Articoli & Rubriche Roveto Ardente Natale: gioia di Dio per l'uomo

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  • maria81 : Buongiorno a tutti,oggi voglio pregare per tutte le persone che sono tristi per i loro cari in ospedale perche' anche loro soffrono tanto,Vergine Madre stai vicino a loro.
  • maria luigia : Sorelle e fratelli carissimi, stamani prego per tutti quelli che affrontano una dura prova, soffusi di tristezza e di scoramento per l'ingrata vita, che ci tortura. Affidiamoci nella preghiera a Maria, madre di grande misericordia: che ci insegni ad avere cieca fiducia in Dio. La vera gioia nasce dalla certezza di essere amati sempre, in ogni momento, dal Signore DIO. Mi affiderò completamente a Lei e mi lascerò avvolgere dal suo amore. AMEN, M.Luigia
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevò a Te
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevo a Te.
  • giona29 : vi chiedo una preghiera per me che devo andare in ospedale per una visita
  • marypoppins : Cara Amelia...il Signore voglia accettare la mia umile preghiera anche per le tue intenzioni. coraggio!
  • 35amelia : cari fratelli e sorelle, vi chiedo con tutto il cuore di unirvi a me nella preghiera,e a quanti già lo fanno, per una famiglia molto provata dalla malattia, e che il capo famiglia si sta spegniendo sempre più. Il dolore ci abbatte, ma se rimaniamo uniti a Gesù che ha vinto la morte, sicuramente riusciremo ad affrontare la situazione con un altro spirito, anche se la morte è difficila da accettare. Vi ringrazio tutti quanti e DIO ci benedica.
  • dorina : Signore Gesù fa ch'io possa essere nelle tue mani liquida penna, e che l'inchiostro attinga al Soffio del tuo Spirito
  • luigien : Preghiera a S. Ubaldo. Ti preghiamo, o Signore, di concederci benignamente il tuo aiuto, e per l'intercessione del Beato Ubaldo, tuo Confessore e Pontefice, stendi sopra di noi la tua protezione contro le molteplici insidie del nemico. Pater - Ave - Gloria

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Natale: gioia di Dio per l'uomo Stampa E-mail
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Ecco un'altra meditazione che ci aiuta a comprendere il mistero del Santo Natale inviataci dal nostro fra Augusto Drago, da tutti conosciuto come "Settimo". Padre Augusto appartiene all’Ordine dei Frati Minori Conventuali, anziano del Rinnovamento nello Spirito al quale aderisce nel 1975, vive e opera ad Assisi presso il Sacro Convento di san Francesco. Fondatore della Comunità Adveniat Santa Maria in Arce (Assisi) è esorcista della sua diocesi, insegna Sacra Scrittura all’Istituto teologico di Assisi. È autore di preziosi testi di spiritualità, alcuni dei quali fondamentali alle origini del RnS.

 

Il profeta Sofonia, nella terza domenica di Avvento ci ha descritto la gioia di Dio per il suo popolo, e quindi per l'uomo, con un'enfasi carica di entusiasmo: “Esulterà di gioia per te il Signore, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida dì gioia, come nei giorni di festa “(Sof 3,17-18). Ciò che colpisce profondamente in queste parole è che: non l'uomo gioisce per il suo Dio, ma Dio gioisce, esulta, si rallegra, fa festa per l'uomo! Ermes Ronchi, in una sua rilettura, addirittura immagina, quasi poeticamente, che Dio danzi di gioia per l'uomo, organizzi una festa per la Sua più splendida creatura. Torna subito in mente il Salmo 8: “Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure lo hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani.”(Sal 8,4-6).

Il mistero del Natale, dell'Incarnazione del Logos divino, del figlio di Dio e Dio Egli stesso, và letto sotto questa prospettiva. Nel farsi carne, Dio viene a completare, a rendere visibile, concreta, tangibile, la sua gioia di stare, da uomo, in mezzo agli uomini. Certo, Egli è venuto per la nostra redenzione e per la nostra salvezza, a causa della situazione peccaminosa in cui si trovava la nostra carne, ma l'Incarnazione ci sarebbe stata lo stesso anche se l'uomo non avesse peccato.

