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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 20 febbraio 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il
discorso pronunciato questo sabato da Benedetto XVI nel ricevere in udienza i
Diaconi Permanenti della Diocesi di Roma
Cari diaconi romani,
sono particolarmente lieto dell’incontro odierno,
che avviene nel 25° anniversario del ripristino del diaconato permanente nella
Diocesi di Roma. Saluto con affetto il Cardinale Vicario, che ringrazio per le
parole che a nome di tutti mi ha indirizzato. Saluto pure il Vescovo Monsignor
Vincenzo Apicella, finora incaricato del Centro Diocesano per il diaconato
permanente, e Mons. Francesco Peracchi, Delegato del Cardinale Vicario, che da
anni segue la vostra formazione. Porgo a ciascuno di voi e alle vostre famiglie
il mio più cordiale benvenuto.
L’apostolo Paolo in un passo famoso della
Lettera ai Filippesi afferma che Cristo "spogliò se stesso, assumendo la
condizione di servo" (Fil 2,7). E’ Lui, Cristo, l’esempio a cui guardare. Nel
Vangelo Egli ha detto ai suoi discepoli di essere venuto "non per essere servito
ma per servire" (cfr Mt 20,28). In particolare, durante l’Ultima Cena, dopo aver
nuovamente spiegato agli Apostoli di essere in mezzo a loro "come colui che
serve" (Lc 22,27), ha compiuto l’umile gesto, riservato agli schiavi, di lavare
i piedi ai Dodici, dando così l’esempio perché i suoi discepoli potessero
imitarlo nel servizio e nell’amore vicendevole.
L’unione con Cristo, da
coltivare attraverso la preghiera, la vita sacramentale e in particolare
l’adorazione eucaristica, è di massima importanza per il vostro ministero
affinché esso possa realmente testimoniare l’amore di Dio. Infatti, come ho
scritto nell’Enciclica Deus caritas est, da Dio "l’amore può essere ‘comandato’
perché prima è donato" (n. 14). Cari diaconi, accogliete con gioia e gratitudine
l’amore che il Signore nutre per voi e che riversa nella vostra vita, e con
generosità donate agli uomini quello che gratuitamente avete ricevuto. La Chiesa
di Roma ha una lunga tradizione nel servizio ai poveri della città.
In
questi anni sono emerse nuove forme di povertà: molte persone, infatti, hanno
smarrito il senso della vita e non posseggono una verità su cui costruire la
propria esistenza; tanti giovani chiedono di incontrare uomini che li sappiano
ascoltare e consigliare nelle difficoltà della vita. A fianco della povertà
materiale, troviamo anche una povertà spirituale e culturale. La nostra Diocesi,
consapevole che l’incontro con Cristo "dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò
la direzione decisiva" (Deus caritas est, 1), sta dedicando particolare
attenzione al tema della trasmissione della fede.
Cari diaconi, vi
ringrazio per i servizi che con grande generosità svolgete in numerose comunità
parrocchiali di Roma, dedicandovi in particolare alla pastorale battesimale e a
quella familiare. Insegnando il Vangelo di Cristo, che vi è stato consegnato dal
Vescovo il giorno della vostra ordinazione, voi aiutate i genitori che chiedono
il battesimo per i loro figli ad approfondire il mistero della vita divina che
ci è stata donata e quello della Chiesa, la grande famiglia di Dio, mentre ai
fidanzati che desiderano celebrare il sacramento del matrimonio annunciate la
verità sull’amore umano, spiegando così che "il matrimonio basato su un amore
esclusivo e definitivo diventa l’icona del rapporto di Dio con il suo popolo e
viceversa" (Deus caritas est, 11).
Molti di voi svolgono un’attività
lavorativa negli uffici, negli ospedali e nelle scuole: in questi ambienti siete
chiamati ad essere servitori della Verità. Annunciando il Vangelo, potrete
donare la Parola capace di illuminare e dare significato al lavoro dell’uomo,
alla sofferenza degli ammalati, e aiuterete le nuove generazioni a scoprire la
bellezza della fede cristiana. Sarete, in tal modo, diaconi della Verità che
rende liberi, e condurrete gli abitanti di questa città ad incontrare Gesù
Cristo. Accogliere il Redentore nella propria vita è per l’uomo fonte di una
gioia profonda, una gioia che può donare la pace anche nei momenti di prova.
Siate, dunque, i servitori della Verità per essere portatori della gioia che Dio
vuole donare ad ogni uomo.
Non è sufficiente però annunciare la fede solo
con le parole perché, come ricorda l’Apostolo Giacomo, la fede "se non ha le
opere, è morta in se stessa" (Gc 2,17). È dunque necessario affiancare
all’annuncio del Vangelo la testimonianza concreta della carità, che "non è per
la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale… ma appartiene alla sua
natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza" (Deus caritas
est, 25). L’esercizio della carità appartiene fin dall’inizio al ministero
diaconale: i sette, di cui parlano gli Atti degli Apostoli, furono eletti per
servire alle mense.
Voi, che appartenete alla Chiesa di Roma, siete gli
eredi di una lunga tradizione, che ha nel diacono Lorenzo una figura
singolarmente bella e luminosa. Molti sono i poveri, spesso provenienti da paesi
molto lontani dall’Italia, che bussano alle porte delle comunità parrocchiali
per chiedere un aiuto necessario a superare momenti di grave difficoltà.
Accogliete questi fratelli con grande cordialità e disponibilità, e cercate, per
quanto possibile, di aiutarli nelle loro necessità, ricordando sempre le parole
del Signore: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei
fratelli più piccoli, l’avete fatto a me" (Mt 25,40). Esprimo la mia gratitudine
a quanti fra voi sono impegnati in questa silenziosa e quotidiana testimonianza
della carità. Attraverso il vostro servizio, infatti, anche i poveri
percepiscono di far parte di quella grande famiglia dei figli di Dio, che è la
Chiesa.
Cari diaconi romani, vivendo e testimoniando l’infinita carità di
Dio, il vostro ministero possa essere sempre al servizio dell’edificazione della
Chiesa come comunione. Nel vostro lavoro siete sostenuti dall’affetto e dalla
preghiera delle vostre famiglie. La vostra vocazione è una grazia particolare
per la vostra vita familiare, che in questo modo è chiamata ad aprirsi sempre
più all’accoglienza della volontà del Signore e delle necessità della Chiesa. Il
Signore ricompensi la disponibilità con la quale le vostre mogli e i vostri
figli vi accompagnano nel vostro servizio all’intera comunità
ecclesiale.
Maria, l’umile serva del Signore che ha donato al mondo il
Salvatore, e il diacono Lorenzo, che ha amato il Signore fino a donare la vita
per lui, vi accompagnino sempre con la loro intercessione. Con questi
sentimenti, imparto di cuore a ciascuno di voi la Benedizione Apostolica, che
volentieri estendo a quanti vi sono cari e a quanti incontrate nel vostro
ministero.
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