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Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla
Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale
Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso
la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede
catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla base del
Catechismo e di altri documenti pontifici. Considerando la qualità, la
competenza e l’utilità di queste schede catechistiche abbiamo deciso di
pubblicarne una ogni giovedì.
CHE COSA SONO LE IMMAGINI SACRE?
Sono
raffigurazioni (statue, pitture, mosaici, sculture…) di contenuti
religiosi, che vengono effettuate con vario materiale e con diversi
stili. In particolare esse rappresentano Dio, Gesù Cristo, lo Spirito
Santo, la Madonna, i Santi.
DI CHE COSA SI SERVONO LE IMMAGINI RELIGIOSE?
Si
servono di elementi che provengono da questo mondo, nelle sue diverse
componenti: umano, animale, vegetale, materiale. Ma tali elementi sono
lì dipinti per indicare qualcos’altro: rimandano a realtà che non
appartengono a questo mondo visibile. Sono riflesso, segno del divino,
del religioso, dello spirituale, del soprannaturale.
CHE TIPO DI PASSAGGIO ESIGONO LE IMMAGINI SACRE?
In
esse l’uomo è sollecitato a passare dal visibile all’invisibile, dal
significante al significato, dal mondo creato a Dio. Per questo noi
chiamiamo simboliche le immagini religiose. Sono un ponte tra il
visibile e l’invisibile, tra il fedele e il mistero.
DA QUANDO ESISTONO LE IMMAGINI SACRE?
La
scelta di rappresentare contenuti della fede cristiana con immagini
risale a molto tempo addietro. Fin dai primi secoli, i cristiani
realizzavano e utilizzavano immagini sacre. Una antica e autorevole
testimonianza in tal senso sono le catacombe, ove anche oggi si possono
ammirare ad esempio varie raffigurazioni di Cristo e della Beata
Vergine Maria. “Gli artisti di ogni tempo hanno offerto alla
contemplazione e allo stupore dei fedeli i fatti salienti del mistero
della salvezza, presentandoli nello splendore del colore e nella
perfezione della bellezza” (Card. Joseph Ratzinger, Introduzione al Compendio).
PERCHE’ ALCUNE RELIGIONI PROIBISCONO LE IMMAGINI?
L’Ebraismo
e l’Islamismo ad esempio proibiscono di raffigurare Dio, in quanto
vogliono in tal modo evidenziare la totale invisibilità, l’infinita
diversità e superiorità di Dio rispetto alle sue creature: Dio è il
totalmente Altro. La rappresentazione del sacro in immagini costituisce
per tali religioni una profanazione.
L’ANTICO TESTAMENTO PROIBISCE LE IMMAGINI?
•
Nell’Antico Testamento, Dio aveva ordinato: “Non ti farai idolo né
immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù
sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra” (Es 20,2-4).
Tale “ingiunzione divina comportava il divieto di qualsiasi
rappresentazione di Dio fatta dalla mano dell’uomo. Il Deuteronomio
spiega: “Poiché non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò
sull’Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita, perché
non vi corrompiate e non vi facciate l’immagine scolpita di qualche
idolo” (Dt 4,15-16). È il Dio assolutamente trascendente che si è
rivelato a Israele. “Egli è tutto”, ma, al tempo stesso, è “al di sopra
di tutte le sue opere” (Sir 43,27-28). Egli è “lo stesso autore della
bellezza” (Sap 13,3).
• Tuttavia, fin dall’Antico Testamento,
Dio ha ordinato o permesso di fare immagini che simbolicamente
conducessero alla salvezza operata dal Verbo incarnato: così il
serpente di rame, l’arca dell’Alleanza e i cherubini” (CCC, n.
2129-2130). “Farai dunque un’arca (...), la rivestirai d’oro puro
(...). Farai due cherubini d’oro (...), fa’un cherubino ad una
estremità e un cherubino all’altra estremità” (Es 25,10-22). “Il
Signore disse a Mosè: fatti un serpente e mettilo sopra un’asta;
chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita” (Num
21,7-8).
