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La riflessione del cappellano dell’Istituto penale minorile "Casal del Marmo" sulle letture dell’itinerario della Caritas di padre Gaetano Greco
Una sera presso la mia comunità si presenta un giovane, ricordavo il
suo volto ma non il suo nome, al vedermi si illumina in viso e mi dice:
«Padre Gaetano sono dieci anni che ho cercato in tutti i modi di
rintracciarti e finalmente ci sono riuscito. Non ho bisogno di nulla.
Sto lavorando e sono felice con la famiglia che ho costruito. Volevo
solo incontrati, ringraziarti per essere stato presente in un momento
difficile della mia vita. Mi hai fatto riscoprire la fede con tutto ciò
che essa comporta. Ora sono un uomo sereno». Questa terza domenica di
Quaresima offre tre immagini che ritornano quotidianamente quando
incontro gli adolescenti e i giovani dell’Istituto Penale Minorile: la roccia, i mariti della donna e l’acqua. Gesù, stanco e affaticato, incontra la Samaritana
che attinge dal pozzo di Giacobbe e le chiede dell’acqua. Non c’era
molto simpatia tra giudei e samaritani e Gesù provoca con quella sua
richiesta il sarcasmo della donna. Ma il Signore coglie la sfida
lanciatagli dalla donna per dialogare con lei. Infatti non risponde
direttamente alle sue provocazioni ma sfrutta gli elementi di quella
situazione specifica per mostrare alla donna la povertà della sua
esistenza. Ella ama più uomini ma non incontra l’Amore.
Lì dove attinge l’acqua vecchia
delle sue false illusioni trova la salvezza che non delude. Il cuore
indurito della donna che ha sempre sete perché non permette alla vera
acqua di infiltrarsi è aperto da un incontro nuovo. Quell’uomo non la
giudica, non la offende, ma le mostra la transitorietà di quello che
pensa sia il suo bene. Il Salvatore convince la Samaritana perché si
sente accolta. Gesù si è fermato stanco ma l’importanza di
quella persona che incontra è centrale nel suo atteggiamento. Egli
mette in secondo piano la sua fatica e la domanda che le rivolge
inaugura una relazione di reale ascolto delle paure e dell’angoscia
della donna, che comprende la straordinaria e gratuita offerta di quel
“giudeo”. Infine quando Gesù le mostra di conoscere tutto di lei, anche
lo spazio buio della sua esistenza che celava per vergogna: «Hai avuto
cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito», apre totalmente
il suo cuore indurito dalla consuetudine, dalla società, dalla cultura
al vero e a Cristo. E, travolta dalla Misericordia e dall’Amore che non
la rende più schiava di nessuno né del proprio egoismo, sente la gioia
di poter divenire strumento di comunicazione di quanto essa ha ricevuto
per gli altri: «L’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente
d’acqua che zampilla per la vita eterna». Così la sua corsa verso il
villaggio per gridare agli altri la gioia di aver incontrato qualcuno
che si è fermato a parlare con lei rispettandola come persona e
valorizzando la sua realtà di donna amata da Dio: «Venite, ho
incontrato Gesù».
Così noi, impegnati nella testimonianza della
carità, non dobbiamo mai perder di vista che lo scopo della nostra
azione è mostrare all’altro Gesù vivo e vero che cammina in mezzo a
noi. Annunciare la speranza che non delude permetterà al guscio di
pietra che riveste a volte il cuore dell’uomo di aprirsi e mostrare i
tesori che ogni uomo ha dentro di sé: «Batterai sulla roccia: ne uscirà
acqua e il popolo berrà».
Aiuto alla riflessione personale
Sono
leale nel mio incontro con Cristo? Il mio incontro con l’altro è nel
rispetto della sua libertà? Colgo nelle situazioni quotidiane gli
elementi per saper parlare con l’altro?
Fonte: www.romasette.it
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