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Il 3 ottobre 1226 moriva Francesco d’Assisi, un uomo straordinario che dopo aver
trascorso una gioventù mondana testimoniò in maniera radicale il Vangelo,
l’amore per Cristo e per la Chiesa.
Per le sue opere di carità, il suo
zelo missionario e la sua passione nella contemplazione, appena due anni dopo la
morte venne dichiarato santo da Papa Gregorio IX. Pio XII lo proclamò patrono
d'Italia il 18 giugno 1939, e il 4 ottobre di ogni anno si celebra la sua festa.
Per comprendere l’attualità della testimonianza francescana e
soprattutto evitare gli equivoci che descrivono San Francesco come un
“contestatore hippy”, ZENIT ha intervistato il francescano fr. Pietro
Messa, Preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani presso la
Pontificia Università Antonianum di Roma.
Il Santo Padre Benedetto XVI il 31 agosto, parlando ai
sacerdoti di Albano, ha detto che San Francesco, “non era solo un ambientalista
o un pacifista. Era soprattutto un uomo convertito”. Il Papa ha anche detto che
Francesco “prima era quasi una specie di play-boy”. Poi, ha sentito la
voce del Signore: “Ricostruisci la mia casa”, e man mano ha capito cosa voleva
dire “costruire la casa del Signore”. Ci spiega che cosa intendeva dire il
Pontefice?
Fr. Pietro Messa: Benedetto XVI conosce la storia e il
pensiero francescano avendo fatto la sua tesi di abilitazione per l’insegnamento
sulla teologia della storia nel pensiero di uno dei principali agiografi di san
Francesco, ossia san Bonaventura da Bagnoregio. Proprio attingendo da questa sua
conoscenza, sia nel discorso ai sacerdoti della diocesi di Albano, sia nella
lettera al vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino, in occasione del
ventesimo anniversario dell'incontro interreligioso di preghiera per la pace
voluto da Giovanni Paolo II (27 ottobre 1986), Benedetto XVI ha messo in guardia
da un «"abuso" della figura di san Francesco» – con la conseguenza di «tradire
il suo messaggio» –, indicando come chiave di lettura della vicenda del Santo di
Assisi il colloquio con il crocifisso della Chiesa di San Damiano. Con tale
richiamo il Papa vuole invitare a leggere la vicenda di frate Francesco d’Assisi
con l’interpretazione giusta, che è quella della conversione al Vangelo.
Possiamo dire che come il 22 dicembre 2005 nel discorso alla Curia romana ha
evidenziato l’importanza di una corretta ermeneutica per leggere il Concilio
Vaticano II, così mediante questi interventi ha sollevato la problematica
dell’interpretazione del messaggio francescano, che prima di tutto è un richiamo
forte a vivere secondo la forma del Santo Vangelo.
Riguardo alla
conversione di Francesco dobbiamo dire che egli prima di tutto era il figlio di
Pietro di Bernardone, ossia il figlio di un mercante che sapeva leggere,
scrivere e fare i conti; tuttavia il suo desiderio era quello di diventare
cavaliere e per raggiungere tale scopo assumeva il comportamento dei cavalieri
mediante una vera e propria ideologia cavalleresca. Nell’adesione al Vangelo
tale ostentazione di un comportamento cavalleresco verrà abbandonata e resterà
una cultura cortese che caratterizzerà le sue relazioni, non solo con gli
uomini, ma anche con le creature, come mostra il Cantico delle creature.
Nella pubblicistica moderna e nell'immaginario collettivo San
Francesco è descritto come un giovane ribelle, un pacifista hippy, un
no global, un ecologista radicale, mentre la storia ci descrive una
persona umile, ubbidiente, innamorata di Cristo, animato da un incendiario
fervore missionario, un radicale sostenitore dell'Eucaristia. Qual è la
verità?
Fr. Pietro Messa: Come sempre accade, così anche per san
Francesco lungo i secoli si sono formate diverse immagini, dovute ad altrettante
letture della sua vita: chi ha evidenziato la dimensione mistica e chi
l’attività sociale, chi la vena poetica e chi la risonanza ecclesiale, chi la
posterità artistica e chi il valore politico. A volte alcune di queste immagini
sono persino contrastanti tra di loro, come ad esempio quella che lo vuole
iniziatore dell’arte rinascimentale e chi invece lo definisce una persona senza
cultura. Purtroppo lungo la storia – visto la sua grande forza simbolica – non
si è esitato a strumentalizzarlo per i propri fini, manipolandone le fonti.
