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Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli,
Officiale alla Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore
del Cardinale Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei
fedeli presso la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma,
alcune schede catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla
base del Catechismo e di altri documenti pontifici. Considerando la
qualità, la competenza e l’utilità di queste schede catechistiche
abbiamo deciso di pubblicarne una ogni giovedì.
CHE COSA LA GENTE PENSA CIRCA L’AMORE?
• Virgilio giustamente afferma nelle Bucoliche: “l’amore vince tutto” («Omnia vincit amor»), e aggiunge: «et nos cedamus amori» “cediamo anche noi all’amore”.
• Dante, nella sua “Divina Commedia”, afferma che è “l’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, XXXIII, v. 145). In Dante, luce e amore sono una sola cosa: sono la primordiale potenza creatrice che muove l’universo.
•
Il termine amore è oggi diventato una delle parole più usate ed anche
abusate, alla quale annettiamo accezioni del tutto differenti: si parla
di amor di patria, di amore per la professione, di amore tra amici, di
amore per il lavoro, di amore tra genitori e figli, tra fratelli e
familiari, dell’amore per il prossimo e dell’amore per Dio.
• Pur avendo significati e interpretazioni molteplici e diverse:
-
la parola amore è “una parola primordiale, espressione della realtà
primordiale; non si può semplicemente abbandonarla, ma si deve
riprenderla, purificarla e riportarla al suo splendore originario,
perché possa illuminare la vita umana e portarla sulla retta via”
-
l’amore tra uomo e donna emerge come archetipo di amore per eccellenza,
al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi di amore
sbiadiscono. Al realizzarsi di tale amore, corpo e anima concorrono
inscindibilmente, e all’essere umano si schiude una promessa di
felicità che sembra irresistibile.
QUALI OBIEZIONI CIRCA L’AMORE VENGONO POSTE ALLA CHIESA?
• Qualcuno obbietta: La Chiesa
- con i suoi comandamenti e divieti non rende forse amara la cosa più bella della vita, e cioè l’amore?
- non condanna forse l’“eros” (l’amore d’attrazione) per accettare unicamente l’“agape” (l’amore di dedizione disinteressata)?
- non è avversaria della corporeità, sessualità umana?
-
non presenta un messaggio, quello dell’amore, che risulta oggi essere
inattuale e inefficace? Viviamo infatti in un’epoca nella quale:
§ l’ostilità e l’avidità sembrano diventate superpotenze
§ si assiste all’apoteosi dell’odio e della vendetta, giungendo ad associare ad essi talvolta il nome di Dio stesso.
• A tali obiezioni, il Papa risponde nelle varie pagine dell’enciclica, sviluppando il tema dell’amore.
DA DOVE SCATURISCE L’AMORE?
Nella
concezione cristiana, l’amore proviene da Dio, anzi Dio stesso è
l’Amore: “Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in
lui” (1 Gv 4,16). Dire che «Dio è amore» equivale ad affermare che Dio ama.
QUALI SONO LE DIMENSIONI DELL’AMORE?
L’«amore» ha tre dimensioni, manifestazioni: eros, philia, agape (caritas).
QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELL’EROS?
• L’Eros ha queste principali caratteristiche:
- significa l’amore «mondano»
- è come radicato nella natura stessa dell’uomo
- nella Bibbia, ha la sua origine nella bontà del Creatore
- vuole sollevarci «in estasi» verso il Divino, condurci al di là di noi stessi
- può essere degradato a puro «sesso», merce, una semplice «cosa» che si può comprare e vendere. In tal caso:
si
ha una degradazione del corpo umano, il quale non è più integrato nel
tutto della libertà della nostra esistenza, non è più espressione viva
della totalità del nostro essere, ma viene come respinto nel campo
puramente biologico l’uomo stesso diventa merce, è privato della sua
dignità, disumanizzato.
• L’eros richiede un cammino di
ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni. Ha bisogno di
disciplina, di purificazione per donare all’uomo non il piacere di un
istante, ma un certo pregustamento del vertice dell’esistenza, di
quella beatitudine a cui tutto il nostro essere tende.