Perché Dio si è fatto uomo? Questa domanda ha occupato la mente di tanti Padri della Chiesa: da Ireneo, Atanasio, Gregorio Nazianzeno, Massimo il Confessore fino ad arrivare alle grandi scuole del medioevo, quella di sant'Anselmo da Aosta, quella di Duns Scoto e quella di san Tommaso. C'è chi risponde affermando che Dio si è fatto uomo per la nostra redenzione e per la nostra salvezza, c'è invece chi pone, come Duns Scoto, l'accento sulla gloria di Dio donata all'uomo. Scoto libera l'Incarnazione da un legame troppo esclusivo con il peccato dell'uomo e le assegna come motivo primario, la gloria di Dio. Afferma infatti: Dio decreta l'Incarnazione del Suo Figlio per avere qualcuno fuori di sé che lo ami in modo sommo e degno di sé.

Lasciamo da parte le grandi dispute teologiche ed accostiamoci al mistero con il cuore stupito ed adorante. Anche perché per la Bibbia la cosa più importante non è, come per i filosofi greci, che Dio sia amato, ma che Dio ama ed ama per primo (cf. 1Gv 4,10.19).
Nel Credo c'è una frase che a Natale si recita in ginocchio:  “ per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo…”. Di solito poniamo l'accento sulla seconda parte della proposizione: “e per la nostra salvezza” includendo in essa anche la prima. Forse dovremmo cambiare ottica e dare maggiore rilievo alla prima parte: “per noi uomini” assorbendo in essa la seconda.

Il peccato, infatti, è qualcosa di negativo, avvenuto dopo la creazione e non voluto dal piano di Dio che aveva fatto tutto per la vita e nulla per la morte !( cf Sap 2,23-24)
A Natale, quando viene alla luce Gesù Bambino, Dio Padre ha Qualcuno da amare in misura infinita, perché Gesù è uomo e Dio insieme. Ma non solo Gesù, anche noi insieme con Lui! Noi siamo inclusi in questo amore, essendo diventati membra del corpo di Cristo, “figli nel Figlio”. Ce lo ricorda lo stesso Prologo di Giovanni: “A quanti l'hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio”.

Per rimanere felice della Sua creatura più bella, Dio, il Padre, ripara ogni cosa con il suo Amore. La venuta del Figlio di Dio in mezzo a noi era prevista nel piano di Dio come momento massimo della dignificazione dell'uomo, e tale rimane come scopo principale. Solo dopo il peccato essa fu voluta da Dio anche come espiazione del nostro peccato.
Con la passione, morte e resurrezione di Gesù, Verbo fatto carne, la gioia del Padre per noi uomini è tornata a sfavillare: siamo accolti dal sorriso di Dio e dalla sua gioia incontenibile perché il Suo piano, per dirla con il profeta Isaia, resta assolutamente valido. Basta rileggere il Vangelo da questo punto di vista. Quanta gioia Gesù dona al Padre per ogni peccatore che ritorna a Lui! La stessa parola “Vangelo” non significa lieto annuncio? Quale annuncio?

Questo: che siamo salvati, certo, ma anche e soprattutto che siamo tornati ad essere il motivo della gioia di Dio, ridonatoci da Gesù, nostro fratello.

Da questo punto di vista, l'immagine che mi porto sempre nel cuore è la scena descritta nel Cantico dei Cantici (2,8 e seg.). La sposa sente i passi del Diletto che, balzando sulle colline viene a lei: “Una voce! Il mio diletto! Eccolo vien saltando per i monti, balzando per le colline...Ora parla il mio Diletto e dice: Alzati, amica mia, mia bella e vieni! L'inverno è già passato, è cessata la pioggia, se ne è andata, i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato…”.   La Sposa è l'umanità, ognuno di noi. Il Diletto è Lui il Dio che viene: Egli è raffigurato nell'atto di scendere verso l'uomo, verso di noi. Viene balzando, intonando una danza d'amore per l'uomo a cui torna a dire: “Alzati mia sposa…, il tempo del canto è tornato…”.  Bella e commovente questa visione del Natale!