QUANDO NELLA STORIA DEL CRISTIANESIMO FURONO PROIBITE LE IMMAGINI?
1)
Quando ci fu l’iconoclastia, e cioè quel Movimento religioso,
sviluppatosi a Bisanzio tra l’VIII e il IX secolo, che considerava
idolatrico il culto delle immagini sacre (Cristo, la Vergine, i santi)
e predicava la loro distruzione. La venerazione delle immagini
(iconolatria) in Oriente aveva dato vita a forme di fanatismo. La
disputa divenne politica quando l’imperatore bizantino Leone III
Isaurico, abbracciata decisamente l’iconoclastia (726), cominciò a
perseguitare gli iconoduli (adoratori di immagini), chiuse monasteri e
chiese ribelli (confiscandone le terre e distribuendole a
contadini-soldati) e tentò di imporre anche a Roma la distruzione delle
immagini sacre.
Ma il secondo Concilio di Nicea, nel 787,
decise a favore delle immagini: “Noi definiamo con ogni rigore e cura
che, a somiglianza della raffigurazione della croce preziosa e
vivificante, così le venerande e sante immagini, sia dipinte che in
mosaico o in qualsiasi altro materiale adatto, debbono essere esposte
nelle sante chiese di Dio, sulle sacre suppellettili, sui sacri
paramenti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano
esse l’immagine del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, o
quella dell’immacolata Signora nostra, la santa Madre di Dio, dei santi
angeli, di tutti i santi e giusti”. In Oriente, furono reintrodotte le
immagini a partire dall’843, quando l’imperatrice Teodora nominò
Metodio patriarca di Costantinopoli.
2) Successivamente, nei
primi decennio del 1500, le immagini furono nuovamente proibite, e
questa volta da Lutero. Ma il Concilio di Trento con un decreto del
1563 approvò e giustificò il culto delle immagini e condannò quanti
affermavano il contrario.
SU QUALI FONDAMENTI SI BA-SANO LE IMMAGINI RELIGIOSE?
Le immagini religiose hanno vari fondamenti complementari:
• Fondamento antropologico:
In
quanto essere unitario, e cioè costituito di corpo e anima, l’uomo si
esprime attraverso segni, parole, gesti, simboli. Egli percepisce le
stesse realtà spirituali attraverso segni e simboli materiali. Dante
nel Paradiso (Canto 4, versi 42-46) afferma che l’intelletto non può
afferrare la vera natura di Dio senza il sensuale, o la mente può solo
afferrare la parte sensuale che l’intelletto può allora elaborare così
come è.
• Fondamento sociologico
1) In quanto essere
sociale, bisognoso e desideroso di relazionarsi agli altri, l’uomo ha
bisogno di comunicare con gli altri, e lo fa per mezzo del linguaggio,
di gesti, di azioni, di immagini.
2) Per di più oggi viviamo
in un mondo particolarmente attento alle immagini, le quali hanno un
ruolo particolarmente rilevante nella vita della persona e della
società. Non per nulla si parla di civiltà dell’immagine per indicare
la società attuale, ed è il motivo per cui, oggi più che mai, nella
civiltà dell’immagine, l’immagine sacra può “esprimere molto di più
della stessa parola, dal momento che è oltremodo efficace il suo
dinamismo di comunicazione e di trasmissione del messaggio evangelico”
(Card. Joseph Ratzinger, Introduzione al Compendio).
• Fondamento teologico:
1)
esiste una stretta relazione tra il mondo creato e Dio il suo creatore.
Il mondo, nella visione cristiana, infatti è stato creato da Dio, che
ha voluto così manifestare e comunicare la sua bontà, verità e
bellezza. Pertanto Dio parla all’uomo attraverso la creazione visibile,
la quale è un riflesso, sia pure limitato, dell’infinita perfezione di
Dio.
2) L’uomo è stato creato a immagine di Dio. L’uomo stesso
è il simulacro di Dio. E dunque per conoscere Dio, l’uomo ha a
disposizione se stesso: conoscendo maggiormente se stesso nel suo
essere immagine di Dio e nel suo agire conformemente a tale immagine,
conosce maggiormente Dio. E nello stesso tempo, è anche altrettanto
vero che conoscendo Dio nel suo essere e nelle sue opere, l’uomo
conosce maggiormente anche se stesso.