• Solo così l’eros
può trasformarsi in agape: in tal modo l’amore per l’altro non cerca
più se stesso, ma diventa preoccupazione per l’altro, disposizione al
sacrificio per lui e apertura anche al dono di una nuova vita umana.
CHE COSA SI INTENDE PER PHILIA?
Per
philia si intende l’amore di amicizia. Esso viene ripreso e
approfondito nel Vangelo di Giovanni per esprimere il rapporto tra Gesù
e i suoi discepoli.
QUALI CARATTERISTICHE HA L’AMORE INTESO COME AGAPE (CARITAS)?
L’amore inteso come agape:
•
è un amore ablativo: l’amore diventa cura dell’altro e per l’altro. Non
cerca più se stesso, l’immersione nell’ebbrezza della felicità; cerca
invece il bene dell’amato: diventa rinuncia, è pronto al sacrificio,
anzi lo cerca. La felicità dell’altro diventa più importante della mia.
Allora non si vuole più solo prendere, ma donare, e proprio in questa
liberazione dall’io l’uomo trova se stesso e diviene colmo di gioia
•
è «estasi», non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come
cammino, come esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua
liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé,
anzi verso la scoperta di Dio: «Chi cercherà di salvare la propria vita
la perderà, chi invece la perde la salverà» (Lc 17, 33), dice Gesù
•
non è soltanto un sentimento. I sentimenti vanno e vengono. E’ anche
sentimento, ma non solo: coinvolge tutte le dimensioni e le
manifestazioni della persona. L’amore coinvolge anche la volontà e
l’intelligenza. Con la sua parola, Dio si rivolge alla nostra
intelligenza, alla nostra volontà e al nostro sentimento di modo che
possiamo imparare ad amarlo «con tutto il cuore e tutta l’anima»
•
ricerca la definitività, e ciò in un duplice senso: nel senso
dell’esclusività («solo quest’unica persona»), e nel senso del «per
sempre». L’amore comprende la totalità dell’esistenza in ogni sua
dimensione, anche in quella del tempo. Non potrebbe essere
diversamente, perché la sua promessa mira al definitivo: l’amore mira
all’eternità
• non è qualcosa di estraneo, posto accanto o addirittura contro l’eros, ma eros e agape sono uniti tra loro.
COME EROS E AGAPE SONO UNITI TRA LORO?
•
L’«amore» è un’unica realtà, seppur con diverse dimensioni; di volta in
volta, l’una o l’altra dimensione può emergere maggiormente. In realtà
eros e agape non si lasciano mai separare completamente l’uno
dall’altro. Eros e agape non si oppongono, ma si armonizzano tra di
loro. Esigono di non essere mai separati completamente l’uno
dall’altra, anzi quanto più ambedue, pur in dimensioni diverse, trovano
il loro giusto equilibrio, tanto più si realizza la vera natura
dell’amore.
• Anche se l’eros inizialmente è soprattutto
bramoso, ascendente — fascinazione per la grande promessa di felicità —
nell’avvicinarsi poi all’altro si porrà sempre meno domande su di sé,
cercherà sempre di più la felicità dell’altro, si preoccuperà sempre di
più di lui, si donerà e desidererà «esserci per» l’altro. Così il
momento dell’agape si inserisce in esso; altrimenti l’eros decade e
perde anche la sua stessa natura. D’altra parte, l’uomo non può neanche
vivere esclusivamente nell’amore oblativo, discendente. Non può sempre
soltanto donare, deve anche ricevere. Chi vuol donare amore, deve egli
stesso riceverlo in dono.
• I Padri della Chiesa hanno visto
simboleggiata, nella narrazione della scala di Giacobbe, questa
connessione inscindibile tra ascesa e discesa, tra l’eros che cerca Dio
e l’agape che trasmette il dono ricevuto (cfr Gn 28, 12; Gv 1, 51).
•
L’amore dunque, che inizialmente appare soprattutto come eros tra uomo
e donna, deve poi interiormente trasformarsi in agape, in dono di sé
all’altro, e ciò proprio per rispondere alla vera natura dell’eros.
