Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla
Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale
Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso
la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede
catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla base del
Catechismo e di altri documenti pontifici. Considerando la qualità, la
competenza e l’utilità di queste schede catechistiche, ZENIT ha deciso
di pubblicarne una ogni giovedì, e noi ve le proponiamo.
Su quale base si fonda il primato di Pietro, e quindi del Papa?
Si fonda sulla volontà di Cristo stesso.
Dove appare tale volontà di Cristo?
Nelle
pagine del Vangelo e in parte degli Atti degli Apostoli sono presenti
“numerosi indizi” che manifestano la volontà di Cristo di attribuire a
Pietro uno speciale rilievo all’interno del Collegio degli Apostoli. Ad
esempio:
* Egli è l’unico apostolo al quale Gesù assegna un
nuovo nome, Cefa, che vuol dire “Pietra”. L’evangelista Giovanni così
scrive al riguardo: “Fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei
Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Kefa (che vuol dire
Pietro)” (Gv 1,42)
Gesù non era solito cambiare il nome ai suoi
discepoli. Se si eccettua l’appellativo di “figli del tuono”, rivolto
in una precisa circostanza ai figli di Zebedeo (cfr Mc 3,17) e non più
usato in seguito, Egli non ha mai attribuito un nuovo nome ad un suo
discepolo.
Lo ha fatto invece con Simone, chiamandolo Kefa,
nome che fu poi tradotto in greco Petros, in latino Petrus. E fu
tradotto proprio perché non era solo un nome; era un “mandato” che
Petrus riceveva in quel modo dal Signore. Non bisogna dimenticare che
nell’Antico Testamento, il cambiamento del nome preludeva in genere
all’affidamento di una missione (cfr Gn 17,5; 32,28 ss. ecc.). Il nuovo
nome Petrus ritornerà più volte nei Vangeli e finirà per soppiantare il
nome originario Simone.
* Altri indizi sono:
• dopo Gesù,
Pietro è il personaggio più noto e citato negli scritti
neotestamentari: viene menzionato 154 volte con il soprannome di
Pètros, “pietra”, “roccia”;
• i Vangeli ci informano che Pietro è tra i primi quattro discepoli del Nazare-no (cfr Lc 5, 1-11);
• a Cafarnao il Maestro va ad alloggiare nella casa di Pietro (cfr. Mc 1,29);
•
quando la folla gli si accalca intorno sulla riva del lago di
Genesaret, tra le due barche lì ormeggiate, Gesù sceglie quella di
Simone (cfr. Lc 5,3), e così la barca di Pietro diventa la cattedra di
Gesù;
• quando in circostanze particolari Gesù si fa accompagnare
da tre discepoli soltanto, Pietro è sempre ricordato come primo del
gruppo: così nella risurrezione della figlia di Giairo (cfr. Mc 5,37;
Lc 8,51), nella Trasfigurazione (cfr. Mc 9,2; Mt 17,1; Lc 9,28), e
infine durante l’agonia nell’Orto del Getsema-ni (cfr. Mc 14,33; Mt
16,37);
• a Pietro si rivolgono gli esattori della tassa per il
Tempio ed il Maestro paga per sé e per lui soltanto (cfr. Mt 17,
24-27);
• a Pietro per primo Egli lava i piedi nell’ultima Cena (cfr. Gv 13,6);
•
è per lui soltanto che prega affinché non venga meno nella fede e possa
confermare poi in essa gli altri discepoli (cfr. Lc 22, 30-31).
Pietro è consapevole di questa sua posizione particolare?
* Sì. Infatti
•
è lui che spesso, a nome anche degli altri, parla chiedendo la
spiegazione di una parabola difficile (cfr. Mt 15,15), o il senso
esatto di un precetto (cfr. Mt 18,21) o la promessa formale di una
ricompensa (cfr. Mt 19,27)
• è lui che risolve l’imbarazzo di
certe situazioni, intervenendo a nome di tutti. Così quando Gesù,
addolorato per l’incomprensione della folla dopo il discorso sul “pane
di vita”, domanda: “Volete andarvene anche voi?”, la risposta di Pietro
è perentoria: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”
(cfr. Gv 6, 67-69)
• ugualmente decisa è la professione di fede
che, ancora a nome dei Dodici, egli fa nei pressi di Cesarea di
Filippo. A Gesù che chiede: “Voi chi dite che io sia?”, Pietro
risponde: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 15-16).
