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  • maria81 : Buongiorno a tutti,oggi voglio pregare per tutte le persone che sono tristi per i loro cari in ospedale perche' anche loro soffrono tanto,Vergine Madre stai vicino a loro.
  • maria luigia : Sorelle e fratelli carissimi, stamani prego per tutti quelli che affrontano una dura prova, soffusi di tristezza e di scoramento per l'ingrata vita, che ci tortura. Affidiamoci nella preghiera a Maria, madre di grande misericordia: che ci insegni ad avere cieca fiducia in Dio. La vera gioia nasce dalla certezza di essere amati sempre, in ogni momento, dal Signore DIO. Mi affiderò completamente a Lei e mi lascerò avvolgere dal suo amore. AMEN, M.Luigia
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevò a Te
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevo a Te.
  • giona29 : vi chiedo una preghiera per me che devo andare in ospedale per una visita
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  • 35amelia : cari fratelli e sorelle, vi chiedo con tutto il cuore di unirvi a me nella preghiera,e a quanti già lo fanno, per una famiglia molto provata dalla malattia, e che il capo famiglia si sta spegniendo sempre più. Il dolore ci abbatte, ma se rimaniamo uniti a Gesù che ha vinto la morte, sicuramente riusciremo ad affrontare la situazione con un altro spirito, anche se la morte è difficila da accettare. Vi ringrazio tutti quanti e DIO ci benedica.
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Perde quota la filosofia di San Tommaso? Stampa E-mail
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ROMA, mercoledì, 8 novembre 2006 (ZENIT.org).
Tra le diverse novità che l'inizio del nuovo anno accademico nelle Università e negli Atenei Pontifici romani reca solitamente con sé vi è stata l'attivazione, nella Facoltà di Filosofia dell’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”, di un corso di specializzazione nel pensiero di San Tommaso d’Aquino.
A questo proposito, ZENIT ha intervistato il filosofo Jesús Villagrasa, L.C., per conoscere qual è lo stato attuale della filosofia tomistica nella vita della Chiesa.
Padre Villagrasa è autore di un libro intitolato “Neotomismo e Suarezismo: Il confronto di Cornelio Fabro” (Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”, Roma 2006), che raccoglie gli Atti di una Giornata di Studi svoltasi lo scorso mese di novembre nello stesso Ateneo, in occasione della presentazione del quarto volume delle Opere complete del filosofo tomista italiano Cornelio Fabro, intitolato “Neotomismo e Suarezismo” (Editrice del Verbo Incarnato, Segni 2005).

In cosa consiste l’attualità dello studio che lei ha appena pubblicato?
P. Villagrasa: L’attualità è propria delle perenni questioni filosofiche. Il libro di Fabro “Neotomismo e Suarezismo” è stato scritto nel 1951, nell’ambito di una polemica con Pierre Descoqs, un suareziano battagliero. La loro discussione riguardava alcune affermazioni filosofiche che un documento pubblicato dalla Sacra Congregazione degli Studi nel 1914 attribuiva al santo Tommaso di Aquino e che i seguaci di Francisco Suárez non condividevano. Questo documento del Vaticano, noto come “Le XXIV tesi tomistiche”, era una guida per i professori di filosofia dei seminari.


La Chiesa richiede l’insegnamento della filosofia di San Tommaso d’Aquino nei seminari?
P. Villagrasa: La richiedeva nel Codice di Diritto Canonico del 1917. Il Codice attuale, vigente dal 1983, riporta quasi testualmente il n. 15 del Decreto “Optatam totius” del Concilio Vaticano II che tratta degli studi filosofici dei seminaristi e, senza citare San Tommaso, richiede che questi si fondino sul “patrimonio filosofico perennemente valido”. Da un’interpretazione oggettiva del n. 15 e delle sue note a piè di pagina, risulta che con questa espressione il Concilio ha voluto collocarsi in continuità con il precedente Magistero della Chiesa che raccomandava lo studio di San Tommaso d’Aquino come maestro di filosofia e di teologia. Poiché alcuni padri conciliari pensarono che l’insegnamento della Chiesa cambiava in questa materia, è stato necessario chiarire prima della votazione che con questa espressione si intendeva la filosofia di San Tommaso. Per ragioni di opportunità non si è fatta menzione del suo nome nel testo perché alcuni padri conciliari non volevano far sembrare che San Tommaso fosse considerato come l’unico maestro nella Chiesa. Temevano una Chiesa intellettualmente chiusa al dialogo con il mondo. Il Papa del rinascimento tomista, Leone XIII, chiedeva già alla fine del secolo XIX che San Tommaso venisse studiato nelle sue fonti e che venisse aperta la dottrina tomista ai problemi del tempo. Queste sono, a mio avviso, le caratteristiche principali del tomismo autentico: studio serio e scientifico delle opere di San Tommaso nel suo contesto; apertura e dialogo agli altri pensatori del passato e contemporanei; riconoscimento del valore e dell’attualità di questo pensiero per i problemi del presente.