•
Nel matrimonio monogamico, che corrisponde all’immagine del Dio
monoteistico, rifulge l’incontro dell’eros con l’agape. Il matrimonio
basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l’icona del rapporto
di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di Dio diventa
la misura dell’amore umano. Questo stretto nesso tra eros, agape e
matrimonio nella Bibbia quasi non trova paralleli nella letteratura al
di fuori di essa.
QUALE POSTO OCCUPA L’AGAPE NEL CRISTIANESIMO?
E’ il fondamento e il centro della fede cristiana. Infatti:
• Dio crea tutto per amore.
•
L’uomo soprattutto è creato da Dio-Amore, è creato per amare, ed è
creato con la capacità di amare. Dire che si è creati ad immagine di
Dio, vuol dire che assomigliamo a Dio nell’amore.
• Dio ama gratuitamente l’uomo, e lo ama in infiniti modi. Infatti Dio:
- è più intimo a me di quanto lo sia io stesso, mi conosce meglio di quanto io conosca me stesso
- perdona il peccato dell’uomo
- si fa Egli stesso uomo in Gesù Cristo, perché l’uomo diventi figlio di Dio
• Gesù Cristo:
- è colui nel quale Dio ha assunto un volto umano e un cuore umano
- è l’Amore che si dona fino alla morte: muore e risorge da morte, per salvare l’uomo
-
si fa perfino nostro cibo, nell’Eucari-stia: ciò che era lo stare di
fronte a Dio diventa ora, attraverso la partecipazione alla donazione
di Gesù, partecipazione al suo corpo e al suo sangue, diventa unione
intima e profonda con Lui
- mentre ci lega a Lui ci unisce fra
noi, costituendoci in una sola grande famiglia: la Chiesa: «Poiché c’è
un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti
infatti partecipiamo dell’unico pane», dice san Paolo (1 Cor 10, 17).
• L’agape nel cristianesimo:
- è la realtà più grande: “Ma di tutte più grande è la carità” (1Cor 13,13)
-
“sta all’inizio dell’essere cristiano. Infatti alla base dell’essere
cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea astratta, bensì
l’incontro con un avvenimento, con una Persona, con l’Amore, che dà
alla vita un nuovo orizzonte e la giusta, definitiva direzione
-
incide a livello personale, sociale, culturale proponendo uno stile di
vita che spezza il cerchio di effimero e di egoistico dentro il quale
si è rinchiusi
- porta a considerare l’uomo sempre come essere
uni-duale, nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda,
sperimentando proprio così ambedue una nuova nobiltà
- non annulla
le legittime differenze, ma le armonizza in una superiore unità, che
non viene imposta dall’esterno, ma che dall’interno dà forma, per così
dire, all’insieme
- fonde insieme l’Amore di Dio e amore del
prossimo: nel più piccolo incontriamo Gesù stesso e in Gesù incontriamo
Dio. Io amo, in Dio e con Dio, anche la persona che non gradisco o
neanche conosco. Egli vuole che noi diventiamo amici dei suoi amici.
Nel «culto» stesso, nella comunione eucaristica è contenuto l’essere
amati e l’amare a propria volta gli altri. Un’Eucaristia che non si
traduca in amore concretamente praticato è in se stessa frammentata”.
• L’uomo può attuare l’agape, in quanto:
- è creato ad immagine di Dio-Amore ed è amato da Dio, e dunque ama nella completezza delle sue potenzialità
- riceve in dono col Battesimo e la Cresima, lo Spirito Santo.
• “L’agape
comporta un cammino di crescita che non è mai concluso e completato; si
trasforma nel corso della vita, matura e proprio per questo rimane
fedele a se stesso. L’amore, infatti, non lo si trova già bello e
pronto, ma cresce; per così dire noi possiamo impararlo lentamente in
modo che sempre più esso abbracci tutte le nostre forze e ci apra la
strada per una vita retta”.
