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Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla
Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale
Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso
la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede
catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla base del
Catechismo e di altri documenti pontifici. Considerando la qualità, la
competenza e l’utilità di queste schede catechistiche abbiamo deciso di
pubblicarne una ogni giovedì.
Come va considerato il denaro, la ricchezza?
•
Il denaro non è né un bene né un male, da un punto di vista morale.
Anzi il denaro in se stesso è una realtà materiale, che, in quanto
creata da Dio, di per sé è buona. Esso è un mezzo di scambio, il cui
valore è determinato convenzionalmente in una società.
• È in riferimento alla persona che il denaro può diventare un bene o un male. E ciò dipende da:
- Come la persona lo acquisisce: onestamente o rubando o ingannando?
-
Come ci si relaziona verso di esso. Esso è un valore e ha un peso
grande nella vita umana, ma non è e non deve diventare il valore
principale né unico né sommo dell’uomo, che deve evitare in ogni modo
di farsi schiavo di esso.
- Come lo si usa.
Quando l’uso del denaro è morale?
Quando la persona lo usa:
•
con la consapevolezza di essere un amministratore, dandogli il giusto
peso e valore: i beni materiali sono mezzi, non sono il fine del vivere
dell’uomo
• per il proprio bene, per quello della propria famiglia, per far del bene al prossimo
•
tenendo conto di vari criteri, quali: le spese obbligate per ciò che è
indispensabile, necessario; le esigenze discrezionali; la necessità del
risparmio in vista di necessità future (pur confidando nella
Provvidenza); i bisogni degli altri, soprattutto di quanti sono
addirittura privi del necessario e indispensabile per vivere…
•
rispettando la sua “destinazione universale”: nel senso che i beni di
questo mondo devono servire a non far mancare il necessario a ogni
persona.
Quando l’uso del denaro è immorale?
È immorale:
• ogni forma di indebita accumulazione dei beni materiali
•
ogni attaccamento ad essi: “l’attaccamento al denaro infatti è la
radice di tutti i mali” (1Tm 6,10) “ Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche
il tuo cuore” (Mt 6,21)
• la teoria che fa del profitto la regola esclusiva e il fine ultimo dell’attività economica
•
ogni pratica che riduce le persone a non essere altro che puri
strumenti in funzione del profitto: tutto ciò asservisce l’uomo,
conduce all’idolatria del denaro e contribuisce alla diffusione
dell’ateismo. “ Non potete servire a Dio e a mammona “ (Mt 6,24).
Quali danni può provocare il denaro?
Può provocare gravi danni:
• all’interno della persona stessa, il denaro può diventare:
- un modo che schiavizza la persona, e ciò avviene quando diventa fine e padrone, anziché essere mezzo e servo
- uno strumento della volontà di potenza che può far perdere la testa
- un modo per dare la prevalenza all’avere, prima e più che all’essere della persona
-
un criterio decisivo, o addirittura esclusivo, per determinare il
valore di sé e dell’altro: un individuo vale tanto quanto possiede
- condicio sine qua non per la realizzazione della persona in quanto persona
- una causa di continua insoddisfazione, infelicità, soprattutto quando nella persona prevale la logica dell’accumulo
-
un motivo di molte costrizioni. Si perde la vera libertà quando si è
ossessionati dalla sua acquisizione, dal suo possesso, dalla sua
custodia, difesa ed amministrazione... tanto da esserne schiavi. Se
invece è acquisito e usato onestamente, il denaro può essere fonte di
libertà: dona rapidità ed efficacia, consente l’accesso alle cose
migliori per sé e per gli altri…
• nella relazione con Dio, il denaro può:
- diventare un assoluto, che si sostituisce al vero Dio: si vive un vero e proprio culto del denaro
- portare al rifiuto di Dio, o a vivere come se Dio non ci fosse.
