ROMA, giovedì, 16 novembre 2006 (ZENIT.org).- “La sana 'mariologia' è la porta
che apre al mistero di Cristo e della Chiesa”, afferma fr. Stefano Cecchin
O.F.M., che dal 1996 è Segretario della Pontificia Accademia Mariana
Internazionale.
A nome del Santo Padre, la Pontificia Accademia Mariana
Internazionale organizza ogni 4 anni i Congressi Mariologico Mariani
Internazionali, il cui scopo è quello di “favorire lo sviluppo degli studi
scientifici sulla Beata Vergine Maria anche in campo ecumenico e nell'ambito del
dialogo interreligioso”; e “promuovere una autentica pietà mariana in seno alla
comunità cristiana”.
L’Accademia ha quindi anche il compito di raccogliere e
coordinare tutte le notizie sulla mariologia, e per questo mettersi in contatto
con tutti i cultori di mariologia del mondo: cattolici, protestanti, ortodossi,
e ultimamente anche dei musulmani.
Mercoledì 7 dicembre si svolgerà
nell'Aula del Sinodo in Vaticano l'annuale Seduta pubblica delle Pontificie
Accademie, durante la quale il Santo Padre offrirà un premio (20.000 Euro) ad un
candidato delle Accademie.
Quest'anno il premio verrà assegnato alla
Pontificia Accademia Mariana Internazionale per il lavoro di coordinamento degli
studi mariologici in Africa, presentato da un sacerdote di questo Paese.
Per meglio comprendere qual è il ruolo di Maria nella storia
e nella vita della Chiesa cattolica, ZENIT ha intervistato il frate minore
Stefano Cecchin
Chi fu veramente Maria?
Fr. Cecchin: Maria era una donna ebrea che viveva in un lembo
di terra in quella parte del continente asiatico che si affaccia sul mare
mediterraneo. Il suo paese non era propriamente nella Terra Santa d’Israele.
Nazaret si trova nella Galilea delle genti, regione che, non essendo abitata da
soli circoncisi, non godeva della stessa purezza canonica della regione in cui
sorgeva Gerusalemme. Di Maria sappiamo solo quello che ci raccontano i Vangeli e
quello che ci proviene dalla tradizione sia letteraria che archeologica.
Dal punto di vista storico cosa sappiamo di Maria dai Vangeli,
dalle testimonianze dirette?
Fr. Cecchin: I Vangeli dicono che Maria, era “una vergine”,
promessa sposa di un giovane falegname Giuseppe. Dopo aver ascoltato l’annuncio
dell’angelo, coscientemente e liberamente accolse il Figlio che Dio le stava
donando. Al che Giuseppe, uomo giusto, pensò di lasciarla libera nell’adempiere
la volontà di Dio. Ma anche per lui c’era un progetto: doveva dare a quel figlio
il nome e una famiglia. Alla nascita del bambino dovettero fuggire come profughi
e perseguitati in Egitto. Il compito di Maria fu quello di concepire, partorire,
allevare, educare il Figlio di Dio divenuto in lei e grazie a lei “uomo”. La
Vergine lo ha educarlo anzitutto all’amore e all’umiltà. Il bimbo gioiva,
esultava, si preoccupava, pregava, ecc. già nel grembo di Maria. Non si può
dimenticare – come faranno i Padri e gli autori medievali – che l’uomo Gesù è
tutto da Maria.
L’archeologia di Terra Santa ci offre preziose testimonianze
su Maria che dimostrano l’antichità del culto: dal graffito “Ave Maria” nella
casa di Nazareth al sepolcro della Vergine a Gerusalemme del I secolo. Talora
queste testimonianze sono in conformità con i racconti su Maria dei Vangeli
apocrifi. Ma se vogliamo avere maggiori notizie delle origini dobbiamo far
riferimento alle fonti giudeo-cristiane, ai cosiddetti “fratelli di Gesù”,
coloro che avevano occupato i santuari di Nazaret e Gerusalemme sino all’avvento
di Costantino. Essi furono i custodi dei luoghi di Maria perché si reputavano
loro discendenti. Tutto questo è studiato dalla Facoltà di scienze bibliche
e archeologiche di Gerusalemme.