3) Dio si è reso
visibile in Gesù Cristo. Essendo Egli il Figlio Unigenito di Dio, unito
intimamente a Dio Padre - “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv
10,30). Egli ci fa conoscere in maniera piena, perfetta e definitiva
Dio Padre: “Chi vede me, vede il Padre” (Gv 14,9). Gesù Cristo è
l’Immagine perfetta visibile del Dio invisibile.
“Un tempo,
Dio, non avendo né corpo né figura, non poteva in alcun modo essere
rappresentato da una immagine. Ma ora che si è fatto vedere nella carne
e che ha vissuto con gli uomini, posso fare una immagine di ciò che ho
visto di Dio” (San Giovanni Damasceno, De sacris imaginibus oratio, 1, 16: PTS 17, 89 e 92).
Dunque l’Incarnazione di Cristo giustifica nel cristianesimo il realizzare, il possedere, il venerare le immagini religiose.
GESU’ HA UTILIZZATO SEGNI E SIMBOLI UMANI PER ESPRIMERE IL DIVINO?
Gesù,
oltre che essere Egli stesso Colui nel quale si rende presente e
visibile Dio, si serve spesso, nel suo predicare e operare qui sulla
terra duemila anni fa, delle realtà provenienti dalla creazione per far
conoscere, annunciare e comunicare i misteri del regno di Dio. Si pensi
anche solo al significato simbolico delle sue parabole e dei suoi
miracoli. Cristo inoltre ha utilizzato elementi e segni provenienti dal
mondo per istituire i sacramenti della Chiesa.
L’IMMAGINE UMANA E’ LIMITATA RISPETTO AL DIVINO?
Certamente
occorre ricordare che qualunque immagine materiale non potrà mai
esprimere pienamente l’ineffabile mistero di Dio: la realtà significata
(religiosa, spirituale) supera sempre l’immagine umana. Tuttavia
qualcosa di questo mistero l’elemento materiale lo fa realmente intuire
e percepire.
Gli aspetti profani, nel momento in cui diventano
veicolo di trasmissione di contenuti religiosi, vengono sì colti e
rappresentati nei loro aspetti positivi; ma nello stesso tempo hanno
bisogno di essere purificati, e soprattutto di essere arricchiti e
completati. E ciò avviene con i contenuti cristiani, che le immagini
contengono e trasmettono. In tal senso anche le mitologie e le favole
popolari sono assunte, purificate e trasfigurate dalla fede cristiana,
per diventare immagini religiose.
QUALE SCOPO HANNO LE IMMAGINI RELIGIOSE?
• Le immagini religiose:
1)
facilitano l’accesso, la comprensione e la trasmissione di contenuti a
persone appartenenti a lingue, età e culture diverse: sono facilmente
leggibili e, pertanto, rispetto alla parola e allo scritto, raggiungono
un maggior numero di persone
2)se viste, capite, interpretate,
gustate con la speciale luce che proviene dalla fede cristiana, è
possibile allora cogliere il particolare messaggio catechistico, che
gli artisti hanno voluto trasmettere con le immagini religiose.
IN CHE SENSO LE IMMAGINI HANNO UNA FINALITA’ CATECHISTICA?
Poiché
esiste una stretta correlazione tra l’immagine e il simbolo, e tra il
mondo visibile e quello invisibile, diventa logico e giustificato
l’annunciare il mistero di Dio servendosi di immagini simboliche. Si
comprende così il fiorire, lungo i secoli, dell’iconografia cristiana,
dove l’intento evangelizzante e catechistico s’accompagna anzi
s’intreccia strettamente con l’aspetto pittorico ed estetico.
Attraverso l’immagine si vuol trascrivere il messaggio evangelico, che
la Sacra Scrittura trasmette attraverso la parola.
“Dalla secolare tradizione conciliare apprendiamo che anche l’immagine è predicazione evangelica” (Card. Joseph Ratzinger, Introduzione al Compendio).
