Matematica e mistero
«Da questa attività creativa dell’uomo emerge
quasi un potere predittivo nei confronti della realtà, che rimane sconcertante»
Di Antonio Giorgi
Trovare l'equazione fondamentale della vita, oppure
quella che esprime l'essenza dell'universo? Dare una risposta numerica - magari
formulata in codice binario - agli interrogativi esistenziali dell'uomo del XXI
secolo? Individuare la formula della felicità, del benessere, della salute,
della coesistenza tra i popoli? «Via, non diciamo sciocchezze. La matematica non
può spiegare ogni cosa e perfino nel dominio del razionale è ancora da
dimostrare la possibilità di matematizzare tutto. Però la matematica è una
scienza che va coltivata, strumento prezioso al servizio dell'uomo». Pronunciate
da un matematico. Il professor Giandomenico Boffi, ordinario di algebra
all'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti-Pescara, queste parole possono
essere interpretare come un modo di tirare l'acqua al proprio mulino, di
svolgere una sorta di attività promozionale per una branca dello scibile che
vede diminuire - in Italia e non solo - il numero dei cultori. E si capisce
perché: «Studiarla - sottolinea Boffi - è attività faticosa che richiede un
impegno razionale molto serio non disgiunto da una buona dose di fantasia,
creatività, perfino senso estetico. Oggi i giovani preferiscono altro,
purtroppo».
Eppure adesso la matematica può vantare di avere dalla sua
nientemeno che il Papa. Intervenendo al recente Convegno ecclesiale di Verona
Benedetto XVI l'ha esaltata come sublime creazione dell'intelligenza umana e
chiave di lettura di un universo strutturato in maniera intelligente in modo che
esista corrispondenza tra la ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella
natura, espressioni entrambe di un'unica intelligenza originaria «comune fonte
dell'una e dell'altra». «Che la matematica sia pura creazione della mente umana
è un fatto largamente condiviso», dice Boffi. «Desta perciò meraviglia
l'eccezionale efficacia che questa scienza ha dimostrato nel consentire da un
lato l'interpretazione della realtà e dall'altro l'intervento concreto, anche
tecnologico, su di essa. La matema tica è una delle poche cose universali che
noi sperimentiamo, e già questo è sorprendente. Lo è ancora di più il fatto che
l'universo risponde in qualche modo alle nostre sollecitazioni basate sugli
strumenti matematici. Da questa attività creativa dell'uomo emerge quasi un
potere predittivo nei confronti della realtà, il che è alquanto sconcertante».
Il professore ricorda James Maxwell e i suoi studi sull'elettromagnetismo,
l'intuizione dello scienziato di inserire nelle equazioni un termine in più non
per ragioni ispirate da esperienza fisica ma per simmetria. Un audace azzardo,
«ma successivamente è stato accertato che quel termine in più corrispondeva alle
onde radio». Fu come se il reale, per qualche arcano motivo, si fosse adattato
alla speculazione teorica del ricercatore scozzese.
«È naturale che io
apprezzi le argomentazioni portate dal Papa al Convegno di Verona», continua
Giandomenico Boffi. «Nella misura in cui non si è ancora riusciti a giustificare
l'indubbia consonanza verificabile tra una creazione della nostra mente, la
matematica, e una realtà data a prescindere da noi, diventa legittimo ipotizzare
l'esistenza di un Ente superiore intelligente che si pone alla radice tanto
della realtà che ci circonda, quanto della nostra stessa mente. Arriviamo anche
noi a chiederci con il Santo Padre se non debba esservi un'unica intelligenza
originaria, in quanto ammetterne l'esistenza spiega questa consonanza. Galileo
diceva - il Papa lo ha ricordato - che il libro della natura è scritto in
linguaggio matematico, quindi conoscendo la matematica possiamo leggerlo. In
effetti l'idea che abbiamo oggi è un po' più cauta: la scienza elabora modelli
matematicamente strutturati che hanno sicura attinenza con la realtà (altrimenti
le auto non funzionerebbero, le astronavi non potrebbero volare), però da qui a
dedurre che il mondo è fatto esattamente come il modello ce ne corre. Ai fini
del nostro discorso tuttavia non cambia nulla: il dato fondamentale è che esiste
i n qualche modo una sintonia tra la mente e la realtà esterna alla mente,
sintonia che si spiega bene con l'esistenza di Qualcosa che sta sopra e che
unifica».
Siamo davanti ad una consonanza che già il fisico Wigner descriveva
con i termini calzanti di sorpresa e mistero, espressioni che Boffi fa proprie
ragionando a sua volta del rapporto tra la mente umana, i frutti della mente e
la realtà che ci sta attorno. Che conclusione trarre, se non quella, obbligata,
che «tutto ciò apre uno spiraglio alla plausibilità dell'idea di Dio?». Diventa
di conseguenza arbitrario sostenere «che la nostra fede nel Creatore è un atto
completamente irrazionale». La riflessione si concentra sulla relazione tra fede
e scienza, fede e intelligenza. «La fede cristiana attribuisce grande importanza
all'intelligenza. È una fede che ha bisogno dell'intelligenza e Dio, in ultima
analisi, è un'intelligenza amante, una ragione capace di amare. Dentro la
matematica troviamo tutte le prospettive per un ampliamento della
razionalità».
E anche qualcosa di più, a ben guardare. Oltre ad esprimere la
plausibilità dell'idea di Dio, la scienza che Boffi professa fornisce
probabilmente anche un elemento a favore dell'esistenza dell'anima. «L'uomo è
l'unico essere capace di fare matematica. L'esistenza di attività umane precluse
al mondo animale corrobora la plausibilità di una differenza qualitativa tra
l'uomo e le altre specie. Riconoscerla, significa dare plausibilità all'idea di
un elemento di trascendenza».
Matematica e mistero