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Teresa d’Avila, maestra di preghiera e contemplativa per vocazione.
L’arte
della preghiera! Ecco cosa dovremmo imparare a praticare. Ce lo
ricordava Giovanni Paolo II il Grande nella Novo millennio ineunte: «E’
necessario imparare a pregare, quasi apprendendo sempre nuovamente
quest’arte dalle labbra stesse del Maestro divino, come i primi
discepoli: “Signore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1)». Quando preghiamo
dovremmo lasciare parlare Dio, Egli vuole rivolgerci la sua Parola, non
siamo noi a dover dire qualcosa a Lui. Noi dovremmo soltanto
predisporci ad ascoltare e a “guardare” la Parola che Dio ci sta
rivolgendo.
«Che
cosa diventa la preghiera quando “la Parola” a noi rivolta ha un Volto
umano, una vicenda umana? Santa Teresa d’Avila risponde: quando “la
Parola” (quella che ha creato il mondo, quella che guida la storia!)
diventa una persona ed ha un volto, l’ascolto diventa anzitutto
“sguardo”, e la preghiera diventa “contemplazione”. E spiega la cosa
con estrema semplicità: se una persona ti parla e tu non la guardi in
faccia, la persona ha l’impressione che a te non importi niente di lei;
le sembra di parlare a vuoto. Tra persone amiche, l’ascolto è anzitutto
sguardo. S. Teresa usa perfino questa formula strana, ma bellissima:
“Tu devi guardare le parole di Gesù”» (P. Antonio Sicari).
Benedetto
XVI durante l’Angelus del 19 novembre 06 ha voluto ricordare
l’importanza della vocazione claustrale, dedicata interamente alla
preghiera e alla contemplazione, vissuta in moltissimi istituti
religiosi. Molti sono i giovani che oggi – sentendo il bisogno di
ritrovare nel proprio cuore il desiderio di Dio – si avvicinano con
interesse alla vita contemplativa. Il Carmelo è una di queste
principali esperienze di vita contemplativa.
“Qualcuno
si chiede che senso e che valore possa avere la loro presenza nel
nostro tempo, in cui numerose e urgenti sono le situazioni di povertà e
di bisogno a cui far fronte. Perché "rinchiudersi" per sempre tra le
mura di un monastero e privare così gli altri del contributo delle
proprie capacità ed esperienze? Che efficacia può avere la loro
preghiera per la soluzione dei tanti problemi concreti che continuano
ad affliggere l’umanità? ... Che cosa le spinge a un passo tanto
impegnativo se non l’aver compreso, come insegna il Vangelo, che il
Regno dei cieli è "un tesoro" per il quale vale veramente la pena
abbandonare tutto (cfr Mt 13, 44)? In effetti, questi nostri fratelli e
sorelle testimoniano silenziosamente che in mezzo alle vicende
quotidiane, talvolta assai convulse, unico sostegno che mai vacilla è
Dio, roccia incrollabile di fedeltà e di amore. "Todo se pasa, Dios no
se muda", scriveva la grande maestra spirituale santa Teresa d’Avila in
un suo celebre testo. E dinanzi alla diffusa esigenza che molti
avvertono di uscire dalla routine quotidiana dei grandi agglomerati
urbani in cerca di spazi propizi al silenzio e alla meditazione, i
monasteri di vita contemplativa si offrono come "oasi" nelle quali
l’uomo, pellegrino sulla terra, può meglio attingere alle sorgenti
dello Spirito e dissetarsi lungo il cammino. Questi luoghi, pertanto,
apparentemente inutili, sono invece indispensabili, come i "polmoni"
verdi di una città: fanno bene a tutti, anche a quanti non li
frequentano e magari ne ignorano l’esistenza” (Benedetto XVI).
Michelangelo N.
Nel Carmelo...: «Che spettacolo (racconta S. Teresa D’Avila) vedere
Colui il quale può riempire mille mondi delle sue grandezze,
rinchiudersi in uno spazio così piccolo (cioè nell’anima orante)! Allo
stesso modo ha voluto rannicchiarsi nel grembo della sua Santissima
Madre» (CE 48,3).
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