Articoli & Rubriche Interviste La visita del Pontefice in Turchia

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  • angelika : buona giornata a tutti preghiamo per la convertire il cuore dei nostri fratelli e sorelle
  • maria81 : Buongiorno a tutti,oggi voglio pregare per tutte le persone che sono tristi per i loro cari in ospedale perche' anche loro soffrono tanto,Vergine Madre stai vicino a loro.
  • maria luigia : Sorelle e fratelli carissimi, stamani prego per tutti quelli che affrontano una dura prova, soffusi di tristezza e di scoramento per l'ingrata vita, che ci tortura. Affidiamoci nella preghiera a Maria, madre di grande misericordia: che ci insegni ad avere cieca fiducia in Dio. La vera gioia nasce dalla certezza di essere amati sempre, in ogni momento, dal Signore DIO. Mi affiderò completamente a Lei e mi lascerò avvolgere dal suo amore. AMEN, M.Luigia
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevò a Te
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevo a Te.
  • giona29 : vi chiedo una preghiera per me che devo andare in ospedale per una visita
  • marypoppins : Cara Amelia...il Signore voglia accettare la mia umile preghiera anche per le tue intenzioni. coraggio!
  • 35amelia : cari fratelli e sorelle, vi chiedo con tutto il cuore di unirvi a me nella preghiera,e a quanti già lo fanno, per una famiglia molto provata dalla malattia, e che il capo famiglia si sta spegniendo sempre più. Il dolore ci abbatte, ma se rimaniamo uniti a Gesù che ha vinto la morte, sicuramente riusciremo ad affrontare la situazione con un altro spirito, anche se la morte è difficila da accettare. Vi ringrazio tutti quanti e DIO ci benedica.
  • dorina : Signore Gesù fa ch'io possa essere nelle tue mani liquida penna, e che l'inchiostro attinga al Soffio del tuo Spirito
  • luigien : Preghiera a S. Ubaldo. Ti preghiamo, o Signore, di concederci benignamente il tuo aiuto, e per l'intercessione del Beato Ubaldo, tuo Confessore e Pontefice, stendi sopra di noi la tua protezione contro le molteplici insidie del nemico. Pater - Ave - Gloria

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La visita del Pontefice in Turchia Stampa E-mail
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ROMA, venerdì, 22 settembre 2006 (ZENIT.org).- Sebbene delicata e contrastata la visita di Benedetto XVI in Turchia “potrebbe diventare una occasione insostituibile, una opportunità unica” per chiarire i rapporti con l’Islam, ha spiegato monsignor Luigi Padovese, Vescovo titolare di Monteverde e Vicario Apostolico in Anatolia.
Così ha detto in una intervista concessa a ZENIT questo venerdì, monsignor Padovese, grande studioso della Chiesa in Turchia, già Preside dell’Istituto Francescano di Spiritualità e che per anni ha organizzato simposi e convegni su San Paolo e San Giovanni.

Di recente è uscito un volume da lui curato contenente gli Atti del IX Simposio Paolino su “Paolo tra Tarso e Antiochia” (Istituto Francescano di Spiritualità, Pontificia Università Antoniano, edito da Edizioni Eteria Associazione di Parma).

In qualità di Vicario Apostolico dell’Anatolia, monsignor Padovese è stato oggetto di minacce e quattro mesi fa anche di un tentativo di investimento da parte di una moto. Per questo si muove con un poliziotto di scorta richiesto dall’Ambasciatore italiano al governatore dell’Antiochia.

Com’è la situazione in Turchia?

Monsignor Padovese: La Turcia è una realtà composita, dove la presenza di gruppi nazionalisti ed il crescente fenomeno d’islamizzazione prodotta da una situazione economica che è andata degenerando, ha fatto maturare un atteggiamento di chiusura sia nei confronti del cristianesimo che nei confronti dell’Europa.

Forse noi pensiamo che lì siano tutti favorevoli all’eventuale ingresso della Turchia in Europa, ma mi sto invece rendendo conto che non è così. Ci sono gruppi islamici i quali pensano che l’avvicinamento della Turchia all’Europa possa far smarrire l’identità musulmana. In Turchia essere un buon turco equivale oggi ad essere un buon musulmano. Per queste persone l’ingresso della Turchia in Europa potrebbe significare essere un buon turco e non più un buon musulmano.

Secondo lei i musulmani temono la modernità?

Monsignor Padovese: Utilizzano gli strumenti della modernità, ma hanno timore che si perda l’identità nazionale frutto del lavoro della conquista di Ata Turk [Mustafà Kemal Kemal Ata Turk, nel 1924 abolì in Turchia il califfato, che era il sistema di Governo islamico che caratterizzava l' impero ottomano, e fondò il Partito Repubblicano Popolare, ndr]. Perché in fondo la democrazia turca, a mio avviso, non accetta altre voci, è democratica ma all’unisono. Questo spiega perché tutto sommato le minoranze stentino ad essere accettate e riconosciute.

E con gli Ortodossi, come va?