Anzi la storia ci insegna che i cristiani, per annunciare il messaggio
evangelico e catechizzare le persone, si sono serviti in una maniera
speciale, prima ancora dei catechismi scritti, della cosiddetta Biblia pauperum,
e cioè delle immagini, dei catechismi visivi, catechismi fatti di
immagini e di rappresentazioni iconografiche (si vedano ad esempio le
molteplici e stupende immagini realizzate nelle basiliche e nelle
chiese lungo i secoli).
“Immagine e parola s’illuminano così a
vicenda. L’arte «parla» sempre, almeno implicitamente, del divino,
della bellezza infinita di Dio, riflessa nell’Icona per eccellenza:
Cristo Signore, Immagine del Dio invisibile. Le immagini sacre, con la
loro bellezza, sono anch’esse annuncio evangelico ed esprimono lo
splendore della verità cattolica, mostrando la suprema armonia tra il
buono e il bello, tra la via veritatis e la via pulchritudinis.
Mentre testimoniano la secolare e feconda tradizione dell’arte
cristiana, sollecitano tutti, credenti e non, alla scoperta e alla
contemplazione del fascino inesauribile del mistero della Redenzione,
dando sempre nuovo impulso al vivace processo della sua inculturazione
nel tempo” (Papa Benedetto XVI, Discorso di presentazione del Compendio alla Chiesa e al mondo, 28-6-05).
Sono
una forma particolare di catechesi popolare, libri aperti senza parole
per tutti, un ponte tra il fedele e il mistero, mentre adornano,
decorano gli spazi sacri, rendendoli più accoglienti e invitanti alla
preghiera.
LE IMMAGINI SONO ANCHE UN INVITO ALLA PREGHIERA?
Certamente.
L’arte e l’iconografia cristiana, oltre che essere strumenti al
servizio dell’evangelizzazione e della catechesi, sono sempre stati e
lo sono tutt’ora anche un invito alla preghiera: “La bellezza e il
colore delle immagini sono uno stimolo per la mia preghiera. È una
festa per i miei occhi, così come lo spettacolo della campagna apre il
mio cuore a rendere gloria a Dio” (San Giovanni Damasceno, De sacris imaginibus oratio
1, 47). La contemplazione delle sacre immagini, unita all’ascolto della
Parola di Dio, aiuta a imprimere nella memoria del cuore il mistero che
viene percepito, sollecitando a trasformarlo in preghiera e a
testimoniarlo in quella novità di vita, che proviene dalla fede
cristiana e che ha il suo centro in Cristo.
LE IMMAGINI RELIGIOSE IN CHE RAPPORTO STANNO CON CRISTO?
Nell’iconografia
cristiana tutte le immagini hanno come finalità principale quella di
annunciare la persona, il messaggio, l’opera di Cristo, essendo Lui il
Rivelatore perfetto di Dio Padre e il Salvatore unico e definitivo
dell’uomo e del mondo. “L’immagine di Cristo è l’icona per eccellenza.
Le altre, che rappresentano la Madonna e i Santi, significano Cristo,
che in loro è glorificato” (Compendio, n. 240), e, annunciando Cristo,
aiutano a far nascere e crescere la fede e l’amore verso di Lui.
Venerare i Santi significa riconoscere che Dio è la fonte, il centro e
il culmine della loro santità: i santi hanno accolto, con l’aiuto dello
Spirito Santo, la santità di Dio nella fede e a tale santità divina
hanno docilmente corrisposto con una vita santa, seguendo e imitando
Cristo, l’immagine per eccellenza del Dio invisibile.
Per
questo quando entriamo in Chiesa, bisogna ricercare anzitutto il
tabernacolo, ove, se risulta accesa la lampada eucaristica, è presente
Cristo-Eucaristia in modo vero, reale, sostanziale: Corpo, Sangue,
Anima e Divinità. L’omaggio del nostro saluto e della nostra preghiera
va indirizzato pertanto anzitutto a Lui, prima ancora e più ancora
delle immagini dei santi, immagini che invece sono fatte di materia.
