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Giorgio Paolucci, caporedattore di “Avvenire”, ha scritto insieme a
Camille Eid, giornalista libanese e inviato dello stesso quotidianoin
Medio Oriente, un volume dal titolo “I cristiani venuti dall’Islam”
(Piemme, 220 pagine, 12,90 Euro), che raccoglie le testimonianze di
musulmani residenti in Italia che hanno scelto di convertirsi al
cristianesimo.
In questa seconda parte dell’intervista a ZENIT, Paolucci racconta e
descrive alcune di queste storie di conversione, nate da un incontro
gioioso quanto misterioso con Gesù e dalla scoperta delle risposte alle
domande esistenziali fino ad allora rimaste inappagate.
Ci racconti alcune delle storie contenute nel suo volume.
Paolucci:
Una ragazza algerina, padre cattolico, madre algerina musulmana, nata a
Varese, educata all’islam. Un giorno è andata al liceo e ha avuto di
fianco una ragazza di “Comunione e Liberazione” che è diventata la sua
migliore amica. Ha cominciato a studiare con lei, a 15 anni si è
chiesta come mai questa sua amica era sempre allegra, felice, e gli ha
chiesto: posso venire anch’io alle gite ed agli incontri che
organizzate? Solo dopo aver frequentato gruppi di giovani uniti dalla
fede cristiana ha capito che l’origine di questa gioia era Gesù ed il
suo amore. Ed ha detto allora questo lo voglio anch’io. All’inizio ha
avuto problemi con la madre che non accettava che andasse all’oratorio,
in parrocchia, a Messa, poi ha scelto lei.
Spesso all’interno
della famiglia musulmana, il padre o la madre, o nella comunità, c’è un
opposizione radicale ai fenomeni di conversione verso il cristianesimo.
Ci sono casi estremi, con persone che vengono uccise se si allontanano
dai costumi musulmani. Dalle diverse storie ho tratto il convincimento
ancora più chiaro che alla base della conversione ci sia il fascino
umano rappresentata dalla testimonianza cristiana.
Un ragazzo
turco che non trovava risposte convincenti all’interno della tradizione
islamica, andava dall’Imam e quello gli rispondeva di leggere il
Corano. Il ragazzo turco leggeva il Corano ma le risposte non le
trovava. Così un giorno ha fatto visita ad un francescano, gli ha posto
le stesse domande ed ha ricevuto le risposte precise e soddisfacenti, e
questo lo ha portato alla conversione.
E’ vero che alcuni si sono convertiti leggendo il Vangelo?
Paolucci:
Proprio così. C’è un bosniaco che combatteva nel Balcani nelle milizie
musulmane contro i serbi e contro i croati. Durante la notte ascoltava
in trincea una radio di Sarajevo che trasmetteva contemporaneamente i
discorsi di Mustafa Ceric, capo della comunità islamica di Bosnia ed
Erzegovina, e i discorsi del Cardinale Vinko Pulijc sulla guerra. Ceric
diceva dobbiamo fare la guerra santa (jihad) e combattere perché questa
terra diventi musulmana, ed è dovere di ogni musulmano fare la jihad,
mentre Puljic diceva che non ci sarà pace su questa terra finché non
avremo il coraggio di perdonarci e che la riconciliazione è l’unica
strada che porterà all’amicizia.
E lui rimaneva colpito dal
fatto che mentre il suo leader incitava all’uso delle armi il suo
nemico invitava alla riconciliazione. Finchè per motivi diversi è
venuto in Italia dove è finito in carcere ingiustamente per un incendio
in cui non c’entrava nulla, infatti è stato poi assolto. Nel periodo
passato carcere ha incontrato una suora croata che andava a trovare i
detenuti, e gli ha chiesto se voleva leggere il Corano, ma l’ufficiale
bosniaco ha risposto che il Corano lo conosceva già e voleva leggere il
Vangelo, perché si ricordava una frase del Cardinale Puljic che diceva
che Gesù nel Vangelo ci insegna il perdono. La suora rimase colpita, e
gli procurò un Vangelo in lingua croata, lui lo lesse ed iniziò una
amicizia che alla fine lo ha portato al battesimo. Sono delle storie
miracolose, come è miracolosa ogni conversione.
Un'altra storia
riguarda la conversione di una ragazza turca che ha avuto un sogno.
Costei amava un italiano che ha sposato civilmente in Turchia, subito
dopo è venuta ad abitare a Verona; doveva sposarsi ma il Vescovo
tardava nel dargli il consenso per il matrimonio misto, c’erano
ostacoli di natura burocratica. A questo punto la ragazza fa un sogno
dove gli appare un uomo con il naso adunco e la veste bianca, che gli
dice sono Giovanni non ti preoccupare perché la tua vita sarà felice.
Dopo
un mese, lei stava lavando i piatti in cucina quando vede in TV Piazza
san Pietro con una immagine della faccia di quella stessa persona che
aveva sognato. Naso adunco, vestito di bianco, un po’ grassottello.
