Articoli & Rubriche Roveto Ardente Quale Natale vogliamo celebrare?

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  • angelika : buona giornata a tutti preghiamo per la convertire il cuore dei nostri fratelli e sorelle
  • maria81 : Buongiorno a tutti,oggi voglio pregare per tutte le persone che sono tristi per i loro cari in ospedale perche' anche loro soffrono tanto,Vergine Madre stai vicino a loro.
  • maria luigia : Sorelle e fratelli carissimi, stamani prego per tutti quelli che affrontano una dura prova, soffusi di tristezza e di scoramento per l'ingrata vita, che ci tortura. Affidiamoci nella preghiera a Maria, madre di grande misericordia: che ci insegni ad avere cieca fiducia in Dio. La vera gioia nasce dalla certezza di essere amati sempre, in ogni momento, dal Signore DIO. Mi affiderò completamente a Lei e mi lascerò avvolgere dal suo amore. AMEN, M.Luigia
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevò a Te
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevo a Te.
  • giona29 : vi chiedo una preghiera per me che devo andare in ospedale per una visita
  • marypoppins : Cara Amelia...il Signore voglia accettare la mia umile preghiera anche per le tue intenzioni. coraggio!
  • 35amelia : cari fratelli e sorelle, vi chiedo con tutto il cuore di unirvi a me nella preghiera,e a quanti già lo fanno, per una famiglia molto provata dalla malattia, e che il capo famiglia si sta spegniendo sempre più. Il dolore ci abbatte, ma se rimaniamo uniti a Gesù che ha vinto la morte, sicuramente riusciremo ad affrontare la situazione con un altro spirito, anche se la morte è difficila da accettare. Vi ringrazio tutti quanti e DIO ci benedica.
  • dorina : Signore Gesù fa ch'io possa essere nelle tue mani liquida penna, e che l'inchiostro attinga al Soffio del tuo Spirito
  • luigien : Preghiera a S. Ubaldo. Ti preghiamo, o Signore, di concederci benignamente il tuo aiuto, e per l'intercessione del Beato Ubaldo, tuo Confessore e Pontefice, stendi sopra di noi la tua protezione contro le molteplici insidie del nemico. Pater - Ave - Gloria

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“Se Tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Isaia 63,19). E’ il grido del profeta Isaia, ma è anche l'invocazione dell’uomo di ogni tempo, che grida al cuore di Dio.
 
E Dio ha risposto. “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” ( Gal 4,4).
“… e il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi!” (Giov 1,14).
 

“Se Tu squarciassi i cieli…” Solo la grazia della condiscendenza paterna, qual è quella di Dio, ha percorso i cieli. Dio lo ha fatto con una Parola detta e con un’indicibile gratuità d’amore.