• nel rapporto con gli altri, il denaro può:
- aumentare le distanze tra ricchi e poveri
- spingere a commettere ingiustizie, furti, frodi
- diventare uno status symbol, che fa ottenere un riconoscimento e vantaggi nella società
-
portare a rifiutare gli altri. La grande disgrazia del denaro
trasformato in idolo è il fatto che separa dagli altri. Più si è
ricchi, più si rischia di non vedere e non ascoltare più gli altri. I
beni di questo mondo, che dovrebbero essere un segno di comunicazione,
di comunione, diventano così un ostacolo, un muro tra noi e gli altri,
muro fatto di prestigio, di consumi diversi, di possibilità maggiori…
-
causa di divisioni (anche all’interno della stessa famiglia) e di
numerosi conflitti che turbano l’ordine sociale, nazionale e
internazionale.
Che cosa proibisce il decimo comandamento: non desiderare la roba d’altri?
•
«Il decimo comandamento proibisce l’avidità e il desiderio di
appropriarsi senza misura dei beni terreni; vieta la cupidigia
sregolata, generata dalla smodata brama delle ricchezze e del potere in
esse insito. Proibisce anche il desiderio di commettere un’ingiustizia,
con la quale si danneggerebbe il prossimo nei suoi beni temporali.
•
La formula: Non desiderare è come un avvertimento generale che ci
spinge a moderare il desiderio e l’avidità delle cose altrui. C’è
infatti in noi una latente sete di cupidigia per tutto ciò che non è
nostro; sete mai sazia, di cui la Sacra Scrittura scrive: “L’avaro non
sarà mai sazio del suo denaro” (Qo 5,9).
• Non si trasgredisce
questo comandamento desiderando ottenere cose che appartengono al
prossimo, purché ciò avvenga con giusti mezzi. La catechesi
tradizionale indica con realismo coloro che maggiormente devono lottare
contro le cupidigie peccaminose e che, dunque, devono con più
insistenza essere esortati ad osservare questo comandamento. Sono, cioè
ad esempio, quei commercianti e quegli approvvigionatori di mercati che
aspettano la scarsità delle merci e la carestia per trarne un profitto
con accaparramenti e speculazioni; quei medici che aspettano con ansia
le malattie; quegli avvocati e magistrati desiderosi di cause e di
liti...». (CCC, nn. 2536-2537).
Come il cristiano deve comportarsi verso il denaro?
Il
cristiano, oltre a osservare quanto fin qui già detto circa
l’acquisizione onesta, l’uso morale e l’atteggiamento corretto che si
deve avere verso il denaro, deve:
• avere la consapevolezza
che dare del denaro senza donare se stessi è una menzogna. Condividere
vuol dire dare il proprio tempo, il proprio potere, le proprie
competenze, i doni ricevuti, nella misura dei propri mezzi
• tener
conto di quanto Gesù dice circa l’obolo (due spiccioli) donato al
tempio da quella vedova evangelica: “In verità vi dico: questa vedova,
povera, ha messo più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno deposto
come offerta del loro superfluo: questa invece nella sua miseria ha
dato tutto quanto aveva per vivere” (Lc 21,3-4)
• attuare un amore preferenziale per i poveri.
Perché e come amare i poveri?
Il Catechismo della Chiesa Cattolica così risponde a questa domanda (nn. 2443-2449):
•
«Dio benedice coloro che soccorrono i poveri e disapprova coloro che se
ne disinteressano: “ Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un
prestito non volgere le spalle” (Mt 5,42). “Gratuitamente avete
ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). Gesù Cristo riconoscerà i suoi
eletti proprio da quanto avranno fatto per i poveri.
• L’amore per i poveri:
- si ispira al Vangelo delle beatitudini, alla povertà di Gesù e alla sua attenzione per i poveri
- è anche una delle motivazioni del dovere di lavorare, per far parte dei beni a chi si trova in necessità
- non riguarda soltanto la povertà materiale, ma anche le numerose forme di povertà culturale e religiosa
- è inconciliabile con lo smodato amore per le ricchezze o con il loro uso egoistico:
-
“E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi
sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono
state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono
consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza
contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete
accumulato tesori per gli ultimi giorni!” (Gc 5,1-6).
• Le
opere di misericordia sono azioni caritatevoli con le quali soccorriamo
il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali.
Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia
spirituale, come pure perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di
misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a
chi ha fame, nell’ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di
indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i
morti. Tra queste opere, fare l’elemosina ai poveri è una delle
principali testimonianze della carità fraterna. È pure una pratica di
giustizia che piace a Dio:
• “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi
non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto “ (Lc 3,11).
“Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, e tutto sarà puro per
voi” (Lc 11,41). “Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e
sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: Andatevene in
pace, riscaldatevi e saziatevi, ma non date loro il necessario per il
corpo, che giova?” (Gc 2,15-16).
• “Ogni volta che avete fatto
queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete
fatto a me” (Mt 25,40). Pertanto “quando serviamo i poveri e i malati,
serviamo Gesù. Non dobbiamo lasciar mancare l’aiuto al nostro prossimo,
perché nei nostri fratelli serviamo Gesù” (santa Rosa da Lima)».
Che cosa chiede Gesù Cristo dicendo: “beati i poveri in spirito”(Mt 5,3)?
•
«Ai suoi discepoli Gesù chiede di preferire lui a tutto e a tutti, e
propone di rinunziare a tutti i loro averi per lui e per il Vangelo.
Poco prima della sua passione ha additato loro come esempio la povera
vedova di Gerusalemme, la quale, nella sua miseria, ha dato tutto
quanto aveva per vivere. Il precetto del distacco dalle ricchezze è
vincolante per entrare nel regno dei cieli.
• Tutti i fedeli
devono sforzarsi di guidare rettamente i propri affetti, affinché
dall’uso delle cose di questo mondo e dall’attaccamento alle ricchezze,
contrario allo spirito della povertà evangelica, non siano impediti di
tendere alla carità perfetta.
•
• Le beatitudini rivelano un
ordine di felicità e di grazia, di bellezza e di pace. Gesù esalta la
gioia dei poveri, ai quali già appartiene il Regno. Il Verbo chiama
povertà di spirito l’umiltà volontaria dell’animo umano, e l’Apostolo
ci addita come esempio la povertà di Dio quando dice: “Da ricco che
era, si è fatto povero per noi” (2Cor 8,9).
• Il Signore apostrofa
i ricchi perché trovano la loro consolazione nell’abbondanza dei beni.
Il superbo cerca la potenza terrena, mentre il povero in spirito cerca
il regno dei cieli. L’abbandono alla provvidenza del Padre del cielo
libera dall’apprensione per il domani. La fiducia in Dio prepara alla
beatitudine dei poveri. Essi vedranno Dio». (CCC, nn. 2544-2547).
Qual è il rapporto tra Morale ed Economia?
•
Esiste tra le due una necessaria distinzione: l’economia ha proprie
leggi nella produzione, distribuzione e consumo di beni materiali e
servizi.
• Nello stesso tempo l’economia non prescinde dalla
morale, in quanto l’economia ha la sua ragione d’essere nell’uomo, è a
servizio di tutta la persona e di tutte le persone. Realizzata secondo
i propri metodi, l’attività economica deve essere esercitata
nell’ambito dell’ordine morale, nel rispetto della giustizia sociale,
in modo che risponda al disegno di Dio sull’uomo.
• La Chiesa dà
un giudizio morale, in materia economica e sociale, quando ciò sia
richiesto dai diritti fondamentali della persona o dalla salvezza delle
anime. Essa cerca di inculcare le giuste disposizioni nel rapporto con
i beni terreni e nelle relazioni socio-economiche.
Quali sono i compiti dell’economia secondo l’Etica cristiana?
Essi sono molteplici e complementari:
• Nei confronti della persona, l’economia deve:
- promuovere la dignità della persona umana e il bene di tutta l’umanità
- tutelare la libertà della persona in campo economico, quale valore fondamentale e diritto inalienabile
- favorire l’armonizzazione con i principi morali tra la capacità creativa professionale sia del singolo, sia dell’impresa.
