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Dal 18 settembre si possono studiare i documenti del pontificato di Pio XI
(1922-1939), accessibili nell’Archivio Segreto Vaticano. Si tratta di “milioni”
di carte suddivise in trentamila faldoni, buste e fascicoli.
Per avere una idea della quantità di materiale messo a
disposizione degli storici basta dire che ci sono 59 volumi di indici solo per
l’immenso fondo della Prima sezione della Segreteria di Stato.
Il
Pontificato di Pio XI (Achille Ratti) si interseca con gli anni drammatici della
persecuzione della Chiesa cattolica in Messico ed in Spagna, con l’avvento del
Fascismo e del Nazismo, e fanno seguito all’espandersi del regime comunista
sovietico in Europa.
Inoltre, come ha rivelato il Prefetto dell’Archivio
Vaticano, il barnabita Sergio Pagano, in una intervista pubblicata da “Avvenire”
(19 settembre 2006), a disposizione degli studiosi ci sono gli appunti delle
udienze con Pio XI e con i diplomatici accreditati presso la Santa Sede,
raccolti personalmente dal Segretario di Stato Eugenio Pacelli, dall’agosto del
1930 fino alla morte del Pontefice, avvenuta il 10 febbraio 1939.
Per
cominciare a valutare quanto questa apertura aiuterà la ricerca della verità
storica, e quali sono le prime scoperte in merito al pontificato di Pio XI,
ZENIT ha intervistato Matteo Luigi Napolitano, Professore associato
dell'Università degli studi del Molise e Delegato del Pontificio Comitato di
Scienze Storiche presso l'International Committee for the History of the
Second World War.
Dal punto di vista di uno storico, quanto è importante l'apertura degli
Archivi Vaticani per il periodo del pontificato di Pio XI?
Matteo
Luigi Napolitano: L'apertura degli archivi, la massima possibile, in generale è
sempre il grande auspicio degli storici. In particolare le relazioni
internazionali della Santa Sede consentono di documentarne l'attività anche
sulla base di archivi diversi da quello vaticano. Il pontificato di Pio XI non
fa differenza; il prezioso lavoro svolto dai "tecnici" della Farnesina negli
anni Ottanta, sotto la guida del prof. Pietro Pastorelli, ci ha consentito di
accedere a un'enorme quantità di materiale riguardante il rapporto con l'Italia
fascista. Il lavoro di analoghe commissioni all'estero, e la pubblicazione di
collane diplomatiche, ha accresciuto le nostre conoscenze per molti altri
aspetti della diplomazia di Papa Ratti.
Ma l'apertura delle carte
dell'Archivio Segreto Vaticano rappresenta un enorme arricchimento, non solo per
l'importanza in sé che non va spiegata, ma anche solo dalle carte vaticane è
possibile cogliere le dinamiche interne alla Santa Sede, specialmente nei grandi
momenti di svolta del mondo contemporaneo in cui il Vaticano si trovò coinvolto
Nonostante l'evidente opposizione ad Hitler di Pio XI e del suo
Segretario di Stato Pacelli, alcuni sostengono ancora che il Vaticano mostrò in
qualche modo una certa benevolenza nei confronti della Germania nazista. Cosa
dicono i documenti sulla visita di Hitler a Roma il 2 maggio del 1938? Come si
comportò la Santa Sede?
Matteo Luigi Napolitano: Dalle ricerche del
Padre Giovanni Sale sugli archivi aperti nel 2003 si ricava un elemento: né Pio
XI né Pio XII furono i "Papi di Hitler". Le carte ora disponibili allargano
l'orizzonte sul pontificato di Ratti e precisano alcuni aspetti tuttavia già da
tempo in luce: 1) La critica del Vaticano nei confronti di un Mussolini passivo
imitatore di Hitler; 2) La preoccupazione dello schiacciamento dell'Italia sulla
politica tedesca, non solo nella questione razziale, ma in via più ampia come
scelta di campo gravida di pericolose conseguenze.