Il Verbo, il Figlio del suo Amore, è venuto a svelarci il volto del Padre. Tutto è stato fatto per amore! “Così Dio ha tanto amato il mondo da dare a noi il suo Figlio unigenito” (Rom 8,31). Cosa poteva darci di più e di meglio?
Nel Natale del Signore Gesù, Verbo eterno del Padre, l’umanità che aveva gridato come il profeta Isaia, l’umanità che grida ancora, si sente amata, come travolta da un’onda appassionata di amore. Dio ascolta sempre il grido del povero, e nel Figlio che ci dona, diventiamo figli anche noi, figli suoi. Essere figli di Dio è il titolo della massima dignificazione dell’uomo. Ed è subito luce.
Tutta la vita è una attesa di luce. Noi aspettiamo non la luce che sorgerà domani, ma la “LUCE” che illumina tutti i giorni e tutte le notti. Questa luce che dona senso a tutte le cose ha un nome: si chiama Gesù Cristo, Figlio che il Padre ci ha donato, il Figlio del suo Amore.
Leggendo le cronache di ogni giorno, talvolta possiamo avere l’impressione che il mondo sia sfuggito dalle mani di Dio. Tutti siamo tentati di dire: “ ma allora vince la guerra, l’odio, l’egoismo più sfrenato?” No! Non è possibile. Dio, il Padre, non vuole perdere l’uomo che ha fatto a sua immagine e somiglianza. Quando lo ha creato gli ha impresso qualcosa di Sé che con il peccato si è offuscato, ma che la venuta del Suo Figlio ora fa riemergere dal profondo di noi stressi attraverso la Grazia e il dono dello Spirito.
Dio non rinuncia al sogno del suo amore per l’uomo: ha squarciato i cieli ed è venuto!
Nel mondo non c’è soltanto sangue che scorre, odio che esplode, egoismo che divora. C’è anche e soprattutto una Parola che Dio ha scritto indelebilmente: Gesù. Proprio per questo nel mondo c’è anche la storia di un amore vero, autentico: la storia, così ricca e carica di segno salvifico da destare stupore e gioia. Questa storia è quella di Cristo Gesù che comincia con l’Incarnazione. Egli è sceso, ascoltando il grido dell’uomo.
Milioni e milioni di uomini e donne hanno incontrato Gesù, lo hanno sentito vivo, ne sono rimasti affascinati. Milioni e milioni di persone insieme a Lui hanno affrontato la malattia, la persecuzione, il martirio, la morte, conservando nel cuore serenità e speranza. Perché? Perché Gesù, non è soltanto un uomo, un povero uomo, un fragile uomo: è Dio, che squarciando i cieli, si è fatto uomo, per tenderci la mano, per dirci che siamo suoi amici amati e salvati.
La venuta del Signore Gesù, il Padre l’aveva preparata con cura ed amore lungo il corso dei secoli, attraverso la storia di un popolo, quello di Israele: dal libro della Genesi fino all’ultimo dei profeti il Padre ha tracciato una traiettoria che puntava direttamente alla venuta del suo Figlio diletto in mezzo a noi. Passarono i secoli, poi arrivò il tempo della pienezza ( Gal 4,4), ed Egli venne per portarci con la sua Presenta il lieto annuncio, ossia il Vangelo della nostra liberazione e della nostra salvezza.
Tuttavia con la venuta storica di Gesù, l’attesa non finisce, anzi si acuisce, si fà più forte. Egli è l’eterno atteso e cercato e il “mai” sufficientemente posseduto!
E ancora l’umanità implora dicendo: “…se Tu squarciassi i cieli e scendessi!”
Quale attesa?
Quella di cui parla il libro delle Rivelazioni, diversamente conosciuto, come il libro dell’Apocalisse: “…e tergerà le lacrime dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate” ( Apoc 21,4). Per questo la Chiesa non ha mai cessato di pregare dicendo: Maranathà, cioè, Vieni Signore Gesù!
Mentre il tempo logora tutte le speranze, Il Signore rimane l’unica speranza. Mentre si consumano i secoli e anche i millenni, Dio resta perennemente giovane, bello di una bellezza incommensurabile, e conserva la freschezza di un fiore, di un’aurora, di una sorgente zampillante. Mentre le ricchezze manifestano il loro volto fragile e deludente, il Signore ci stupisce ancora con la sola, con la pura, con la totale povertà di Betlem.
Spesso le nostre parole sono stantie e deludenti e perfino logore. Ma dentro di noi resta sempre una fiamma di speranza e riemerge un bisogno irrefrenabile di luce, riaffiora una intensa attesa di qualcuno: l’attesa di Lui che farà cieli nuovi e terra nuova e che ci farà vedere il Volto del Padre, che viene ad asciugare le lacrime dei suoi figli, perché la sofferenza e la morte non li abbia più a ghermire.
In tal modo il Natale che ci accingiamo a celebrare cessa di essere il ricordo di un evento, e diventa la nostalgia di una nuova attesa che riempie il nostro oggi di speranza e di creatività.
Questa attesa non è alienante, non è una fuga dalla realtà, anzi, è un maggiore radicamento nella storia, perché la riempie di speranza e di futuro.
In qualche modo possiamo quasi affermare che per un cristiano è sempre Natale.
Ogni Natale è sempre nuovo, perché rinnova la nostalgia di una nuova attesa:
Maranathà, Vieni Signore Gesù!

Padre Augusto Drago.

 

 

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