• Alla domanda di Dostoevskij: quale bellezza salverà il mondo? La risposta è: la bellezza dirompente dell’Amore di Dio.
L’AMORE SI PUÒ COMANDARE?
“Siccome
Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l’amore adesso non è più
solo un «comandamento», ma è la risposta al dono dell’amore, col quale
Dio ci viene incontro. Il «comandamento» dell’amore diventa possibile
solo perché non è soltanto esigenza: l’amore può essere «comandato»,
perché prima è donato.
L’amore non si può comandare. Dio non ci
ordina un sentimento, ma ci fa sperimentare il suo amore. E da questo,
come risposta, può spuntare l’amore anche in noi. Nel cristianesimo
l’amore non è un’imposizione, ma una proposizione, un esempio. Un dono
si può cogliere, oppure respingere. Ma la grandezza di Cristo è: io
sono per chi mi vuole.
Il dare presuppone pertanto l’acquisire:
ciò che ci consente di amare è il fatto che siamo stati amati. Il
nostro amare è la risposta al dono dell’amore con cui Dio ci viene
incontro. Come un bimbo da adulto saprà amare se da piccolo è stato
amato dalla madre e dal padre, così l’uomo sa donare perché ha prima
preso, ha sperimentato l’amore di Dio”.
È VERAMENTE POSSIBILE AMARE DIO PUR NON VEDENDOLO?
•
“In effetti, nessuno ha mai visto Dio così come Egli è in se stesso. E
tuttavia Dio non è per noi totalmente invisibile, non è rimasto per noi
semplicemente inaccessibile. Dio ci ha amati per primo, dice la Lettera
di Giovanni (cfr 4, 10) e questo amore di Dio è apparso in mezzo a noi,
si è fatto visibile in quanto Egli «ha mandato il suo Figlio unigenito
nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui» (1Gv 4, 9). Dio si è
fatto visibile: in Gesù noi possiamo vedere il Padre (cfr Gv 14, 9).
•
Possiamo amare Dio, dato che Egli non è rimasto in una distanza
irraggiungibile, ma è entrato ed entra nella nostra vita. Viene verso
di noi, verso ciascuno di noi:
- con la sua Parola, contenuta nella S. Scrittura
- nei sacramenti attraverso i quali opera nella nostra esistenza, specialmente nell’Eucaristia
- nella liturgia della Chiesa, nella sua preghiera
-
nella comunità viva dei credenti: in essa noi sperimentiamo l’amore di
Dio, percepiamo la sua presenza e impariamo in questo modo anche a
riconoscerla nel nostro quotidiano
- nell’incontro con il nostro prossimo, in particolare con persone, che sono da lui toccate e trasmettono la sua luce
- negli avvenimenti attraverso i quali Egli interviene nella nostra vita
- nei segni della creazione, che ci ha donato.
•
Dio non ci ha solo offerto l’amore, bensì lo ha vissuto per primo e
pienamente, e bussa in tanti modi al nostro cuore per suscitare il
nostro amore di risposta”.
LA FEDE DIMINUISCE LA CAPACITA’ DI AMARE DELL’UOMO?
No
affatto. Anzi la potenzia: la fede ci educa ad amare al di là dei
limiti che la storia, la cultura, la politica, il carattere impongono
nel rapporto con gli altri. Grazie alla fede si impara a guardare
l’altra persona non più soltanto con i propri occhi e con i propri
sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo. Ogni credente in
Cristo può amare meglio e di più. Chi va verso Dio non si allontana
dagli uomini, ma si rende invece ad essi veramente vicino.
QUALE MODELLO ABBIAMO DI AGAPE?
E’ Gesù Cristo il modello per eccellenza.
•
“Egli infatti è l’Amore incarnato di Dio. In Lui l’eros-agape raggiunge
la sua forma più radicale. Nella morte in croce, Gesù, donandosi per
rialzare e salvare l’uomo, esprime l’amore nella forma più sublime, in
quanto si compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli
si dona per rialzare l’uomo e salvarlo.