CHE TIPO DI CULTO SI DA’ ALL’IMMAGINE?
Non
di adorazione (riservato unicamente a Dio), ma di venerazione. Nel
Codice di Diritto Canonico, si legge al riguardo: “ Per favorire la
santificazione del popolo di Dio, la Chiesa affida alla speciale e
filiale venerazione dei fedeli la Beata Maria sempre Vergine, la Madre
di Dio, che Cristo costituì Madre di tutti gli uomini, e promuove
inoltre il vero e autentico culto degli altri Santi, perché i fedeli
siano edificati dal loro esempio e sostenuti dalla loro intercessione.
(…) Sia mantenuta la prassi di esporre nelle chiese le sacre immagini
alla venerazione dei fedeli; tuttavia siano esposte in modo moderato e
con un conveniente ordine, affinché non suscitino la meraviglia del
popolo cristiano e non diano ansa a devozione meno retta” (nn.
1186-1188).
CHI VENERIAMO NELL’IMMAGINE?
• Il cristiano venera:
-
non l’immagine in se stessa, la quale è semplicemente un oggetto
materiale (una statua, un’immagine, un simbolo, un amuleto): se si
venerasse l’oggetto, si cadrebbe nell’idolatria;
- ma colui che l’immagine intende rappresentare, la ‘Persona’ che le immagini riproducono: Gesù Cristo, la Madonna , i Santi.
In
effetti, “l’onore reso ad un’immagine appartiene a chi vi è
rappresentato” e “chi venera l’immagine, venera la realtà di chi in
essa è riprodotto” (San Basilio Magno, Liber de Spiritu Sancto,
18, 45: SC 17bis, 406 ). L’onore tributato alle sacre immagini è una
“venerazione rispettosa”, non un’adorazione che conviene solo a Dio:
“Gli atti di culto non sono rivolti alle immagini considerate in se
stesse, ma in quanto servono a raffigurare il Dio incarnato. Ora, il
moto che si volge all’immagine in quanto immagine, non si ferma su di
essa, ma tende alla realtà che essa rappresenta” (San Tommaso d’Aquino,
Summa theologiae, II-II, q. 81, a. 3, ad 3).
FRA LE IMMAGINI, QUAL E’ LA PIU’ IMPORTANTE?
E’ l’immagine del crocifisso. Infatti la croce è:
•
Strumento della passione di Cristo e della sua glorificazione, come
egli stesso ebbe a dire nell’imminenza della sua passione: “Ora il
figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato
in lui e ben presto lo glorificherà” (Gv 13,12).
• Segno:
- dell’attualità della salvezza, e anche della speranza di salvezza in Cristo
- della dimensione originale, tipica del cristiano
- dei valori cristiani che caratterizzano certe società e culture
- «del Figlio dell’uomo»(Mt 24,30) che comparirà nel cielo alla fine dei tempi
- di vittoria ultima e suprema del bene sul male (cfr. Gal 6,14).
•
Richiamo alla sofferenza che comporta la sequela di Cristo: “Chi vuol
venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24).
IN CHE SENSO LE IMMAGINI RELIGIOSE ANTICIPANO «NUOVI CIELI» E «TERRA NUOVA»?
Le
immagini religiose, con la loro bellezza e il loro splendore, ci
offrono un anticipo sulla realtà futura: ci presentano un qualcosa che
prefigura quella trasfigurazione che, alla fine di tutti i tempi, il
mondo intero un giorno riceverà da Dio. Infatti “dopo il giudizio
finale, lo stesso universo, liberato dalla schiavitù della corruzione,
parteciperà alla gloria di Cristo con l’inaugurazione dei «nuovi cieli»
e di una «terra nuova» (2 Pt 3,13). Sarà così raggiunta la pienezza del
Regno di Dio, ossia la realizzazione definitiva del disegno salvifico
di Dio di «ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come
quelle della terra» (Ef 1,10). Dio allora sarà «tutto in tutti» (1 Cor
15,28), nella vita eterna” (Compendio, 216).
Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
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