Chiama suo marito e gli dice, vieni a vedere quello è l’uomo che ho
sognato, si trattava della beatificazione di Giovanni XXIII, la ragazza
turca aveva sognato il Pontefice bergamasco. E dopo pochi giorni da
questa rivelazione arrivò dalla Curia di Verona la notifica che il
matrimonio si poteva celebrare. Lei rimase così colpita che chiese il
battesimo. Insomma tutte storie di persone che sono state raggiunte da
Cristo in maniera misteriosa, assolutamente non programmata.
E’ vero che c’è anche chi si è convertito ascoltando “Radio Maria”?
Paolucci:
Proprio così. Si tratta di un algerino che voleva imparare l’italiano.
L’università era chiusa perché c’erano stati dei disordini, lui era un
appassionato di lingue, aveva comprato un corso di audiocassette in
italiano, e si era chiuso in casa a studiare. Per migliorare la sua
conoscenza della lingua utilizzava la radio. Una sera si ferma su una
stazione che ripeteva in continuazione le stesse parole, a lui serviva
molto questa litania per imparare la lingua. Era Padre Livio che da
Erba recitava il rosario, le parole che venivano ripetute erano quella
dell’ “Ave Maria, piena di grazia…”.
Il ragazzo stava imparando
l’italiano ed è rimasto affascinato da questa preghiera. Ha continuato
ad ascoltare “Radio Maria”, ha approfondito la sua conoscenza del
cristianesimo e di Maria sui libri.
Si è convinto che la religione
cristiana era quella che voleva seguire. Il prete francese di Algeri
non l’ha voluto battezzare perché era troppo pericoloso in quel
momento. E’ quindi venuto in Italia, è andato a trovare la redazione di
“Radio Maria”, si è fatto battezzare e adesso vive in Toscana, E’
diventato un grande devoto di Maria, ma è ancora uno che vive nascosto,
perché ha la famiglia ad Algeri, il fratello era entrato in un gruppo
islamico.
In Appendice al libro c’è la storia molto bella di un
libanese musulmano che si è convertito al cristianesimo, è diventato
sacerdote ed ha poi convertito centinaia di musulmani. La sua storia è
arrivata fino in Segreteria di Stato. L’allora Pontefice Paolo VI lo
invitò a Roma, ed in ginocchio gli chiese la benedizione, dicendogli:
“Tu sei l’esempio di come la libertà di Dio non ha confini”.
Esiste una pastorale per i convertiti dall’Islam?
Paolucci:
La Conferenza Episcopale Italiana ha preparato un documento “Catecumeni
provenienti dall’Islam” (Paoline 2000), scritto da don Walther Ruspi.
C’è giustamente molta cautela perché molti dei musulmani convertiti
rischiano la vita. E’ un problema di libertà che non tocca solo i paesi
islamici. Purtroppo si sta verificando un problema di libertà anche in
un paese come l’Italia, perché l’Islam prevede solo una religione da
cui non si può uscire. Da questo punto di vista è molto importante
chiedere alle comunità musulmane di riconoscere ai loro fratelli la
libertà religiosa di potersi convertire e di vivere liberamente in
Italia.
Quali sono le conclusioni che avete tratto da questa inchiesta?
Paolucci:
Noi diciamo che il libro lancia tre sfide: la sfida all’Islam perché
riconosca la libertà religiosa, la sfida alle autorità civili italiane
che devono garantire questa libertà e la sfida a noi cristiani
“tiepidi” affinché si riaccenda l’amore di Gesù.
Come scritto
dall’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
approvata nel 1948, il diritto alla libertà religiosa è fondamento di
ogni società civile. E’ legittimo che le comunità musulmane presenti
nel nostro Paese chiedano la tutela dei loro diritti religiosi, ma
proprio per questo devono riconoscere lo stesso diritto anche a coloro
che liberamente intendono convertirsi ad un’altra religione.
Da
questo punto di vista le autorità civili italiane devono garantire il
diritto e la pratica della libertà religiosa. Non è ammissibile che un
convertito dall’islam debba vivere clandestinamente, frequentare una
chiesa che sta a 30 chilometri dall’abitazione, perché ha paura che la
comunità musulmana lo colpisca.
La terza e decisiva sfida è alla
Chiesa, perché questi convertiti sono parte della nuova primavera del
cristianesimo, in un paese dove il cattolicesimo è spesso diventato un
soprammobile. Nel corso dell’inchiesta per la pubblicazione del libro,
Camille Eid ed io siamo rimasti colpiti dalla freschezza e dal coraggio
di questi convertiti dall’islam, i quali ci dicevano “voi non vi
rendete conto di quale grande tesoro avete… Gesù Cristo ha
rivoluzionato la nostra vita”.
Un algerino ci ha detto “voi
tenete lo scrigno con il coperto chiuso, e dentro c’è un tesoro. Noi
veniamo nelle vostre chiese e non vediamo il tesoro, veniamo in un
paese cattolico come l’Italia e vediamo che lo scrigno è chiuso, invece
lo scrigno dovete tenerlo aperto perché c’è un tesoro che è per tutti.
Gesù lo dovete comunicare agli immigrati che arrivano, invece siete
timidi ed avete vergogna”.
In questi convertiti abbiamo visto
una fede straordinariamente vitale che ci ha richiamato alla mente la
rivoluzione che Cristo ha operato nel mondo.
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