Qual è il significato
della sua Verginità?
Fr. Cecchin: La Verginità di Maria ingloba due verità di
fede: il Concepimento verginale di Cristo e la perpetua verginità di Maria. Il
fatto che Maria sia Vergine è garanzia che Cristo è Dio, perché egli “per opera
dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della vergine Maria” (credo
niceno-costantinopolitano). Il concepimento di Gesù avviene senza il
concorso di un uomo, ma per l’intervento di Dio che nel grembo di Maria realizza
l’unione ipostatica della natura divina con quella umana. Fu così allora che
Maria, come dice sant’Antonio di Padova, ha condiviso il Figlio con Dio Padre:
il Padre ha dato la divinità, la Madre l’umanità, per cui Gesù è Figlio di Dio e
di Maria. Con l’unione della natura divina con quella umana, tutta l’umanità è
stata adottata da Dio e ogni uomo è divenuto “figlio di Dio” per adozione.
Tutto questo è avvenuto nel grembo della “Vergine fatta
Chiesa” e grazie al suo consenso. La Vergine allora diventa feconda per la sua
fede e diventa “madre di Dio”. Questo implica la realizzazione delle promesse
messianiche alle quali era legata la “benedizione” e la “beatitudine”. Così
Elisabetta dirà a Maria: Benedetta tu fra le donne (Lc 1,42) e:
beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore
(Lc 1,45). La Vergine è beata perché ricolma della massima benedizione che Dio
poteva farle: il suo stesso Figlio. Maria, allora, è ricolma di Colui che
neppure i cieli possono contenere, lo stesso Autore della vita. E’ ovvio allora
pensare che questa esperienza non è stata un momento passeggero. L’utero di
Maria non è stato solo usato per far passare Dio e basta!
L’unione della Vergine con Dio è stata una esperienza unica e
duratura, che ha legato la madre con il Figlio in un amore indissolubile. In
Gesù Maria ha trovato il suo tutto, sia dal punto di vista spirituale come anche
in quello materiale. Maria è la donna soddisfatta e pienamente realizzata con il
massimo delle maternità: ha concepito e partorito Dio! Come si può allora
pensare che la Vergine abbia avuto altri desideri quando era stata pienamente
soddisfatta da Cristo? Il ritenere che, dopo l’esperienza di questa maternità
Maria abbia avuto altri figli, è una mancanza di fede verso Gesù, che non
sarebbe stato capace di dare alla madre quello che lui stesso ha promesso per
quanti ascoltano e mettono in pratica la sua parola: cento volte tanto e la vita
eterna (Mt 19,29).
Maria per la sua fede ha ottenuto Gesù, la somma
beatitudine. Per questo motivo, alla Chiesa di sempre, in sintonia con la
tradizione biblica, è sembrato un obbrobrio il pensare che Maria abbia
desiderato altri figli al di fuori del suo figlio Gesù: è questo il senso della
perpetua verginità.
Perché, nonostante i tanti scettici, Maria
gode di una così vasta e ardente venerazione?
Fr. Cecchin: Questo
tipo di scettici generalmente sono dei semplici disinformati. La sana
“mariologia” è la porta che apre al mistero di Cristo e della Chiesa. E’ quanto
afferma il Concilio Vaticano II nel capitolo VIII della Lumen gentium.
Purtroppo la crisi post-conciliare, una crisi che ha investito una certa parte
dei teologi e del clero, ha messo in crisi la figura di Maria. La carenza di una
sana mariologia da parte di certi pastori ha portato tra i fedeli l’aumento di
un certo “devozionismo” e della ricerca di fatti miracolosi. Il Concilio aveva
raccomandato di evitare “la ristrettezza mentale” e “l’esagerato devozionismo”
cose che hanno disatteso il monito conciliare.