Conoscere Francesco d’Assisi – come per ogni cosa – richiede la fatica e
l’impegno di vivere l’alterità, ossia l’incontro con l’altro. Concretamente per
san Francesco ciò significa studiare i suoi Scritti e le diverse fonti
agiografiche, tenendo conto di tutte le scienze necessarie per lo studio di un
santo medievale: ci sono molte persone che in autorevoli centri di ricerca –
come la Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia
Università Antonianum (cfr. http://www.antonianum.ofm.org/studimedievali/informazioni.html)
– passano la loro vita a studiare la vicenda di san Francesco. Rifuggendo dagli
slogan, in base agli studi più recenti risulta che per Francesco d’Assisi – come
scrive nel suo Testamento – centrale è la misericordia intesa come
partecipazione dell’amore misericordioso di Dio. Altro fatto molto importante
emerso sempre dalle ultime ricerche è la grande importanza della liturgia nella
sua formazione (cfr. http://www.30giorni.it/it/articolo.asp?id=9301).
Anche nel rapporto con l'Islam, è vero che Francesco si dimostrò
molto aperto e dialogante, ma si mosse con l'intento di far conoscere e portare
Cristo nel cuore dei musulmani?
Fr. Pietro Messa: Quando ci si
relaziona con una persona, anche quando si tratta di un santo, si deve avere
l’onestà intellettuale – o passione per la verità, per dirlo con le parole di
Benedetto XVI – di non gettare su di lei le nostre proiezioni. Né l’ecologia, né
l’ecumenismo e neppure il dialogo interreligioso erano problemi di san
Francesco: sono temi propri della nostra epoca. Quindi è un grande errore fare
una fusione-con (ossia con-fusione) tra le nostre problematiche e quelle di san
Francesco; prima di tutto bisogna distinguere e, parafrasando il Vangelo, dare a
san Francesco quello che è di san Francesco e a noi quello che è proprio dei
nostri tempi. Il racconto della visita di san Francesco in Oriente è complesso e
in gran parte ancora da approfondire; da quello che traspare dalle fonti risulta
che ciò che lo spinse a tale gesto fu sia la volontà di predicare il Vangelo, ma
anche il desiderio del martirio.
Tra i santi eucaristici Francesco
viene indicato come tra i più efficaci, perché si batté con successo per far
riconoscere la presenza viva di Gesù nell'ostia. Ci racconta qualcosa in
proposito?
Fr. Pietro Messa: Nel 1215 ci fu il Concilio Lateranense
IV, che diede risalto all’Eucaristia, e negli scritti di Francesco si riflettono
tali idee. Egli per descrivere ciò usa il binomio “vedere e credere”. Il
pensiero di Francesco in merito è molto semplice e consequenziale: solo la
visione del Padre risponde pienamente alle domande dell’uomo, e chi ci mostra il
Padre è Gesù. Tuttavia per vedere Gesù nella sua pienezza è necessaria l’azione
dello Spirito Santo: infatti i discepoli vedevano con gli occhi della carne
l’umanità di Gesù, ma con l’azione dello Spirito Santo riconoscevano la sua
divinità. Ugualmente, noi possiamo vedere corporalmente il pane e il vino
consacrato, ma è lo Spirito Santo che ci fa riconoscere la presenza reale di
Gesù. Importante è che per Francesco il credere non elimina il vedere, ma è un
vedere più profondamente, o per dirlo in altre parole è riconoscere una Presenza
che è la compagnia di Dio all’uomo.
Perché Francesco non divenne mai
sacerdote?
Fr. Pietro Messa: Bisognerebbe chiederlo a lui! Nei suoi
scritti egli si colloca tra i chierici e alcune fonti abbastanza autorevoli ci
dicono che era diacono. Soltanto alcune fonti molto tardive e senza una
tradizione precedente narrano che un angelo apparve a san Francesco con
un’ampolla piena di acqua limpida dicendogli che la vita di un sacerdote deve
essere così integra; secondo questa fonte davanti a tale affermazione il Santo
non volle diventare sacerdote. Tale racconto è un caso di un uso in un certo
senso strumentale di san Francesco: si usa la sua autorevolezza per narrare il
presente di chi scrive e in questo caso è il problema della moralità dei
sacerdoti. Tenendo conto di ciò, non meraviglia che tale racconto sia
raffigurato davanti a uno degli inginocchiatoi della sacrestia della Basilica di
Santa Maria degli Angeli in Assisi: un simile dipinto richiamava colui che si
preparava alla celebrazione eucaristica gli impegni del suo ministero
sacerdotale.
Qual è l'attualità di San Francesco per giovani di
oggi?
Fr. Pietro Messa: Francesco ha vissuto e di conseguenza
mostrato che nel vivere secondo la forma del Santo Vangelo sta la risposta
adeguata al desiderio di eterna giovinezza presente in ciascuno di noi. Negli
ultimi anni della sua vita a La Verna, egli ha scritto le lodi al Dio Altissimo
ancora conservate manoscritte nella Basilica di San Francesco di Assisi. In tale
scritto rivolgendosi a Dio tra le altre cose egli dice: “Tu sei bellezza”. Non
la bellezza dell’estetismo, ma la bellezza che salva il mondo, ossia quella
della misericordia di Dio rivelataci da Gesù. In questo caso possiamo dire
realmente che il bello è lo splendore del vero e tutto questo Francesco lo ha
cantato nel Cantico delle creature.
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