* Pietro ha seguito Gesù con slancio, ha superato la prova
della fede, abbandonandosi a Lui. Viene tuttavia il momento in cui
anche lui cede alla paura e cade: tradisce il Maestro (cfr Mc
14,66-72). Pietro che aveva promesso fedeltà assoluta, conosce
l’amarezza e l’umiliazione del rinnegamento. Ma si pente, riconoscendo
il suo grave peccato: scoppia in un liberatorio pianto di pentimento.
*
Ed è proprio a lui, Pietro, che Gesù affida una missione speciale, che
viene descritta dall’evangelista Giovanni in quel famoso dialogo che ha
luogo tra Gesù e Pietro (cfr. Gv 21, 15-18). In tale dialogo si rileva
un gioco di verbi molto significativo. In greco il verbo “filéo”
esprime l’amore di amicizia, tenero ma non totalizzante, mentre il
verbo “agapáo” (agapé) significa l’amore senza riserve, totale ed
incondizionato. Gesù domanda a Pietro la prima volta: «Simone... mi ami
tu (agapâs-me) con questo amore totale e incondizionato (cfr. Gv
21,15)? Prima dell’esperienza del tradimento l’Apostolo avrebbe
certamente detto: “Ti amo (agapô-se) incondizionatamente”. Ora che ha
conosciuto l’amara tristezza dell’infedeltà, il dramma della propria
debolezza, dice con umiltà: “Signore, ti voglio bene (filô-se)”, cioè
“ti amo del mio povero amore umano”. Il Cristo insiste: “Simone, mi ami
tu con questo amore totale che io voglio?”. E Pietro ripete la risposta
del suo umile amore umano: “Kyrie, filô-se”, “Signore, ti voglio bene
come so voler bene”. Alla terza volta Gesù dice a Simone soltanto:
“Fileîs-me?”, “mi vuoi bene?”. Simone comprende che a Gesù basta il suo
povero amore, l’unico di cui è capace, e tuttavia è rattristato che il
Signore gli abbia dovuto dire così. Gli risponde perciò: “Signore, tu
sai tutto, tu sai che ti voglio bene (filô-se)”.
Qual è la dichiarazione solenne che definisce, una volta per tutte, il ruolo di Pietro nella chiesa?
*
E’ quando Gesù afferma: “E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa... A te darò le chiavi del regno dei cieli, e
tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò
che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16, 18-19).
* In tale affermazione, sono molto chiare le tre metafore a cui Gesù ricorre:
• Pietro sarà il fondamento roccioso su cui poggerà l’edificio della Chiesa;
• egli avrà le chiavi del Regno dei cieli per aprire o chiudere a chi gli sembrerà giusto;
•
infine, egli potrà legare o sciogliere nel senso che potrà stabilire o
proibire ciò che riterrà necessario per la vita della Chiesa, che è e
resta di Cristo. È sempre Chiesa di Cristo e non di Pietro
* E’
così descritto, con immagini di plastica evidenza, quello che la
riflessione successiva qualificherà con il termine di “primato di
giurisdizione”.
Questa posizione di preminenza, che Gesù ha inteso conferire a Pietro, si riscontra anche dopo la risurrezione di Cristo?
* Certamente. Infatti:
• Gesù incarica le donne di portarne l’annunzio a Pietro, distintamente dagli altri Apostoli (cfr. Mc 16,7);
•
da lui e da Giovanni corre la Maddalena per informare della pietra
ribaltata dall’ingresso del sepolcro (cfr. Gv 20,2), e Giovanni cederà
a lui il passo quando i due arriveranno davanti alla tomba vuota (cfr.
Gv 20,4-6);
• sarà poi Pietro, tra gli Apostoli, il primo testimone di un’apparizione del Risorto (cfr. Lc 24,34; 1 Cor 15,5).
*
Questo suo ruolo, sottolineato con decisione (cfr. Gv 20,3-10), segna
la continuità fra la preminenza avuta nel gruppo apostolico e la
preminenza che continuerà ad avere nella comunità nata con gli eventi
pasquali, come attesta il Libro degli Atti (cfr. At 1,15-26; 2,14-40;
3,12-26; 4,8-12; 5,1-11.29; 8,14-17; 10; ecc.).
* Il suo
comportamento è considerato così decisivo, da essere al centro di
osservazioni ed anche di critiche (cfr. At 11,1-18; Gal 2,11-14).
*
Al cosiddetto Concilio di Gerusalemme, Pietro svolge una funzione
direttiva (cfr. At 15 e Gal 2,1-10), e proprio per questo suo essere il
testimone della fede autentica Paolo stesso riconoscerà in lui una
certa qualità di “primo” (cfr. 1 Cor 15,5; Gal 1,18; 2,7s.; ecc.).
