ROMA, mercoledì, 8 novembre 2006 (ZENIT.org).
Tra le diverse novità che l'inizio del nuovo anno accademico
nelle Università e negli Atenei Pontifici romani reca solitamente con sé vi è
stata l'attivazione, nella Facoltà di Filosofia dell’Ateneo Pontificio “Regina
Apostolorum”, di un corso di specializzazione nel pensiero di San Tommaso
d’Aquino.
A questo proposito, ZENIT ha intervistato il filosofo Jesús
Villagrasa, L.C., per conoscere qual è lo stato attuale della filosofia
tomistica nella vita della Chiesa.
Padre Villagrasa è autore di un libro
intitolato “Neotomismo e Suarezismo: Il confronto di Cornelio Fabro” (Ateneo
Pontificio “Regina Apostolorum”, Roma 2006), che raccoglie gli Atti di una
Giornata di Studi svoltasi lo scorso mese di novembre nello stesso Ateneo, in
occasione della presentazione del quarto volume delle Opere complete del
filosofo tomista italiano Cornelio Fabro, intitolato “Neotomismo e Suarezismo”
(Editrice del Verbo Incarnato, Segni 2005).
In cosa consiste l’attualità dello studio che lei ha appena pubblicato?
P. Villagrasa: L’attualità è propria delle perenni questioni
filosofiche. Il libro di Fabro “Neotomismo e Suarezismo” è stato scritto nel
1951, nell’ambito di una polemica con Pierre Descoqs, un suareziano battagliero.
La loro discussione riguardava alcune affermazioni filosofiche che un documento
pubblicato dalla Sacra Congregazione degli Studi nel 1914 attribuiva al santo
Tommaso di Aquino e che i seguaci di Francisco Suárez non condividevano. Questo
documento del Vaticano, noto come “Le XXIV tesi tomistiche”, era una guida per i
professori di filosofia dei seminari.
La Chiesa richiede
l’insegnamento della filosofia di San Tommaso d’Aquino nei seminari?
P. Villagrasa: La richiedeva nel Codice di Diritto Canonico del 1917. Il
Codice attuale, vigente dal 1983, riporta quasi testualmente il n. 15 del
Decreto “Optatam totius” del Concilio Vaticano II che tratta degli studi
filosofici dei seminaristi e, senza citare San Tommaso, richiede che questi si
fondino sul “patrimonio filosofico perennemente valido”. Da un’interpretazione
oggettiva del n. 15 e delle sue note a piè di pagina, risulta che con questa
espressione il Concilio ha voluto collocarsi in continuità con il precedente
Magistero della Chiesa che raccomandava lo studio di San Tommaso d’Aquino come
maestro di filosofia e di teologia. Poiché alcuni padri conciliari pensarono che
l’insegnamento della Chiesa cambiava in questa materia, è stato necessario
chiarire prima della votazione che con questa espressione si intendeva la
filosofia di San Tommaso. Per ragioni di opportunità non si è fatta menzione del
suo nome nel testo perché alcuni padri conciliari non volevano far sembrare che
San Tommaso fosse considerato come l’unico maestro nella Chiesa. Temevano una
Chiesa intellettualmente chiusa al dialogo con il mondo. Il Papa del
rinascimento tomista, Leone XIII, chiedeva già alla fine del secolo XIX che San
Tommaso venisse studiato nelle sue fonti e che venisse aperta la dottrina
tomista ai problemi del tempo. Queste sono, a mio avviso, le caratteristiche
principali del tomismo autentico: studio serio e scientifico delle opere di San
Tommaso nel suo contesto; apertura e dialogo agli altri pensatori del passato e
contemporanei; riconoscimento del valore e dell’attualità di questo pensiero per
i problemi del presente.
Se prima veniva richiesto e oggi no, si è
verificato un cambiamento nel Magistero? P. Villagrasa: Si potrebbe dire che vi è stato qualche
cambiamento. Nei primi anni del secolo XX il Magistero insisteva sull’importanza
della metafisica di San Tommaso. Questa continua ad essere considerata tale
anche oggi, ma Giovanni Paolo II ha sottolineato l’importanza dell’insegnamento
morale di San Tommaso ed ha invitato i tomisti a studiare il contributo del suo
pensiero al dialogo interculturale e interreligioso. Il cambiamento nella forma
di proporre San Tommaso come “guida degli studi” non significa cambiarne la
sostanza, ovvero apprezzare e raccomandare lo studio del suo pensiero. Il
Concilio Vaticano II e gli ultimi Papi hanno preferito non insistere
sull’aspetto vincolante delle indicazioni su San Tommaso. Giovanni Paolo II l’ha
detto molto chiaramente: oggi la Chiesa non ricorre a direttive di indole
giuridica, ma confida nella maturità e saggezza degli alunni e dei professori.