Dio viene a noi con passi di danza e di gioia, per ricordarci che siamo “Belli” e che finalmente è ora di risorgere! Risorgere dal torpore, indotto dalla Sua assenza e dal peccato!

Pertanto i profumi della primavera ora ci avvolgono e il canto di lode e di ringraziamento sgorga, come impensato dono dello Spirito, nel nostro cuore, ritornato finalmente ad essere capace di amare!

Se le cose stanno così, dove potremo mai trovare la vera sorgente della nostra dignità? Benedetto XVI ce lo ricorda. Egli in uno dei suoi recenti discorsi domenicali ha affermato “La sorgente della dignità dell'uomo non ha altra scaturigine se non da Dio”

Se l'uomo esclude Dio dalla sua vita, ha escluso da sé la fonte della sua stessa dignità!
Nell'omelia di Natale Leone Magno ci ribadisce tutto questo: “Ricordati o uomo della tua dignità, e ricordati che sei divenuto consorte della divina natura…  .Ricordati di quale Capo e di quale Corpo sei membro.  Ricordati che sei stato strappato dal potere delle tenebre e sei stato trasportato nella luce e nel Regno di Dio”.

In che cosa risiede la dignità dell'uomo?

La risposta è semplice, ce lo dice la Parola del Signore: l'uomo è immagine e somiglianza di Dio!

Qui risiede la pienezza del mistero del Natale. Colui che, per natura, è Immagine del Padre, viene a ricostruirla nell'uomo perché l'uomo ritorni ad essere se stesso! L'umanizzazione di Dio, comporta allora, non solo la divinizzazione dell'uomo, ma anche la sua ritrovata umanizzazione!

Oserei definire il Natale del Signore come il giorno in cui l'uomo ridiventa sè stesso: immagine e somiglianza di Dio!

Che senso possiamo dare a questa riflessione?
Noi non vogliamo essere di quelli che riducono il Natale ad una poesia, ad una celebrazione sentimentalista, oppure ad un estetismo liturgico, né tanto meno vogliamo appartenere a quella categoria di persone che si illudono di celebrare il Natale solo riempiendo di luci le vetrine e le strade, o facendo finta di vivere un momento magico, passato il quale, tutto ritorna come prima. E nemmeno vogliamo celebrarlo come la commemorazione o l'anniversario della nascita di Cristo.

Il Natale è il mistero di Dio e dell'uomo: mistero fatto di amore, di incontro, di gioia reciproca. Dio e l'uomo che s'incontrano per dirsi la parola che ha il sapore dell'eternità: TI AMO!

Ti amo! Questo verbo, per diventare efficace ha bisogno di essere tradotto con “dare”. Dare è la concretizzazione dell'amore. Dare a Dio e dare all'Uomo: due cose che non possono assolutamente essere separate,  perché: “qualunque cosa avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avrete fatto a me”

Dal verbo dare/amare nasce la vita, quella vera, autentica, vissuta senza egoismi né ipocrisie, la vita pura e semplice che canta e danza al suono di una musica che il Verbo di Dio, a Natale, ci porta dal Cielo.

Quale deve essere allora la nostra risposta al messaggio del Natale?
Il canto natalizio Adeste fideles dice: “Come non riamare uno che ci ha amato tanto?” Si possono fare tante cose per solennizzare il Natale, ma la cosa più vera e più profonda ci è suggerita da queste parole!

Un pensiero sincero di gratitudine, di commozione e di amore per Colui che è venuto ad abitare in mezzo a noi, è il dono più squisito che possiamo dare al Bambino Gesù, l'ornamento più bello intorno al Suo presepio.

L'Amore è il perché ultimo dell'Incarnazione: “Ecco, Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo!”(Mt 28, 20).

Auguro a tutti, di poter e voler essere profeti di vita, in un mondo che, pur desiderando appassionatamente di vivere, muore per perdita di senso e di dignità.  Vi auguro di essere profeti di luce, in un mondo che ha scelto di vivere nelle tenebre. Vi auguro di essere profeti di gioia per potere danzare con Dio, sillabando con il canto, le note dell'eternità.

Padre Augusto Drago

 

 

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