*
Il fatto, poi, che diversi dei testi chiave riferiti a Pietro possano
essere ricondotti al contesto dell’Ultima Cena, in cui Cristo
conferisce a Pietro il ministero di confermare i fratelli (cfr. Lc
22,31 s.), mostra come la Chiesa che nasce dal memoriale pasquale,
celebrato nell’Euca-ristia, abbia nel ministero affidato a Pietro uno
dei suoi elementi costitutivi.
Qual è il senso ultimo del primato di Pietro?
*
Questa contestualizzazione del Primato di Pietro nell’Ultima Cena, nel
momento istitutivo dell’Eucaristia, Pasqua del Signore, indica anche il
senso ultimo di questo Primato:
• Pietro, per tutti i tempi, dev’essere il custode della comunione con Cristo; deve guidare alla comunione con Cristo;
•
deve preoccuparsi che la rete non si rompa e possa così perdurare la
comunione universale. Solo insieme a Pietro, possiamo essere con
Cristo, che è il Signore di tutti.
* Responsabilità di Pietro
è di garantire così la comunione con Cristo con la carità di Cristo,
guidando alla realizzazione di questa carità nella vita di ogni giorno.
In quale modo il primato di Pietro è legato a Roma?
*
Pietro si recò a Roma, centro dell’Impero, simbolo dell’ “Orbis” -
l’“Urbs” che esprime l’ “Orbis” la terra - dove conclude con il
martirio la sua corsa al servizio del Vangelo. Per questo la sede di
Roma, che aveva ricevuto il maggior onore, raccolse anche l’onere
affidato da Cristo a Pietro: di essere al servizio di tutte le Chiese
particolari per l’edificazione e l’unità dell’intero Popolo di Dio.
*
La sede di Roma venne così riconosciuta come quella del successore di
Pietro, e la “cattedra” del suo vescovo rappresentò quella
dell’Apostolo incaricato da Cristo di pascere tutto il suo gregge.
Lo attestano i più antichi Padri della Chiesa, come ad esempio:
•
Sant’IRENEO (vescovo di Lione, ma veniva dall’Asia Minore), il quale
nel suo trattato Contro le eresie, nel 180 d. C., descrive la Chiesa di
Roma come “più grande e più antica, conosciuta da tutti; … fondata e
costituita a Roma dai due gloriosissimi apostoli Pietro e Paolo”; e
aggiunge: “Con questa Chiesa, per la sua esimia superiorità, deve
accordarsi la Chiesa universale, cioè i fedeli che sono ovunque” (III,
3, 2-3);
• TERTULLIANO, poco più tardi (nel 200 d. C.), da parte
sua, afferma: “Questa Chiesa di Roma, quanto è beata! Furono gli
Apostoli stessi a versare a lei, col loro sangue, la dottrina tutta
quanta” (La prescrizione degli eretici, 36);
• e così scrive San
GIROLAMO (che nacque verso il 340 a Stridone, ai confini con la
Pannonia): “Ho deciso di consultare la cattedra di Pietro, dove si
trova quella fede che la bocca di un Apostolo ha esaltato; vengo ora a
chiedere un nutrimento per la mia anima lì, dove un tempo ricevetti il
vestito di Cristo. Io non seguo altro primato se non quello di Cristo;
per questo mi metto in comunione con la tua beatitudine, cioè con la
cattedra di Pietro. So che su questa pietra è edificata la Chiesa” (Le
lettere I, 15,1-2).
Qual è la missione del Papa?
“Il
Papa, Vescovo di Roma e successore di san Pietro, è il perpetuo e
visibile principio e fondamento dell'unità della Chiesa. È il vicario
di Cristo, capo del collegio dei Vescovi e pastore di tutta la Chiesa,
sulla quale ha, per divina istituzione, potestà piena, suprema,
immediata e universale”.
Quando il Papa è infallibile?
“L'infallibilità
si attua quando il Romano Pontefice, in virtù della sua autorità di
supremo Pastore della Chiesa, o il Collegio dei Vescovi in comunione
con il Papa, soprattutto riunito in un Concilio Ecumenico, proclamano
con atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale, e
anche quando il Papa e i Vescovi, nel loro ordinario Magistero,
concordano nel proporre una dottrina come definitiva. A tali
insegnamenti ogni fedele deve aderire con l'ossequio della
fede”(Compendio del CCC, n. 182.185).
Che cosa possiamo fare noi per il Papa?
Possiamo
e dobbiamo pregare perchè il Primato di Pietro, affidato a povere
persone umane, possa sempre essere esercitato in questo senso
originario voluto dal Signore e possa così essere sempre più
riconosciuto nel suo vero significato dai fratelli ancora non in piena
comunione con la Chiesa Cattolica.
Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
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