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  • angelika : buona giornata a tutti preghiamo per la convertire il cuore dei nostri fratelli e sorelle
  • maria81 : Buongiorno a tutti,oggi voglio pregare per tutte le persone che sono tristi per i loro cari in ospedale perche' anche loro soffrono tanto,Vergine Madre stai vicino a loro.
  • maria luigia : Sorelle e fratelli carissimi, stamani prego per tutti quelli che affrontano una dura prova, soffusi di tristezza e di scoramento per l'ingrata vita, che ci tortura. Affidiamoci nella preghiera a Maria, madre di grande misericordia: che ci insegni ad avere cieca fiducia in Dio. La vera gioia nasce dalla certezza di essere amati sempre, in ogni momento, dal Signore DIO. Mi affiderò completamente a Lei e mi lascerò avvolgere dal suo amore. AMEN, M.Luigia
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevò a Te
  • eugiugrafe : Guardando la Tua Croce Signore, menisco il mio dolore con la preghiera che elevo a Te.
  • giona29 : vi chiedo una preghiera per me che devo andare in ospedale per una visita
  • marypoppins : Cara Amelia...il Signore voglia accettare la mia umile preghiera anche per le tue intenzioni. coraggio!
  • 35amelia : cari fratelli e sorelle, vi chiedo con tutto il cuore di unirvi a me nella preghiera,e a quanti già lo fanno, per una famiglia molto provata dalla malattia, e che il capo famiglia si sta spegniendo sempre più. Il dolore ci abbatte, ma se rimaniamo uniti a Gesù che ha vinto la morte, sicuramente riusciremo ad affrontare la situazione con un altro spirito, anche se la morte è difficila da accettare. Vi ringrazio tutti quanti e DIO ci benedica.
  • dorina : Signore Gesù fa ch'io possa essere nelle tue mani liquida penna, e che l'inchiostro attinga al Soffio del tuo Spirito
  • luigien : Preghiera a S. Ubaldo. Ti preghiamo, o Signore, di concederci benignamente il tuo aiuto, e per l'intercessione del Beato Ubaldo, tuo Confessore e Pontefice, stendi sopra di noi la tua protezione contro le molteplici insidie del nemico. Pater - Ave - Gloria

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La via della speranza: il presidente dell'A.C.I. Stampa E-mail
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Dopo tanti anni in cui l’Azione Cattolica aveva perso numero di aderenti, vitalità e peso culturale, si avvertono ora dei segnali di risveglio la cui consistenza sarà verificata nel Convegno Ecclesiale Nazionale che si svolge a Verona dal 16 al 20 ottobre.

Per fare il punto su come la più importante associazione laicale italiana intenda affrontare le sfide della secolarizzazione e della perdita di fede, ZENIT ha intervistato il Presidente, il professor Luigi Alici.

Il professor Alici è Ordinario di Filosofia morale presso l’Università di Macerata e docente di Filosofia teoretica presso la Lumsa. E' socio collaboratore dell'Institut International "J.Maritain", membro del Consiglio Scientifico della Fondazione "Veritatis Splendor" e di quello della "Fondazione Sublacense Vita e Famiglia", fa parte del Gruppo di lavoro del Progetto culturale promosso dalla Chiesa italiana e del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani.

Il professor Alici è anche autore del saggio “La via della Speranza – tracce di un furto possibile” (Editrice AVE, 250 pagine, 11 Euro).

 

In che modo e su quali temi l'Azione Cattolica ha sviluppato un contributo per il quarto Convegno Ecclesiale di Verona?

Alici: Nel cammino verso il IV Convegno ecclesiale nazionale, l’Azione Cattolica Italiana si è particolarmente impegnata, spendendosi, a livello nazionale e diocesano, in un’opera capillare di coinvolgimento, partecipazione, studio, discernimento. In tale prospettiva l’associazione ha promosso, proprio a Verona, dal 29 aprile all’1 maggio di quest’anno, un Incontro nazionale (“Disegni di speranza”), al quale hanno partecipato circa 1.300 delegati da tutta Italia. In quell’occasione si è incominciato a mettere a punto un contributo di riflessione e di proposta, che è stato quindi costruito insieme su una sorta di “piazza virtuale” (http://www.dialoghi.info/) dove sono confluiti i testi di tutte le realtà associative. Il risultato di quest’esperienza di elaborazione condivisa - che testimonia, in un certo senso, una forma esemplare di “sinodalità associativa” - è un testo piuttosto ampio ed organico, dal titolo “Volti e segni di speranza”, integrato da un approfondimento specifico, curato dal Movimento Lavoratori, sul tema “Lavoro e pastorale”.

