Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla
Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale
Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso
la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede
catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla base del
Catechismo e di altri documenti pontifici. Considerando la qualità, la
competenza e l’utilità di queste schede catechistiche, ZENIT ha deciso
di pubblicarne una ogni giovedì, e noi ve le proponiamo.
È necessario annunciare, con gioia, Gesù Cristo perché lo chiedono: Dio
Padre, Gesù Cristo, lo Spirito Santo, il Vangelo, la persona umana, il
cristiano, la Chiesa, la società d’oggi. Perchè Dio “vuole che tutti
gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1
Tim 2,4). Per questo:
• Egli invia il Suo Figlio Gesù Cristo, che è la Sua Parola definitiva e perfetta e il nostro Salvatore
•
e dona lo Spirito Santo, grazie al quale crediamo in Cristo e
invochiamo Dio come Padre. Dio ha inscritto nel cuore dell’uomo il
desiderio di conoscerLo e amarLo, e non cessa di attirare ogni persona
a Sé, per mezzo del Suo Figlio nello Spirito Santo. Nello stesso tempo
affida a degli uomini, da Lui convocati nella Chiesa Suo Popolo, la
missione di far conoscere il Suo Figlio e di comunicare la salvezza da
Lui attuata. Gesù Cristo è venuto in questo mondo perché “tutti abbiano
la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).
Egli: • annuncia la ‘Buona Novella’ a tutti;
• offre la sua vita, morendo in croce, “per voi e per tutti, in remissione dei peccati” (cf. Mt 26,28);
•
prima di tornare dal Padre, ha dato quest’ordine ai Suoi discepoli:
“Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19);
• si presenta
come diverso dagli altri, come Unico! In quanto Egli è l’Unico Figlio
di Dio, consustanziale a Dio Suo Padre: “Io e il Padre siamo una cosa
sola” (Gv 10,30). Dio ha detto e ha donato tutto se stesso nel suo
Figlio Unigenito Gesù Cristo. Per questo non c'è da aspettare nessuna
altra nuova rivelazione o dono: sarebbe un'offesa nei riguardi di
Cristo, Unico, perfetto e definitivo Rivelatore di Dio.
Per questo, Lui, e solo Lui:
• ci fa conoscere in maniera piena, perfetta e definitiva Dio Padre: “Chi vede me, vede il Padre” (Gv 14,9);
•
ci dona, con la Sua morte e la Sua risurrezione, la vera e la piena
salvezza: “In nessun altro c’è salvezza; non vi è altro nome dato agli
uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere
salvati” (At 4,12). Il nostro compito pertanto è di lasciarci guidare
dallo Spirito Santo nell’accogliere Gesù Cristo, nel crescere sempre
più nella sua conoscenza e nella sua intimità di vita: nel conoscere,
celebrare, pregare, vivere, testimoniare Lui, il Cristo.
Gesù Cristo non toglie nulla all’uomo, anzi Lui:
• dona la vita nuova divina di figli di Dio;
• porta a compimento, dopo averlo purificato, quanto di vero-buono-bello c’è in ogni persona e in ogni religione;
• realizza pienamente le autentiche aspirazioni dell’uomo;
• apre all’uomo orizzonti nuovi, gli indica la strada e gli dona la grazia per realizzarli;
•
non diminuisce, ma esalta la libertà umana e la sollecita verso il suo
compimento, nell’incontro gioioso con Dio e nell’amore gratuito e
premuroso per il bene di tutti gli uomini. Lo Spirito Santo effuso in
noi da Dio Padre, per mezzo di Cristo morto-risorto, ci spinge ad
essere annunciatori, affinché tutti “conoscano te, l’unico vero Dio e
colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17,3). Con la sua luce e la
sua grazia, l’umanità può, in Cristo, “trovare, in una pienezza
insospettabile, tutto ciò che essa cerca su Dio, sull’uomo e sul suo
destino, sulla vita e sulla morte, sulla verità”, come ricorda Giovanni
Paolo II, nella Enciclica Redemptoris missio (n.8).