• Nei confronti della società, l’economia ha il compito di:
-
realizzare la propria crescita non però a discapito degli esseri umani,
di interi popoli e gruppi sociali, condannati all’indigenza e
all’esclusione
- favorire un’equa disponibilità e distribuzione di
beni e di servizi nella trasparenza e nella legalità, anche sviluppando
un commercio più equo e solidale
- praticare la solidarietà all’interno delle famiglie e della società, e fra gli stati
- avere come soggetti tutti gli uomini e tutti i popoli, in quanto tutti sono responsabili di tutti
-
ricercare l’incremento progressivo della ricchezza in modo non solo
quantitativo ma qualitativo, finalizzando tale progresso allo sviluppo
globale e solidale dell’uomo e della società. La legittima ricerca di
un equo profitto, i criteri dell’efficienza economica vanno armonizzati
con la tutela della dignità della persona. Si ha il dovere di
considerare il bene delle persone e non soltanto l’aumento dei
profitti. Questi, comunque, sono necessari: permettono di realizzare
gli investimenti che assicurano l’avvenire delle imprese e garantiscono
l’occupazione
- cercare di eliminare le disuguaglianze e gli
squilibri, che causano gravissime situazioni di povertà. A livello
internazionale, la disuguaglianza delle risorse e dei mezzi economici è
tale da provocare un vero “fossato” tra le nazioni. Da una parte vi
sono coloro che possiedono e incrementano i mezzi dello sviluppo, e,
dall’altra, quelli che accumulano i debiti (Cf Giovanni Paolo II,
Sollicitudo rei socialis, 14)
- favorire una ragionevole
regolazione del mercato e delle iniziative economiche, secondo una
giusta gerarchia dei valori e in vista del bene comune. La sua
regolazione mediante la sola legge del mercato non può attuare la
giustizia sociale, perché esistono numerosi bisogni umani che non hanno
accesso al mercato.
Che cosa c’è alla base di ogni autentica crescita economica della società?
•
Alla base di ogni sviluppo autentico e completo della società umana sta
la crescita del senso di Dio e della conoscenza di sé.
• In tal caso lo sviluppo:
- moltiplica i beni materiali e li mette al servizio della persona e della sua libertà
- riduce la miseria e lo sfruttamento economico
- fa crescere il rispetto delle identità culturali e l’apertura alla trascendenza.
Qual è il ruolo dello Stato nei confronti dell’Economia, secondo la concezione cristiana?
La
responsabilità dello Stato è grande e insieme limitata e finalizzata.
«L’attività economica, in particolare quella dell’economia di mercato,
non può svolgersi in un vuoto istituzionale, giuridico e politico. Essa
suppone, al contrario, sicurezza circa le garanzie delle libertà
individuali e della proprietà, oltre che una moneta stabile e servizi
pubblici efficienti. Il principale compito dello Stato, pertanto, è
quello di garantire tale sicurezza, di modo che chi lavora possa godere
i frutti del proprio lavoro e, quindi, si senta stimolato a compierlo
con efficienza e onestà. [...] Compito dello Stato è quello di
sorvegliare e guidare l’esercizio dei diritti umani nel settore
economico; in questo campo, tuttavia, la prima responsabilità non è
dello Stato, bensì dei singoli e dei diversi gruppi e associazioni di
cui si compone la società» (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus
annus, 48).
Come gli uni posso aiutare gli altri?
•
«Le nazioni ricche hanno una grave responsabilità morale nei confronti
di quelle che da se stesse non possono assicurarsi i mezzi del proprio
sviluppo o ne sono state impedite in conseguenza di tragiche vicende
storiche. Si tratta di un dovere di solidarietà e di carità; ed anche
di un obbligo di giustizia, se il benessere delle nazioni ricche
proviene da risorse che non sono state equamente pagate.
• L’aiuto
diretto costituisce una risposta adeguata a necessità immediate,
eccezionali, causate, per esempio, da catastrofi naturali, da epidemie,
ecc. Ma esso non basta a risanare i gravi mali che derivano da
situazioni di miseria, né a far fronte in modo duraturo ai bisogni.
Occorre anche riformare le istituzioni economiche e finanziarie
internazionali perché possano promuovere rapporti equi con i paesi meno
sviluppati. È necessario sostenere lo sforzo dei paesi poveri che sono
alla ricerca del loro sviluppo e della loro liberazione. Questi
principi vanno applicati in una maniera tutta particolare nell’ambito
del lavoro agricolo. I contadini, specialmente nel terzo mondo,
costituiscono la massa preponderante dei poveri». (CCC, nn. 2439-2440).
NB Per approfondire l’argomento si leggano i seguenti documenti pontifici:
* CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, (CCC) Terza parte;
* GIOVANNI PAOLO II:
- Sollicitudo rei socialis
- Centesimus annus;
* PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, 2004.
Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli
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