- 1. Qual è il disegno di Dio per l'uomo?
Dio,
infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di pura
bontà ha liberamente creato l'uomo per renderlo partecipe della sua
vita beata. Nella pienezza dei tempi, Dio Padre ha mandato suo Figlio
come redentore e salvatore degli uomini caduti nel peccato,
convocandoli nella sua Chiesa e rendendoli figli adottivi per opera
dello Spirito Santo ed eredi della sua eterna beatitudine. (1-25)
CAPITOLO PRIMO
L'UOMO È «CAPACE» DI DIO
«Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode [...]. Ci hai fatto per te e il nostro cuore non ha sosta finché non riposa in te» (sant'Agostino).
2. Perché nell'uomo c'è il desiderio di Dio?
Dio
stesso, creando l'uomo a propria immagine, ha iscritto nel suo cuore il
desiderio di vederlo. Anche se tale desiderio è spesso ignorato, Dio
non cessa di attirare l'uomo a sé, perché viva e trovi in lui quella
pienezza di verità e di felicità, che cerca senza posa. Per natura e
per vocazione, l'uomo è pertanto un essere religioso, capace di entrare
in comunione con Dio. Questo intimo e vitale legame con Dio conferisce
all'uomo la sua fondamentale dignità. (27-30, 44-45)
3. Come si può conoscere Dio con la sola luce della ragione?
Partendo
dalla creazione, cioè dal mondo e dalla persona umana, l'uomo, con la
sola ragione, può con certezza conoscere Dio come origine e fine
dell'universo e come sommo bene, verità e bellezza infinita. (31-36,
46-47)
4. Basta la sola luce della ragione per conoscere il mistero di Dio?
L'uomo,
nel conoscere Dio con la sola luce della ragione, incontra molte
difficoltà. Inoltre non può entrare da solo nell'intimità del mistero
divino. Per questo, Dio l'ha voluto illuminare con la sua Rivelazione
non solo su verità che superano la comprensione umana, ma anche su
verità religiose e morali, che, pur accessibili di per sé alla ragione,
possono essere così conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma
certezza e senza mescolanza di errore. (37-38)
5. Come si può parlare di Dio?
Si
può parlare di Dio, a tutti e con tutti, partendo dalle perfezioni
dell'uomo e delle altre creature, le quali sono un riflesso, sia pure
limitato, dell'infinita perfezione di Dio. Occorre, tuttavia,
purificare continuamente il nostro linguaggio da quanto contiene di
immaginoso e imperfetto, ben sapendo che non si potrà mai esprimere
pienamente l'infinito mistero di Dio. (39-43, 48-49)
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