In ogni caso, la Chiesa
non vuole e non può rinunciare a Maria. Molti non si rendono conto che la
Vergine non è una semplice “devozione” ma fa parte del “dogma” della Chiesa
cattolica. In effetti, Gesù dalla croce, nelle sue ultime volontà, affida alla
Chiesa sua Madre, non tanto perché la custodisca nella sua casa ma perché la
conservi nelle sue verità di fede, nella sua coscienza aperta alla ricerca di
Dio. Maria è la chiave del mistero cristiano. Per questo motivo i Romani
Pontefici sono sempre stati attenti a sollecitare i pastori e i fedeli a
riconoscere il posto fondamentale di Maria nella storia della salvezza e nella
vita della Chiesa e del cristiano.
E dobbiamo riconoscere che il popolo
cristiano, nel suo “senso di fede”, ha saputo sempre nutrire e conservare un
speciale amore verso Colei che ha reso Gesù nostro fratello; e, generalmente,
chi ama tende ad esagerare, a ricoprire l’amata anche del superfluo, come
avviene spesso nelle manifestazioni della pietà popolare: e forse è questo che
può scandalizzare certi “aristocratici del pensiero”.
Nonostante ciò la
Chiesa “edotta dallo Spirito Santo” (Marialis cultus, n. 57) continua
ad insegnare che Maria è un “dato essenziale della fede e della vita della
Chiesa” (Congr. per l’educazione cattolica, La Vergine Maria nella
formazione intellettuale e spirituale, n. 2), un dato che ha suscitato un
continuo interesse nella riflessione cristiana sin dai primi secoli, con un
costante e progressivo sviluppo e arricchimento della dottrina e della fede.
L’impegno permanente della Chiesa è stato ed è quello di scrutare i segni dei
tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, e in questa sua decisiva
missione appare il posto e il ruolo centrale che spetta alla Vergine, la quale
rappresenta il simbolo culturale più potente e popolare degli ultimi duemila
anni, che segna la vita di molti popoli e che “è fondamentale per il ‘pensare’
cristiano” (Giovanni Paolo II, Lettera ai sacerdoti per il giovedì santo
1995, in L’Osservatore Romano [8 aprile 1995] 4).
In che modo San Francesco si riferiva a Maria e in che modo si è
sviluppata una spiritualità mariana francescana?
Fr. Cecchin: La vocazione di Francesco è essenzialmente
mariana. Come Maria e per i suoi meriti, racconta san Bonaventura di Bagnoregio,
Francesco concepisce e partorisce lo spirito della verità evangelica. Questo
avviene a S. Maria degli Angeli, luogo “nel quale san Francesco, guidato dalla
divina rivelazione, diede inizio all’Ordine dei frati minori” (Fonti
Francescane n. 1050). Scrivendo le sue ultime volontà a Chiara, il santo
dice: “Io, frate Francesco piccolo, voglio seguire la vita e la povertà
dell’altissimo Signor nostro Gesù Cristo e della sua santissima Madre, e
perseverare in essa fino alla fine”. Si tratta della doppia sequela: seguire
Gesù e Maria. Questa strada, aperta dal santo, fu fedelmente seguita dei
francescani sino ad oggi. Gesù e Maria diventano gli ispiratori della teologia,
della spiritualità e dell’antropologia francescana. La riflessione sul maschile
e femminile, sulla pari dignità che unisce l’uomo Gesù con la “madre, sorella e
sposa” Maria, porterà i francescani a diventare i difensori dell’Immacolata
Concezione e dell’assunzione di Maria. Queste due verità scaturiscono dalla
contemplazione di quel Dio che esce dal grembo del Padre (Gv 1,18) per venire ad
abitare nel grembo della madre, e che motiveranno Francesco a farsi povero ad
imitazione di Dio che scelse di rinunciare alla sua ricchezza per farsi povero
nell’incarnazione.
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