Pubblichiamo l’omelia pronunciata da Benedetto XVI nel pomeriggio di questo
giovedì, festa della Presentazione del Signore e X Giornata della Vita
Consacrata, presiedendo nella Basilica vaticana la celebrazione eucaristica per
i membri degli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita
Apostolica.
Cari fratelli e sorelle!
L’odierna festa della Presentazione al tempio di
Gesù, a quaranta giorni dalla sua nascita, pone davanti ai nostri occhi un
momento particolare della vita della santa Famiglia: secondo la legge mosaica,
il piccolo Gesù viene portato da Maria e Giuseppe nel tempio di Gerusalemme per
essere offerto al Signore (cfr Lc 2,22). Simeone ed Anna, ispirati da Dio,
riconoscono in quel Bambino il Messia tanto atteso e profetizzano su di Lui.
Siamo in presenza di un mistero, semplice e solenne al tempo stesso, nel quale
la santa Chiesa celebra Cristo, il Consacrato del Padre, primogenito della nuova
umanità.
La suggestiva processione dei ceri all’inizio della nostra
celebrazione ci ha fatto rivivere il maestoso ingresso, cantato nel Salmo
responsoriale, di Colui che è "il re della gloria", "il Signore potente in
battaglia" (Sal 23,7.8). Ma chi è il Dio potente che entra nel tempio? È un
Bambino; è il Bambino Gesù, tra le braccia di sua madre, la Vergine Maria. La
santa Famiglia compie quanto prescriveva la Legge: la purificazione della madre,
l’offerta del primogenito a Dio e il suo riscatto mediante un sacrificio. Nella
prima Lettura abbiamo ascoltato l’oracolo del profeta Malachia: "Subito entrerà
nel suo tempio il Signore" (Mal 3,1). Queste parole comunicano tutta l’intensità
del desiderio che ha animato l’attesa da parte del popolo ebreo nel corso dei
secoli. Entra finalmente nella sua casa "l’angelo dell’alleanza" e si sottomette
alla Legge: viene a Gerusalemme per entrare in atteggiamento di obbedienza nella
casa di Dio.
Il significato di questo gesto acquista una prospettiva
ancor più ampia nel brano della Lettera agli Ebrei, proclamato come seconda
Lettura. Qui ci viene presentato Cristo, il mediatore che unisce Dio e l’uomo
abolendo le distanze, eliminando ogni divisione e abbattendo ogni muro di
separazione. Cristo viene come nuovo "sommo sacerdote misericordioso e fedele
nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo" (Eb
2,17). Notiamo così che la mediazione con Dio non si attua più nella
santità-separazione del sacerdozio antico, ma nella solidarietà liberante con
gli uomini. Egli inizia, ancora Bambino, a camminare sulla via dell’obbedienza,
che percorrerà fino in fondo. Lo pone ben in luce la Lettera agli Ebrei: "Nei
giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche… a colui che poteva
liberarlo da morte ... Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che
patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli
obbediscono" (cfr Eb 5,7-9).
La prima persona che si associa a Cristo
sulla via dell’obbedienza, della fede provata e del dolore condiviso è sua madre
Maria. Il testo evangelico ce la mostra nell’atto di offrire il Figlio:
un’offerta incondizionata che la coinvolge in prima persona: Maria è Madre di
Colui che è "gloria del suo popolo Israele" e "luce per illuminare le genti", ma
anche "segno di contraddizione" (cfr Lc 2,32.34). E lei stessa, nella sua anima
immacolata, dovrà essere trafitta dalla spada del dolore, mostrando così che il
suo ruolo nella storia della salvezza non si esaurisce nel mistero
dell’Incarnazione, ma si completa nell’amorosa e dolorosa partecipazione alla
morte e alla risurrezione del Figlio suo. Portando il Figlio a Gerusalemme, la
Vergine Madre lo offre a Dio come vero Agnello che toglie i peccati del mondo;
lo porge a Simeone e ad Anna quale annuncio di redenzione; lo presenta a tutti
come luce per un cammino sicuro sulla via della verità e dell’amore.
