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SEZIONE SECONDA
LA PREGHIERA DEL SIGNORE PADRE NOSTRO
578. Qual è l'origine della preghiera del Padre Nostro?
Gesù ci ha insegnato questa preghiera cristiana insostituibile, il Padre nostro, un
giorno in cui un discepolo, vedendolo pregare, gli chiese: «Insegnaci a
pregare» (Lc 11,1). La tradizione liturgica della Chiesa ha sempre
usato il testo di san Matteo (6,9-13). (2759-2760, 2773)
«La sintesi di tutto il Vangelo»
579. Qual è il posto del Padre Nostro nelle Scritture?
Il Padre Nostro è
la «sintesi di tutto il Vangelo» (Tertulliano), «la preghiera
perfettissima» (san Tommaso d'Aquino). Situato al centro del Discorso
della Montagna (Mt 5-7), riprende sotto forma di preghiera il contenuto
essenziale del Vangelo. (2761-2764, 2774)
580. Perché viene chiamato «la preghiera del Signore»?
Il Padre Nostro è
chiamato «Orazione domenicale», cioè «la preghiera del Signore», perché
ci è stato insegnato dallo stesso Signore Gesù. (2765-2766, 2775)
581. Quale posto occupa il Padre Nostro nella preghiera della Chiesa?
Preghiera della Chiesa per eccellenza, il Padre Nostro è
«consegnato» nel Battesimo per manifestare la nuova nascita alla vita
divina dei figli di Dio. L'Eucaristia ne rivela il senso pieno, poiché
le sue domande, fondandosi sul mistero della salvezza già realizzato,
saranno pienamente esaudite alla venuta del Signore. Il Padre Nostro è parte integrante della Liturgia delle Ore. (2767-2772, 2776)
«Padre Nostro che sei nei cieli»
582. Perché possiamo «osare avvicinarci in piena confidenza» al Padre?
Perché
Gesù, il nostro Redentore, ci introduce davanti al Volto del Padre, e
il suo Spirito fa di noi dei figli. Possiamo così pregare il Padre
Nostro con una fiducia semplice e filiale, una gioiosa sicurezza e
un'umile audacia, con la certezza di essere amati ed esauditi.
(2777-2778, 2797)
583. Com'è possibile invocare Dio come «Padre»?
Possiamo
invocare il «Padre» perché il Figlio di Dio fatto uomo ce lo ha
rivelato e il suo Spirito ce lo fa conoscere. L'invocazione del Padre
ci fa entrare nel suo mistero con uno stupore sempre nuovo, e suscita
in noi il desiderio di un comportamento filiale. Con la preghiera del
Signore siamo quindi consapevoli di essere figli del Padre nel Figlio.
(2779-2785, 2789, 2798-2800)
584. Perché diciamo Padre «Nostro»?
«Nostro»
esprime una relazione totalmente nuova con Dio. Quando preghiamo il
Padre, lo adoriamo e lo glorifichiamo con il Figlio e lo Spirito. Siamo
in Cristo il «suo» Popolo, e lui è il «nostro» Dio, da ora e per
l'eternità. Diciamo, infatti, Padre «nostro», perché la Chiesa di Cristo è la comunione di una moltitudine di fratelli che hanno «un cuore solo e un'anima sola» (At 4,32). (2786-2790, 2801)
585. Con quale spirito di comunione e di missione preghiamo Dio Padre «nostro»?
Poiché
pregare il Padre «nostro» è un bene comune dei battezzati, questi
sentono l'urgente appello di partecipare alla preghiera di Gesù per
l'unità dei suoi discepoli. Pregare il «Padre Nostro» è pregare con
tutti gli uomini e per l'umanità intera, affinché tutti conoscano
l'unico e vero Dio e siano riuniti in unità. (2791-2793, 2801)
586. Che cosa significa l'espressione «che sei nei cieli»?
Questa
espressione biblica non indica un luogo, ma un modo di essere: Dio è al
di là e al di sopra di tutto. Essa designa la maestà, la santità di
Dio, e anche la sua presenza nel cuore dei giusti. Il cielo, o la Casa
del Padre, costituisce la vera patria verso cui tendiamo nella
speranza, mentre siamo ancora sulla terra. Noi viviamo già in essa
«nascosti con Cristo in Dio» (Col 3,3). (2794-2796, 2802)
Le sette domande
587. Come è composta la preghiera del Signore?
Essa
contiene sette domande a Dio Padre. Le prime tre, più teologali, ci
portano verso di lui, per la sua gloria: è proprio dell'amore pensare
innanzitutto a colui che si ama. Esse suggeriscono che cosa dobbiamo in
particolare domandargli: la santificazione del suo Nome, l'avvento del
suo Regno, la realizzazione della sua volontà. Le ultime quattro
presentano al Padre di misericordia le nostre miserie e le nostre
attese. Gli chiedono di nutrirci, di perdonarci, di sostenerci nelle
tentazioni e di liberarci dal Maligno. (2803-2806, 2857)
588. Che cosa significa: «Sia santificato il tuo nome»?
Santificare
il Nome di Dio è innanzitutto una lode che riconosce Dio come Santo.
