialmente che fanno delle leggi economiche il sommo e talora l'unico criterio del benessere umano o quelle altre che, sempre per una concezione errata sul primato delle leggi economiche, cercano di sovvertirne l'equilibrio e il graduale sviluppo e cercano di illudere gli animi assetati di giustizia, di lavoro e di pace con il miraggio di un umanesimo materialista governato da un pesante totalitarismo. Il risveglio (sembrano parole per oggi!) che solleva il nostro paese a forme nuove di vita sociale ed economica può essere determinato dalla scelta dei princìpi, che noi possiamo dare al suo svolgimento; ma senza una fede un popolo non ascende e non vive; quale fede sarà?" (Milano, Pasqua 1963).
Ci auguriamo tutti che questa saggezza vada bene per la politica oggi.
Tornando alla Veglia pasquale, dopo il cammino di Dio verso di noi, narrato nel Vecchio Testamento, esplode il grido dell'Alleluia, nella Messa di resurrezione.
All'interno della celebrazione si benedicono le acque, che i fedeli poi recheranno a casa, perché vi entri la gioia pasquale, e le acque per il fonte battesimale, in cui noi siamo stati immersi nel giorno della nostra partecipazione alla Resurrezione, che è avvenuta nel Battesimo.
In tante parrocchie è consuetudine che la notte della veglia vengano battezzati i nuovi nati, chiamati a vivere da risorti, per entrare, a suo tempo, nella Gioia piena della Resurrezione.
Come sarà per ciascuno di noi.
È davvero la celebrazione della grande Gioia, che dovrebbe mettere in fuga le nostre tante paure, simili a quelle degli apostoli.
"La sera dello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. E dopo aver alitato su di loro, disse: Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" (Gv 10, 19-31).
Possiamo immaginare lo stupore, l'incredulità, che dominava la mente degli apostoli, ma anche l'intensa gioia, mista a confusione. Erano lì, pieni di paura e per loro il domani sembrava chiuso, come un fallimento totale della vita.
La conosciamo tutti la paura che tutto sia finito, a causa di ciò che ci accade. Chi non ha provato questo senso di essere orfano di futuro, per quanto di grave può accadere, o già è accaduto?
È più che comprensibile, dunque, la paura degli Apostoli.
Forse pensavano di avere frainteso tutto, di aver 'esagerato', 'mitizzato', di non aver capito chi veramente era Gesù, che avevano seguito, abbandonando tutto.
Forse avevano sperato che, seguendoLo, anche con sacrificio, lasciando tutto, avrebbe loro aperto le porte di un successo terreno, che li avrebbe fatti uscire dalla povertà, nella quale vivevano. Saperlo ora 'sepolto', dopo la crocifissione, era da loro percepito come 'la sepoltura dei loro sogni': un'immensa ombra sul loro domani.
Ed, all'improvviso, vederselo davanti, splendente di gloria - perché morire per amore, non è finire nella cenere, da dove tutti veniamo, ma è entrare in una Vita, che nulla più ha di questa esperienza terrena! - era...non ci sono parole per descrivere le sensazioni, i sentimenti, i pensieri!!!
Ma una cosa è certa: tutti i timori caddero ed iniziò un cammino nuovo, che portava in Alto, varcando le soglie della morte, eredità del peccato di Adamo!
Chi di noi, amici carissimi, non ha passato simili momenti, in cui si aveva l'impressione che la vita non avesse più senso e 'ci sentivamo come morti'?
Ricordo la notte del terremoto nel Belice. Uscendo in strada, vidi un paese letteralmente spazzato via. C'erano solo più tronchi di pareti. I miei sogni di dieci anni di apostolato sembravano 'un non senso', sepolti sotto le macerie.
Ricordo di essermi interrogato su tutto, davanti alla meravigliosa Matrice (la Chiesa-Madre), appena ristrutturata, a cui avevamo ridato bellezza, con tutta la Comunità, che credevo risorta.
In certi momenti è forte il pericolo di ritenere che 'niente abbia senso'.
Eppure fu proprio in quel momento che ebbi nitida l'immagine della resurrezione, dopo la morte: una fede più salda, che, da quel momento, accompagnò il mio servizio e quando si ricostruì la prima bella chiesa, volli fosse dedicata a Cristo Risorto.
Tornano alla mente le parole dell'Apostolo Paolo, nella sua lettera ai Romani: parole che porgo a voi come augurio per una Pasqua che sia il respiro della vostra fede, sempre, anche nelle prove.
L'augurio di una grande Gioia, che deve essere nostra compagnia nella vita.
"Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del Battesimo siamo stati sepolti insieme a Lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con Lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con Lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più: la morte non ha più potere su di lui. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù" (Rom 6,3-11).
Amici carissimi, davvero vi auguro che la Pasqua sia davvero santa: sorgente della gioia, sempre. Gesù risorto non solo ci invita, ma ci consente di partecipare alla Sua resurrezione già da quaggiù, fino al giorno in cui risorgeremo per sempre con Lui.
È la sola grande speranza-certezza, che posso augurare a ciascuno di voi, ringraziandovi sempre per questa grazia che Gesù ci fa di 'essere un cuor solo' nel camminare dietro a Lui nei momenti belli, come in quelli difficili.
E la mia gioia, il mio augurio, la mia benedizione, dono Suo, scendano e rimangano tra voi sempre, come amico carissimo: CRISTO, NOSTRA PASQUA È RISORTO! ALLELUIA!
mons. Antonio Riboldi
 

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Versione: 4.5  del febbraio 2011

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