La visita di Hitler
del 2 maggio 1938 è sintomatica. Il Vaticano non vede di buon occhio l'arrivo a
Roma del Cancelliere tedesco; la partenza del Papa per Castelgandolfo e il suo
accenno all'altra croce svettante su Roma, che non è quella di Cristo, è solo
esempio di una trama più ampia di eventi che si dipana: c'è la controversia
sugli addobbi delle strade, sul percorso che deve seguire Hitler; vi sono le
istruzioni all'episcopato e ai religiosi italiani di non intervenire a
manifestazioni di omaggio a Hitler; vi è la paura che l'Asse si trasformi in
alleanza. Ma vi è anche la convinzione dei fascisti che l'atteggiamento
antinazista del Vaticano non solo compromette i tentativi di moderare le ire
naziste contro la Chiesa tedesca, ma finisce in ultima analisi per favorire i
"fronti popolari", e in particolare i "bolscevichi" e "massoni" francesi, con
cui la Santa Sede sembra andare tanto d'accordo.
Si oppose
all'antisemitismo, contrastò il comunismo, il nazismo e la massoneria. Cercò in
ogni modo di impedire la Seconda Guerra Mondiale. Insomma Pio XI fu un grande
Papa. Qual è la sua valutazione in merito e che cosa dicono le carte a sostegno
dell'opera di questo Pontefice?
Matteo Luigi Napolitano: I facili
polemisti potrebbero avere ora la tentazione di "rilanciare" e teorizzare che il
Vaticano ebbe un "Papa di Hitler" e un "Papa di Mussolini" e magari anche un
"Papa di Franco". Ma la polemica e l'ignoranza sono spesso collegate. Lo
dimostra un recente intervento di John Cornwell (l'autore del controverso libro
"Il Papa di Hitler") sul "Tablet" del 23 settembre scorso, in cui egli scrive
che la nuova apertura degli Archivi Vaticani per il periodo 1922-1939 “è un
evento importante per ogni ricercatore interessato alle relazioni della Santa
Sede con la Germania nazista”. Cornwell dimostra quindi di non sapere che le
carte vaticane sul periodo 1922-1939 riguardanti i rapporti tedesco-vaticani
sono state aperte nel febbraio 2003. Ecco un esempio di sedicente "addetto ai
lavori" in ritardo di oltre tre anni sulla storia!
Per tornare a cose
più serie, quello di Pio XI fu certamente un grande pontificato, anche per le
vicende internazionali che Papa Ratti si trovò a vivere e per come vi si seppe
muovere, insieme al suo principale collaboratore, Eugenio Pacelli. Vi sono già
(e altre ne verranno) le prove delle riserve di Ratti e di Pacelli su fenomeni
nazionalisti esasperati come quello hitleriano. Non mi sorprenderebbe anche di
trovare prove documentali che smentiscano la vecchia teoria che il Vaticano fu
morbido verso il Nazismo e inflessibile col Comunismo. Da alcuni elementi si può
già dire ad esempio che nella percezione fascista, il "doppiopesismo" di Pio XI
andava in senso esattamente contrario. Mussolini vedeva il Papa sempre troppo
schierato contro la Germania nazista e troppo tollerante verso i bolscevichi. Ma
un giudizio più articolato sarà possibile solo una volta completato l'esame
della documentazione esistente.
Quali sono i rapporti tra Pio XI ed
il suo Segretario di Stato, il Cardinal Pacelli?
Matteo Luigi
Napolitano: Mi limiterei per ora a constatare ciò che gli altri archivi dicono.
In quello del Ministero degli Esteri italiano vi è un profilo di possibili
"papabili", preparato da monsignor Enrico Pucci in vista del Conclave, e dato
forse all’ambasciatore italiano in Vaticano, Pignatti Morano di Custoza.
Nel profilo riguardante il futuro Pio XII, si legge quanto segue:
“Invece appare sempre più chiaro che il candidato del cuore di Pio XI per una
eventuale successione, è il Cardinale Pacelli. Pio XI, specialmente negli ultimi
tempi, non ha mai tralasciato occasione per mettere in luce, anche nei pubblici
discorsi, le qualità del suo più immediato collaboratore e per dargli segni
della sua predilezione […]”.
Il documento fu pubblicato dal professor
Mario Casella nel 2000. Le carte vaticane (e penso in particolare al Diario
delle udienze redatto da Pacelli) confermeranno senza dubbio questo rapporto
privilegiato tra il Papa e il suo più stretto collaboratore. Al di là delle
differenze personali, quindi, né Pio XI né il suo successore furono "Papi di
Hitler o di Mussolini".
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