• A questo atto di offerta
Gesù ha assicurato una presenza duratura attraverso l’istituzione
dell’Eucaristia, in cui sotto le specie del pane e del vino dona se
stesso come nuova manna che ci unisce a Lui. Partecipando
all’Eucaristia, anche noi veniamo coinvolti nella dinamica della sua
donazione. Ci uniamo a Lui e allo stesso tempo ci uniamo a tutti gli
altri ai quali Egli si dona; diventiamo così tutti «un solo corpo». In
tal modo amore per Dio e amore per il prossimo sono veramente fusi
insieme”.
PERCHE’ LA CHIESA ATTUA IL SERVIZIO DI CARITA’?
•
“Il servizio di carità appartiene all’essenza della Chiesa, come il
servizio dei sacramenti e il servizio dell’annuncio del vangelo. Questi
tre servizi si presuppongono a vicenda e non possono essere separati
l’uno dall’altro.
• La Chiesa non può mai essere dispensata
dall’esercizio della carità come attività organizzata di credenti e,
d’altra parte, non ci sarà mai una situazione nella quale non occorra
la carità di ciascun singolo cristiano, perché l’uomo, al di là della
giustizia, avrà sempre bisogno dell’amore.
• L’organizzazione
ecclesiale della carità non è una forma di assistenza sociale che
s’aggiunge casualmente alla realtà della Chiesa, un’iniziativa che si
potrebbe lasciare anche ad altri. Essa fa parte invece della natura
della Chiesa. Come al Logos divino corrisponde l’annuncio umano, la
parola della fede, così all’Agape, che è Dio, deve corrispondere
l’agape della Chiesa, la sua attività caritativa.
• L’amore del
prossimo è compito di ogni fedele, come anche dell’intera comunità
ecclesiale a tutti i livelli: comunità locale (parrocchia), Chiesa
particolare (diocesi), Chiesa universale. L’atto totalmente personale
dell’agape non può mai restare una cosa solamente individuale, ma deve
invece diventare anche un atto essenziale della Chiesa come comunità:
abbisogna cioè anche della forma istituzionale che s’esprime nell’agire
comunitario della Chiesa.
• La coscienza di tale compito
caritativo ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai suoi
inizi (cfr At 2, 44-45) e ben presto si è manifestata anche la
necessità di una certa organizzazione quale presupposto per un suo più
efficace adempimento. Così nella struttura fondamentale della Chiesa
emerse la «diaconia» come servizio dell’amore verso il prossimo,
esercitato comunitariamente e in modo ordinato, un servizio concreto,
ma al contempo anche spirituale (cfr At 6, 1-6). Con il progressivo
diffondersi della Chiesa, questo esercizio della carità si confermò
come uno dei suoi ambiti essenziali”.
L’ATTIVITÀ CARITATIVA DELLA CHIESA E’ CONTRARIA ALLA GIUSTIZIA?
“Fin
dal secolo XIX, contro l’attività caritativa della Chiesa è stata
sollevata un’obiezione fondamentale: essa sarebbe in contrapposizione –
s’è detto – con la giustizia e finirebbe per agire come sistema di
conservazione dello status quo. Con il compimento di singole opere di
carità la Chiesa favorirebbe il mantenimento del sistema ingiusto in
atto, rendendolo in qualche sopportabile e frenando così la ribellione
e il potenziale rivolgimento verso un mondo migliore”.
Volendo rispondere a tale obiezione, occorre dire che:
• bisogna operare costantemente perchè ognuno abbia il necessario e nessuno soffra di miseria
•
l’egoismo di singole persone, di gruppi, di stati è sempre in agguato,
e pertanto contro di esso occorre costantemente lottare
• al di là della giustizia, l’uomo avrà sempre bisogno di amore, che solo dà un’anima alla giustizia.
LA CHIESA NON PUÒ LASCIARE QUESTO SERVIZIO ALLE ALTRE ORGANIZZAZIONI FILANTROPICHE?
