Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla
Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale
Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso
la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede
catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla base del
Catechismo e di altri documenti pontifici. Considerando la qualità, la
competenza e l’utilità di queste schede catechistiche, ZENIT ha deciso
di pubblicarne una ogni giovedì, e noi ve le proponiamo.
Che cos’è l’embrione?
E’ il frutto della fusione di due cellule
germinali, una della madre (ovocita) e l’altra del padre (spermatozoo).
Tale processo di fusione si chiama fecondazione /concepimento, da cui
ha inizio il ciclo vitale di un individuo umano.
Quale dignità gode l’embrione?
Esso
gode della dignità di essere umano e, quindi, del proprio diritto alla
vita fin dai suoi primi giorni di intensa e autonoma attività secondo
la legge scritta nel suo piano-programma inciso nel DNA.
Dove si fonda tale affermazione?
Sulla scienza anzitutto, e poi anche sulla fede cristiana.
La Scienza che cosa dice circa l’embrione umano?
•
Alcuni dati di carattere scientifico, medico, genetico illustrano
l’identità dell’embrione umano a partire dal suo concepimento. La
ricerca scientifica ha mostrato come l’embrione possieda una propria
identità individuale sin dal concepimento. È attraverso la fecondazione
che inizia la vita individuale - e, dunque, personale - di ciascuno di
noi. Lo documentano innumerevoli studi di citologia e citogenetica,
genetica molecolare, biologia della riproduzione e dello sviluppo, e
ostetricia.
• La conoscenza della verità biologica dell’embrione
umano e la riflessione razionale sopra il suo reale stato ontologico
conducono pertanto ad affermare che l’embrione umano non è qualcosa, ma
qualcuno.
Infatti:
- Dal punto di vista biologico, la formazione
e lo sviluppo umano appare come un processo unico, continuo, coordinato
e graduale sin dalla fecondazione, con la quale si costituisce un nuovo
organismo umano dotato di capacità intrinseca di svilupparsi
autonomamente in un individuo adulto. I più recenti contributi delle
scienze biomediche apportano preziose evidenze sperimentali alla tesi
dell’individualità e continuità dello sviluppo embrionale.
- Dal
momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è
quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si
sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato
fin da allora. Questa dottrina rimane valida e viene peraltro
confermata, se ve ne fosse bisogno, dalle recenti acquisizioni della
biologia umana, la quale riconosce che nello zigote derivante dalla
fecondazione dei due gameti si è già costituita l’identità biologica di
un nuovo individuo umano.
- Per il fatto che è concepito, in quello
stesso istante l’essere umano è dotato non solo di un codice genetico,
ma anche di un valore antropologico unico e del diritto fondamentale
alla vita.
- Le stesse tecniche di fecondazione artificiale -
facendo avvenire il concepimento sotto osservazione microscopica in un
laboratorio - documentano con inesorabile evidenza che chi si
impianterà e crescerà nel grembo della madre, l’embrione, si è formato
e ha già iniziato a svilupparsi dal momento della fecondazione. Quello
che si realizza in laboratorio è lo stesso processo che avviene
naturalmente nell’ampolla tubarica della madre.
- Paradossalmente,
sono proprio i fautori della fecondazione artificiale e della
sperimentazione sull’embrione umano, che intenderebbero giustificare la
sua manipolazione e distruzione negandone l’identità di essere umano,
ad avere mostrato con le loro ricerche scientifiche e pratiche cliniche
che l’embrione umano è uno di noi perché ciascuno di noi è stato uno
come lui, all’inizio della propria vita. Questa affermazione trova la
forza della sua ragionevolezza nel fatto (indubitabile) che, se la
nostra esistenza fosse stata interrotta quando eravamo un embrione, non
avremmo mai visto la luce.
- L’ovocita fecondato è un essere umano
fin nelle prime fasi del suo sviluppo, opera come un individuo distinto
dalla madre ed è intrinsecamente orientato verso una precisa evoluzione
individuale. Tutto questo impone la difesa assoluta dell’embrione, nei
confronti di ogni intervento che impedisce il proseguimento della
gravidanza.
• Non è qui in gioco la fede, bensì la ragione, e dunque la risposta vale per tutti, credenti e non credenti.
Quali caratteristiche ha, pertanto, l’embrione, secondo la Scienza?
