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Testo della domanda di Gianni:
Carissimo Padre Settimo, ti saluto e ti rinnovo gli auguri di buon compleanno. Ero indeciso se rivolgermi a te (mi permetto il tu), non vorrei abusare del tuo tempo e della tua pazienza ma ho bisogno del tuo consiglio, non ti conosco personalmente ma le tue parole che "sento" ogni sera dicono al mio cuore tutto quello che gli serve per considerarti un valido, importante sostegno e supporto ai miei dubbi ed alle mie carenze, lo dico con tutto il mio affetto. La mia vita, il mio "percorso", è una continua evoluzione, il desiderio che provo, l'amore che sento è diventato col tempo sempre più importante, vitale, non trova mai soddisfazione, sempre più ogni mio sforzo è teso unicamente a nostro Signore, a cercare di avvicinarmi a Lui, facendo miei i suoi insegnamenti con gioia, non come dovere da assolvere ma perchè li sò, li sento vivi, li sento miei. Cerco di smussare i miei spigoli e cerco sempre più di vincere quella timidezza che a volte mi frena dall'impegnarmi di più, come vorrei. Nella comunità che frequento (troppo poco!) con l'autunno sono cominciate una serie di attività, di momenti spirituali (lectio divina, incontri di preghiera, ecc) che ho preso a frequentare con grande gioia, ma... sabato scorso, in confessione, esponevo al padre che mi stava confessando la mia grande frustrazione per la difficoltà che ho nel moderare quel caratteraccio che mi ritrovo e che spesso mi porta ad eccedere, salvo poi mortificarmi e vergognarmi con Gesù della mia pochezza e fragilità. Gli esponevo anche la mia difficoltà nel lasciare certe vecchie cattive abitudini che mi hanno accompagnato per una vita ma che oggi detesto e per le quali chiedevo la misericordia del Signore. Il padre di fronte ai miei pensieri mi ha esortato ad essere più cristiano, a pensare meno al mio stato e più a nostro Signore ed al prossimo, spiegandomi che il mio atteggiamento è sbagliato, rischia addirittura di essere considerato un'eresia. Quelle parole mi hanno profondamente colpito, considero e considera che ogni volta che mi accosto al Signore il mio animo è in subbuglio, l'emozione è grandissima, e forse le mie parole non riescono ad essere precise e lucide, sopratutto in confessione faccio molta fatica ad essere chiaro, sono molto emozionato, apro il mio cuore e non sempre riesco o voglio controllare quel che ne esce. Mi sono ripromesso di parlarne di nuovo con padre Andrea, l'idea di commettere un errore tanto grave mi umilia e mi turba profondamente, mi lascia senza fiato ed interdetto su cosa e come devo fare, da sabato riesco solo a pregare, più intensamente, più frequentemente, ma quelle parole hanno aumentato la mia frustrazione e mi generano un dolore al quale non so porre rimedio. Sto pensando che forse l'emozione mi ha fatto sbagliare le parole, o che sempre l'emozione mi ha fatto fraintendere le parole del padre, sorrideva mentre mi parlava, il suo tono era consolatorio, ma tant'è ho sbagliato tanto nella mia vita, ho offeso così tanto Gesù per tanto tempo che oggi non posso tollerare di tornare ad offenderLo, mi salgono le lacrime agli occhi al solo pensiero. Sono conscio dei miei limiti, delle mie fragilità e debolezze, il Padre, Gesù, le conosce bene, ma il pensiero di averLo offeso con nuovi errori, più gravi, mi torce l'anima. Perdonami la lunghezza, abbi pazienza con me, e ti prego dimmi cosa ne pensi. Grazie per la tua attenzione, con tutto il cuore. gianni. p.s. non so se rendere pubblica o privata la mia "domanda" mi affido alla tua esperienza e sensibilità
Risposta di Padre Augusto:
Mio caro fratello Gianni, grazie per le tue parole, e scusami il ritardo con cui ti rispondo. Non ho solo la rubrica delle lettere, ma tante altre cose a cui, per grazia e Volontà di Dio, devo badare.
Cosa devo risponderti mio caro fratello? Io mi sento di dare piena ragione al tuo bravissimo confessore. Se hai conosciuto il Volto dell'Amore, allora lasciatene avvolgere completamente. Direbbe Paolo"Le cose di prima sono passate, ne sono nate di nuove". Sì, mio caro Gianni, per te le cose di prima sono veramente passate: adesso hai conosciuto il volto del vero Amore che fa fremere il tuo cuore. Se dunque sono passate, non farle rivivere tu. Tutti abbiamo le stesse cose di cui tu parli, chi più chi meno. Ma esse non devono più catturarci, dal momento che siamo stati catturati da qualcosa, meglio, da Qualcuno, infinitamente più grande. Le debolezze e le fragilità vengono lasciate non per farci cadere nel turbamento, ma, come diceva san Tommaso d'Aquino, il grande Dottore della Scolastica, per conservarci nell'umiltà.
Io non ti dico: combatti le tue debolezze, i tuoi vecchi comportamenti.Più positivamente ti dico: lascia che ci siano! Abbi pazienza! L'amore, alimentato con il tempo, ti insegnerà a convivere pazientemente e amorosamente con la tua umanità, con il tuo carattere:
vedrai, senza nemmeno accorgertene, che esso, l'Amore, cambierà ogni cosa e tu ti troverai trasformato senza sapere né come né perché. Ma il perché te lo dice il Signore. Sono le parole che disse a Simone il fariseo, quando una prostituta della città venne da Gesù in quella casa del fariseo, per piangere ai suoi piedi, asciugarglieli con le sue
lacrime: "Le sono state perdonati i peccati perché ha tanto amato!"
L'amore sia dunque l'attrattiva del tuo cuore, del tuo sguardo, della tua anima. E, così armato, incedi sicuro nella tua vita e nella sua meravigliosa avventura senza paura di essere fragile ed insicuro.
Pensa di più a Lui e sii meno, molto meno preoccupato per te stesso! Coraggio, fratello mio. Ti lascio con queste stupende parole: "Omnia vincit amor!" L'Amore vince ogni cosa! Auguri Gianni, e non permettere alla paura di vincere sull'Amore! Fraternamente ti benedico e di abbraccio nel Signore, p. Augusto
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