In quanto esso è capace di:
• Entusiasmare la persona di qualunque età, cultura, lingua…
•
Permeare ogni forma di vita che a priori non la esclude. E questo
perché la Parola di Cristo non è legata “in modo esclusivo ed
indissolubile con nessuna nazione o stirpe, con nessun particolare modo
di vivere, con nessuna consuetudine antica o recente” (Conc.Vat. II, GS
58). Il Vangelo è per tutte le culture, e queste possono tutte essere
“fermentate” dal Vangelo: come il seme che cade sul terreno, e là dove
è possibile germina e fruttifica; oppure come il lievito che fermenta
la massa, o il sale che dà sapore al cibo, o la rugiada e la pioggia
che permette ad ogni vegetazione di crescere.
• “Il Vangelo di
Cristo rinnova continuamente la vita e la cultura dell’uomo decaduto,
combatte e rimuove gli errori e i mali derivanti dalla sempre
minacciosa seduzione del peccato. Continuamente purifica ed eleva la
moralità dei popoli, restaura in Cristo le qualità spirituali e le doti
di ciascun popolo” (GS 58).
• ascoltare la Verità, nella maniera
più autentica, integra, completa che sia possibile: la “Buona Novella”
di Dio che si rivela e si dona in Cristo. In tal modo la persona
realizza in pienezza la sua propria vocazione;
• annunciare la
Verità, per condividere con gli altri la propria Fede: è proprio
dell’uomo il desiderio e l’impegno concreto per far partecipare gli
altri ai propri beni, che ha ricevuto in dono e che apprezza;
• vivere in pienezza la propria vita: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4).
In quanto Cristo: • libera l’uomo dal peccato e lo fa diventare figlio di Dio;
• svela all’uomo la propria integrale e originale identità e gli dona la capacità di realizzarla;
•
ha anche sull’uomo di oggi una straordinaria forza di attrazione e di
convincimento. Per questo è necessario annunciare a tutti, in modo
sereno e positivo la Verità cristiana nella sua integrità, nella sua
completezza, nella sua armonia, e, perchè no?, anche nella sua
bellezza, che tanto affascina l’uomo d’oggi. Sarà così possibile per la
persona conoscere e accogliere, nella libertà, quello splendor
veritatis che è Cristo stesso, il quale non toglie nulla di ciò che
nell’uomo e nel mondo c’è di vero, buono, bello: anzi tutto questo
viene purificato, potenziato, completato proprio da Cristo.
Tale diritto/dovere: • si fonda sulla libertà religiosa, diritto naturale di ogni uomo;
•
è un’esigenza profonda della vita di Dio in lui. La necessità di
annunciare il Vangelo a tutti nasce nel cristiano dall’esigenza di
condividere con gli altri quanto di originale, di specifico, di unico
egli ha ricevuto da Dio, e cioè la Fede;
• si fonda sul comando di
Cristo: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni
creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà,
sarà condannato” (Mc 16,15-16);
• l’annuncio di Cristo è
indispensabile perché gli altri possano conoscere e accogliere Cristo
per ottenere la salvezza. Infatti per credere in Lui, occorre sentir
parlare di Lui, necessita uno che, dopo averLo conosciuto, Lo annunzi
agli altri. Infatti: “Come potranno invocarLo senza aver prima creduto
in Lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come
potranno sentirne parlare senza uno che Lo annunzi?” (Rm 10, 14).
• La Chiesa esiste non per annunciare se stessa, o una nuova o altra religione, ma per annunciare e comunicare Cristo.
•
Il primo e principale impegno di tutta la Chiesa nella sua tradizione
bimillenaria è stato ed è: La ‘traditio evangelii’ (la comunicazione
del Vangelo).
• È diritto e dovere della Chiesa, di tutta la
Chiesa, di annunciare tutto il Vangelo a tutto l’uomo e a ogni uomo,
nel modo più fedele possibile, evitando riduzionismi e ambiguità, e
riservando a tale annuncio il primo posto nelle sue preoccupazioni e
attività.
• Gli Apostoli stessi, all’inizio della vita della
Chiesa, hanno dato il primo posto all’annuncio di Cristo: “Non è giusto
che noi trascuriamo la Parola di Dio per il servizio delle mense.
Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione,
pieni spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico. Noi,
invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della Parola” (At
6, 2-4).
• Dopo gli Apostoli, tanti altri hanno fatto proprie
queste parole di S. Paolo: “Non è infatti per me un vanto predicare il
Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo!”
