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tutti è nota la particolare devozione che Giovanni Paolo II nutriva nei confronti del carisma carmelitano.
Spesso
Papa Wojtyla ricordava nei suoi scritti i benefici spirituali che il
carisma del Carmelo gli aveva offerto durante la sua crescita
vocazionale. In un paragrafo del suo libro “Dono e Mistero” (che titola
“I Padri Carmelitani”) scrive: “Tyranowski, che era venuto formandosi
sugli scritti di San Giovanni della Croce e di Santa Teresa d'Avila, mi
introdusse nella lettura, straordinaria per la mia età, delle loro
opere. Ciò accrebbe in me l'interesse per la spiritualità carmelitana.
A Cracovia, in via Rakowicka, c'era un monastero di Padri Carmelitani Scalzi.
Li frequentavo e una volta feci presso di loro i miei Esercizi
Spirituali valendomi dell'aiuto di P. Leonardo dell'Addolorata. Per un
certo periodo presi anche in considerazione la possibilità di entrare
nel Carmelo. I dubbi furono risolti dall'Arcivescovo Cardinale Sapieha,
il quale — secondo lo stile che gli era proprio — disse brevemente:
«Bisogna prima finire quello che si è cominciato». E così avvenne”.
Sappiamo
anche che Papa Wojtyla portava sempre con sé lo Scapolare del Carmine a
cui era consacrato, ma c’è un altro particolare, forse meno conosciuto,
che conferma l’attenzione spirituale che legava Giovanni Paolo II alla
storia carmelitana. Karol Wojtyla, infatti, il 16 ottobre 2003, con un
atto ufficiale regala al convento del suo paese natale Wadowice
fondato dal santo carmelitano Raffaele Kalinowski (dove da giovane, il
Papa, si recava spesso a pregare) il suo anello papale perché possa
decorare il quadro di San Giuseppe presente in quel convento. Giovanni
Paolo II era molto devoto alla figura del S. Patriarca di cui portava
il secondo nome (Karol Józef Wojtyła era il nome di battesimo
del Pontefice) e che Wojtyla riconosceva come secondo Patrono del suo
Battesimo, pregandolo devotamente “ogni giorno”.
Michelangelo N.
Il testo della Bolla Pontificia di Giovanni Paolo II:
Ad perpetuam rei memoriam!
“Ispirandosi
al Vangelo, i padri della Chiesa fin dai primi secoli hanno
sottolineato che san Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si
dedicò con gioioso impegno all'educazione di Gesù Cristo, così
custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la
Vergine santa è figura e modello” (Redemptoris Custos, 1).
Nella
mia città natale san Giuseppe, il secondo Patrono del mio Battesimo,
elargisce la sua protezione sul Popolo di Dio dalla chiesa dei
Carmelitani Scalzi “sulla Collina”, nella quale è venerato nel quadro
dell’altare principale.
Grato
al solerte difensore di Cristo per la sua protezione, ispirandomi dal
gesto del mio predecessore beato Giovanni XXIII, che nell’anno
dell’inaugurazione del Concilio Vaticano II ha offerto il suo anello
papale per la decorazione della mano di san Giuseppe nella
concattedrale di Kalisz (cfr. Kronika Diecezji Wloclawskiej,
1963, nr 3-4, p. 66-77), offro nell’anno del venticinquesimo del mio
Pontificato l’anello papale per una simile decorazione del quadro di
Colui che nutriva il Figlio di Dio, venerato nella chiesa carmelitana
wadowicese. Consegno questo dono al Padre Provinciale Szczepan T.
Prakiewicz OCD.
Che
questo anello, simbolo dell’amore sponsale, che verrà imposto sulla
mano di san Giuseppe nel quadro di Wadowice, ricordi ai suoi cultori,
che il Capo dell’Alma Famiglia è “l'uomo «giusto» di Nazaret che
possiede soprattutto le chiare caratteristiche dello sposo, il quale
rimase fedele sino alla fine alla chiamata di Dio (…) e fu depositario
dello stesso amore, per la cui potenza l'eterno Padre «ci ha
predestinati ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo»” (Redemptoris Custos, 1, 17-18).
E
Carmelitani Scalzi, custodi fedeli della chiesa di Wadowice, accettando
la mia gratitudine per tutto quello che dalla mia stessa infanzia
ricevetti dalla scuola carmelitana di spiritualità, vogliano
sull’esempio della loro santa Madre Teresa di Gesù contemplare in san
Giuseppe il modello perfetto dell’intimità con Gesù e con Maria,
Patrono della preghiera interiore e dell’infaticabile servizio ai
fratelli (cfr. Vita, 6,6-8; 32,12).
Che
san Giuseppe ottenga alla Chiesa ed al mondo, come a ciascuno di noi,
la benedizione del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Vaticano, 16 ottobre 2003, nel venticinquesimo del mio Pontificato
Joannes Paulus II, pp.
Nel Carmelo...: «Che spettacolo (racconta S.
Teresa D’Avila) vedere Colui il quale può riempire mille mondi delle
sue grandezze, rinchiudersi in uno spazio così piccolo (cioè nell’anima
orante)! Allo stesso modo ha voluto rannicchiarsi nel grembo della sua
Santissima Madre» (CE 48,3).
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