Le
parole che in quest’incontro affiorano sulle labbra del vecchio Simeone - "I
miei occhi han visto la tua salvezza" (Lc 2, 30) - trovano eco nell’animo della
profetessa Anna. Queste persone giuste e pie, avvolte dalla luce di Cristo,
possono contemplare nel Bambino Gesù "il conforto d’Israele" (Lc 2,25). La loro
attesa si trasforma così in luce che rischiara la storia. Simeone è portatore di
un’antica speranza e lo Spirito del Signore parla al suo cuore: per questo può
contemplare colui che molti profeti e re avevano desiderato vedere, Cristo, luce
che illumina le genti. In quel Bambino riconosce il Salvatore, ma intuisce nello
Spirito che intorno a Lui si giocheranno i destini dell’umanità, e che dovrà
soffrire molto da parte di quanti lo rifiuteranno; ne proclama l’identità e la
missione di Messia con le parole che formano uno degli inni della Chiesa
nascente, dal quale si sprigiona tutta l’esultanza comunitaria ed escatologica
dell’attesa salvifica realizzata. L’entusiasmo è così grande che vivere e morire
sono la stessa cosa, e la "luce" e la "gloria" diventano una rivelazione
universale. Anna è "profetessa", donna saggia e pia che interpreta il senso
profondo degli eventi storici e del messaggio di Dio in essi celato. Per questo
può "lodare Dio" e parlare "del Bambino a tutti coloro che aspettavano la
redenzione di Gerusalemme" (Lc 2, 38). La lunga vedovanza dedita al culto nel
tempio, la fedeltà ai digiuni settimanali, la partecipazione all’attesa di
quanti anelavano il riscatto d’Israele si concludono nell’incontro con il
Bambino Gesù.
Cari fratelli e sorelle, in questa festa della
Presentazione del Signore la Chiesa celebra la Giornata della Vita Consacrata.
Si tratta di un’opportuna occasione per lodare il Signore e ringraziarlo del
dono inestimabile che la vita consacrata nelle sue differenti forme rappresenta;
è al tempo stesso uno stimolo a promuovere in tutto il popolo di Dio la
conoscenza e la stima per chi è totalmente consacrato a Dio. Come, infatti, la
vita di Gesù, nella sua obbedienza e dedizione al Padre, è parabola vivente del
"Dio con noi", così la concreta dedizione delle persone consacrate a Dio e ai
fratelli diventa segno eloquente della presenza del Regno di Dio per il mondo di
oggi. Il loro modo di vivere e di operare è in grado di manifestare senza
attenuazioni la piena appartenenza all’unico Signore; la loro completa consegna
nelle mani di Cristo e della Chiesa è un annuncio forte e chiaro della presenza
di Dio in un linguaggio comprensibile anche ai nostri contemporanei. È questo il
primo servizio che la vita consacrata rende alla Chiesa e al mondo. All’interno
del Popolo di Dio essi sono come sentinelle che scorgono e annunciano la vita
nuova già presente nella storia.
Mi rivolgo ora in modo speciale a voi,
cari fratelli e sorelle che avete abbracciato la vocazione di speciale
consacrazione, per salutarvi con affetto e ringraziarvi di cuore per la vostra
presenza. Un saluto speciale rivolgo a Mons. Franc Rodé, Prefetto della
Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita
Apostolica, e ai suoi collaboratori, che concelebrano con me in questa Santa
Messa. Il Signore rinnovi ogni giorno in voi e in tutte le persone consacrate la
risposta gioiosa al suo amore gratuito e fedele. Cari fratelli e sorelle, come
ceri accesi, irradiate sempre e in ogni luogo l’amore di Cristo, luce del mondo.
Maria Santissima, la Donna consacrata, vi aiuti a vivere appieno questa vostra
speciale vocazione e missione nella Chiesa per la salvezza del mondo.
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