Nel documento, dopo aver passato in rassegna alcuni dei nodi emergenti di ordine pastorale e culturale, ci si sofferma su due modalità fondamentali del rapporto Chiesa-mondo: l’una riguarda la Chiesa “rivolta al mondo”, impegnata a testimoniare il volto autentico della speranza; l’altra s’interroga sui gesti di speranza, attraverso i quali la Chiesa “rivolta il mondo”, soprattutto in relazione ai cinque ambiti che sono stati posti al centro del Convegno ecclesiale. L’ultima parte, infine, segnala alcuni obiettivi prioritari, rispetto ai quali il laicato cattolico – soprattutto il laicato organizzato – può essere protagonista di una vera e propria “svolta nella testimonianza”: la centralità della formazione; il ruolo specifico della famiglia nella comunicazione della fede e nel servizio alla vita; il primato del bene comune come presupposto per “ri-amare” la città; la coltivazione di una fede capace di alimentare una cultura rinnovata, sia pure in dialogo con altre culture; un nuovo slancio missionario, animato dalla passione della ordinarietà della vita e capace di ricondurre alla ordinarietà tutti i percorsi straordinari di primo annuncio, che pure appaiono la nuova frontiera della evangelizzazione.

Quali sono secondo lei i problemi più rilevanti che la Chiesa italiana dovrà affrontare nei prossimi mesi ed anni?

Alici: Una diagnosi molto lucida in proposito è contenuta nelle linee pastorali “Comunicare il vangelo in un mondo che cambia”, elaborate dai Vescovi italiani nel 2001 per questo decennio, che costituiscono l’orizzonte di fondo del Convegno ecclesiale. Quel testo invita a considerare attentamente lo scarto intergenerazionale, oggi particolarmente profondo a livello di mentalità, di costume, di educazione, che sembra rendere tanto difficile la comunicazione della fede. I figli guardano al modo in cui i loro genitori hanno incarnato e testimoniato il cristianesimo con la stessa curiosità disimpegnata con cui si guarda a una specie di “parco archeologico dello spirito”, suggestivo, e anacronistico, che si può anche visitare in qualche momento di difficoltà, ma in cui è impossibile abitare.

Questa è una grande sfida: in un mondo che cambia, sembra che stiamo smarrendo la “grammatica umana di base” per comunicare il vangelo, ovvero per condividerlo come una comune eredità. Nello stesso tempo, sempre in quel testo si invita a tenere lo sguardo fisso su Cristo, l’Inviato del Padre in mezzo a noi, colui che è Risorto e che viene, producendo quell’evento inaudito che, come un vero e proprio terremoto, ha riaperto il transito tra storia ed eternità. Una diffusa “afasia escatologica”, che sembra mortificare l’orizzonte salvifico della speranza, riducendo quest’ultima ad una semplice virtù cardinale, sembra invece aver contagiato le parole, i pensieri, i gesti, le pratiche di vita dei credenti; il risultato è un cristianesimo addomesticato e indolore che (giustamente) non tocca il cuore dei giovani, non contagia, non appassiona, non mette in cammino. Non si tratta di aspetti diversi: sperare significa riconoscere che il cielo e la terra si toccano, e il cielo è credibile solo quando illumina, promuove e riscatta la terra, non quando la demonizza, la dimentica o l’abbandona a se stessa.

Potremmo ricordare le parole di Kierkegaard: “Ciò di cui il nostro tempo ha bisogno è l’eternità”. Verona può essere un appuntamento decisivo nella vita della Chiesa italiana, solo se sarà un vero e proprio evento di speranza, in cui si cerchi di convenire su alcune linee di autentica progettualità pastorale, cercando di raccogliere queste sfide.

Molte delle suggestioni culturali degli anni Settanta sembrano essere in crisi. In merito al dialogo interreligioso per esempio, qual è il suo parere sulla lezione che il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto a Ratisbona?

Alici: Il dibattito emergente sulla cosiddetta “società post-secolare” induce a rivedere molti stereotipi: sulla presunta neutralità dello Stato e delle istituzioni nei confronti dei valori di base della convivenza, e sulla valenza pubblica delle grandi religioni. Tutto questo rimette in discussione il rapporto tra fede e storia, e spinge a trovare un criterio di discernimento originario, in base al quale questo rapporto possa essere vissuto in modo libero e aperto, non fanatico e violento. Questo, nient’altro che questo, Papa Benedetto ha voluto dire a Regensburg, nella lectio magistralis tenuta il 12 settembre nell’Aula Magna dell’Università: “Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. Il suo intento era mostrare come sul vissuto religioso pesi continuamente il pericolo di una deriva in senso irrazionalistico; quando perdiamo la consapevolezza che tra l’”eterno Spirito creatore” di Dio e “la nostra ragione creata esista una vera analogia”, cadiamo in una forma di pericoloso volontarismo, pensando erroneamente “che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola”.