(1 Cor 9,16). È onere e onore la predicazione del Vangelo!
• Ogni
attività della Chiesa (anche se assistenziale, di difesa dei diritti
umani, della pace ecc.) deve essere inseparabile dall’impegno di
aiutare tutti a incontrare Cristo nella Fede. Questa norma di condotta
è stata valida lungo tutta la storia della Chiesa e continuerà ad
esserlo sempre. Lungo la storia, le iniziative per diffondere il
Vangelo sono innumerevoli e caratterizzano profondamente tutta la vita
del Popolo di Dio: esse conducono all’incontro con Cristo.
•
L’azione evangelizzatrice della Chiesa non può mai venire meno, perché
mai verrà a mancare la presenza del Signore con la forza dello Spirito
Santo, secondo la sua promessa: “Io sono con voi tutti i giorni, fino
alla fine del mondo” (Mt 28,20).
• La Chiesa, annunciando Cristo
Verità e Salvezza dell’uomo, va incontro al bisogno di quanti cercano
sinceramente tale Verità e Salvezza, stabilendo con loro un dialogo
motivato, finalizzato, incentrato sull’amore della Verità.
Evangelizzare è uno squisito atto di carità verso la persona.
•
Ciascuno è chiamato alla santità nella Chiesa. Ora la santità è seguire
le orme di Cristo che è venuto ad annunciare a tutti la salvezza e ha
affidato tale missione di annunciatore a ciascun cristiano e alla
Chiesa.
• L’odierno contesto culturale, contrassegnato sia da un
diffuso relativismo come dalla tentazione di un facile pragmatismo,
esige più che mai l’annuncio coraggioso della Verità che salva l’uomo e
la società.
• L’ordine etico sociale ha bisogno di essere
illuminato dall’annuncio di Cristo. E questo perché, come giustamente
ha affermato Papa Giovanni XXIII nell’Enciclica Mater et Magistra (n.
193), “l’ordine etico religioso incide più di ogni valore materiale
sugli indirizzi e le soluzioni da dare ai problemi della vita
individuale e associata, nell’interno della comunità nazionale e nei
rapporti tra essi”.
• L’annuncio del Vangelo aiuta a comprendere
il patrimonio storico-culturale di molti popoli e nazioni. Infatti i
principi del Vangelo sono parte costitutiva di tale patrimonio: la
storia, la cultura, la civiltà di molte generazioni, lungo i secoli,
sono impregnati di cristianesimo e intimamente intrecciati al cammino
della Chiesa. Testimoniano ciò non solo le innumerevoli opere d’arte,
che hanno impreziosito i diversi luoghi del mondo, ma anche le
tradizioni, gli usi, le abitudini, che caratterizzano il pensare e
l’agire dei diversi popoli.
• Il mondo d’oggi, mentre facilita la
comunicazione, dubita della capacità della persona di conoscere la
verità, o addirittura nega la possibilità dell’esistenza di un unica
Verità e tuttavia nello stesso tempo manifesta in svariati modi un
bisogno di Assoluto, una sete insaziabile di Verità e di Certezza.
L’annuncio evangelico viene incontro a tali esigenze ed è in grado di
dar loro piena soddisfazione.
• L’annuncio del Vangelo, afferma
Giovanni Paolo Il nell’Enciclica Slavorum Apostoli (n.18), “non porta
all’impoverimento o allo spegnimento di ciò che ogni uomo, popolo e
Nazione, ogni cultura durante la storia riconoscono ed attuano come
bene, verità e bellezza. Piuttosto, esso spinge ad assimilare e a
sviluppare tutti questi valori: a viverli con magnanimità e gioia, e a
completarli con la misteriosa ed esaltante luce della Rivelazione di
Cristo”. Per i suddetti motivi e per altri ancora, è assolutamente
necessario annunciare Gesù Cristo che è morto e risorto per la salvezza
di tutti. Ed è fonte di immensa gioia spalancare a Cristo le porte dei
nostri cuori, delle nostre famiglie, di tutti i popoli e del mondo
intero.
Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma NB Per approfondire l’argomento, ecco alcuni documenti pontifici:
* GIOVANNI PAOLO II: - - ;
* CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (CCC), nn. 422-682;
* CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, , 2000.
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