La
risposta è: no, la Chiesa non lo può fare. “Essa deve praticare l’amore
per il prossimo anche come comunità, altrimenti annuncia il Dio
dell’amore in modo incompleto e insufficiente. L’impegno caritativo ha
un senso che va ben oltre la semplice filantropia. È Dio stesso che ci
spinge nel nostro intimo ad alleviare la miseria. Così, in definitiva,
è Lui stesso che noi portiamo nel mondo sofferente. Quanto più
consapevolmente e chiaramente lo portiamo come dono, tanto più
efficacemente il nostro amore cambierà il mondo e risveglierà la
speranza, una speranza che va al di là della morte” (BENEDETTO XVI, Lettera ai lettori di Famiglia cristiana, febbraio 2006).
QUALI CARATTERISTICHE HA L’ATTIVITA’ CARITATIVA DELLA CHIESA?
L’attività caritativa della Chiesa, per esser autentica ed efficace:
•
salvaguarda la propria identità: essa, infatti, “oltre al primo
significato molto concreto dell’aiutare il prossimo, possiede
essenzialmente anche quello del comunicare agli altri l’amore di Dio,
che noi stessi abbiamo ricevuto. Essa deve rendere in qualche modo
visibile il Dio vivente. (…) Dio e Cristo nell’organizzazione
caritativa non devono essere parole estranee; esse in realtà indicano
la fonte originaria della carità ecclesiale. La forza della Caritas
dipende dalla forza della fede di tutti i membri e collaboratori”
•
si basa, oltre che sulla competenza professionale, “sull’esperienza di
un incontro personale con Cristo, il cui amore ha toccato il cuore del
credente suscitando in lui l’amore per il prossimo. Il programma del
cristiano è il programma di Gesù: un cuore che vede. Questo cuore vede
dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente”
• ha come Magna Carta l’inno alla carità di San Paolo (cfr 1 Cor 13s), che fa evitare il rischio di degradare in puro attivismo
•
s’accompagna necessariamente alla preghiera. “Il contatto vivo con
Cristo evita che l’esperienza della smisuratezza del bisogno e dei
limiti del proprio operare possano, da un lato, spingere l’operatore
nell’ideologia che pretende di fare ora quello che Dio, a quanto pare,
non consegue o, dall’altro lato, diventare tentazione a cedere
all’inerzia e alla rassegnazione. Chi prega non spreca il suo tempo,
anche se la situazione sembra spingere unicamente all’azione, né
pretende di cambiare o di correggere i piani di Dio, ma cerca –
sull’esempio di Maria e dei Santi – di attingere in Dio la luce e la
forza dell’amore che vince ogni oscurità ed egoismo presenti nel mondo”
• si attua in comunione con i Vescovi: senza tale legame, le grandi
agenzie ecclesiali di carità potrebbero essere minacciate, in pratica,
di dissociarsi dalla Chiesa e identificarsi come organismi non
governativi, come una qualunque comune organizzazione assistenziale: in
tali casi, la loro filosofia non si distinguerebbe dalla Croce Rossa o
dalle agenzie dell’ONU
• è indipendente da partiti ed ideologie.
L’attività caritativa della Chiesa “non è un mezzo per cambiare il
mondo in modo ideologico e non sta al servizio di strategie mondane, ma
è attualizzazione qui ed ora dell’amore, di cui l’uomo ha sempre
bisogno”
• coltiva una collaborazione fruttuosa con le molteplici
organizzazioni caritative e filantropiche, con le strutture dello Stato
e le associazioni umanitarie che assecondano in vari modi la
solidarietà espressa dalla società civile
• evita di fare
proselitismo. “L’amore è gratuito; non viene esercitato per raggiungere
altri scopi. Ma questo non significa che l’azione caritativa debba, per
così dire, lasciare Dio e Cristo da parte. Il cristiano sa quando è
tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar
parlare solamente l’amore. Egli sa che Dio è Amore e si rende presente
proprio nei momenti in cui nient’altro viene fatto fuorché amare”.
Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
NB: per approfondire l’argomento, si legga l’enciclica di Papa BENEDETTO XVI,
Deus Caritas est, LEV, 2006.
(Tratto da Contributi personali di Mons.R. Martinelli )
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