L’embrione:
•
è già un essere singolare, opera come un individuo distinto dalla
madre, con una precisa individualità somatica. Cioè, ci troviamo di
fronte a una entità biologica che ha una sua precisa «individualità»
nel corpo (soma): I’embrione evidenzia una individualità sua, ben
riscontrabile all’analisi del citogenetista che lo osserva. Ora, oggi
noi siamo molto attenti alla nostra «individualità somatica», cioè alla
nostra identità corporea, non diciamo più «io ho un corpo», ma «io sono
il mio corpo»;
• si presenta assolutamente unico e irripetibile.
Cioè, ogni embrione umano è «unico», non esiste sulla faccia della
terra la possibilità che nasca un embrione identico a quello, non è mai
esistito in passato uno identico a lui, e non esisterà mai, sin dal
primo istante futuro, uno che possa essere come lui. Ora, ciò è proprio
quello che antropologicamente chiamiamo la dignità dell’uomo: ogni uomo
è un unico, ogni uomo può dare al mondo ciò che nessun altro potrà mai
dargli, ogni uomo per la sua irripetibilità è degno dell’amore degli
altri perché potranno ricevere da lui ciò che nessun altro potrà mai
dare loro. Sbagliano coloro per i quali l’embrione sarebbe qualcosa di
‘indifferenziato’ nei suoi primi giorni di vita, e sarebbe
‘indifferenziato’ perché, messo in ambienti diversi, potrebbe diventare
molte cose diverse dall’esser uomo. E’ come se dicessero: un uomo
vivente è indifferenziato perché se invece di lasciarlo a casa sua lo
mettiamo sul fuoco egli diventa cenere, o se, vivo come si ritrova, lo
mettiamo sotto terra diventa polvere…
• è un essere umano in
sviluppo secondo un progetto fissato già nel concepimento: tale
sviluppo è da intendersi non nel senso di una trasformazione
ontologica, qualitativa, ma nel senso di una evoluzione omogenea, di
sviluppo armonico. Si tratta di presenza di un essere umano con una
capacità attiva ed intrinseca di sviluppo, e non di una mera
possibilità di vita. Cioè tutto ciò che l’embrione da quel momento in
poi è, tutta la sua storia biologica è già tutta presente in codice.
Tutto ciò che si formerà successivamente è già presente nel genoma
dell’embrione, sin dal primo istante. Per questo non si potrà mai
accettare che l’embrione è un essere umano «in potenza», perché in
potenza non è l’embrione in quanto l’embrione è già tutto ciò che è: ma
in potenza è soltanto il suo sviluppo. Cioè ci troviamo di fronte non a
un essere umano in potenza, che in atto ancora non lo è, ma di fronte a
un essere umano che ha già in sé tutte le future potenzialità di
sviluppo;
• è un terminus a quo già destinato ex natura sua a
tradursi nel terminus ad quem del dinamismo intrinseco; e non in un
qualsiasi terminus ad quem, ma soltanto in quello che corrisponde alle
indicazioni ontologiche della sua natura;
• è un essere differente
dall’adulto, ma tali differenze vanno viste all’interno di una
concezione della vita umana che riconosce diverse tappe dall’infanzia
alla vecchiaia;
• esso, anche dal punto di vista strettamente
biologico, non è solo recettore passivo, ma interagisce con il suo
ambiente vitale;
• è portatore di una dignità antropologica: in
forza dell’unità sostanziale del corpo con lo spirito, l’embrione non
ha soltanto un significato biologico; esso è portatore di una dignità
antropologica, che ha il suo fondamento nell’anima spirituale che lo
pervade e lo vivifica;
• è un essere umano che è figlio, fin delle
primissime fasi della sua esistenza, e cioè fin dal momento in cui i
patrimoni genetici del padre e della madre si uniscono. Tutto questo
segna e condiziona la sua appartenenza alla specie umana, il legame
ereditario e le note biologiche e somatiche dell’individualità. La sua
influenza nella struttura dell’essere corporeo è determinante dal primo
albore del concepimento fino alla morte naturale;
• è il più debole di tutte le creature umane.
L’embrione è persona?
La
scienza non può dire nulla al riguardo, essendo il concetto di persona
una nozione che va al dà della competenza scientifica. Anche la Chiesa
non dice espressamente che l’embrione è persona. Tuttavia occorre
riaffermare che tale valore di persona non è riconosciuto al soggetto
umano dai genitori, dalla società o dallo Stato, oppure perché egli
l’acquisisce con l’età. Viceversa, l’essere persona è una prerogativa
connaturale all’essere umano. Il “concetto”, il “valore” di persona
accompagna l’individuo dall’alba fino al tramonto naturale. Sussiste in
lui sempre, anche quando non ha la facoltà di intendere e di volere;
quando è nel grembo della madre, quando dorme, quando è in coma.