È questa l’anticamera del relativismo, della violenza, del nichilismo. Adorare un Dio che difende la sua trascendenza chiudendosi nell’arbitrio irrazionale di un’accessibile torre d’avorio significa esporre il credente al pericolo della violenza: essa esplode quando si pretende di consacrare arbitrariamente come volontà di Dio qualsiasi comportamento, umanamente e razionalmente ripugnante. C’è dunque una differenza radicale, che precede persino quella tra Cristianesimo e Islam, ed è la differenza tra chi coglie nel legame profondo tra “la natura di Dio e la natura dell'anima” la forza liberante e dialogica del logos e chi, al contrario, avvelena tale legame con il germe della violenza. Per questo, proprio a Regensburg, Benedetto XVI ha invocato “un vero dialogo delle culture e delle religioni – un dialogo di cui abbiamo un così urgente bisogno”. Tale dialogo, per essere onesto e credibile, non può che affidarsi alla forza della ragione, anziché alle ragioni della forza: “È a questo grande logos - ha aggiunto il Papa -, a questa vastità della ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori”. Non a caso, solo due settimane prima, in un messaggio all’incontro interreligioso di Assisi, riconoscendo la tragedia storica delle guerre di religione, Benedetto XVI aveva affermato che esse “non possono attribuirsi alla religione in quanto tale, ma ai limiti culturali con cui essa viene vissuta e si sviluppa nel tempo”.

Quali sono i temi e gli argomenti con cui lei pensa di rinnovare e rilanciare il progetto culturale dell'Azione Cattolica?

Alici: Per la prima volta, dopo molti anni, l’Azione Cattolica è tornata a crescere: nella vitalità delle sue associazioni, nel numero degli aderenti (soprattutto ragazzi e giovanissimi!), e quindi in un progressivo riequilibrio della media anagrafica dei soci. L’opera di profondo rinnovamento, avviata nella Presidenza precedente, comincia a dare i suoi frutti. In questa prospettiva, crediamo che ci sia una vera e propria “emergenza formativa”, a livello sociale ed ecclesiale, con la quale dobbiamo misurarci. E una buona formazione è tale quando riesce a fare sintesi fra discernimento culturale e progettualità pastorale, riuscendo ad armonizzare, nella ordinarietà della vita, i contenuti dottrinali di fondo del messaggio cristiano (ovviamente senza tradirli, né banalizzarli) con i ritmi, lo stile, i percorsi di una sana pedagogia personale e di gruppo, che deve sempre misurarsi criticamente con le idee, i valori e le abitudini di vita della cultura dominante.

A tale scopo, l’Associazione ha istituito un “Laboratorio permanente della formazione”, che sarà articolato a livello nazionale e diocesano, e curerà in modo sistematico la formazione dei responsabili. Il supporto culturale sarà offerto dal Centro Studi, al quale afferiscono gli Istituti culturali dell’Ac (Paolo VI, Bachelet, Toniolo) e la rivista “Dialoghi”. Al centro dell’attenzione culturale sarà, nei prossimi mesi, soprattutto il tema del bene comune e dei “valori non negoziabili”, cui sarà anche dedicata, nel 2007, la prossima Settimana sociale dei cattolici italiani. È stato quindi attivato un fronte ulteriore di attenzione, costituendo l’area “Famiglia e vita”, che vorrebbe assumersi, anche in collaborazione con l’associazione “Scienza&Vita”, il compito di elaborare una particolare sussidiazione formativa in tale prospettiva. Una nuova rivista mensile, che si chiamerà “Segno”, uscirà a partire da gennaio 2007, e sarà uno strumento di comunicazione e di dialogo, al servizio di questo progetto. Sullo sfondo sta, nel 2008, la celebrazione dei 140 anni della fondazione dell’Azione Cattolica, un appuntamento al quale vogliamo prepararci in spirito di gratitudine e di lode al Signore, convinti di essere e restare sempre servi inutili, ai quali tocca però la fortuna (e la responsabilità) di cantare ogni giorno le meraviglie della sua grazia.

 

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Versione: 4.5  del febbraio 2011

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