 
Se prima veniva richiesto e oggi no, si è verificato un cambiamento nel Magistero? P. Villagrasa: Si potrebbe dire che vi è stato qualche cambiamento. Nei primi anni del secolo XX il Magistero insisteva sull’importanza della metafisica di San Tommaso. Questa continua ad essere considerata tale anche oggi, ma Giovanni Paolo II ha sottolineato l’importanza dell’insegnamento morale di San Tommaso ed ha invitato i tomisti a studiare il contributo del suo pensiero al dialogo interculturale e interreligioso. Il cambiamento nella forma di proporre San Tommaso come “guida degli studi” non significa cambiarne la sostanza, ovvero apprezzare e raccomandare lo studio del suo pensiero. Il Concilio Vaticano II e gli ultimi Papi hanno preferito non insistere sull’aspetto vincolante delle indicazioni su San Tommaso. Giovanni Paolo II l’ha detto molto chiaramente: oggi la Chiesa non ricorre a direttive di indole giuridica, ma confida nella maturità e saggezza degli alunni e dei professori. D’altra parte, la continuità del Magistero della Chiesa nel raccomandare San Tommaso è impressionante. Basti leggere i capitoli IV e V dell’Enciclica “Fides et Ratio”. Altra questione è che questo Magistero abbia incontrato opposizioni, sin dai tempi di Leone XIII. È triste che un Papa debba affermare che, se il Magistero ha dovuto ribadire in diverse circostanze il valore del pensiero di San Tommaso, “ciò è dipeso dal fatto che le direttive del Magistero non sono state sempre osservate con la desiderabile disponibilità” (Fides et Ratio, n. 61).

Si dice che il nuovo Pontefice sia più “agostiniano” che “tomista”. San Tommaso avrà un’importanza minore nella Chiesa?
P. Villagrasa: Il Papa Benedetto XVI professa, sin dagli anni in cui era studente, una grande stima per il pensiero fresco e vitale di Sant’Agostino. Come Vescovo ammirava la generosità di questo santo che ha rinunciato alla vita di studio per darsi con tutto il cuore ai suoi doveri pastorali. D’altra parte, egli stesso ha detto che nei suoi anni di studio ha conosciuto l’impenetrabile tomismo della neoscolastica. Ma l’arido tomismo della neoscolastica non è il pensiero originale di San Tommaso. Anche Karol Wojtyla, che professava una grande stima per l’opera di San Tommaso d’Aquino, ha dovuto battagliare quando era seminarista con l’aridità della metafisica neoscolastica. Inoltre, i gusti personali di un teologo o di un Papa non sono il Magistero del suo pontificato.

Però, di fatto, nella sua Enciclica “Deus caritas est”, il Papa cita Sant’Agostino e non cita San Tommaso d’Aquino...
P. Villagrasa: Non è il caso di arrivare a conclusioni affrettate su questo. Una caratteristica del pensatore Joseph Ratzinger è la consapevolezza del fatto che né il teologo né il pastore creano la verità, ma si mettono al servizio di essa. Entrambi pensano, parlano e agiscono nella fede e nella vita della Chiesa. Nel soggetto vivo della Chiesa sussiste una continuità. Da Papa Leone XIII ai nostri giorni, tutti i Papi, con toni e circostanze diverse, hanno raccomandato San Tommaso d’Aquino come modello del filosofo e del teologo. Gli interventi principali sono contenuti nelle Encicliche “Aeterni Patris” di Leone XIII, “Studiorum Ducem” di Pio XI, “Fides et Ratio” di Giovanni Paolo II e nella Lettera apostolica “Lumen Ecclesiae” di Paolo VI. Fino ad oggi, gli interventi del Papa Benedetto XVI in questa materia sono stati brevi ma significativi. Nell’Angelus del 29 gennaio 2006, quello precedente la pubblicazione della sua Enciclica, egli ha citato alcuni santi “testimoni privilegiati” del primato dell’amore, e tra questi ha citato San Tommaso d’Aquino come “il modello del teologo cattolico, che incontra in Cristo la suprema sintesi della verità e dell'amore”. Nella sua visita all’Università del Sacro Cuore, lo scorso mese di dicembre, il Papa ha posto San Tommaso come esempio di dialogo tra fede e ragione. Il 6 ottobre, invece, nell’omelia rivolta alla Commissione Teologica Internazionale, riunita in Vaticano per la Sessione plenaria annuale, ha citato San Tommaso per due aspetti: la sua idea sulla natura della teologia e il suo esempio di teologo contemplativo.


Come vede gli studi tomistici oggi?
P. Villagrasa: Un’istituzione fondamentale come la Pontificia Accademia di San Tommaso, è stata rinnovata con nuovi statuti da Papa Giovanni Paolo II. In molti Paesi vi sono studiosi giovani e validi che ruotano intorno alla Società internazionale Tommaso d’Aquino. Poi vi è l’ICUSTA (International Council of Universities of Saint Thomas Aquinas) che si sta sviluppando notevolmente. Nell’ultimo decennio si sono moltiplicate le traduzioni delle opere di San Tommaso in diverse lingue. Un altra iniziativa è la recente apertura del corso di specializzazione nel pensiero di San Tommaso d’Aquino presso la Facoltà di filosofia dell’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”. Penso che la vitalità di queste istituzioni ed iniziative, e più in generale del tomismo, dipenderà dalla serietà con cui questo Santo verrà studiato nelle sue fonti e dall’apertura della sua dottrina ai problemi del presente.

 

 

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