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Lunedì 9 ottobre il Ministro della Sanità Livia Turco ha presentato il bilancio
2005 della legge 194 che regola l’interruzione di gravidanza.
Secondo i
dati riportati, sono stati quasi 130 mila gli aborti legali nel 2005, più quelli
clandestini stimati intorno ai 20 mila (per il 90% al Sud). Molto alto il
ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza tra le immigrate, più del 27%
del totale, oltre uno ogni quattro.
Il Ministro ha riconosciuto che
eventuali “colloqui con le madri salverebbero il 5% delle vite, ma i consultori
sono carenti d’organico”.
Immediato il commento negativo da parte del Forum della Associazioni Familiari,
dell’Associazione “Scienza & Vita” e del Movimento per la Vita, attraverso
la voce dei loro Presidenti, che hanno definito “agghiaccianti” le cifre della
relazione 2005 sulla legge 194.
Secondo Giuseppe Giacobbe (Forum della
Associazioni Familiari), Maria Luisa di Pietro (Associazione “Scienza &
Vita”) e Carlo Casini (Movimento per la Vita) non è accettabile parlare di
riduzione del numero di aborti, perché ogni anno è “come se sparisse una città
grande quanto Rimini o Ferrara”.
I tre Presidenti hanno inoltre
lamentato la mancanza di dati sulla “cosiddetta contraccezione di emergenza, un
aborto precocissimo, o l’aborto fai da te con il Cytotec”. Se si aggiungessero
questi dati il numero reale “verrebbe quasi raddoppiato”, hanno affermato.
Molto criticata anche la considerazione del Ministro, secondo cui
l’utilizzo della pillola abortiva Ru-486 ridurrebbe il numero complessivo degli
aborti.
Per indagare su come la cultura contraccettiva influenzi il
numero degli aborti, ZENIT ha intervistato il dottor Renzo Puccetti, specialista
di medicina interna e Vicepresidente dell’Associazione “Scienza & Vita” di
Pisa-Livorno.
Il Ministro della Salute Livia Turco ha sostenuto che “nei
Paesi in cui da oltre un decennio viene impiegato l'aborto medico – quello con i
farmaci come la pillola RU-486 –, in aggiunta al tradizionale metodo chirurgico,
non si è avuto un maggior ricorso all'interruzione di gravidanza, come taluni
hanno paventato”. E' vero? Qual è il suo parere in proposito?
Puccetti: Le affermazioni del Ministro su questo argomento sono già
state riferite da altri e pubblicate su “Panorama”. L'unica pubblicazione che si
sia occupata dell'argomento ha per autori ricercatori del Guttmacher
Institute, un ente assai vicino alla Planned Parenthood Federation la
maggiore organizzazione abortista in America.
L'articolo, pubblicato nel
2002, prendeva in esame il tasso di abortività in Francia, Gran Bretagna e
Svezia, i paesi con più lunga esperienza di aborto farmacologico, concludendo
che l'introduzione della pillola abortiva non aveva determinato variazioni
significative nel ricorso all'interruzione di gravidanza. Una più estesa ed
aggiornata revisione dei dati la cui pubblicazione è in itinere ha fornito
risultati opposti. In Francia, nonostante il confronto sia reso difficile da una
serie di cambiamenti intervenuti nella legislazione e nelle metodiche di
raccolta dei dati, l'aborto rimane stabilmente sopra la terribile cifra di
200.000 ogni anno e rispetto al 1990, anno in cui l'aborto farmacologico era
agli albori, l'incremento in termini assoluti è di quasi seimila aborti ogni
anno. In Inghilterra e Galles dopo l’introduzione della pillola abortiva
l’incremento del tasso di abortività è stato del 15%, passando da 15,5 aborti
ogni 1.000 donne in età fertile a 17,8. In Scozia l’aumento è stato di oltre il
30% (da 9,1 a 11,9). Solo in Svezia si è assistito ad una lievissima riduzione,
inferiore all’1%; è da rilevare peraltro che nel paese scandinavo il ricorso
all’aborto negli ultimi anni è in crescita (oltre l’11% dal 1999).
Nella
nostra ricerca abbiamo esteso la valutazione ad altri paesi europei in cui la RU
486 è stata introdotta da minor tempo ed abbiamo scoperto che da quando la
pillola abortiva è stata legalizzata solamente in Danimarca (-5%) e Norvegia
(-2%) l’aborto si è leggermente ridotto; negli altri paesi esaminati è aumentato
considerevolmente: +8% in Finlandia,+38% in Spagna, +24% in Olanda, + 25% in
Belgio. Persino in Germania, dove pure il metodo è usato pochissimo e dove ha
ricevuto l’esplicita opposizione dell’associazione dei ginecologi tedeschi, il
tasso di abortività non cala. Ricordiamo che la pillola abortiva ha tra le sue
intenzioni quelle di allargare l'accesso all'aborto, ma tutti i ricercatori che
si occupano di queste problematiche sanno che questo si traduce in un aumento
del ricorso all'aborto stesso. Prima si è tentato di far passare l'idea che
l'aborto farmacologico fosse più sicuro, tentativo fallito quando sono giunte le
notizie delle donne morte e sono stati pubblicati gli studi che hanno
evidenziato la minore sicurezza dell'aborto farmacologico; poi si è cercato di
conferire la dignità di studio per la valutazione della sicurezza della RU 486
ad una semplice valutazione comparativa di due schemi posologici diversi,
peraltro miseramente interrotta dallo stesso comitato etico che l'aveva
inizialmente autorizzata; adesso si afferma che la pillola abortiva non fa
aumentare il numero di aborti, tesi assai lontana dall'essere dimostrata.