Monsignor Padovese: Con gli Ortodossi il rapporto è abbastanza buono perché stiamo vivendo gli stessi problemi. C’è una certa sintonia legata a problemi comuni, anche se devo dire che in occasione della visita del Papa, c’è stata una precisazione da parte del Patriarcato Ecumenico e del Patriarcato Armeno che sembrava quasi una presa di distanza. Azione giustificata da motivi di prudenza, perché in Turchia non si va molto per il sottile e non si distingue tra Ortodossi, Cattolici e Protestanti. Vista dall’esterno sembrava un volersi lavare le mani, vista dall’interno è un modo per tutelare la propria comunità da pericoli e minacce.

Cosa ci può dire della comunità cattolica in Turchia?

Monsignor Padovese. La presenza cattolica è molto limitata ed è concentrata nei grandi centri Istanbul, Smirne e Merse, e ad Ankara, soprattutto tra i diplomatici. Qua e la ci sono parrocchie ma frequentate da poche centinaia di fedeli. C’è un cristianesimo latino, armeno-cattolico, caldeo-cattolico e siro-cattolico. Appartengono alla tradizione e le espressioni dei diversi riti sono mantenute, anche se in termini numerici sono pochi.

Qual è la sua valutazione in merito alla prossima visita del Santo Padre Benedetto XVI?

Monsignor Padovese: La visita del Santo Padre è delicata, non problematica per le questioni di carattere ecumenico, perché da questo punto di vista si è già raggiunta una sintonia, poi ci sarà una dichiarazione comune da parte del Vescovo di Roma e del Patriarca di Istanbul.

La questioni più complesse riguardano il rapporto tra Cristianesimo ed Islam, e cosa pensa il Pontefice dell’eventuale ingresso in Europa della Turchia. I media turchi criticarono l’allora Cardinale Ratzinger perché secondo loro sfavorevole all’ingresso della Turchia in Europa.

Cosa pensa delle reazioni alla lezione che il Papa Benedetto XVI ha svolto all’Università di Regensburg?

Monsignor Padovese. Temo che qualcuno in Turchia abbia interesse a montare la protesta fino all’arrivo del Pontefice. Per i fondamentalisti è un’occasione troppo ghiotta. Ho letto una dichiarazione del responsabile degli affari religiosi turchi, il quale ha precisato che la Turchia riceverà il Pontefice ma come Capo di Stato. Il che significa cha la figura di leader religioso passa in secondo piano.

A qualcuno piacerebbe che il Pontefice non vada in Turchia, ma ormai non si tratta di aprire una finestra sul mondo islamico, ma un balcone, per fare un discorso chiaro sui rapporti tra Islam e Cristianesimo.

Sono convinto che quello che è stato un problema potrebbe diventare una occasione insostituibile, una opportunità unica, perché tutti i media dei Paesi arabi saranno puntati su quello che dirà il Papa. Alcuni non saranno contenti, ma almeno verrà riportato quanto il Santo Padre affermerà.

In che modo la comunità cristiana occidentale può aiutare il piccolo gregge turco?

Monsignor Padovese. Noi siamo una realtà senza voce. Il problema, che ho anche espresso al Pontefice in occasione della morte di don Santoro, è che in Turchia siamo senza mezzi di comunicazione sociale.

I Protestanti hanno una Tv e due o tre radio. Noi non abbiamo nulla. Questo significa che non riusciamo a prendere posizioni e non riusciamo nemmeno a rettificare quanto di falso viene scritto e detto contro di noi. Per fare rettifiche ho dovuto assumere un avvocato a tempo pieno. Ho chiesto rettifiche a due giornali e lo hanno fatto ed un altro per evitare il processo mi incontrerà per farmi le scuse.

Come procede il dialogo con l’Islam?

Monsignor Padovese. La situazione è complicata perché l’Islam ha una concezione della realtà totalizzante ed assorbente. E l’assolutismo con il quale si pongono i musulmani non ammette nessuna forma di dialogo né di compromesso. Il rapporto c’è con alcune persone del mondo islamico. Il problema più grande è legato alla difficoltà del diverso livello di preparazione culturale e teologico. Ci sono scuole islamiche di teologia, ma ho l’impressione che non siano al livello di quelle nostre, non ci troviamo sullo stesso piano. Il fatto è che l’Islam non ammette l’esegesi del Corano, mentre il Cristianesimo ammette l’esegesi della Sacra Scrittura.

Così avviene che non c’è un vero dialogo, solo conoscenza reciproca. Una raccolta di informazioni dall’una e dall’altra parte, quello che facciamo noi e quello che fate voi, ma questo non è vero dialogo. C’è dialogo e collaborazione sulle opere di misericordia, opere sociali, ma quando si entra in questioni teologiche allora siamo molto indietro.

Abbiamo organizzato convegni sulle immagini di Gesù e Maria nell’Islam, ma i partecipanti musulmani erano pochi, solo persone di una certa formazione culturale. Non hanno partecipato quegli Imam che hanno una scarsa preparazione teologica. Questo è uno dei grossi problemi. Nell’Islam c’è pochissima attività teologica che è solo di diversità da parte delle varie scuole. La differenza è che noi cristiani abbiamo un Magistero orientativo e lì invece non c’è e sono i singoli teologi che decidono.

 

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