La
Chiesa Cattolica non esclude certo a priori che l’embrione sia persona,
ma non lo afferma definitoriamente. Dice che va trattato COME una
persona. L’istruzione Donum Vitae della Congregazione per la Dottrina
della Fede afferma che “l´essere umano è da rispettare - come una
persona - fin dal primo istante della sua esistenza”.
Che cosa afferma la fede cristiana circa l’embrione?
•
La fede cristiana accoglie la concezione scientifica, sopradescritta.
Le conclusioni di natura scientifica sono assunte dal Magistero della
Chiesa non come prove incontrovertibili, ma come un’indicazione
preziosa per discernere razionalmente una presenza umana fin dal primo
comparire di una vita umana. La prospettiva teologica, a partire dalla
luce che la rivelazione proietta sul senso della vita umana e sulla
dignità della persona, conforta e sostiene la ragione umana nelle sue
conclusioni scientifiche, senza pregiudicare la validità delle
acquisizioni raggiunte mediante l’evidenza razionale.
• La fede cristiana va oltre, completa le suddette positive acquisizioni scientifiche. Infatti essa afferma che:
-
l’uomo fin dal grembo materno, appartiene a Dio che tutto scruta e
conosce, che lo forma e lo plasma con le sue mani, che lo vede mentre è
ancora un piccolo embrione informe e che in lui intravede l’adulto di
domani, i cui giorni sono contati e la cui vocazione è già scritta nel
«libro della vita» (cfr. Sal 139, 1.13-16). Anche quando è ancora nel
grembo materno, -come testimoniano numerosi testi biblici (cfr. Ger 1,
4-5; Ps 71, 6; Is 46, 3; Gb 10, 8-12; Ps 22, 10-11, oltre ai testi di
Luca)-, l’uomo è il termine personalissimo dell’amorosa e paterna
provvidenza di Dio;
- l’essere umano ha la dignità di una creatura che Dio ha voluto per se stessa;
-
l’embrione umano, in quanto essere umano, è in una speciale relazione
con Dio. L’embrione è così relazionato non solo a coloro da cui
provengono le componenti originarie che lo costituiscono (i suoi
genitori), ma anche alla sorgente ultima di ogni vita, che il cristiano
riconosce in Dio.
• L’unicità e irripetibilità dell’embrione ha
anche un valore teologico: come Dio nella sua identità più profonda è
assolutamente unico e irripetibile, così ha talmente amato l’uomo da
iscrivere nella nostra carne - nella nostra struttura genetica - la Sua
immagine.
• D’altra parte nella fecondazione umana si tratta della
generazione di un essere umano. I suoi genitori non sono vegetali o
animali. Dunque sin dall’inizio l’embrione è ordinato per natura sua a
ricevere da Dio l’anima spirituale.
• Il fatto che l’embrione ha una
sua individualità somatica, ha anche un valore teologico: Dio ha
talmente amato la nostra corporeità, da scegliere di incarnarsi nel Suo
Figlio Gesù Cristo, di farsi corpo come noi, perché noi potessimo
conoscere Lui.
Quali effetti produce questa speciale relazione che Dio ha con l’embrione?
Dio, donando la vita all’embrione, lo crea a propria immagine e somiglianza.
In che senso l’uomo è creato a «immagine di Dio»?
•
“L’uomo è creato a immagine di Dio nel senso che è capace di conoscere
e di amare, nella libertà, il proprio Creatore. È la sola creatura, su
questa terra, che Dio ha voluto per se stessa e che ha chiamato a
condividere, nella conoscenza e nell’amore, la sua vita divina. Egli,
in quanto creato a immagine di Dio, ha la dignità di persona: non è
qualcosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di donarsi liberamente e
di entrare in comunione con Dio e con le altre persone” (Compendio del
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 66).
• “Dio stesso, creando
l’uomo a propria immagine, ha iscritto nel suo cuore il desiderio di
vederlo. Anche se tale desiderio è spesso ignorato, Dio non cessa di
attirare l’uomo a sé, perché viva e trovi in lui quella pienezza di
verità e di felicità, che cerca senza posa. Per natura e per vocazione,
l’uomo è pertanto un essere religioso, capace di entrare in comunione
con Dio. Questo intimo e vitale legame con Dio conferisce all’uomo la
sua fondamentale dignità” (COMPENDIO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA
CATTOLICA, n. 2).