Sarebbe auspicabile una maggiore continenza nelle esternazioni, soprattutto da
parte di coloro che ricoprono ruoli di alta responsabilità.
Sono in
molti a sostenere che la contraccezione limita il numero delle interruzioni di
gravidanza. Ci sono prove conclamate di questo teorema, oppure le cose non
stanno esattamente così?
Puccetti: Guardi, proprio oggi esaminavo i
dati americani su questo argomento ed è certo che l'incremento globale del tasso
di abortività nei paesi che hanno introdotto la RU 486 che sono stati esaminati
è del 13%. Sa qual è l'unico metodo "contraccettivo" che, dove è maggiormente
praticato, si associa effettivamente ad un ricorso inferiore all'aborto? La
legatura delle tube. L'uso delle altre metodiche, compressa la pillola
contraccettiva, non va di passo con una riduzione degli aborti. Anzi, in USA il
condom, ritenuto il metodo contraccettivo più efficacia per la prevenzione delle
malattie sessualmente trasmesse, si associa ad un maggior ricorso all'aborto. Ma
non si tratta solamente di una particolarità americana, è ben conosciuto ad
esempio quello che è definito il "paradosso francese". Nel 2000 meno del 5%
delle donne francesi sessualmente attive che non desideravano una gravidanza non
facevano uso della contraccezione; i metodi usati sono peraltro altamente
efficaci, dal 1978 al 2000 la percentuale di donne che usa la pillola o la
spirale (non si deve peraltro dimenticare che quest'ultima è una metodica con
sicura azione post-fertilizzativa e quindi, nella prospettiva del concepito, una
tecnica abortiva) è passata dal 52 all'83%. Questa enorme diffusione della
contraccezione non ha però prodotto i risultati attesi: l'aborto è praticamente
agli stessi livelli della metà degli anni '70. Se infatti le gravidanze
indesiderate si sono effettivamente ridotte, contemporaneamente è nettamente
aumentata la propensione all'aborto nel caso di gravidanza non voluta, o non
programmata.
Per il nostro paese alcuni autori parlano invece di
"paradosso italiano". L'uso di metodiche contraccettive moderne rimane in Italia
a livelli assai più bassi di altri paesi. Le indagini mostrano l'ampio ricorso a
metodi cosiddetti "tradizionali", eppure il tasso di abortività, seppure
dolorosamente significativo, si colloca nella fascia più bassa e sembra in
diminuzione. La teoria dunque che l'aborto si sconfigge con la contraccezione ha
un po' troppi paradossi per essere convincente, ritengo anzi che il migliore
antidoto nei confronti dell'aborto sia il sostegno alle famiglie e l'espansione
della cultura di apertura alla vita, misure che avrebbero anche il pregio di
contrastare il pauroso calo di natività che affligge ormai in maniera sempre più
preoccupante le società occidentali.
Qual è la fonte da cui il
Ministro per la Salute ha attinto i dati ?
Puccetti I paesi a cui il
Ministro immaginiamo si riferisca sono la Francia, L’Inghilterra ed il Galles,
la Scozia e la Svezia. Purtroppo i dati della Cina non sono disponibili e anche
se lo fossero risulterebbe assai arduo accertarne la validità. In Francia il
confronto è reso difficile da una serie di cambiamenti intervenuti nella
legislazione e nelle metodiche di raccolta dei dati. L’indicazione più
attendibile deriva dal più recente rapporto drees (Direction de la recherche
des études de l’évaluation et des statistiques) in base al quale il tasso di
abortività era pari a 14,0/1000 donne di 15-49 anni nel 1990 ed è risultato il
14,1 nel 2003, con un incremento in termini assoluti di quasi seimila aborti
annui. Più semplice risulta il confronto negli altri paesi. In Inghilterra e
Galles dopo l’introduzione della pillola abortiva l’incremento è stato del 15%,
passando da 15,5 aborti ogni 1000 donne in età fertile a 17,8. In Scozia
l’aumento è stato di oltre il 30% (da 9,1 a 11,9). Solo in Svezia si è assistito
ad una lievissima riduzione (inferiore all’1%); è da rilevare peraltro che nel
paese scandinavo l’aborto negli ultimi anni sta progressivamente aumentando
(oltre l’11% dal 1999).
Se poi si desidera allargare lo sguardo alle
realtà nazionali che solo recentemente hanno introdotto l’aborto farmacologico,
i dati mostrano l’inconsistenza delle affermazioni del Ministro. Da quando la
pillola abortiva è stata legalizzata solamente in Danimarca (-5%) e Norvegia
(-2%) il ricorso all’aborto si è leggermente ridotto, mentre è aumentato in
Finlandia (+8%), Spagna (+38%), Olanda (+24%), Belgio (+25%). Persino in
Germania, dove pure il metodo è usato pochissimo e dove ha ricevuto l’esplicita
opposizione dell’associazione dei ginecologi tedeschi, il tasso di abortività
non cala. Rimaniamo in attesa di conoscere le inedite cifre di cui il Ministro
sembra essere in possesso. Si tratta di un vecchio vezzo di certa politica: se i
fatti contrastano con l’ideologia, tanto peggio per i fatti.
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