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ROMA, giovedì, 21 settembre 2006 (ZENIT.org).
In occasione dell’incontro con il Clero della Diocesi di Roma avvenuto il 2
marzo scorso Benedetto XVI aveva sottolineato l’importanza per la vitalità dei
cristiani dell’adorazione eucaristica.
Rispondendo alla domanda di don Alberto Pacini, Rettore della Chiesa di
Sant'Anastasia al Palatino di Roma, che chiedeva di creare nei cinque Settori
della Diocesi di Roma, cinque luoghi di adorazione perpetua, il Papa aveva
accolto con entusiasmo la proposta ed aveva commentato: “Grazie a Dio, perché
dopo il Concilio, dopo un periodo in cui mancava un po' il senso dell'adorazione
eucaristica, è rinata la gioia di questa adorazione dappertutto nella Chiesa,
come abbiamo visto e sentito nel Sinodo sull'Eucaristia”.
Per
comprendere in che modo la pratica dell’adorazione eucaristica possa incidere
sull’opera di evangelizzazione, ZENIT ha intervistato don Alberto Pacini, che
nella Chiesa di cui è Rettore da cinque anni promuove l'adorazione eucaristica
perpetua, giorno e notte; aperta 24 ore al giorno, con il Santissimo Sacramento
esposto alla venerazione dei fedeli. E’ anche sede di un attivo movimento di
evangelizzazione eucaristica.
Don Alberto ha inoltre dato vita ad altre
14 iniziative simili, di cui una a Roma e le altre in varie parti d'Italia.
Da dove è nata questa sua idea di rilanciare con forza l'adorazione
eucaristica perpetua e quali sono gli obbiettivi che pensa di raggiungere?
Don Alberto Pacini: E’ nata in Africa, durante la mia esperienza di
Missionario Fidei Donum mentre trascorrevo lunghe ore al mattino presto,
in preghiera nella cappella della canonica. Più tardi, a conclusione del mandato
Fidei Donum, con la nomina del Cardinale Vicario di Roma, Camillo Ruini,
nel Giubileo del 2000 sono diventato Rettore della Basilica di S. Anastasia
nella quale dal 2 marzo del 2001, come frutto del Giubileo e ispirati dalle
parole del compianto Papa Giovanni Paolo II, “Prendete il largo” è attiva
l’adorazione eucaristica perpetua, che porta sia al suo interno che all’esterno
un grande frutto di preghiera e una diffusa corrente di evangelizzazione con una
portata ormai mondiale. L’obiettivo primario è la Gloria di Dio ed il Regno
Eucaristico di Cristo, che darà beneficio a tutte le nazioni, porterà la pace
nei cuori e nelle nazioni, costruirà comunione nella Chiesa e tutti
riconosceranno l’Agnello e lo serviranno adorandolo incessantemente notte e
giorno. Tutto ciò l’ho visto realizzato nel microcosmo che l’Eucaristia,
celebrata ed adorata, ha creato a S. Anastasia e dovunque sia nata l’adorazione
eucaristica perpetua, in Italia e nel mondo intero.
Perché dopo il
Concilio Vaticano II il senso dell'adorazione eucaristica è venuto un pò a
mancare?
Don Alberto Pacini: Come Papa Benedetto XVI ci ha detto il
2 marzo nell’udienza annuale del Clero della Diocesi di Roma e da voi
magistralmente riportata in ZENIT del 9 marzo, il Concilio Vaticano II ha
offerto alla Chiesa una rinascita nel modo di celebrare l’Eucaristia perché il
popolo potesse partecipare comunitariamente e non più intimisticamente, come era
avvenuto fino ad allora, a causa della poca comprensibilità per i più della
Liturgia pre-Conciliare. Tutte le forme che in apparenza sembravano legate a
questo genere di celebrazione sono così sfumate nei più; possiamo aggiungere che
l’enfasi che nel famoso ’68 si è data ad una maggior partecipazione della Chiesa
nel sociale, nel cuore di molti è sembrata minimizzare forme di preghiera
apparentemente individuali e statiche, a beneficio di altre forme più
assembleari e comunitarie. In realtà non c’è contraddizione tra le due
dimensioni ma piuttosto profonda e necessaria complementarità, perché come il
Papa ci diceva, ricevere la Comunione senza adorare chi si riceve è come
svuotare di significato il gesto!
L’adorazione in realtà ci porta a
dichiarare la nostra fede nella reale presenza di Gesù nel Sacramento
dell’Eucaristia, ad entrare in un rapporto sempre più profondo con Lui e
muovendoci all’amore verso di Lui ci muove di conseguenza all’amore verso i
fratelli e quindi ad un impegno più concreto nella storia. Ciò dimostrano le
tante esperienze dei santi nella storia della Chiesa: chi ha amato Gesù
nell’Eucaristia ha anche risposto alle sfide della sua epoca ed è diventato
testimone di carità nel suo tempo! In tutte le parrocchie in cui l’Eucaristia è
ben celebrata ed adorata dai pastori con il gregge, nasce una vita nuova, una
maggior attenzione alla Parola che si incarna nella Celebrazione e nella Carità
operosa, si rigenerano le famiglie, rifioriscono le vocazioni!
