"Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo
che tintinna."
Ciò che ha spinto Dio a
mandare il suo Figliuolo per la salvezza del mondo é stato un gesto d'amore: «Poiché
Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché
chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna»
(Gv 3, 16).
Ciò che ha spinto Cristo a donarsi completamente per noi é stato
pure un gesto d'amore: «Come
anche Cristo ha amato la sua Chiesa ed ha dato sé stesso per lei»
(Ef 6, 25). Anche noi quindi se, vogliamo camminare sulle orme del Padre e del
Figliuolo, dobbiamo essere guidati da questo stesso amore.
Se riuscissimo a
mettere in pratica anche soltanto una minima parte di questo amore, la maggior
parte dei nostri problemi sarebbero risolti automaticamente e potremmo vivere più
felici perché avremmo ritrovato la nostra vera natura di figli di Dio,
conseguendo con noi stessi e con gli altri la vera pace ed il vero equilibrio
interiore. Diversamente il nostro sforzo di essere cristiani diventa inutile, la
nostra stessa predicazione, il nostro prodigarsi per gli altri può risultare
vano e senza prospettive.
L'amore quindi a cui ci invitano
Gesù e gli apostoli, non é una meta che si può raggiungere in una giornata e
neppure in un anno. Esso rappresenta il risultato di una lenta e faticosa
conquista che si realizza passo dopo passo, in una continua crescita interiore,
in cui il nostro vecchio uomo, con tutto il suo bagaglio di difetti e di
egoismi, lascia un pò alla volta il posto alla nuova creatura fatta ad immagine
e somiglianza di Dio.
Molte prediche e molte
esortazioni sono state fatte sull'amore, ma poi alla resa dei conti, quando ci
caliamo nella realtà di tutti i giorni, ci accorgiamo quanto lungo e quanto
difficile sia questo cammino e quanto lontano sia ancora il traguardo ideale che
ci siamo prefissati di raggiungere. Questo ci capita sopratutto perché la
nostra naturale ambizione ci porta a guardare oltre gli orizzonti delle nostre
reali possibilità. Mirando a grandi conquiste, spesso trascuriamo le piccole
cose di tutti i giorni.
Vogliamo magari prodigarci per
sfamare il mondo, per risolvere i problemi dei drogati, degli emarginati del
terzo mondo e guardiamo con ammirazione e quasi con invidia coloro che lavorano
in questi campi; ma poi nel nostro piccolo magari ci comportiamo in maniera
sgarbata verso il vicino di casa o peggio ancora verso un fratello od un parente
prossimo.
Tutti i nostri sforzi, tutta la
nostra predicazione, la nostra religiosità risulterà vana se non ci renderemo
conto che l'amore si realizza anzitutto nelle piccole cose, nei rapporti
quotidiani di ogni giorno. Soltanto cominciando dalle piccole cose, potremo
imparare ad estendere il nostro amore verso orizzonti più lontani. Se non
sapremo realizzare il nostro amore attorno a noi nelle piccole cose, tanto meno
saremo in grado di realizzarlo nelle grandi cose.
Per fare questo non si
richiedono grandi talenti, ma soltanto un pò di buona volontà. Dobbiamo
permettere che il Signore un pò alla volta educhi le nostre menti ed i nostri
cuori per mezzo della Sua Parola. Del resto l'importanza della carità viene
efficacemente sottolineata da Paolo già nei primi versetti del capitolo 13.
Nella gerarchia dei doni dello Spirito Santo, dei quali l'apostolo aveva così
diffusamente parlato nel capitolo 12, la comunità deve aspirare al dono più
elevato; ma al di là di tutti questi doni, vi é qualcosa di ancora più
grande, assolutamente incomparabile, un dono perfetto, una via per eccellenza,
di fronte alla quale ogni altro dono dello Spirito é assolutamente privo di
valore.
1 Cor 12,31 - 13,13
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.
Fratelli, aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte.
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi
la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E
se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta
la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le
montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche
distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser
bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è
paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta,
non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non
si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia,
ma si compiace della verità.
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle
lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta
e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto,
quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da
bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo,
ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno
specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora
conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come
anch'io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
tratto da: http://spazioinwind.libero.it/seriatecaritas/
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