• Dio dona all’embrione umano l’anima spirituale,
la quale non viene dai genitori, ma è creata direttamente da Dio ed è
immortale.
• Il frutto della generazione umana, dal primo momento
della sua esistenza, esige il rispetto incondizionato che è moralmente
dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale.
•
La vita fisica umana è un bene morale primario e fondamentale, che
reclama di essere promosso, difeso e rispettato, pur attendendo il
compimento della sua perfezione che si realizzerà nella condizione
soprannaturale ed eterna.
• Il riconoscimento della vita come dono
creato da Dio orienta l’uomo a vivere la sua esistenza come un bene da
donare al suo Creatore e ai fratelli.
• I genitori - non escluso il
paterfamilias - non hanno potere assoluto sui figli. La vita del
nascituro è sotto il dominio di Dio, l’unico che può darla e che può
toglierla.
Da dove deriva il dovere di rispettare l’embrione?
• L’atteggiamento etico di rispetto e cura della vita, della dignità e della integrità dell’embrione:
- è richiesto dalla presenza di un essere umano che deve essere considerato come una persona
-
è motivato da una concezione unitaria dell’uomo (Corpore et anima unus)
che va riconosciuta sin dal primo sorgere dell’essere umano
- è giustificato dal fatto che ogni essere umano non può mai venire ridotto a un mezzo, ma è sempre un fine
-
è motivato dal fatto che l’embrione è essere umano e quindi sacro,
essendo vita umana: la vita umana è sacra perché fin dal suo inizio
comporta “l’azione creatrice di Dio” e rimane per sempre in una
relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Il nascituro è un
qualcuno la cui dignità va sempre onorata e difesa in tutte le sue fasi
che riguardano la sua crescita e sviluppo fino al raggiungimento della
pienezza della condizione adulta.
• Il dovere di rispettare
l’embrione umano come persona umana deriva, pertanto, dalla realtà
delle cose e dalla forza dell’argomentazione razionale e non
esclusivamente da una posizione di fede.
• Va rilevato peraltro che
la posizione della Chiesa non è un’imposizione fatta in nome della fede
che professa, contribuendo con tale comportamento - come si cerca di
far credere - a impedire il progresso scientifico; ma è, al contrario,
come afferma espressamente l’Istruzione Donum vitae della CDF, un
intervento «ispirato all’amore che essa deve all’uomo aiutandolo a
riconoscere e rispettare i suoi diritti e i suoi doveri».
•
Riconoscimento dettato dalla ragione, cioè dall’uomo che riflette su se
stesso e sulle sue azioni, derivandone le proprie responsabilità.
Che cosa bisogna rifiutare per proteggere l’embrione?
• Va rifiutata la tesi di coloro che sostengono che l’embrione umano sarebbe:
-
un «insieme di cellule» umane, il quale, tuttavia, non costituirebbe un
reale individuo umano, ma lo sarebbe soltanto «in potenza» per
diventare tale a un dato momento, da stabilire per convenzione, nel
processo del suo sviluppo
- un prezioso strumento tecnologico sotto
l’egida di una «buona azione» medica, con i pretesti del progresso
della scienza, della tecnologia e della medicina in particolare, in
vista di importanti nuove vie terapeutiche a servizio dell’uomo. Si
avrebbe così uno sfruttamento dell’embrione, sfruttamento tanto più
biasimevole perché spesso alimentato da mire commerciali
- un puro
«materiale biologico», senza una propria identità nel quadro della vita
e senza la dignità propria dell’essere umano, e pertanto può essere
trattato come un «oggetto»
- non meritevole di alcuna particolare
attenzione morale, né di uno statuto speciale in quanto potenziale
essere umano, ma tutt’al più di un rispetto proporzionale al suo grado
di sviluppo, rispetto controbilanciato, soprattutto negli stadi
iniziali, dai benefici potenziali derivanti dalla ricerca.
• Va rifiutato:
-
ogni intervento sul genoma che non sia rivolto al bene della persona,
intesa come unità di corpo e spirito, o che ne violi l’integrità e la
dignità
- ogni tipo di manipolazione che metta a grave rischio la
vita dell’embrione: analisi, crioconservazione (“congelamento”) in
alternativa al trasferimento in utero, sperimentazioni scientifiche
sull’embrione in particolare quando si trova fuori dal corpo della
madre (“in provetta”), selezione dei concepiti attraverso la diagnosi
genetica prima del loro impianto in utero…
- la distruzione
volontaria dell’embrione, la quale è un aborto, un omicidio. E va
notato che “la libertà di uccidere non è una vera libertà, ma è una
tirannia che riduce l’essere umano in schiavitù” (BENEDETTO XVI).