Negli
ultimi anni sembra che la pratica dell’adorazione eucaristica stia rinascendo
con sempre maggior vigore. Quante sono le chiese a Roma e in Italia che
praticano l’adorazione perpetua?
Don Alberto Pacini: Come indichiamo
nel nostro sito http://www.adorazioneperpetua.it/ ci sono almeno sei
realtà a Roma che offrono l’adorazione eucaristica perpetua (cioè 24 ore al
giorno per tutta la settimana) di cui la Basilica di S. Anastasia al Palatino e
la Parrocchia Madre della Divina Provvidenza a Monte Verde, che sono aperte al
popolo di Dio anche di notte e da esso sono attivate, mentre le altre sono
legate a congregazioni religiose che comunque hanno custodito tale tesoro anche
negli anni difficili del passato. Dal 2 marzo di quest’anno poi, grazie alle
parole del Papa che ha chiesto al Cardinale Vicario Camillo Ruini di aprire
almeno una cappella di adorazione eucaristica perpetua in ciascuno dei cinque
Settori di Roma, certamente le aspirazioni di tanti bravi sacerdoti del nostro
Clero di Roma si trasformeranno in un forte slancio accompagnato dalla
generosità del Popolo di Dio, così assetato di Spiritualità vera.
In
tutto ciò molti dei movimenti ecclesiali esercitano il loro benefico influsso
nel riportare l’esperienza di fede alla preghiera, “di rendimento di grazie,
lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero
‘invaghimento’ del cuore…” (N.M.I. 33). Si sta sviluppando nel popolo di Dio,
guidato dai suoi pastori della Diocesi di Roma un progetto chiamato
“IHSCINQUESETTORI” con la sua casella di posta elettronica
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che
mira a realizzare il desiderio del Papa e facilitare il compito al suo Cardinale
Vicario. Già da tempo alcuni parroci avevano in cuore di aprire nelle loro
parrocchie l’adorazione eucaristica perpetua e ne avevano fatto esperienze
temporanee con grande successo ed entusiasmo, ma attendevano il tempo propizio
per fare il passo nella fede: questo tempo è venuto, finalmente!
E
nel mondo?
Don Alberto Pacini: Solo negli Stati Uniti sono molte più
di mille, in alcune grandi città ce ne sono decine; mentre nel mondo sono varie
migliaia, come hanno messo in evidenza le cifre offerte dal Congresso
Eucaristico di Guadalajara e dal Sinodo sull’Eucaristia. Ciò a conferma ancora
delle parole profetiche e realistiche di Papa Giovanni Paolo II che individuava
nella Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte uno dei segni del nostro
tempo proprio in un rinnovato bisogno di spiritualità, nonostante il diffuso
secolarismo. Io stesso, pur nel mio piccolissimo osservatorio dell’esperienza in
America Latina, Africa, Europa ed Asia, posso dire che dovunque si vede la
stessa esigenza e le medesime risposte di popolo, quando si propone l’adorazione
eucaristica. Quanto suonano attuali nei deserti dell’umanità le parole del Libro
dell’Apocalisse 21,5-6 “Ecco, io faccio nuove tutte le cose… io sono l’Alfa e
l’Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua
della fonte della vita”.
Lei è convinto che l'adorazione eucaristica
sia uno strumento decisivo per vincere le sfide moderne della secolarizzazione,
del relativismo morale e religioso, del nichilismo diffuso, della perdita del
senso della famiglia. Può illustrarci come e perché l'adorazione eucaristica può
rispondere a queste sfide?
Don Alberto Pacini: Sono certo che Gesù è
la risposta unica a tutte le sfide dell’Umanità, perché Egli è il vero Uomo
secondo il progetto di Dio. Quindi l’esperienza dell’Eucaristia celebrata bene e
con amore (come riecheggiano i documenti Ecclesia de Eucaristia e Mane
Nobiscum Domine) e quindi adorata nel riceverla ma anche in lunghi tempi di
silenzio per entrare nell’intimità del Cuore di Cristo, è il segreto per la
rinascita delle “nostre comunità cristiane che devono diventare vere scuole di
preghiera…” (N.M.I. 33), scuole nelle quali noi preti dobbiamo diventare i
maestri non solo di preghiera, ma anche di annuncio e testimonianza della
carità, frutti che nascono solo dal Cuore di Cristo. Se questo Sacro Cuore
Misericordioso è messo in contatto con il cuore dei suoi figli, può trasformarne
i cuori di pietra in cuori di carne per scriverci i suoi precetti col suo Sangue
ed il suo Spirito, rigenerando dal di dentro la nostra società vuota di valori e
flagellata dal demonio.
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