D’altra parte, la continuità del Magistero della Chiesa nel raccomandare San
Tommaso è impressionante. Basti leggere i capitoli IV e V dell’Enciclica “Fides
et Ratio”. Altra questione è che questo Magistero abbia incontrato opposizioni,
sin dai tempi di Leone XIII. È triste che un Papa debba affermare che, se il
Magistero ha dovuto ribadire in diverse circostanze il valore del pensiero di
San Tommaso, “ciò è dipeso dal fatto che le direttive del Magistero non sono
state sempre osservate con la desiderabile disponibilità” (Fides et Ratio, n.
61).
Si dice che il nuovo Pontefice sia più “agostiniano” che
“tomista”. San Tommaso avrà un’importanza minore nella Chiesa?
P.
Villagrasa: Il Papa Benedetto XVI professa, sin dagli anni in cui era studente,
una grande stima per il pensiero fresco e vitale di Sant’Agostino. Come Vescovo
ammirava la generosità di questo santo che ha rinunciato alla vita di studio per
darsi con tutto il cuore ai suoi doveri pastorali. D’altra parte, egli stesso ha
detto che nei suoi anni di studio ha conosciuto l’impenetrabile tomismo della
neoscolastica. Ma l’arido tomismo della neoscolastica non è il pensiero
originale di San Tommaso. Anche Karol Wojtyla, che professava una grande stima
per l’opera di San Tommaso d’Aquino, ha dovuto battagliare quando era
seminarista con l’aridità della metafisica neoscolastica. Inoltre, i gusti
personali di un teologo o di un Papa non sono il Magistero del suo pontificato.
Però, di fatto, nella sua Enciclica “Deus caritas est”, il Papa cita
Sant’Agostino e non cita San Tommaso d’Aquino...
P. Villagrasa: Non
è il caso di arrivare a conclusioni affrettate su questo. Una caratteristica del
pensatore Joseph Ratzinger è la consapevolezza del fatto che né il teologo né il
pastore creano la verità, ma si mettono al servizio di essa. Entrambi pensano,
parlano e agiscono nella fede e nella vita della Chiesa. Nel soggetto vivo della
Chiesa sussiste una continuità. Da Papa Leone XIII ai nostri giorni, tutti i
Papi, con toni e circostanze diverse, hanno raccomandato San Tommaso d’Aquino
come modello del filosofo e del teologo. Gli interventi principali sono
contenuti nelle Encicliche “Aeterni Patris” di Leone XIII, “Studiorum Ducem” di
Pio XI, “Fides et Ratio” di Giovanni Paolo II e nella Lettera apostolica “Lumen
Ecclesiae” di Paolo VI. Fino ad oggi, gli interventi del Papa Benedetto XVI in
questa materia sono stati brevi ma significativi. Nell’Angelus del 29 gennaio
2006, quello precedente la pubblicazione della sua Enciclica, egli ha citato
alcuni santi “testimoni privilegiati” del primato dell’amore, e tra questi ha
citato San Tommaso d’Aquino come “il modello del teologo cattolico, che incontra
in Cristo la suprema sintesi della verità e dell'amore”. Nella sua visita
all’Università del Sacro Cuore, lo scorso mese di dicembre, il Papa ha posto San
Tommaso come esempio di dialogo tra fede e ragione. Il 6 ottobre, invece,
nell’omelia rivolta alla Commissione Teologica Internazionale, riunita in
Vaticano per la Sessione plenaria annuale, ha citato San Tommaso per due
aspetti: la sua idea sulla natura della teologia e il suo esempio di teologo
contemplativo.
Come vede gli studi tomistici oggi?
P.
Villagrasa: Un’istituzione fondamentale come la Pontificia Accademia di San
Tommaso, è stata rinnovata con nuovi statuti da Papa Giovanni Paolo II. In molti
Paesi vi sono studiosi giovani e validi che ruotano intorno alla Società
internazionale Tommaso d’Aquino. Poi vi è l’ICUSTA (International Council of
Universities of Saint Thomas Aquinas) che si sta sviluppando notevolmente.
Nell’ultimo decennio si sono moltiplicate le traduzioni delle opere di San
Tommaso in diverse lingue. Un altra iniziativa è la recente apertura del corso
di specializzazione nel pensiero di San Tommaso d’Aquino presso la Facoltà di
filosofia dell’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”. Penso che la vitalità di
queste istituzioni ed iniziative, e più in generale del tomismo, dipenderà dalla
serietà con cui questo Santo verrà studiato nelle sue fonti e dall’apertura
della sua dottrina ai problemi del presente.
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