Infatti, Dio ha rivelato il suo santo Nome a Mosè e ha voluto che il suo popolo gli fosse consacrato come una nazione santa in cui egli dimora. (2807-2812, 2858)
589. Come è santificato il Nome di Dio in noi e nel mondo?
Santificare
il Nome di Dio che ci chiama «alla santificazione» (1 Ts 4,7) è
desiderare che la consacrazione battesimale vivifichi tutta la nostra
vita. Inoltre, è domandare, con la nostra vita e con la nostra
preghiera, che il Nome di Dio sia conosciuto e benedetto da ogni uomo.
(2813-2815)
590. Che cosa domanda la Chiesa pregando: «Venga il tuo Regno»?
La Chiesa invoca la venuta finale del Regno di Dio attraverso il ritorno di Cristo nella gloria. Ma la Chiesa
prega anche perché il Regno di Dio cresca fin da oggi mediante la
santificazione degli uomini nello Spirito e, grazie al loro impegno,
con il servizio della giustizia e della pace, secondo le Beatitudini.
Questa domanda è il grido dello Spirito e della Sposa: «Vieni, Signore
Gesù!» (Ap 22,20). (2816-2821, 2859)
591. Perché domandare: «Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra»?
La volontà del Padre è che «tutti gli uomini siano salvati» (1 Tm 2,3). Per questo Gesù è venuto: per compiere perfettamente la Volontà
salvifica del Padre. Noi preghiamo Dio Padre di unire la nostra volontà
a quella del Figlio suo, sull'esempio di Maria Santissima e dei Santi.
Domandiamo che il suo disegno benevolo si realizzi pienamente sulla
terra come già nel cielo. È mediante la preghiera che possiamo
«discernere la volontà di Dio» (Rm 12,2) e ottenere la «costanza per
compierla» (Eb 10,36). (2822-2827, 2860)
592. Qual è il senso della domanda: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano»?
Chiedendo
a Dio, con l'abbandono fiducioso dei figli, il nutrimento quotidiano
necessario a tutti per la propria sussistenza, riconosciamo quanto Dio
nostro Padre sia buono al di là di ogni bontà. Domandiamo anche la
grazia di saper agire perché la giustizia e la condivisione permettano
all'abbondanza degli uni di sopperire ai bisogni degli altri.
(2828-2834, 2861)
593. Qual è il senso specificamente cristiano di questa domanda?
Poiché
«l'uomo non vive soltanto di pane, ma di ogni parola che esce dalla
bocca di Dio» (Mt 4,4), questa domanda riguarda ugualmente la fame
della Parola di Dio e quella del Corpo di Cristo ricevuto nell'Eucaristia, come pure la fame dello Spirito Santo. Noi lo domandiamo con una confidenza assoluta, per oggi, l'oggi
di Dio, e questo ci viene dato soprattutto nell'Eucaristia, che
anticipa il banchetto del Regno che verrà. (2835-2837, 2861)
594. Perché diciamo: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori»?
Chiedendo
a Dio Padre di perdonarci, ci riconosciamo peccatori dinanzi a lui. Ma
confessiamo al tempo stesso la sua misericordia, perché, nel Figlio suo
e attraverso i sacramenti, «riceviamo la redenzione, la remissione dei
peccati» (Col 1,14). La nostra domanda, tuttavia, verrà esaudita solo a
condizione che noi, prima, abbiamo a nostra volta perdonato.
(2838-2839, 2862)
595. Com'è possibile il perdono?
La
misericordia penetra nel nostro cuore solo se noi pure sappiamo
perdonare, perfino ai nostri nemici. Ora, anche se per l'uomo sembra
impossibile soddisfare a questa esigenza, il cuore che si offre allo
Spirito Santo può, come Cristo, amare fino all'estremo della carità,
tramutare la ferita in compassione, trasformare l'offesa in
intercessione. Il perdono partecipa della misericordia divina ed è un
vertice della preghiera cristiana. (2840-2845, 2862)
596. Che cosa significa: «Non ci indurre in tentazione»?
Noi
domandiamo a Dio Padre di non lasciarci soli e in balia della
tentazione. Domandiamo allo Spirito di saper discernere, da una parte,
fra la prova che fa crescere nel bene e la tentazione che conduce al peccato e alla morte, e, dall'altra, fra essere tentati e consentire alla
tentazione. Questa domanda ci unisce a Gesù che ha vinto la tentazione
con la sua preghiera. Essa sollecita la grazia della vigilanza e della
perseveranza finale. (2846-2849, 2863)
597. Perché concludiamo domandando: «Ma liberaci dal Male»?
Il
Male indica la persona di Satana, che si oppone a Dio e che è «il
seduttore di tutta la terra» (Ap 12,9). La vittoria sul diavolo è già
conseguita da Cristo. Ma noi preghiamo affinché la famiglia umana sia
liberata da Satana e dalle sue opere. Domandiamo anche il dono prezioso
della pace e la grazia dell'attesa perseverante della venuta di Cristo,
che ci libererà definitivamente dal Maligno. (2850-2854, 2864)
598. Cosa significa l'Amen finale?
«Al
termine della preghiera, tu dici: Amen, sottoscrivendo con l'Amen, che
significa "Così sia", tutto ciò che è contenuto nella preghiera,
insegnata da Dio» (san Cirillo di Gerusalemme).
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