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(Fonte non specificata)
Questa storia è vera per
la prima parte, mentre la seconda ne è un possibile proseguimento,
suggerito dalla fede e dal cuore di chi scrive, liberamente
interpretabile da chi legge, purché resti emblematica nel suo contenuto
che vuol essere comunque educativo.
C'era una volta un bambino (oggi non è più quel bambino perché è
regolarmente cresciuto) di nome Lorenzo, piccolo mulatto, birichino,
occhi pieni di curiosità, denti bianchissimi nella bocca sorridente,
voglia continua di correre e giocare, fantasioso, spericolato, sempre
protetto dal vigile Angelo Custode.
E non c'era solo quel bambino,
c'era anche un castello, dove il bimbo andava a giocare e dove
l'aspettavano tante zie che se lo contendevano per appagare tutti i
suoi desideri e raccontarsi poi le sue prodezze.
Nel castello
c'era una piccola chiesa, perché le zie che lo custodivano erano delle
suore secolari che sapevano coniugare la consacrazione al Signore
l'amore materno ad ogni piccola creatura.
Ed ecco che un giorno,
nel mezzo del gioco, mentre il bimbo corre calciando il pallone, nel
corridoio accanto alla piccola chiesa la voce della zia "Annamalia", la
madrina di battesimo, chiama: "Lorenzo, vieni a conoscere Gesù".
Così
Lorenzo scende per la prima volta i gradini della chiesetta ed entra
nel vano sacro, dove gli viene mostrato Gesù nel grande crocifisso
appeso alla parete sopra l'altare.
Il bimbo alza gli occhi e vede
i piedi forati dal chiodo, sovrapposti e sanguinanti. Ecco quello è
Gesù e lui gli manda bacetti con la mano, rammaricandosi di non poterlo
raggiungere, impotente a togliergli quei chiodi che forano i piedi e le
mani fino a farli sanguinare.
Cominciò così il suo amore per Gesù, un misto di ammirazione e compassione che si rinnovava ad ogni nuova visita.
Per
Lorenzo era un grosso sacrificio lasciare il gioco per andare a
rivedere Gesù, ma ne valeva la pena... specialmente dopo che aveva
assaggiato il "Pane di Gesù", che zia Annamaria aveva preso da un
armadietto della sacrestia, e dopo aver saputo che la casa di Gesù era
nel tabernacolo di marmo, proprio sotto la grande croce da cui Gesù non
poteva discendere. In braccio alla madrina lui però poteva baciare la
porticina di quella "casa" e stabilire con Gesù una grande amicizia,
più importante di quella che aveva con i suoi compagni della Scuola
Materna.
Ma il cuoricino di Lorenzo soffriva per quei grossi
chiodi che non sapeva come fare a togliere perché Gesù potesse guarire
e scendere dalla croce. Una volta che zia Roberta si ferì un piede e
mostrò al bambino la ferita, egli si slanciò a baciarlo per farlo
guarire come avrebbe voluto fare con Gesù.
Passò il tempo e venne
il grande momento: una scala era rimasta abbandonata in chiesa con
qualche attrezzo, come quelli che usava papà Mario per i lavori di
casa. Lorenzo non aspettava altro! Ormai era abbastanza alto e forte
per sollevare la scala, avvicinarla al grande crocifisso, prendere gli
attrezzi e salire fino in alto. Ora finalmente poteva "lavorare" per
togliere quei chiodi ai piedi e alle mani di Gesù.
Lavora, smuovi,
tira... e uno! Poi due, ma il terzo che fatica! Non si arrese: tirò
finché anche quello fu divelto, ma intanto la scala oscillò e si piegò
all'indietro.
Un grido: "Gesù!". Una risposta: "Lorenzo!".
E
mentre il bimbo stava perdendo l'equilibrio, stava cadendo indietro, le
mani libere di Gesù lo afferrarono e lo portarono in posizione sicura.
Lorenzo, ignaro del pericolo corso, esultava di gioia: Gesù finalmente
aveva parlato!
Le zie intanto cercavano il bambino e lo trovarono sulla scala sorridente.
"Lorenzo che hai fatto?"
"Non ha più i chiodi! E Gesù mi ha risposto!".
Zia
Ilva sale subito sulla scala e va a prendere il bambino, lo riconduce a
terra illeso, fra la grande gioia di tutte le zie dal cuore materno che
per lui hanno trepidato e stentano a capire che cosa è successo.
In
realtà nessuno mai capì bene la cosa, solo Lorenzo sapeva che Gesù non
aveva più i chiodi perché lui glieli aveva tolti e poi era felice
perché Gesù gli aveva parlato come ad un vero amico.
Quando
Lorenzo crebbe e diventò un uomo, non si sa cosa fece nella vita: forse
divenne papà ed ebbe dei figli; forse partì missionario ed andò a fare
del bene ad altri bambini. Comunque siano andate le cose, Lorenzo ebbe
sempre tanto amore per Gesù ed insegnò ai bambini ad amarlo tanto.
Così il mondo divenne più buono.
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