Come la chiesa considera la soppressione dell’embrione?
La
Chiesa ha sempre considerato un delitto particolarmente crudele la
soppressione deliberata del concepito. «Del resto, tale è la posta in
gioco che, sotto il profilo dell’obbligo morale, basterebbe la sola
probabilità di trovarsi di fronte a una persona per giustificare la più
netta proibizione di ogni intervento volto a sopprimere l’embrione
umano. [...] L’essere umano va rispettato e trattato come una persona
fin dal suo concepimento» (Evangelium vitae, n. 60).
Che cosa pensa la Chiesa Cattolica dell’embrione, frutto di una fecondazione artificiale?
L’embrione,
anche se concepito attraverso la fecondazione artificiale (non
accettabile moralmente), ha tutti i diritti e doveri di qualsiasi altra
persona, ha la stessa dignità, merita lo stesso rispetto di ogni altro
essere umano.
Qual è il compito dello Stato?
• Gli stati
e le leggi positive hanno il compito di riconoscere, non di creare una
definizione di essere umano, in quanto non è l’autorità, ma la verità
che fa il diritto. E la verità è che dal momento della fecondazione
inizia un processo continuo di sviluppo di un nuovo individuo, che non
può essere arbitrariamente diviso in fasi con un valore diverso, e
quindi con un grado diverso di protezione, e che il suo patrimonio
genetico è quello dell’individuo adulto che si svilupperà. Non spetta
al diritto positivo definire l’ontologia dell’essere umano.
• Dal
punto di vista giuridico, il nodo cardinale del dibattito sulla tutela
dell’embrione umano non concerne la reperibilità di soglie di umanità
più o meno tardive rispetto alla fecondazione, ma riguarda il
riconoscimento dei diritti umani fondamentali in ragione del fatto di
essere uomo ed esige anzitutto in nome del principio di uguaglianza il
diritto alla vita e all’integrità fisica fin dal primo momento della
sua esistenza. Esistono dei diritti del nascituro, che vanno tutelati
anche dalla legislazione umana, tanto più che il nascituro appartiene
alla categoria dei deboli e degli indifesi. Esiste ad esempio il
diritto del nascituro ad avere un padre e una madre noti; il diritto a
una identità biologica, anagrafica ed affettiva.
La Chiesa è contraria alla ricerca scientifica?
•
No certamente, e la storia lo dimostra. La Chiesa è contraria a un
certo tipo di ricerca da parte della scienza, che degradi ad esempio
l’embrione a strumento di laboratorio. La ricerca scientifica in campo
genetico va incoraggiata e promossa, ma, come ogni altra attività
umana, non può mai essere esente da imperativi morali.
• Le buone e
autentiche conquiste della scienza svelano sempre più la grandezza del
Creatore, perché consentono all’uomo di constatare l’ordine insito nel
creato e di apprezzare le meraviglie del suo corpo, oltre che del suo
intelletto, nel quale, in qualche misura, si riflette la luce del Verbo
“per mezzo del quale tutte le cose sono state create” (Gv. 1,3)
• La scienza, e in particolare lo scienziato, deve rispettare le norme morali, quali ad esempio:
- non tutto ciò che è scientificamente, tecnicamente fattibile è anche moralmente accettabile
- non è giusto ottenere un bene attraverso il male
- il fine non giustifica i mezzi: pertanto il servizio alla vita va realizzato con mezzi leciti
- quanto alla vita (sia del nascere, sia del vivere, sia del morire) non siamo nè padroni, nè creatori, ma amministratori
- occorre salvaguardare il contesto sacro della vita (soprattutto nel suo nascere e morire).
•
È incisivo il ricordo che Giovanni Paolo II lasciava ai membri della
Pontificia Accademia delle Scienze il 29 ottobre 1994: «Non bisogna
lasciarsi affascinare dal mito del progresso, come se la possibilità di
realizzare una ricerca o mettere in opera una tecnica permettesse di
qualificarle immediatamente come moralmente buone. La bontà morale si
misura dal bene autentico che procura all’uomo considerato secondo la
duplice dimensione corporale e spirituale».
Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
NB Per approfondire l’argomento, ecco alcuni documenti pontifici:
* CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (CCC), nn. 355-384; 2258-2330;
* COMPENDIO del Catechismo della Chiesa Cattolica, nn.2-5; 466-486; 499-501;
|